{"id":308,"date":"2011-03-01T11:44:40","date_gmt":"2011-03-01T10:44:40","guid":{"rendered":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/?p=308"},"modified":"2025-05-03T16:33:29","modified_gmt":"2025-05-03T14:33:29","slug":"lagricoltura-in-brianza-storia-e-opportunita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/lagricoltura-in-brianza-storia-e-opportunita\/","title":{"rendered":"L&#8217;agricoltura in Brianza. Storia e opportunit\u00e0"},"content":{"rendered":"<div class=\"wpb-content-wrapper\"><p>[vc_row][vc_column][vc_column_text]Campo coltivato ad Albiate. Foto: Giuseppe Caprotti<\/p>\n<p>\u201cL\u2019agricoltura\u2026 sollecitava un\u2019attenzione costante, diremmo quasi una partecipazione emotiva (dei Caprotti) \u2026<\/p>\n<p>Giuseppe che pure non trascurava la sua industria, si preoccup\u00f2, oltre che della seta, di introdurre \u2026 delle colture ortofrutticole, spezzando cos\u00ec la monotona triade frumento \u2013 granoturco \u2013 avena che tradizionalmente dominava il paesaggio agrario di quelle regioni. Inizi\u00f2 perci\u00f2 la coltivazione di numerosi ortaggi ed alberi da frutto, non dimenticando la vite\u2026<\/p>\n<p>si sentiva, in un certo senso, un \u201cagrario\u201d e non a caso, almeno fin dal 1876 fu membro del comizio agrario del circondario di Monza\u2026\u201d<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Da \u201cI Caprotti, L\u2019avventura economica e umana di una dinastia industriale della Brianza\u201d di Roberto Romano, Franco Angeli, 1980<\/em><\/p>\n<br\/><hr\/><br\/>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/wp-content\/uploads\/mappa-della-Brianza-1595.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-large wp-image-5369\" title=\"\" src=\"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/wp-content\/uploads\/mappa-della-Brianza-1595-770x1024.jpg\" alt=\"\" width=\"770\" height=\"1024\" srcset=\"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-content\/uploads\/mappa-della-Brianza-1595-770x1024.jpg 770w, https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-content\/uploads\/mappa-della-Brianza-1595-225x300.jpg 225w, https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-content\/uploads\/mappa-della-Brianza-1595.jpg 1108w\" sizes=\"auto, (max-width: 770px) 100vw, 770px\" \/><\/a><\/p>\n<p><em>Una mappa della Brianza\u00a0con Seregna (Seregno), Macch\u00e8 (Macherio), Suigo (Sovico) e Albiate<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>L\u2019agricoltura in Brianza: storia e opportunit\u00e0<\/strong><a title=\"\" href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\"><\/a><\/p>\n<br\/><hr\/><br\/>\n<p><strong>Introduzione: breve storia del territorio della Brianza (secoli XI \u2013 XX)<\/strong><\/p>\n<p>\u00c8 difficile determinare dove inizia e dove finisce la Brianza dato che non esistono dei veri e propri confini che la delimitano; lo stesso Cesare Cant\u00f9, storico e letterato ottocentesco originario di questi luoghi, scrive che\u00a0<em>\u201cBrianza \u00e8 denominazione piuttosto indeterminata della quale non si conoscono n\u00e9 l\u2019origine, n\u00e9 il significato, n\u00e9 i limiti\u201d<\/em><a title=\"\" href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\"><\/a>\u00a0[2]\u00a0.<\/p>\n<p>La definizione popolare dei suoi confini vuole che inizi l\u00ec dove Milano finisce e si estenda fino a lambire le sponde del Lago di Como e le Prealpi a Nord, il fiume Adda e la provincia di Bergamo ad Est, il fiume Seveso e la provincia di Varese ad Ovest.<\/p>\n<p>Il nome Brianza, secondo gli studiosi pi\u00f9 autorevoli, trova la sua base etimologica nel termine celtico\u00a0<em>brig<\/em>, il cui significato \u00e8 \u201caltura\u201d, \u201ccollina\u201d e che ancora oggi ha un suo corrispettivo nella parola dialettale\u00a0<em>bricch<\/em>.<\/p>\n<p>Questo nome rispecchia la natura collinare del territorio, che nel passato trovava il suo punto di riferimento nel Monte Brianza &#8211; un\u2019altura situata tra i comuni di Rovagnate e Galbiate nei pressi di Lecco &#8211;\u00a0 che oggi corrisponde al paese di Monticello Brianza, ultimo comune della Provincia di Lecco e primo che si incontra provenendo dalla Provincia di Monza e Brianza.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/wp-content\/uploads\/colle-Brianza.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-large wp-image-5367\" title=\"\" src=\"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/wp-content\/uploads\/colle-Brianza-681x1024.jpg\" alt=\"\" width=\"681\" height=\"1024\" srcset=\"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-content\/uploads\/colle-Brianza-681x1024.jpg 681w, https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-content\/uploads\/colle-Brianza-199x300.jpg 199w, https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-content\/uploads\/colle-Brianza.jpg 1242w\" sizes=\"auto, (max-width: 681px) 100vw, 681px\" \/><\/a><\/p>\n<p><em>Il colle Brianza<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Originariamente il nome \u201cBrianza\u201d identificava unicamente il limitato territorio circostante questa altura ed \u00e8 solo in epoca medievale che il nome divenne rappresentativo di tutta l\u2019area compresa tra le Provincia di Milano, Como e Lecco.<\/p>\n<p>Il De Capitani D\u2019Hoe, nel suo\u00a0<em>Trattato sull\u2019agricoltura del monte di Brianza<\/em>\u00a0del 1809, descrive questo luogo come\u00a0<em>la parte forse pi\u00f9 deliziosa del Dipartimento del Lario, la quale si estende dall\u2019est al nord al di qua dell\u2019Adda, ed \u00e8 un aggregato di fertili e vaghissime colline, ove l\u2019arte o la natura sembrano aver fatto a gara per unire l\u2019utile al dilettevole<\/em>\u00a0<a title=\"\" href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\"><\/a>[3]\u00a0.<\/p>\n<p>Nel medesimo trattato viene citato il parroco di Vigan\u00f2 (piccolo comune in provincia di Lecco), il quale cos\u00ec descrive l\u2019estensione del territorio brianzolo:\u00a0<em>\u00e8 composto presentemente dei Cantoni di Merate, di Missaglia, di Oggiono, di una porzione del Cantone di Erba al di qua del Lambro [\u2026] e de\u2019 Maveri del cantone Lario; ed in gran parte del Cantone della Costa nel Dipartimento d\u2019Olona<\/em>.<\/p>\n<p>Da questa descrizione si evince che all\u2019inizio del XIX secolo la Brianza presentava dei confini molto simili a quelli che oggi gli attribuiamo, ovvero si estendeva dalla provincia di Lecco (Merate, Missaglia, Oggiono) a quelle di Como (Erba e parte del Cantone del Lario) e Milano (Dipartimento d\u2019Olona)\u00a0<a title=\"\" href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\"><\/a>[4]\u00a0.