{"id":35819,"date":"2011-09-15T14:31:10","date_gmt":"2011-09-15T12:31:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/?p=35819"},"modified":"2022-11-08T16:54:07","modified_gmt":"2022-11-08T15:54:07","slug":"i-caprotti-aspetti-privati-dal-600-alla-seconda-guerra-mondiale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/i-caprotti-aspetti-privati-dal-600-alla-seconda-guerra-mondiale\/","title":{"rendered":"I Caprotti : aspetti privati dal &#8216;600 alla Seconda Guerra Mondiale"},"content":{"rendered":"<div class=\"wpb-content-wrapper\"><p>[vc_row][vc_column][vc_column_text]<\/p>\n<h4>Il contesto, una definizione di Brianza<\/h4>\n<p>Riteniamo doveroso e utile alla comprensione del contesto della pubblicazione, introdurre il documento riguardante la famiglia Caprotti (a cura della dottoressa Eleonora S\u00e0ita), trascrivendo la definizione di Brianza riportata da la &#8220;Storia della Brianza&#8221;, Cattaneo Editore, Oggiono (LC), 2007<\/p>\n<p>Giuseppe Caprotti, 2009.<\/p>\n<h4>I centocinquantaquattro (154) Comuni della Brianza<\/h4>\n<p><em>Ricercare i precisi confini territoriali della Brianza \u00e8 un\u2019operazione impropria dal punto di vista storico oltre che opinabile sul piano metodologico. Tant\u2019\u00e8 che tradizionalmente, convivono diverse \u201cidee\u201d di Brianza, ciascuna con le proprie ragioni. Tuttavia, dovendo fornire agli autori della presente opera una traccia dell\u2019ambito geografico cui attenersi per le loro ricerche, abbiamo dovuto scegliere. Ci \u00e8 sembrato utile, a tale scopo, adottare i confini dell\u2019attuale Contado della Martesana, come li indica Ignazio Cant\u00f9 nelle \u201cVicende della Brianza e d\u00e9 paesi circonvicini\u201d, con le sue 12 Pievi alle quali facevano capo 157 chiese. Il Contado, unitamente alla Corte di Monza, avrebbe poi dato corpo, nella tradizione locale, alla Brianza pi\u00f9 estesa dal punto di vista territoriale. Sulla base di questa impostazione e con alcune ragionevoli modifiche (esclusione delle terre oltre Adda gi\u00e0 delle Pievi di Brivio e di Garlate e inserimento di tutti i Comuni della odierna Provincia di Monza e della Brianza), siamo pervenuti al concetto geografico di Brianza che, pur con tutti i limiti di cui alle premesse, proponiamo ai nostri lettori. Nei suoi confini, delineati sulla cartina della contro copertina, risultano compresi 154 Comuni delle Province di Como, Lecco, Monza e Brianza, Milano. Se qualcuno di essi, sulla base di una diversa interpretazione, si sentisse indebitamente coinvolto e qualcun altro escluso, ce ne scusiamo.<\/em>[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text]Agrate Brianza<\/p>\n<p>Aicurzio<\/p>\n<p>Airuno<\/p>\n<p>Albavilla<\/p>\n<p>Albesecon Cassano<\/p>\n<p>Albiate<\/p>\n<p>Alserio<\/p>\n<p>Alzate Brianza<\/p>\n<p>Annone Brianza<\/p>\n<p>Anzano del Parco<\/p>\n<p>Arcore<\/p>\n<p>Arosio<\/p>\n<p>Asso<\/p>\n<p>Barlassina<\/p>\n<p>Barni<\/p>\n<p>Barzago<\/p>\n<p>Barzan\u00f2<\/p>\n<p>Bellusco<\/p>\n<p>Bernareggio<\/p>\n<p>Besana in Brianza<\/p>\n<p>Biassono<\/p>\n<p>Bosisio Parini<\/p>\n<p>Bovisio Masciago<\/p>\n<p>Brenna<\/p>\n<p>Briosco<\/p>\n<p>Brivio<\/p>\n<p>Brughiero<\/p>\n<p>Bulciago<\/p>\n<p>Burago Molgora<\/p>\n<p>Busnago<\/p>\n<p>Cabiate<\/p>\n<p>Caglio<\/p>\n<p>Calco<\/p>\n<p>Cambiago<\/p>\n<p>Camparada[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text]Cant\u00f9<\/p>\n<p>Canzo<\/p>\n<p>Capiago