{"id":21951,"date":"2016-02-29T00:48:41","date_gmt":"2016-02-28T23:48:41","guid":{"rendered":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/?p=21951"},"modified":"2016-02-29T12:33:26","modified_gmt":"2016-02-29T11:33:26","slug":"the-washington-post-la-cura-amazon","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/the-washington-post-la-cura-amazon\/","title":{"rendered":"The Washington Post: la cura Amazon"},"content":{"rendered":"<p>Prima stesura del 2 giugno 2015, aggiornato il 29 febbraio 2016<\/p>\n<p>Jeff Bezos, Ceo di Amazon, \u00e8 il proprietario del Washington Post, per il quale ha sborsato 250 mio. di $.<\/p>\n<p>Bezos ha applicato al giornale, in perdita da anni, le logiche dell&#8217;e-commerce\u00a0, basate sul principio &#8220;prima i volumi e poi i profitti&#8221;.<\/p>\n<p>E&#8217; cos\u00ec\u00a0riuscito nell&#8217;impresa incredibile &#8211; per la carta stampata &#8211; di assumere 100 persone e di raddoppiare\u00a0i <span style=\"color: #ff6600;\">visitatori<\/span> <span style=\"color: #ff6600;\">unici\u00a0mensili\u00a0<\/span>sul sito della testata, portandoli a\u00a0<span style=\"color: #ff6600;\">51 milioni<\/span>.<\/p>\n<p>Una delle mosse vincenti \u00e8 stata quella di creare partnership con\u00a0altri 270 quotidiani americani:<\/p>\n<p>i sottoscrittori- gi\u00e0 lettori di una testata locale &#8211;\u00a0danno al Post i propri dati ed hanno accesso gratuitamente agli articoli del famoso giornale.<\/p>\n<p>Ovviamente, poi,\u00a0riceveranno pubblicit\u00e0 e avvisi dal quotidiano posseduto da Bezos.<\/p>\n<p>Amazon usa anche il lettore Kindle per fare<em> dumping<\/em>: chi si abbona al Post riceve un abbonamento gratuito per 6 mesi e di 1 $ al mese per altri 6 mesi.<\/p>\n<p>In previsione ci sono anche una app che si chiama Rainbow, un abbonamento speciale al <a href=\"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/amazon-supermercati-ecommerce\/\">servizio Prime di Amazon <\/a>per i sottoscrittori del Post e modi diversi di scaricare le notizie dai <a href=\"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/laudience-della-stampa-francese-in-crescita-del-12-il-ruolo-dei-pdf\/\">&#8220;vecchi&#8221; Pdf.<\/a><\/p>\n<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/wp-content\/uploads\/economist-logo6.gif\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-21747\" src=\"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/wp-content\/uploads\/economist-logo6.gif\" alt=\"\" width=\"183\" height=\"89\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>E da quanto riferisce Il Sole 24 ore, sembrerebbe che Bezos stia vincendo la sua scommessa, usando lo style social media e coinvolgendo i giornalisti, senza influenzarne i contenuti<\/p>\n<div class=\"title subscription last-child\">\n<div class=\"heading blue\">USA<\/div>\n<div class=\"title\">Il nuovo Washington Post ha vinto?<\/div>\n<div class=\"author\">di Angelo Paura<\/p>\n<div class=\"soc_buttons\"><a title=\"Share on Twitter\" href=\"https:\/\/twitter.com\/intent\/tweet?text=Il+nuovo+Washington+Post+ha+vinto%3F&amp;url=http%3A%2F%2Fwww.ilsole24ore.com%2Fart%2Fmondo%2F2016-02-28%2Fil-nuovo-washington-post-ha-vinto-114712.shtml%3Fuuid%3DAChMmtdC\" target=\"_blank\" rel=\"external\"> <img decoding=\"async\" class=\"button-share\" src=\"http:\/\/mobile.ilsole24ore.com\/solemobile\/basic\/img\/icons\/twitter.png\" alt=\"Twitter\" \/> <\/a> <a title=\"Share on Facebook\" href=\"https:\/\/www.facebook.com\/sharer\/sharer.php?u=http%3A%2F%2Fwww.ilsole24ore.com%2Fart%2Fmondo%2F2016-02-28%2Fil-nuovo-washington-post-ha-vinto-114712.shtml%3Fuuid%3DAChMmtdC\" target=\"_blank\" rel=\"external\"> <img decoding=\"async\" class=\"button-share\" src=\"http:\/\/mobile.ilsole24ore.com\/solemobile\/basic\/img\/icons\/facebook.png\" alt=\"Facebook\" \/> <\/a> <a title=\"Share on mail\" href=\"mailto:?subject=Il%20nuovo%20Washington%20Post%20ha%20vinto?