<\/p>\n<p>I primi documenti scritti che attestano il riconoscimento del territorio brianteo\u00a0 come entit\u00e0 burocratico-territoriale risalgono all\u2019inizio dell\u2019XI secolo d.C.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 precisamente troviamo il nome Brianza in un documento di lascito di una ricca vedova milanese datato 16 Agosto 1107. Nel suo testamento la donna esprime la volont\u00e0 di donare i suoi possedimenti Brianzoli al monastero cluniacense di San Nicolao, che oggi si pu\u00f2 individuare in un piccolo paese in provincia di Lecco<a title=\"\" href=\"#_ftn5\" name=\"_ftnref5\"><\/a>[5]\u00a0.<\/p>\n<p>L\u2019analisi etimologica del nome Brianza ci riporta ai primi abitanti di questo luogo di cui si hanno tracce: i Celti, che arrivati in pi\u00f9 ondate migratorie intorno al 400 a.C., si stanziarono in tutta l\u2019Italia Settentrionale.<\/p>\n<p>In particolare nel territorio milanese e brianzolo si stanziarono i Celti Insubri, che costituirono la prima organizzazione a livello regionale e fondarono la citt\u00e0 di Milano, capitale del loro regno.<\/p>\n<p>In seguito i Romani, nel 222 a.C., sconfissero i Galli nella battaglia di\u00a0<em>Clastidium<\/em>\u00a0<a title=\"\" href=\"#_ftn6\" name=\"_ftnref6\"><\/a>[6]\u00a0e sottomisero l\u2019intera area annettendola ai loro domini con il nome di Gallia Cisalpina.<\/p>\n<p>I Romani nel corso dei secoli imposero a questo territorio un\u2019organizzazione politico militare, fondarono citt\u00e0, alcune in corrispondenza dei precedenti insediamenti e altre nuove, costruirono importanti strade, che si sono conservate nei secoli e che oggi trovano un corrispettivo nelle principali autostrade e strade statali che attraversano questo territorio.<\/p>\n<p>Dopo la caduta dell\u2019Impero Romano l\u2019intera regione venne occupata dai Longobardi, da cui deriva l\u2019attuale nome Lombardia, che stabilirono a Monza la capitale estiva del Regno e che regnarono fino alla fine dell\u2019VIII secolo d.C., quando furono sottomessi dai\u00a0 Franchi di Carlo Magno.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/wp-content\/uploads\/corona-ferrea.1jpg.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-5373\" title=\"\" src=\"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/wp-content\/uploads\/corona-ferrea.1jpg.jpg\" alt=\"\" width=\"826\" height=\"586\" srcset=\"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-content\/uploads\/corona-ferrea.1jpg.jpg 826w, https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-content\/uploads\/corona-ferrea.1jpg-300x212.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 826px) 100vw, 826px\" \/><\/a><\/p>\n<p><em>La corona ferrea di Teodolinda, regina dei Longobardi<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>A partire dall\u2019XI secolo d.C. il suolo brianteo \u00e8 teatro di aspre battaglie e molti si succedono nel controllo di questo territorio in epoca comunale: Francesi, Spagnoli e Austriaci imposero il loro dominio alternativamente fino al 1814-1815, anno del Congresso di Vienna e della \u201crestaurazione\u201d che port\u00f2 alla costituzione del Regno Lombardo-Veneto, dipendente dall\u2019impero Austriaco.<\/p>\n<p>Con la seconda guerra d\u2019indipendenza, la Lombardia entra a far parte del Regno di Sardegna (1859) e in seguito nel Regno d\u2019Italia (1861), perdendo cos\u00ec definitivamente la sua autonomia regionale.<\/p>\n<p>Oggi con \u201cBrianza\u201d si identifica un territorio di circa 900 Km\u00b2 compreso tra le provincie di Como, Lecco, Milano e Monza e Brianza. All\u2019interno di questo triangolo \u2013 questa \u00e8 la forma che meglio rappresenta la sua estensione territoriale \u2013 possiamo contare circa 150 comuni e oltre 1.200.000 abitanti (vedi anche \u201cUn amministrazione interna industriale perfetta: il \u201ccot\u00e8 priv\u00e8\u201d dei Caprotti (secoli XIX- XX), su questo sito.<\/p>\n<p>Una caratteristica molto rilevante \u00e8 l\u2019altissima densit\u00e0 abitativa; se si considera la media nazionale di 199,9 ab.\/km\u00b2, la media brianzola con i suoi 1372 ab.\/km\u00b2 risulta essere sette volte pi\u00f9 elevata. E\u2019 un dato ragguardevole che, per\u00f2, ben rispecchia l\u2019attuale situazione di questo territorio, famoso per essere una delle aree pi\u00f9 industrializzate d\u2019Italia, patria delle piccole medie imprese &#8211; PMI (1 impresa ogni 13 abitanti) e del distretto del mobile.<\/p>\n<p>Se si considerano rappresentativi di tutto il territorio i dati della Provincia di Monza e Brianza, si nota che anche il tenore di vita dei suoi abitanti \u00e8 ben al di sopra della media nazionale: infatti, mediamente un cittadino brianzolo ha un reddito medio di 25.725 euro, a fronte della media italiana di circa 18.000.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a name=\"_Toc128587150\"><\/a>L\u2019agricoltura in Brianza: storia e opportunit\u00e0<\/p>\n<p>Tra il 1835 e il 1839 la sola cittadina di Monza contava 559 possessori terrieri\u00a0<a title=\"\" href=\"#_ftn7\" name=\"_ftnref7\"><\/a>[7]\u00a0, che davano lavoro a decine di migliaia di contadini ed alle loro famiglie, mentre oggi in tutta la provincia di Monza e Brianza non si contano pi\u00f9 di 1000 aziende agricole che, nella maggioranza dei casi, sono composte da una sola persona.<\/p>\n<p>L\u2019agricoltura briantea, che per secoli \u00e8 stata la principale fonte di ricchezza del territorio e che ha prodotto eccellenze rinomate in tutto il territorio nazionale, a partire dalla seconda met\u00e0 del XIX secolo inizia una lenta ed inesorabile decrescita.<\/p>\n<p>Per capire le ragioni di questa crisi nei prossimi paragrafi si analizzer\u00e0 l\u2019evoluzione del comparto agricolo brianzolo dall\u2019inizio dell\u2019800 a oggi.<\/p>\n<p><em>L\u2019agricoltura nella storia del territorio<\/em><\/p>\n<p><em>In tutta questa estensione di paese nulla si presenta di sterile o di abbandonato; e da calcoli presuntivi si pu\u00f2 assicurare, che una met\u00e0 del territorio \u00e8 occupata da\u2019 campi, vigne, prati e pascoli; e l\u2019altra met\u00e0 da boschi e selve\u00a0<\/em><a title=\"\" href=\"#_ftn8\" name=\"_ftnref8\"><\/a>[8]\u00a0. Cos\u00ec si presentava il territorio brianzolo all\u2019inizio del XIX secolo.<\/p>\n<p>I contadini briantei erano specializzati nella coltivazione del mais, principale fonte energetica nella loro dieta, nella gelsi bachicoltura (allevamento del baco da seta, che si nutre delle foglie del gelso), e nella viticoltura.