Intimiano<\/p>\n<p>Carate Brianza<\/p>\n<p>Carimate<\/p>\n<p>Carnate<\/p>\n<p>Carugate<\/p>\n<p>Carugo<\/p>\n<p>Casate Novo<\/p>\n<p>Caslino d\u2019Erba<\/p>\n<p>Castello Brianza<\/p>\n<p>Castelmarte<\/p>\n<p>Cassago Brianza<\/p>\n<p>CavenagoBrianza<\/p>\n<p>Ceriano Laghetto<\/p>\n<p>Cernusco<\/p>\n<p>Lombardone<\/p>\n<p>Cesana<\/p>\n<p>Brianza<\/p>\n<p>Cesano Maderno<\/p>\n<p>Cinisello Balsamo<\/p>\n<p>Civate<\/p>\n<p>Civenna<\/p>\n<p>Cogliate<\/p>\n<p>Colle Brianza<\/p>\n<p>Concorezzo<\/p>\n<p>Cornate d\u2019Adda<\/p>\n<p>Correzzana<\/p>\n<p>Costamasnaga<\/p>\n<p>Cremella<\/p>\n<p>Cucciago<\/p>\n<p>Cusano Milanino<\/p>\n<p>Desio<\/p>\n<p>Dolzago<\/p>\n<p>Ello[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text]Erba<\/p>\n<p>Eupilio<\/p>\n<p>Figino Serenza<\/p>\n<p>Galbiate<\/p>\n<p>Garbagnate Monastero<\/p>\n<p>Garlate<\/p>\n<p>Malgrate<\/p>\n<p>Mariano Comense<\/p>\n<p>Meda<\/p>\n<p>Merate<\/p>\n<p>Merone<\/p>\n<p>Mezzago<\/p>\n<p>Misinto<\/p>\n<p>Missaglia<\/p>\n<p>Molteno<\/p>\n<p>Monguzzo<\/p>\n<p>Montevecchia<\/p>\n<p>Monticello Brianza<\/p>\n<p>Montorfano<\/p>\n<p>Monza<\/p>\n<p>Muggi\u00f2<\/p>\n<p>Nibionno<\/p>\n<p>Nova Milanese<\/p>\n<p>Novedrate<\/p>\n<p>Oggiono<\/p>\n<p>Olgiate Molgora<\/p>\n<p>OlginateOrnago<\/p>\n<p>OrsenigoOsnago<\/p>\n<p>Paderno d\u2019Adda<\/p>\n<p>Paderno Dugnano<\/p>\n<p>Perego<\/p>\n<p>Pescate<\/p>\n<p>Ponte Lambro<\/p>\n<p>Proserpio<\/p>\n<p>Pusiano[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text]Renate Brianza<\/p>\n<p>Rezzago<\/p>\n<p>Robbiate<\/p>\n<p>Rogeno<\/p>\n<p>Roncello<\/p>\n<p>Ronco Briantino<\/p>\n<p>Rovagnate<\/p>\n<p>Santa Maria Ho\u00e8<\/p>\n<p>Senago<\/p>\n<p>Seregno<\/p>\n<p>Seveso<\/p>\n<p>Sirone<\/p>\n<p>Sirtori<\/p>\n<p>Sormano<\/p>\n<p>Sovico<\/p>\n<p>Suello<\/p>\n<p>Sulbiate<\/p>\n<p>Tavernerio<\/p>\n<p>Trezzo d\u2019Adda<\/p>\n<p>Triugio<\/p>\n<p>Usmate Velate<\/p>\n<p>Valbrona<\/p>\n<p>Valgreghentino<\/p>\n<p>Valmadrera<\/p>\n<p>Varedo<\/p>\n<p>Vedano al Lambro<\/p>\n<p>Veduggio con Colzano<\/p>\n<p>Verano Brianza<\/p>\n<p>Verderio Inferiore<\/p>\n<p>Verderio Superiore<\/p>\n<p>Vigan\u00f2<\/p>\n<p>Villasanta<\/p>\n<p>Vimercate[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Clicca <\/em>sulla<em>\u00a0foto per <\/em>ingrandire<\/p>\n<p>[\/vc_column_text][vc_single_image image=&#8221;720&#8243; img_size=&#8221;medium&#8221; alignment=&#8221;center&#8221; onclick=&#8221;link_image&#8221;][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]Titolo originale: \u201cUn&#8217;amministrazione interna industriale perfetta\u201d:\u00a0<strong>Il \u201cc\u00f4t\u00e9 priv\u00e9\u201d dei Caprotti\u00a0<\/strong>(secoli XIX \u2013 XX)[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column][vc_single_image image=&#8221;721&#8243; img_size=&#8221;medium&#8221; alignment=&#8221;center&#8221;][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]<strong><em>Premessa<\/em><\/strong><\/p>\n<p>L&#8217;industria del cotone si svilupp\u00f2 nell&#8217;Alto Milanese, favorita dalla secolare tradizione di tessitura di questa fibra in quei luoghi \u2013 sin dal Medioevo praticamente nessuna casa era priva di telaio \u2013, dall&#8217;abbondanza di energia idraulica e dalla disponibilit\u00e0 di manodopera esperta a basso costo, quei contadini che vedevano la sussistenza delle famiglie, schiacciate fra magri redditi e contratti d&#8217;affitto molto onerosi, dipendere sia dal lavoro nei campi sia dall&#8217;indispensabile reddito integrativo costituito dalla tessitura di tele di cotone e di tessuto misto.