&amp;body=http%3A%2F%2Fwww.ilsole24ore.com%2Fart%2Fmondo%2F2016-02-28%2Fil-nuovo-washington-post-ha-vinto-114712.shtml%3Fuuid%3DAChMmtdC\"> <img decoding=\"async\" class=\"button-share\" src=\"http:\/\/mobile.ilsole24ore.com\/solemobile\/basic\/img\/icons\/email.png\" alt=\"Email\" \/> <\/a><\/div>\n<\/div>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"img-main\" src=\"http:\/\/imagesdotcom.ilsole24ore.com\/art\/mondo\/2016-02-28\/il-nuovo-washington-post-ha-vinto-114712\/images\/fotohome2.jpg\" alt=\"Img Description\" \/><\/p>\n<div class=\"body\">\n<p>Quando Jeff Bezos nel 2013 decise di investire 250 milioni di dollari e comprare il Washington Post, subito si pens\u00f2 a due possibili scenari: i pi\u00f9 benevoli sminuirono la decisione, sostenendo che l&#8217;amministratore delegato di Amazon aveva solo voglia di giocare con l&#8217;editoria e di impegnare una minima parte del suo patrimonio di quasi 60 miliardi di dollari nello storico ma ingrigito quotidiano. Le voci pi\u00f9 maligne, invece, sostennero che il miliardario voleva crearsi uno spazio politico. Uno spazio per s\u00e9 o forse per il suo gruppo. Si parl\u00f2 di Amazon Post, di mossa furbetta, di future ingerenze nella linea del quotidiano e comunque della fine di un periodo d&#8217;oro per il giornale, che salutava cos\u00ec la famiglia Graham, uno degli ultimi editori puri d&#8217;America.<\/p>\n<p>Venerd\u00ec Donald Trump, ormai noto per i suoi affronti diretti alla stampa, \u00e8 ritornato a parlare del tema del doppio fine di Bezos. Trump nel corso di una conferenza in Texas, la stessa nella quale ha ricevuto l&#8217;appoggio del governatore del New Jersey Chris Christie, ha detto che Bezos usa il Washington Post come uno strumento politico e che quando sar\u00e0 presidente degli Stati Uniti dar\u00e0 a Bezos \u00abdei problemi, credetemi, grossi problemi\u00bb. Gi\u00e0 lo scorso dicembre il candidato alle primarie del partito repubblicano aveva preso di mira Bezos su Twitter, accusandolo di usare il giornale (\u00abche perde milioni di dollari\u00bb, aveva sottolineato) per pagare meno tasse con Amazon. Bezos quella volta aveva risposto che gli avrebbe riservato un posto su uno dei razzi del suo gruppo aerospaziale, Blue Origin, per mandarlo nello spazio.<\/p>\n<p>Ma uscendo dalla sfida Bezos-Trump &#8211; e del vizio di Trump di usare l&#8217;attacco come strategia politica &#8211; l&#8217;arrivo del fondatore di Amazon al Washington Post ha cambiato di molto i meccanismi interni al giornale. Meccanismi che negli anni lo avevano trasformato in una macchina lenta, costosa, che perdeva lettori e aveva una presenza digitale molto limitata. Alla fine di gennaio, nel corso della presentazione della nuova e futuristica sede a cui hanno partecipato Jeff Bezos e il segretario di Stato americano John Kerry, il Washington Post \u00e8 stato definito come un \u00abgruppo media e tecnologico\u00bb dove \u00abi giornalisti lavorano gomito a gomito con sviluppatori rock star\u00bb: l&#8217;affermazione rappresenta certo un cambio di prospettiva epocale per il giornale del Watergate.<\/p>\n<p>Come si \u00e8 arrivati a questa trasformazione in cos\u00ec poco tempo? Il quotidiano dopo l&#8217;acquisto di Bezos ha iniziato ad abbandonare i vecchi processi da giornale del XX secolo, prendendo come modello i social media e la loro strategia di espansione nel giornalismo. In un&#8217;intervista al Wall Street Journal, l&#8217;editore e amministratore delegato Fred Ryan (ex chief of staff di Ronald Reagan e fondatore di Politico) ha detto che Bezos \u00e8 coinvolto attivamente solo nella gestione del prodotto e non nel contenuto che continua a essere indipendente.<\/p>\n<p>Un esempio perfetto del cambiamento in corso al Washington Post \u00e8 stato descritto in un recente articolo del NiemanLab di Harvard. La sua versione mobile ha appena aggiunto uno strumento, il \u201cRe-Engage\u201d, in grado di suggerire storie alternative ai lettori annoiati, pochi secondi dopo l&#8217;apertura di un pezzo. In questo modo si evita che l&#8217;utente abbandoni la piattaforma. E ancora il giugno scorso ha presentato Talent Network, una piattaforma attraverso la quale i redattori possono trovare i migliori freelance al mondo e commissionare loro storie o ricevere le loro proposte.