<\/p>\n<p>Un ruolo di primo piano era occupato anche dalla frutticoltura, che su questo territorio vantava ottimi risultati, soprattutto da un punto di vista qualitativo. La frutta inoltre, essendo meno soggetta ai vincoli contrattuali con cui i contadini erano legati ai proprietari delle terre, poteva essere raccolta e venduta nei mercati, permettendo cos\u00ec al contadino di avere maggiori entrate economiche.<\/p>\n<p>A causa di questa situazione, la pratica di piantare alberi da frutto si diffuse moltissimo, tanto che sempre il De Capitani riporta nei suoi scritti che\u00a0<em>non sarebbe un male che i signori proprietarj, a\u2019 quali d\u2019ordinario pochi frutti appartengono, ne facessero sradicare una gran parte, o almeno quelli che opprimendo i vigneti, ci obbligano a cogliere uve poco mature\u201d<\/em><a title=\"\" href=\"#_ftn9\" name=\"_ftnref9\"><\/a>\u00a0[9]\u00a0.<\/p>\n<p>Il curato si mostra preoccupato per questo fenomeno, sopratutto perch\u00e9 iniziava ad influire sulla produzione vitivinicola, che costitutiva una delle eccellenze e delle pi\u00f9 grandi ricchezze di questa regione.<\/p>\n<p>La viticoltura brianzola ha una lunga storia e i primi documenti scritti che attestano la sua diffusione risalgono al I secolo a.C., quando il geografo greco Strabone nel capitolo IV della sua\u00a0<em>Geografia<\/em>\u00a0scrisse che osserv\u00f2 i Galli cisalpini \u201cbere vino con eccezionale piacere da botti grandi come case\u201d. Altre fonti riportano che durante la dominazione longobarda si prov\u00f2 a diffondere il consumo e la produzione della birra, ma questo tentativo venne presto abbandonato in quanto il consumo di vino era largamente diffuso e radicato nelle tradizioni delle genti del luogo.<\/p>\n<p>In epoca pi\u00f9 tarda troviamo un riferimento ai vini brianzoli in un\u2019opera di Ortensio Stefano Lando, che descrive questi vini come\u00a0<em>figli del Signino, vino austero e molto atto a restringere il ventre\u00a0<\/em><a title=\"\" href=\"#_ftn10\" name=\"_ftnref10\"><\/a>[10]\u00a0.<\/p>\n<p>In tempi ancora pi\u00f9 recenti moltissimi scrittori hanno cantato le lodi del vino brianzolo: primo fra tutti \u00e8 il poeta Carlo Porta che nel \u201c<em>Brindes de Meneghin a l\u2019ostaria per l\u2019entrada in Milan de Francesch Primm\u201d<\/em>\u00a0del 1815 riporta un lungo elenco di vini di questo territorio, dicendo che qualora si fosse assaggiato uno di questi vini non se ne sarebbero pi\u00f9 bevuti altri.<\/p>\n<p>Nello stesso periodo anche il francese Stendhal, all\u2019interno della sua opera\u00a0<em>\u201cVoyage dans la Brianza\u201d<\/em>(1818), decanta le lodi di questa regione e ne apprezza la tradizione enogastronomica.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/wp-content\/uploads\/vigna-Brianza-Cittadino-20-marzo-20141.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-large wp-image-12388\" title=\"Il Cittadino di Monza del 20 marzo 2014\" src=\"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/wp-content\/uploads\/vigna-Brianza-Cittadino-20-marzo-20141-1024x491.jpg\" alt=\"\" width=\"960\" height=\"460\" srcset=\"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-content\/uploads\/vigna-Brianza-Cittadino-20-marzo-20141-1024x491.jpg 1024w, https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-content\/uploads\/vigna-Brianza-Cittadino-20-marzo-20141-300x144.jpg 300w, https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-content\/uploads\/vigna-Brianza-Cittadino-20-marzo-20141.jpg 1122w\" sizes=\"auto, (max-width: 960px) 100vw, 960px\" \/><\/a><\/p>\n<br\/><hr\/><br\/>\n<p>Oltre alla viticoltura, ricopre un ruolo di primo piano in Brianza la gelsibachicoltura, che forniva la materia prima alle filande lombarde e produceva semilavorati serici che venivano venduti in tutta Europa.<\/p>\n<p>La coltivazione dei filari di gelsi (<em>moron<\/em>), le cui foglie costituivano il principale alimento per i bachi da seta, era molto sviluppata fin dai tempi dei Visconti, anche se \u00e8 con la dominazione asburgica e il dominio di Maria Teresa d\u2019Austria che raggiunge il suo apice.<\/p>\n<p>Sul finire del XVIII secolo questa coltivazione conosce un grave periodo di crisi a causa del \u201ccalcino\u201d\u00a0<a title=\"\" href=\"#_ftn11\" name=\"_ftnref11\"><\/a>[11]impiegher\u00e0 decenni per tornare a rifiorire, all\u2019inizio dell\u2019Ottocento. Alla fine del secolo la produzione \u00e8 notevole: dati dell&#8217;Alto Milanese, in riferimento a 92 propriet\u00e0, parlano di una quantit\u00e0 di seme\/bachi allevati di 11.442 once su 13.573 ettari di superficie di aratorio gelsato\u00a0<a title=\"\" href=\"#_ftn12\" name=\"_ftnref12\"><\/a>[12]\u00a0.<\/p>\n<p>Ancora oggi, in alcuni luoghi, \u00e8 possibile ammirare lunghi filari di gelso che costeggiano i perimetri dei campi e i viali che portano alle cascine.<\/p>\n<p>Le cascine brianzole d\u2019inizio Ottocento ricalcavano, con dimensioni ridotte, il modello delle cascine lombarde e nella fattispecie quello a corte aperta, detto anche a \u201cU\u201d rovesciata o \u201cferro di cavallo\u201d, che consisteva in un complesso di caseggiati disposti secondo una pianta rettangolare e con un lato aperto.<\/p>\n<p>La cos\u00ec detta \u201c<em>Curt<\/em>\u201d trova le sue radici nel modello della\u00a0<em>\u201ccurtis longobarda\u201d<\/em>, l\u2019azienda agricola attorno alla quale ruotavano la dimora signorile, gli alloggi dei coloni, le stalle e i magazzini.<\/p>\n<p>La\u00a0<em>Curt<\/em>\u00a0fino alla met\u00e0 del XIX secolo rappresentava l\u2019unit\u00e0 fondamentale della societ\u00e0 brianzola, era il centro della vita sociale, giuridica, economica e religiosa del recente passato<a title=\"\" href=\"#_ftn13\" name=\"_ftnref13\"><\/a>\u00a0[13]\u00a0.<\/p>\n<p>La maggior parte delle cascine brianzole erano di propriet\u00e0 di ricche famiglie di Milano, che le affittavano direttamente ai coloni o davano l\u2019incarico ad agenti di affittarle.<\/p>\n<p>Il sistema che regolava gli affitti tra i proprietari ed i coloni era molto articolato, ma vi si possono distinguere due grandi categorie di contratti, quelli a mezzadria e quelli a denaro.<\/p>\n<p>Fino a met\u00e0 del \u2018700 nell\u2019alta Lombardia i sistemi pi\u00f9 diffusi erano quelli di mezzadria e pi\u00f9 specificatamente quelli di mezzadria mista all\u2019affitto.<\/p>\n<p>Nei contratti a mezzadria pochi erano quelli che comportavano una perfetta divisione sia dei beni che delle tasse tra locatore ed affittuario; la maggior parte dei contadini erano costretti a dare al padrone pi\u00f9 della met\u00e0 del raccolto o del guadagno da esso ricavato e a pagare gran parte, se non tutte, le tasse.