<\/p>\n<p>Le filature meccaniche di cotone, diffuse in tutto il territorio gi\u00e0 dalla prima met\u00e0 dell&#8217;Ottocento, non diversamente dalle filande di seta dei distretti comaschi impiegavano soprattutto manodopera femminile e infantile, ma in queste zone, contrariamente al ciclo della seta,<strong> la tessitura a domicilio<\/strong> coinvolgeva anche i maschi adulti (motivo che, fra l&#8217;altro, tard\u00f2 la meccanizzazione e la concentrazione dei processi di produzione in fabbrica rispetto alla filatura).<\/p>\n<p>La seta, tuttavia, era e rimase sempre un investimento redditizio in tutta la Brianza. A met\u00e0 Ottocento, l&#8217;ingegner Giulio Sarti scriveva che <em>Nell&#8217;arte di coltivar gelsi e di allevar bozzoli l&#8217;esperienza antica ci tiene in buone condizioni di concorrenza con qualunque altra nazione, e tanto pi\u00f9 fin che gli elevati prezzi di questa materia prima renderanno l&#8217;allevamento dei bozzoli una delle pi\u00f9 convenienti nostre produzioni, che riunisce in s\u00e9 con raro vantaggio un&#8217;utile coltivazione del suolo ed una industria facile ed estesa<\/em>.<\/p>\n<p>Per questo motivo si pu\u00f2 dire che <a href=\"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/lagricoltura-in-brianza-storia-e-opportunita\/\"><strong>qualunque proprietario terriero, anche se non industriale serico o setaiolo di professione, come i Caprotti, teneva molto a coltivare i pregiati gelsi sulle sue terre, onde nutrire quei bachi attentamente allevati e curati dai coloni nelle bigattiere di cui erano dotate praticamente tutte le cascine, quale fonte alternativa di sicuro reddito.<\/strong><\/a>[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column][vc_single_image image=&#8221;722&#8243; img_size=&#8221;large&#8221; alignment=&#8221;center&#8221;][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]<\/p>\n<h4><a href=\"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/i-caprotti\/\"><strong><em>I Caprotti<\/em><\/strong><\/a><\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Famiglia_Caprotti\"><strong>Il nome Caprotti compare nella zona albiatese alla fine del Seicento.<\/strong><\/a> Le fortune di famiglia dovettero essere saggiamente gestite nel tempo, soprattutto tra la fine del secolo successivo e gli inizi dell&#8217;Ottocento, e come spesso succedeva all&#8217;epoca, <strong>furono con buona probabilit\u00e0 i terreni a fornire il capitale necessario per intraprendere un&#8217;attivit\u00e0 di tipo industriale nel campo cotoniero<\/strong>. Nel corso di quel secolo, infatti, la <em>Bernardo Caprotti di Giuseppe <\/em>conobbe un notevole e continuo sviluppo, alimentato anche dal ricorso alle pi\u00f9 moderne tecniche di produzione e gestione e all&#8217;uso degli ultimi ritrovati nel campo della meccanica.