<\/p>\n<p>Si tratta di due prodotti studiati dal Red, Research experimentation and development, la divisione di sviluppo e innovazione del quotidiano, voluta da Bezos e pensata come principale leva del cambiamento. E i risultati ci sono, almeno dal punto di vista dei numeri. In soli due anni, nell&#8217;ottobre del 2015, \u00e8 riuscito a superare per la prima volta nella storia il New York Times per numero di utenti attivi mensili: 66,9 milioni contro 65,8 milioni. Ed \u00e8 testa a testa con BuzzFeed, visto che negli ultimi mesi ha sorpassato i 70 milioni di utenti unici, facendo riferimento ai dati di comScore.<\/p>\n<p>Ma ci sono alcuni osservatori che hanno criticato la cura Bezos. Innanzitutto non sono stati diffusi i dati sugli abbonati digitali, uno degli aspetti fondamentali per definire il successo di un gruppo media: il New York Times ne ha oltre 1 milione, il Wall Street Journal ne ha quasi 900.000. Inoltre il Washington Post talvolta avrebbe messo da parte la qualit\u00e0 per fare spazio alla velocit\u00e0 e all&#8217;attivit\u00e0 sui social media. Altri lamentano l&#8217;eccessiva presenza del mondo Amazon: l&#8217;applicazione del Washington Post, ad esempio, \u00e8 inclusa in tutti i tablet prodotti dal gruppo.<\/p>\n<p>Nonostante le critiche, Bezos ha i giornalisti che fanno il quotidiano ogni giorno dalla sua parte. Tutti i reporter di lunga data e i capi delle varie sezioni sostengono che il miliardario stia facendo un ottimo lavoro. Un elemento non trascurabile. E invece, la rivoluzione digitale di The New Republic voluta dall&#8217;ex proprietario Chris Hughes, cofondatore di Facebook, \u00e8 fallita in parte a causa di una redazione ostile e di strategie poco incisive.<br \/>\nNegli ultimi mesi il lavoro diretto di Bezos \u00e8 diventato ancora pi\u00f9 intenso: pur vivendo a Seattle ha riunioni telefoniche ogni giorno con i vertici del gruppo. Consiglia, propone, ha un obiettivo e non smette di pensarci, soprattutto quando \u00e8 sotto la doccia, come lui stesso ha ammesso. Uno degli scopi \u00e8 quello di migliorare la gestione dei clienti e farli diventare fedeli lettori-consumatori, uno dei punti di forza di Amazon. Il fine ultimo, come ha scritto Jim Friedlich di Empirical Media, \u00e8 quello di trasformare il Washington Post \u00abin un prodotto in cui BuzzFeed incontra Woodward e Bernstein (i giornalisti del Watergate, <i>ndr<\/i>)\u00bb. Un buon risultato per un giornale che in 40 anni &#8211; dal 1972 al 2012 &#8211; si era trasformato da un prodotto in grado di competere con il New York Times, in un quotidiano regionale, che rischiava di diventare un&#8217;altra vittima della rivoluzione digitale dei media.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"time\">28 FEBBRAIO 2016<\/div>\n<p><a href=\"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/wp-content\/uploads\/il-sole-24-ore-logo1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-26097\" src=\"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/wp-content\/uploads\/il-sole-24-ore-logo1-300x168.jpg\" alt=\"il sole 24 ore logo\" width=\"300\" height=\"168\" srcset=\"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-content\/uploads\/il-sole-24-ore-logo1-300x168.jpg 300w, https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-content\/uploads\/il-sole-24-ore-logo1.jpg 360w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<div class=\"arrow\"><\/div>\n<\/div>\n<div class=\"footer box blue text-center border-top-single\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Prima stesura del 2 giugno 2015, aggiornato il 29 febbraio 2016 Jeff Bezos, Ceo di Amazon, \u00e8 il proprietario del&hellip;<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":21952,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[187,196,146],"class_list":["post-21951","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-interventi","tag-amazon","tag-e-commerce","tag-marketing","category-37","description-off"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/21951","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=21951"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/21951\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-json\/wp\/v2\/media\/21952"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=21951"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=21951"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=21951"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}