<\/p>\n<p>Oltre a ci\u00f2, dovevano rispettare le richieste aggiuntive che il padrone imponeva in appendice al contratto e che per questa ragione venivano comunemente chiamate \u201c<em>appendizi\u201d<\/em>; tali richieste andavano dai comuni tributi in uova e pollame, fino all\u2019obbligo di fornire un servizio di trasporto qualora il padrone lo richiedesse.<\/p>\n<p>Il contratto in denaro, col passare del tempo, inizia a sostituire quello a mezzadria, aggravando ulteriormente le condizioni di vita delle famiglie contadine: esso consisteva nel pagare in denaro l\u2019affitto della terra e della cascina, nonch\u00e9 sostenere tutte le spese relative alla coltivazione e giornate d&#8217;obbligo lavorative a salario fittizio e prestabilito.<\/p>\n<p>La ragione per cui in questa zona si diffuse cos\u00ec tanto il contratto d\u2019affitto in denaro \u00e8 da ritrovarsi nel fatto che la maggior parte dei proprietari dei terrieri erano nobili o ricchi milanesi che per la gran parte dell\u2019anno risiedevano in citt\u00e0 ed andavano in Brianza solo per la villeggiatura estiva.<\/p>\n<p>Per questo motivo preferivano ottenere una rendita economica dai loro terreni, anzich\u00e9 dei beni alimentari o dei prodotti che avrebbero poi dovuto rivendere.<\/p>\n<p>Durante il Settecento e poi nell&#8217;Ottocento le condizioni di vita della famiglie contadine, che vivevano nei territori collinari della Brianza e del Comasco, andarono rapidamente peggiorando a causa della trasformazione dei contratti agrari:<\/p>\n<p>\u00bb se prima, il tradizionale contratto di mezzadria veniva stipulato per una durata pluriennale tra il proprietario terriero e famiglie contadine di tipo patriarcale (composte da pi\u00f9 unit\u00e0 coniugali, che generalmente disponevano di\u00a0 propri attrezzi e di animali da lavoro) consentendo un certo margine negoziale alla famiglia mezzadrile, che si proponeva come un gruppo di lavoro adatto alla coltivazione di poderi piuttosto ampi;<\/p>\n<p>\u00bb successivamente, la progressiva sua sostituzione, nel corso del Settecento, con il contratto d&#8217;affitto a denaro, che era molto pi\u00f9 oneroso per il contadino in quanto costituito dal versamento di una quota prefissata in grano, a cui si aggiungeva la met\u00e0 di tutti gli altri prodotti, tra cui la seta grezza<a title=\"\" href=\"#_ftn14\" name=\"_ftnref14\"><\/a>\u00a0[14]\u00a0, port\u00f2 la famiglia contadina inesorabilmente verso uno status di miseria.<\/p>\n<p>La grande diffusione del gelso &#8211; da 78,000 nel 1734 a 3,000,000 nel 1846 solo nel territorio di Como\u00a0<a title=\"\" href=\"#_ftn15\" name=\"_ftnref15\"><\/a>[15]\u00a0&#8211; aggrav\u00f2 ulteriormente la situazione. I proprietari erano infatti indotti a spezzettare i poderi in piccole unit\u00e0 che potevano essere affidate con contratti annuali a famiglie nucleari appartenenti al ceto dei &#8220;pigionanti&#8221;, questi ultimi divenivano cos\u00ec dei salariati dipendenti in piena soggezione della volont\u00e0 padronale. il numero di questi aggregati domestici di contadini poveri era ingrossato dalla polverizzazione delle famiglie patriarcali mezzadrili che soccombevano sotto il peso delle nuove forme contrattuali dell&#8217;affitto a grano.<\/p>\n<p>Nemmeno l&#8217;attivit\u00e0 di allevamento del baco riusciva a mitigare la povert\u00e0 delle famiglie contadine, in quanto esse erano costrette a ricorrere al proprietario per l&#8217;acquisto di scorte e perfino della foglia con cui nutrire i bachi da seta, indebitandosi pesantemente. Il debito veniva poi saldato con la quota di bozzoli che sarebbe dovuta rimanere al contadino. In questo modo la famiglia contadina era sempre pi\u00f9 povera ed il proprietario poteva disporre della totalit\u00e0 del prodotto dei bozzoli\u00a0<a title=\"\" href=\"#_ftn16\" name=\"_ftnref16\"><\/a>[16]\u00a0.<\/p>\n<p>Ad aggravare ulteriormente il bilancio agricolo fu, poi, la filossera che tra il 1860 e il 1870 distrusse la quasi totalit\u00e0 dei vigneti brianzoli i quali, come si \u00e8 detto in precedenza, costituivano una grande risorsa di questo territorio\u00a0<a title=\"\" href=\"#_ftn17\" name=\"_ftnref17\"><\/a>[17]\u00a0.<\/p>\n<p>Gli effetti cumulati di questo periodo di crisi portarono ad una crescente proletarizzazione dei contadini, ma senza determinarne il distacco dalla terra e l&#8217;inurbamento, perch\u00e8 ai membri della famiglia contadina &#8211; soprattutto alle donne ed ai bambini &#8211; si offriva la possibilit\u00e0 di svolgere un lavoro complementare che permetteva loro di sopravvivere. Donne e fanciulli venivano infatti impiegati nella trattura e nelle operazioni preliminari alla filatura della seta.<\/p>\n<p>In questo modo il legame con il mondo rurale non veniva reciso e l&#8217;attivit\u00e0 della trattura continuava ad essere un lavoro stagionale, che costituiva per la famiglia contadina una fonte di reddito con cui integrare i magri proventi della terra.<\/p>\n<p>Si trattava di una struttura economica proto-industriale &#8211; o, come ha scritto il Cafagna, di\u00a0<em>&#8220;industria in bilico&#8221;<\/em>\u00a0<a title=\"\" href=\"#_ftn18\" name=\"_ftnref18\"><\/a>[18]\u00a0&#8211; all&#8217;interno della quale coesistevano la famiglia contadina e la fabbrica senza che si verificasse, almeno fino agli ultimi decenni dell&#8217;Ottocento, n\u00e9 un processo di de-industrializzazione e di ritorno all&#8217;agricoltura n\u00e9 la completa proletarizzazione e l&#8217;inurbamento dei contadini. Questo sistema economico-sociale rimase, in qualche misura, bloccato per quasi un secolo.<\/p>\n<p>Negli ultimi decenni dell\u2019Ottocento, per\u00f2, la situazione inizia ad aggravarsi.<\/p>\n<p>Nel 1890 lo sviluppo gelsibachicolo viene drasticamente compromesso a causa di due gravi malattie: la\u00a0<em>flacidezza<\/em>\u00a0che colp\u00ec il baco da seta e la\u00a0<em>diaspis<\/em>\u00a0che attacc\u00f2 le piante di gelso\u00a0<a title=\"\" href=\"#_ftn19\" name=\"_ftnref19\"><\/a>[19]\u00a0.<\/p>\n<p>La viticoltura, sul finire del XIX secolo, \u00e8 ormai inesistente e tutta l\u2019agricoltura brianzola\u00a0 viene colpita dall\u2019ampia crisi agraria internazionale dovuta alla caduta dei prezzi dei cereali \u2013 in seguito all\u2019arrivo dei cereali americani.<\/p>\n<p>La conseguenza pi\u00f9 diretta delle peggiorate condizioni produttive fu l\u2019ulteriore aggravarsi delle condizioni di vita delle masse rurali di cui anche il Manzoni nel XII capitolo dei Promessi Sposi ci d\u00e0 un\u2019accurata descrizione.