<\/p>\n<p>[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column][vc_single_image image=&#8221;9393&#8243; img_size=&#8221;large&#8221; alignment=&#8221;center&#8221;][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]<\/p>\n<h4 style=\"text-align: justify;\">Le propriet\u00e0 terriere<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\">I Caprotti, quindi, furono proprietari di terre, che si trovavano pressoch\u00e9 esclusivamente ad Albiate e, in genere, nel territorio dell&#8217;antica Pieve di Agliate di cui il paese faceva parte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Circoscrizione amministrativa ed ecclesiastica antichissima, la pieve faceva capo alla localit\u00e0 di Agliate, e nei primi secoli del basso Medioevo veniva amministrata da un conte, titolo che, all&#8217;epoca, spettava alla famiglia Confalonieri. Nel compartimento territoriale dello stato di Milano, edito il 10 giugno 1757, la pieve contava 24 comuni, tra cui Albiate, Besana, Briosco, Giussano, Renate, Sovico, Triuggio, Veduggio, n\u00e9 le cose cambiarono quando, tramontato l&#8217;antico ducato di Milano e instaurata la Repubblica Cisalpina, la pieve coi suoi 24 comuni risulta, nel 1791, appartenere all&#8217;VIII distretto censuario della Provincia di Milano.<\/p>\n<p>[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column][vc_single_image image=&#8221;724&#8243; img_size=&#8221;large&#8221; alignment=&#8221;center&#8221;][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]Dalle <em>Risposte ai Quarantacinque quesiti<\/em> della Real giunta del censimento del 1751 emerge che il comune, appartenente alla pieve di Agliate, contava circa 500 anime. L\u2019apparato amministrativo era costituito dall\u2019assemblea di tutti i capi di casa della comunit\u00e0, convocata in piazza almeno una volta all\u2019anno in occasione della pubblicazione dei riparti e del rinnovo delle cariche comunitarie, da un console, tutore dell\u2019ordine pubblico, e da un sindaco, responsabile della gestione degli interessi della comunit\u00e0, entrambi eletti a pubblico incanto dall\u2019assemblea e coadiuvati da due deputati: mentre il sindaco, occupandosi della cura delle pubbliche scritture, ricopriva anche la carica di cancelliere, ai due deputati, detti anche \u201cfattori\u201d, era affidata la vigilanza sulla ripartizione dei carichi fiscali. Un esattore, scelto con asta pubblica e nominato dall\u2019assemblea, si accollava infine tutte le operazioni connesse alla riscossione delle imposte.<\/p>\n<p>La planimetria settecentesca riportata nella pagina precedente, infatti, mostra la rilevazione catastale del territorio di Albiate a fini censuari. Ai numeri che contrassegnano ogni singola porzione rilevata corrisponde la descrizione scritta in appositi registri compilati negli uffici catastali (oggi conservati presso l\u2019Archivio di Stato di Milano). Secondo una prassi consolidata gi\u00e0 all\u2019epoca dei catasti teresiani, nelle mappe veniva indicata anche la presenza di alberi a coltura pregiata, segnatamente gelsi.<\/p>\n<p>Gli edifici del paese di Albiate sono ben visibili, e cos\u00ec la propriet\u00e0 di Villa San Valerio, l\u2019oratorio omonimo (contrassegnato da un quadratino crociato sulla destra), gli edifici che gli stanno proprio davanti (nn. 154 \u2013 156), il giardino (nn. 141 \u2013 137), e il resto della grande tenuta, che giunse, forse con pochi cambiamenti, in mano ai Caprotti.<\/p>\n<p>Questi, che dalla terra iniziarono, <strong>della terra fecero una sorta di capitale di riserva per essere in grado di passare, senza troppe preoccupazioni, dal commercio al macchinismo industriale,<\/strong> per poi ampliare ancor di pi\u00f9 la consistenza dell\u2019impresa.<\/p>\n<p>Per gran parte dell\u2019Ottocento, infatti, ben poche furono le banche disposte a finanziare le imprese industriali, e non esisteva uno Stato pronto a salvare dalla rovina un\u2019azienda che si fosse esposta troppo nei suoi investimenti, n\u00e9 molti erano, a loro volta, i ricchi esponenti della borghesia disposti a correre il rischio dell\u2019associazione in campo industriale.<\/p>\n<p>Ecco perch\u00e9 i Caprotti, e molti come loro impegnati nel settore tessile, escogitarono un \u201cfattore sostitutivo privato\u201d (il patrimonio terriero) che consentisse d\u2019intraprendere e continuare l\u2019attivit\u00e0 industriale senza il timore di venire travolti e schiacciati dal meccanismo, ancora poco conosciuto, che mettevano in moto.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column][vc_single_image image=&#8221;725&#8243; img_size=&#8221;medium&#8221; alignment=&#8221;center&#8221; onclick=&#8221;link_image&#8221;][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]Non \u00e8 quindi un caso che gi\u00e0 <strong>Giuseppe<\/strong> 1 (<strong>1782?- 1851<\/strong>) di Giovanni Caprotti, <strong>il primo a impiantare quella definibile come una vera e propria attivit\u00e0 industriale<\/strong>, procedesse a consistenti acquisti di terreni, in genere assai piccoli, ma molto pregiati e ricercati soprattutto se forniti di<strong> gelsi per l\u2019allevamento dei bachi da seta<\/strong>;<\/p>\n<p>ai primi del Novecento l\u2019estensione del patrimonio era di circa <strong>140 ettari<\/strong> per un valore di 410.000 lire, composto per la maggior parte da terreni agricoli e da ben pochi fabbricati di tipo urbano.<\/p>\n<p>Le terre venivano particolarmente curate, e la vendita dei loro prodotti doveva rendere bene, anche se la quasi totale perdita dei registri relativi non permette uno studio analitico della redditivit\u00e0.<\/p>\n<p>Una volta acquistate poi ci si pensava bene prima di venderle: anzi, neppure negli anni critici della Caprotti societ\u00e0 anonima, agli inizi del Novecento, pare che i Caprotti, sebbene assillati da gravi problemi di liquidit\u00e0, intaccassero i beni terrieri, ricorrendo piuttosto all\u2019iscrizione di ipoteche per ottenere prestiti.<\/p>\n<p>La produzione veniva attentamente seguita, soprattutto quella dei bozzoli di seta e della foglia di gelso, e la \u201cfamigliarit\u00e0\u201d dell\u2019azienda faceva s\u00ec che lo stesso personale \u2013proveniente per lo pi\u00f9 da quelle terre stesse, e che a quelle terre ritornava stagionalmente per i lavori agricoli \u2013 si trovasse pi\u00f9 o meno impegnato nella gestione.<\/p>\n<p>Paradigmatica, al proposito, la lettera che l\u2019impiegato G. Brambilla scrisse il 29 giugno 1864 a Giuseppe 2 Caprotti, appellato, con confidenziale rispetto, <em>signor Peppino<\/em>, a proposito degli effetti dell\u2019impiego della foglia giapponese nell\u2019allevamento dei bachi:<\/p>\n<blockquote><p><em>Preg[iatissim]o sig<\/em>[nor]<em> Peppino\/(\u2026)\/Siccome, il Suo Signor Pap\u00e0, ricevuta di m<\/em>[issiva]<em> 27 corr[ente], dice di scrivergli se la n<\/em>[ostr]<em>a semente \u00e8 eguale a quella del fattore di Buffalora, mentre glie lo dicevo appunto nella med<\/em>[esim]<em>a lettera; cos\u00ec a scanso d\u2019ecquivoci<\/em><\/p><\/blockquote>\n<p>[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column][vc_single_image image=&#8221;726&#8243; img_size=&#8221;full&#8221; alignment=&#8221;center&#8221;][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]Il