<\/p>\n<p>A ci\u00f2 si aggiunsero le nuove richieste padronali, che prevedevano l\u2019aumento del fitto a grano, la maggiorazione degli\u00a0<em>appendizi\u00a0<\/em>e infine l\u2019aumento delle giornate che obbligatoriamente il contadino doveva garantire al proprietario in cambio, peraltro, di una paga inferiore a quella stabilita\u00a0<em>dal mercato.\u00a0<\/em>\u00a0 I contadini inoltre erano costretti a sostenere le spese per la coltivazione del fondo, mentre le imposte fondiarie venivano generalmente divise a met\u00e0.<\/p>\n<p>Nell\u2019estate del 1885 la situazione, ormai insostenibile, sfoci\u00f2 in agitazioni che si diffusero in numerosi mandamenti ed ebbero il merito di porre sotto accusa i contratti colonici, obiettivo di accese polemiche, in quanto riversavano sulle spalle dei coloni la maggior parte dei negativi effetti della crisi\u00a0<a title=\"\" href=\"#_ftn20\" name=\"_ftnref20\"><\/a>[20]\u00a0.<\/p>\n<p>Con le proteste, che raggiunsero il loro apice nel Luglio del 1885, proprio nel bel mezzo della stagione dei raccolti, i contadini chiedevano la riduzione del fitto e del canone per l\u2019abitazione, l\u2019abolizione degli\u00a0<em>appendizi<\/em>\u00a0e l\u2019aumento del salario per le giornate obbligatorie. Questa situazione di crisi port\u00f2 molti coloni a non riconfermare l\u2019affitto della terra e ad abbandonare le campagne: scelta che fu possibile grazie al consistente sviluppo industriale del territorio che richiedeva un crescente afflusso di manodopera.<\/p>\n<p>Tra il 1882 e il 1911 migliaia di contadini lasciarono i campi, determinando un consistente crollo percentuale degli addetti al settore che dal 48% del 1882, passarono al 32% del 1901, per raggiungere nel 1911 il 22% degli abitanti del circondario di Monza, vale a dire proprio in quella porzione di territorio equivalente alla Brianza milanese\u00a0<a title=\"\" href=\"#_ftn21\" name=\"_ftnref21\"><\/a>[21]\u00a0.<\/p>\n<p>Il territorio inizia a trasformarsi e con esso l\u2019assetto urbano di molti paesi.<\/p>\n<p>Dal 1879 la Brianza era interamente attraversata dalla linea ferroviaria (Milano-Monza-Como) e dai primi anni del Novecento molti paesi brianzoli erano collegati tra loro da una linea telefonica e molte case erano illuminate da corrente elettrica.<\/p>\n<p>Le campagne si spopolano e le cascine subiscono una drastica riduzione degli ambienti rustici per ottenere spazi abitativi destinati alla crescente popolazione operaia e alla realizzazione di numerosi laboratori artigianali.<\/p>\n<p>La produzione dei mobili, che iniziava a prendere piede su buona parte del territorio, favor\u00ec questa trasformazione, poich\u00e9 era normalmente esercitata nei laboratori a domicilio, dove lavoravano i componenti della stessa famiglia aiutati da operai, apprendisti e garzoni.<\/p>\n<p>Grazie ai benefici economici indotti dal fiorente artigianato, le famiglie brianzole iniziarono ad acquistare piccole e modeste casette, appena sufficienti ai bisogni di una sola famiglia e a rendersi indipendenti dall\u2019onere della pigione\u00a0<a title=\"\" href=\"#_ftn22\" name=\"_ftnref22\"><\/a>[22]\u00a0.<\/p>\n<p>Da questa analisi emerge che in Brianza non si verific\u00f2 un vero e proprio fenomeno di inurbamento ma piuttosto si svilupparono una moltitudine di micro realt\u00e0 industriali dislocate su tutto il territorio.<\/p>\n<p>Tanti piccoli paesi ospitavano piccoli distretti industriali specializzati in una o pi\u00f9 produzioni.<\/p>\n<p>E\u2019 la fine della Brianza agricola e l\u2019inizio della Brianza industriale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3><a name=\"_Toc128587152\"><\/a>L\u2019attuale situazione del comparto agricolo<\/h3>\n<p>L\u2019analisi dei dati statistici pubblicati dall\u2019Istat e dalla Regione Lombardia, in uno con l\u2019analisi storica esposta, consente di descrivere l\u2019attuale situazione dell\u2019agricoltura in Brianza con particolare riferimento ai territori compresi nell\u2019amministrazione della provincia di Monza e Brianza, di cui si hanno a disposizione pi\u00f9 elementi di valutazione.<\/p>\n<p>Secondo tali dati, in Brianza la percentuale delle imprese agricole sul numero di imprese totali \u00e8 di circa il 3%.<\/p>\n<p>Un dato alquanto esiguo che negli ultimi anni \u00e8 iniziato a crescere: infatti, mentre la riduzione delle aziende procede a tassi ancora elevati nelle aree di agricoltura intensiva di pianura (Lodi, Cremona, Brescia, Mantova) e della Valtellina, le imprese agricole iscritte aumentano nelle aree periurbane e nelle province nord-occidentali della regione (Varese, Como, Lecco, Monza e Milano).<\/p>\n<p>Le nuove imprese che nascono in queste province, caratterizzate da un peso ormai ridottissimo dell\u2019attivit\u00e0 agricola, sono prevalentemente orientate verso le attivit\u00e0 di servizio oppure verso settori scarsamente presenti negli ordinamenti produttivi lombardi (orto-floricoltura, viticoltura, frutticoltura, allevamento di specie minori)\u00a0<a title=\"\" href=\"#_ftn23\" name=\"_ftnref23\"><\/a>[23]\u00a0.<\/p>\n<p>Attualmente la coltivazione cerealicola (cereali da granella) e delle foraggere (erbai, prati avvicendati, pascoli) insieme al comparto florovivaistico costituiscono quasi il 90% della produzione agricola brianzola; se non si considera l\u2019industria floricola, la quasi totalit\u00e0 della produzione agricola briantea \u00e8 costituita da monocolture con un basso livello di differenziazione e altamente assoggettate alle variazioni di prezzo.<\/p>\n<p>Si evidenzia come il 70% circa della Produzione Lorda Vendibile &#8211; PLV\u00a0<a title=\"\" href=\"#_ftn24\" name=\"_ftnref24\"><\/a>[24]\u00a0sia realizzato con neppure il 10% della superficie agricola utilizzata: infatti, cereali e coltivazioni industriali, che occupano buona parte della superficie agricola brianzola,\u00a0 producono solamente il 7,41% della PLV (Produzione Lorda Vendibile), mentre le colture floricole e i vivai, pur avendo a disposizione una piccola porzione di territorio, contribuiscono al 68,57% della produzione lorda vendibile del comparto agricolo \u2013 vegetale.<\/p>\n<p>Il settore orticolo, nonostante il peso limitato \u2013 3,59% sul totale della PLV \u2013 appare, tuttavia, uno dei pi\u00f9 dinamici e ricchi di prospettive, anche grazie allo stretto collegamento a valle con strutture associative di confezionamento e preparazione e al forte rapporto con la grande distribuzione organizzata<a title=\"\" href=\"#_ftn25\" name=\"_ftnref25\"><\/a>[25]\u00a0.<\/p>\n<p>Il confronto tra l\u2019analisi storica e l\u2019analisi della situazione attuale dell\u2019agricoltura brianzola evidenzia un declino dell\u2019importanza del settore agricolo tanto in materia economica quanto in materia sociale.<\/p>\n<h3>\u00a0<a name=\"_Toc128587153\"><\/a>I prodotti tipici<\/h3>\n<p>In questa sezione si vogliono presentare alcune produzioni tipiche della Brianza che potrebbero costituire la base di un rilancio dell\u2019economia agricola del territorio.<\/p>\n<p>L\u2019individuazione di questi prodotti \u00e8 avvenuta tramite l\u2019analisi di testi, quali documenti storici, relazioni della regione Lombardia e del Ministero dell\u2019Agricoltura, e la ricerca sul campo &#8211; attraverso interviste ai contadini del territorio.<\/p>\n<p>L\u2019obiettivo \u00e8 quello di riconsiderare questo tipo di prodotti, in ragione del fatto che costituiscono un inestimabile patrimonio storico-culturale che va preservato e che potrebbero essere un\u2019importante fonte di reddito per gli agricoltori locali.<\/p>\n<p>Reintrodurre questi prodotti sul mercato locale significherebbe rivalorizzare l\u2019intero territorio e, soprattutto, ricreare un legame tra gli abitanti e la terra.<\/p>\n<p>Alcuni di questi prodotti sono oggi in via di estinzione e necessitano quindi di programmi di tutela e sviluppo mentre altri sono produzioni tipiche e largamente diffuse, su cui per\u00f2 si potrebbe lavorare in termini di qualit\u00e0 e di legame con il territorio.<\/p>\n<p>Infine, si propongono alcuni prodotti che non sono tipicamente brianzoli (provengono da zone limitrofe) ma che in brianza per ragioni storiche, culturali e microclimatiche potrebbero riscontrare successo.<\/p>\n<p>Tra questi prodotti si contano ben 7 diverse tipologie di formaggi, almeno 4 diversi tipi di frutta, 14 ortaggi, 7 razze autoctone, 8 tipi differenti di salumi e altri prodotti caratteristici.<\/p>\n<p>Di seguito i prodotti divisi per categoria:<\/p>\n<h3>Formaggi<\/h3>\n<ul>\n<li>Quartirolo<\/li>\n<li>Stracchino<\/li>\n<li>\u00a0Taleggio<\/li>\n<li>\u00a0Zincarlin<\/li>\n<li>\u00a0Mascarpone<\/li>\n<li>\u00a0Caprini di Montevecchia<\/li>\n<li>Gorgonzola<\/li>\n<\/ul>\n<h3>Ortaggi<\/h3>\n<ul>\n<li>Asparago rosa di Mezzago<\/li>\n<li>Cipolla ramata di Milano<\/li>\n<li>\u00a0Zucca gialla<\/li>\n<li>Lenticchie<\/li>\n<li>Verza<\/li>\n<li>\u00a0Zucchino verde di Milano<\/li>\n<li>Rapa di Milano<\/li>\n<li>Patata di Uboldo<\/li>\n<li>\u00a0Soncino<\/li>\n<li>Asparago di cantello<\/li>\n<li>Cavolo cappuccio detto anche Cavolo Milano<\/li>\n<li>\u00a0Patata di Oreno<\/li>\n<li>\u00a0Prezzemolo Brianzolo<\/li>\n<li>\u00a0Cipolline dolci brianzole<\/li>\n<\/ul>\n<h3>Frutta<\/h3>\n<ul>\n<li>Pesche di Nobile<\/li>\n<li>\u00a0Marroni di Albavilla<\/li>\n<li>\u00a0Noci e nocciole dei colli di Brianza<\/li>\n<li>Moroni del gelso<\/li>\n<\/ul>\n<h3>Salumi<\/h3>\n<ul>\n<li>Salame Brianza<\/li>\n<li>\u00a0Salame Milano<\/li>\n<li>Cacciatori<\/li>\n<li>Luganiga di Monza<\/li>\n<li>Verzin<\/li>\n<li>\u00a0Prosciutto Crudo della Brianza<\/li>\n<li>Cotechino<\/li>\n<li>\u00a0Filzetta<\/li>\n<\/ul>\n<h3>Vini<\/h3>\n<ul>\n<li>Vino di Montevecchia<\/li>\n<li>Vino di Oreno<\/li>\n<li>Vino del lago di Pusiano<\/li>\n<\/ul>\n<h3>Razze autoctone<\/h3>\n<ul>\n<li>Pecora Brianzola<\/li>\n<li>\u00a0Maiale Milano (estinto)<\/li>\n<li>\u00a0Gallina Brianzola<\/li>\n<li>Mucca Varzese<\/li>\n<li>Galline Mericanei della Brianza<\/li>\n<li>Tacchino Brianzolo<\/li>\n<li>Cappone Brianzolo<\/li>\n<\/ul>\n<h3>Specie ittiche dei laghi e dei fiumi briantei<\/h3>\n<ul>\n<li>Pesce persico<\/li>\n<li>Luccio<\/li>\n<li>Lavarello<\/li>\n<li>Arborelle<\/li>\n<li>Gamberi del Lambro<\/li>\n<\/ul>\n<h3>Altri<\/h3>\n<ul>\n<li>Lumache di Barni<\/li>\n<li>Olio extravergine di oliva Dop Laghi lombardi<\/li>\n<\/ul>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/wp-content\/uploads\/made-in-brianza.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-5372\" src=\"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/wp-content\/uploads\/made-in-brianza.png\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"500\" srcset=\"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-content\/uploads\/made-in-brianza.png 225w, https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-content\/uploads\/made-in-brianza-150x150.png 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Sulle opportunit\u00e0 del localismo vedi anche <a title=\"Il localismo toscano di Esselunga\" href=\"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/il-localismo-toscano-di-esselunga\/\">il localismo toscano di Esselunga<\/a><\/p>\n<p>Sullo stato dell&#8217;agricoltura brianzola Vi invitiamo a scorrere questo articolo sotto del Corriere della Sera del 15 marzo 2014 che testimonia la sua vivacit\u00e0<\/p>\n<br\/><hr\/><br\/>\n<p><a href=\"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/wp-content\/uploads\/brianza-12.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-12447\" title=\"\" src=\"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/wp-content\/uploads\/brianza-12.jpg\" alt=\"\" width=\"1235\" height=\"746\" srcset=\"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-content\/uploads\/brianza-12.jpg 1235w, https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-content\/uploads\/brianza-12-300x181.jpg 300w, https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-content\/uploads\/brianza-12-1024x618.jpg 1024w\" sizes=\"auto, (max-width: 1235px) 100vw, 1235px\" \/><\/a><\/p>\n<br\/><hr\/><br\/>\n<p>sempre del Corriere del 15 marzo:<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/wp-content\/uploads\/brianza-23.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-12448\" title=\"\" src=\"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/wp-content\/uploads\/brianza-23.jpg\" alt=\"\" width=\"1058\" height=\"806\" srcset=\"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-content\/uploads\/brianza-23.jpg 1058w, https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-content\/uploads\/brianza-23-300x228.jpg 300w, https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-content\/uploads\/brianza-23-1024x780.jpg 1024w\" sizes=\"auto, (max-width: 1058px) 100vw, 1058px\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<br\/><hr\/><br\/>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Bibliografia<\/p>\n<p>Aug\u00e8, M. (1993)\u00a0<em>Non Luoghi, introduzione a una antropologia della surmodernit\u00e0<\/em>, Milano, El\u00e8uthera.<\/p>\n<p>Belfanti, C.M. (1995)\u00a0<em>L\u2019eredit\u00e0 proto-industriale. Forme di proto industria rurale nell\u2019Italia Settentrionale<\/em>(secoli XVIII-XIX).<\/p>\n<p>Beretta, R. (1972)\u00a0<em>Pagine di Storia Brinatine<\/em>, Como, SAGSA.<\/p>\n<p>Cafagna, L. (1983)\u00a0<em>Protoindustria o transizione in bilico? A proposito della prima onda dell\u2019industrializzazione italiana<\/em>, in \u201cQuaderni storici\u201d, n.54.<\/p>\n<p>Cant\u00f9, C. (1857)\u00a0<em>Grande Illustrazione del Lombardo-Veneto<\/em>, Milano.<\/p>\n<p>Casati, D. &amp; Pieri, R. (2008) (a cura di)\u00a0<em>Il sistema agro-alimentare della Lombardia<\/em>, Rapporto 2008, Milano, Franco Angeli.<\/p>\n<p>La Curt, numero zero, anno 2003.<\/p>\n<p>Czoernig, K. (1986)\u00a0<em>Agricoltura e condizioni di vita dei lavoratori agricoli lombardi: 1835-1839<\/em>.<\/p>\n<p>De Capitani D&#8217;Hoe, C. (1809)\u00a0<em>Memoria prima sull&#8217;agricoltura del monte di Brianza<\/em>, Annali dell&#8217;agricoltura del Regno d&#8217;Italia, vol. 4, fascicolo 11.<\/p>\n<p>Della Peruta, F. (1984)\u00a0<em>Il movimento contadino nell\u2019Alto Milanese (1885-1889)<\/em>, Bologna, Il Mulino.<\/p>\n<p>Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare, Italia (2002)\u00a0<em>Guida alle specialit\u00e0 agroalimentari<\/em>, Roma, Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare, ISMEA.<\/p>\n<p>Lando, O. S. (1550)\u00a0<em>Commentario delle pi\u00f9 notabili &amp; mostruose cose d\u2019Italia &amp;\u00a0 altri luoghi.<\/em><\/p>\n<p>Merzario, R. (1989)\u00a0<em>Il capitalismo nelle montagne. Strategie famigliari nella prima fase d&#8217;industrializzazione nel comasco<\/em>, Bologna, Il Mulino.<\/p>\n<p>Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, Italia (2009) Con le scarpe sporche di terra, Roma, Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali.<\/p>\n<p>Perna Bozzi, O. (1968)\u00a0<em>Vecchia Brianza in cucina<\/em>, Milano, Martello Editore.<\/p>\n<p>Pieri, R. &amp; Pretolani, R. (2009) (a cura di)\u00a0<em>Le dinamiche recenti nel sistema agro-alimentare lombardo<\/em>, Milano, Universit\u00e0 Cattolica del Sacro Cuore.<\/p>\n<p>Regione Lombardia, Italia<em>, Atlante dei Prodotti Tipici<\/em>, Milano, Regione Lombardia settore Agricoltura e Foreste.<\/p>\n<p>Serpieri, A. (1910<em>) Il contratto agrario e le condizioni dei contadini nell\u2019alto Milanese<\/em>, Milano, Editore L\u2019Ufficio Agrario.<\/p>\n<p>Societ\u00e0 Umanitaria (1904<em>) L\u2019industria del mobile in Brianza e le condizioni dei lavoratori<\/em>, Milano, Editore L\u2019ufficio del Lavoro.<\/p>\n<p>Touring Club Italiano, Italia (2003<em>) Lombardia, Dalle Alpi al Grande Fiume, Milano, le citt\u00e0, i centri minori, i laghi, i parchi naturali<\/em>, Milano, Touring Editore Srl.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr align=\"left\" size=\"1\" width=\"33%\" \/>\n<div id=\"ftn1\">\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\"><\/a><span lang=\"EN-US\">[1]\u00a0<\/span>Il testo corrisponde ai paragrafi 2.1 e 2.2 della tesi di Riccardo Migliavada,\u00a0<em>Brianza tra industria e futuro. Progetto di rivalorizzazione dell\u2019agricoltura brianzola<\/em>, anno accademico 2008-2009, Universit\u00e0 degli Studi di Scienze Gastronomiche, relatore chiarissimo professor Paolo Corvo. L\u2019adattamento e le eventuali note redazionali sono a cura di Eleonora S\u00e0ita [<em>Nota del Redattore<\/em>] mentre la conclusione \u00e8 di Giuseppe Caprotti.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"ftn2\">\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\"><\/a><span lang=\"EN-US\">[2]\u00a0<\/span>C. Cant\u00f9,\u00a0<em>Guida per i monti della Brianza<\/em>, 1837. Per un\u2019ulteriore approfondimento sui confini della Brianza vedi anche \u201cUn\u2019amministrazione interna industriale perfetta\u201d: il cot\u00e8 priv\u00e8\u201d dei Caprotti (secoli XIX- XX), a cura di Eleonora S\u00e0ita,\u00a0<a href=\"http:\/\/www.sanvalerio.it\/dettagli.asp?id=20\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">presente su questo sito<\/a>.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"ftn3\">\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\"><\/a><span lang=\"EN-US\">[3]\u00a0<\/span>C. De Capitani D\u2019Hoe,\u00a0<em>Memoria prima sull\u2019agricoltura del Monte di Brianza<\/em>, in \u00abAnnali dell\u2019Agricoltura del Regno d\u2019Italia\u00bb, volume 4, fascicolo 11.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"ftn4\">\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\"><\/a>[4]\u00a0La suddivisione territoriale in dipartimenti e cantoni venne introdotta da Napoleone\u00a0 nel 1797 e fu utilizzata sino al 1815.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"ftn5\">\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref5\" name=\"_ftn5\"><\/a>[5]\u00a0Il documento fa riferimento ad una Contessa, vedova del Milanese Azzone Grasso, ed oggi \u00e8 conservato nella Biblioteca Nazionale di Francia.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"ftn6\">\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref6\" name=\"_ftn6\"><\/a><span lang=\"EN-US\">[6]\u00a0<\/span>Corrispondente all\u2019attuale Casteggio, cittadina dell\u2019Oltrep\u00f2 pavese [<em>Nota del Redattore<\/em>].<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"ftn7\">\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref7\" name=\"_ftn7\"><\/a><span lang=\"EN-US\">[7]\u00a0<\/span>Karl Czoernig (1986)\u00a0<em>Agricoltura e condizioni di vita dei lavoratori agricoli lombardi, 1835-1839.<\/em><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"ftn8\">\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref8\" name=\"_ftn8\"><\/a><span lang=\"EN-US\">[8]\u00a0<\/span>De Capitani D&#8217;Hoe, C. (1809)\u00a0<em>Memoria prima sull&#8217;agricoltura del monte di Brianza<\/em>, Annali dell&#8217;agricoltura del Regno d&#8217;Italia, vol. 4, fascicolo 11.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"ftn9\">\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref9\" name=\"_ftn9\"><\/a><span lang=\"EN-US\">[9]\u00a0<\/span>De Capitani D\u2019Hoe 1809, citato.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"ftn10\">\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref10\" name=\"_ftn10\"><\/a><span lang=\"EN-US\">[10]\u00a0<\/span>Lando, O. S. (1550)<em>\u00a0Commentario delle pi\u00f9 notabili &amp; mostruose cose d\u2019Italia &amp;\u00a0 altri luoghi.<\/em><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"ftn11\">\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref11\" name=\"_ftn11\"><\/a><span lang=\"EN-US\">[11]\u00a0<\/span>Malattia epidemica del baco da seta che uccide l\u2019insetto e lascia le larve bianche e friabili come calcina.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"ftn12\">\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref12\" name=\"_ftn12\"><\/a><span lang=\"EN-US\">[12]\u00a0<\/span>Serpieri, A. (1910)\u00a0<em>Il contratto agrario e le condizioni contadine nell&#8217;Alto Milanese<\/em>, Milano, Editore L\u2019Ufficio Agrario, p. 107<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"ftn13\">\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref13\" name=\"_ftn13\"><\/a><span lang=\"EN-US\">[13]\u00a0<\/span>(2003) Editoriale<em>, La Curt<\/em>, Bernareggio, Amici della Storia della Brianza, numero zero, anno 2003, p.3<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"ftn14\">\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref14\" name=\"_ftn14\"><\/a><span lang=\"EN-US\">[14]\u00a0<\/span>Belfanti, C.M. (1995)\u00a0<em>L\u2019eredit\u00e0 proto-industriale. Forme di proto industria rurale nell\u2019Italia Settentrionale (secoli XVIII-XIX)<\/em><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"ftn15\">\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref15\" name=\"_ftn15\"><\/a><span lang=\"EN-US\">[15]\u00a0<\/span>Merzario, R. (1989)\u00a0<em>Il capitalismo nelle montagne. Strategie famigliari nella prima fase d&#8217;industrializzazione nel comasco,<\/em>\u00a0Bologna, Il Mulino.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"ftn16\">\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref16\" name=\"_ftn16\"><\/a><span lang=\"EN-US\">[16]\u00a0<\/span><em>Ibid<\/em><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"ftn17\">\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref17\" name=\"_ftn17\"><\/a><span lang=\"EN-US\">[17]\u00a0<\/span>Malattia causata da un parassita che attacca le foglie o le radici della vite, succhiandone la linfa ed essiccandole [<em>Nota del Redattore<\/em>].<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"ftn18\">\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref18\" name=\"_ftn18\"><\/a><span lang=\"EN-US\"><span lang=\"EN-US\">[18]<\/span>\u00a0<\/span>Cafagna, L. (1983<em>) Protoindustria o transizione in bilico? A proposito della prima onda dell\u2019industrializzazione italiana<\/em>, in \u201cQuaderni storici\u201d, n.54.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"ftn19\">\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref19\" name=\"_ftn19\"><\/a><span lang=\"EN-US\">[19]\u00a0<\/span>La flaccidezza \u00e8 una malattia causata da un micrococco che viene ingerito dall\u2019insetto con le foglie di gelso, vedi J. D\u2019Ercole,\u00a0<em>Metodo di allevamento di Bombyx mori,<\/em>\u00a0in\u00a0<em>Neptunalia, rivista di acquariofilia e terraiofilia<\/em>,\u00a0numero 1, pubblicato in data 20 marzo 2007, 4 pagine, &lt;<a href=\"http:\/\/neptunalia.net\/rivista\">http:\/\/neptunalia.net\/rivista<\/a>&gt;, p. 3. La\u00a0<em>diaspis<\/em>\u00a0fu provocata da un parassita che attaccava le piante di gelso, riduceva la produzione di foglia e, di conseguenza, il numero di bachi allevabili. La malattia, curabile solo con l\u2019estirpazione delle piante, fu infine debellata solo alla vigilia della Prima guerra mondiale, vedi G. Federico,\u00a0<em>Una crisi annunciata: la gelsibachicoltura<\/em>, in\u00a0<em>Studi sull\u2019agricoltura italiana<\/em>, a cura di P.P. D\u2019Attorre e A. De Bernardi, Milano, 1994, pp. 343 &#8211; 372; p. 355 [<em>Nota del Redattore<\/em>].<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"ftn20\">\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref20\" name=\"_ftn20\"><\/a><span lang=\"EN-US\">[20]\u00a0<\/span>Della Peruta, F. (1984)\u00a0<em>Il movimento contadino nell\u2019Alto Milanese (1885-1889),<\/em>\u00a0Bologna, Il Mulino.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"ftn21\">\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref21\" name=\"_ftn21\"><\/a><span lang=\"EN-US\">[21]\u00a0<\/span>Serpieri, A. (1910)\u00a0<em>Il contratto agrario e le condizioni dei contadini nell\u2019alto Milanese,<\/em>\u00a0Milano, Editore L\u2019Ufficio Agrario.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"ftn22\">\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref22\" name=\"_ftn22\"><\/a><span lang=\"EN-US\">[22]\u00a0<\/span>Societ\u00e0 Umanitaria (1904)\u00a0<em>L\u2019industria del mobile in Brianza e le condizioni dei lavoratori,<\/em>\u00a0Milano, Editore L\u2019ufficio del Lavoro.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"ftn23\">\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref23\" name=\"_ftn23\"><\/a><span lang=\"EN-US\">[23]\u00a0<\/span>Il sistema Agro- alimentare in Lombardia: Rapporto 2009<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"ftn24\">\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref24\" name=\"_ftn24\"><\/a><span lang=\"EN-US\">[24]\u00a0<\/span>La\u00a0Produzione Lorda Vendibile \u00e8 costituita dalla somma dei prodotti che vengono venduti nell\u2019anno di riferimento dalle aziende agricole (prodotti delle colture erbacee, delle colture arboree e di eventuali prodotti della trasformazione), con l\u2019esclusione dei prodotti reimpiegati in azienda (come i foraggi, la paglia, ecc.), moltiplicata per il rispettivo prezzo di mercato all\u2019azienda.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"ftn25\">\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref25\" name=\"_ftn25\"><\/a><span lang=\"EN-US\">[25]\u00a0<\/span>Dati elaborati dal Settore Agricoltura della Provincia di Milano \u2013 Anno 2006.<\/p>\n<\/div>\n<p>[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row]<\/p>\n<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Premessa di Eleonora S\u00e0ita, testo di Riccardo Migliavada. Aggiornato da Giuseppe Caprotti il 21 marzo 2014<\/p>\n","protected":false},"author":22,"featured_media":46070,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[95,240],"tags":[217,191,132],"class_list":["post-308","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-caprotti-venosta","category-storia-locale","tag-agricoltura","tag-albiate","tag-localismo","category-95","category-240","description-off"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/308","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-json\/wp\/v2\/users\/22"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=308"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/308\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":46602,"href":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/308\/revisions\/46602"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-json\/wp\/v2\/media\/46070"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=308"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=308"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=308"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}