terzo Giuseppe, figlio di Bernardo 2, il quale pure non trascurava assolutamente la sua azienda, si preoccup\u00f2 altres\u00ec d\u2019introdurre nei suoi possedimenti un\u2019ampia <strong>diversificazione produttiva specialmente in direzione delle colture ortofrutticole, spezzando la classica triade frumento \u2013 granturco \u2013 avena<\/strong> che dominava il paesaggio agrario di quelle regioni, abbonandosi a moltissime riviste specializzate e fornendo la sua biblioteca di numerosi trattati d\u2019agricoltura, a testimonianza della seriet\u00e0 delle sue iniziative in campo agricolo.<\/p>\n<p>Possedere la terra \u2013 tanta terra \u2013 significava anche avere voce importante nelle comunit\u00e0 ove queste terre si trovavano, esserne partecipi \u2013 <strong>Bernardo 2 Caprotti,<\/strong> a fine Ottocento, fu <strong>sindaco di Albiate<\/strong> \u2013, rivestire in essa un ruolo non da poco e avere una precisa connotazione sociale, non foss\u2019altro perch\u00e9 buona parte della popolazione locale lavorava e abitava quelle terre, quindi pagava affitti, forniva manodopera e prodotti.<\/p>\n<p><strong>Nel caso dei Caprotti, poi, le persone potevano anche lavorare nella loro azienda o per la loro azienda, oltre a essere contemporaneamente loro fittavoli e contadini: tanto per dare una misura indicativa, alla fine dell\u2019Ottocento solo nelle cascine di Albiate e Triuggio i nuclei familiari di quasi 900 persone che vi abitavano traevano il loro sostentamento, totale o parziale, dalle coltivazioni di terreni appartenenti ai Caprotti; e ancora per dare una misura, nel censimento generale della popolazione italiana del 1881 gli abitanti di Albiate erano 1878.<\/strong><\/p>\n<h4>Cultura, educazione, rapporti famigliari<\/h4>\n<p>Lettere, biglietti, pagelle scolastiche, conti, appunti su interessi culturali, fotografie, molte cose possono parlarci dell\u2019ambito in cui vissero i Caprotti e dei rapporti che li legavano.<\/p>\n<p>La famiglia era una tipica famiglia del <em>milieu<\/em> sociale provinciale, comunque considerata fra i maggiorenti locali, tanto da venire invitata ai trattenimenti che si davano alla Villa reale di Monza, e di tale <em>milieu<\/em> sociale recava tutti i crismi tipici dell\u2019epoca.<\/p>\n<p>I rapporti tra membri della famiglia, per quanto affettuosi e amorevoli potessero essere, erano comunque sempre improntati all\u2019interesse economico, che su tutto sovrastava, compresa l\u2019educazione della prole, impostata su criteri severi e pianificata quasi come un regolamento d\u2019impresa per preparare degni successori, pi\u00f9 che alla dinastia, al lavoro, che ne era blasone, piacesse o meno: Carlo 1 Caprotti, ormai anziano, scriveva al nipote di divertirsi, fin che ne aveva l\u2019et\u00e0 <em>(io fui uno stupido bue da lavoro)<\/em>.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column][vc_single_image image=&#8221;727&#8243; img_size=&#8221;large&#8221; alignment=&#8221;center&#8221;][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]Non deve quindi stupire, all\u2019interno del nucleo famigliare, la coesistenza di <strong>saldi legami affettivi con litigiosit\u00e0<\/strong>, conflitti, sgarberie e odi decennali, magari pure trasmessi al pari di un\u2019eredit\u00e0, intrecciati com\u2019erano agli interessi che legavano i membri della famiglia alla <em>ditta<\/em>, quell\u2019entit\u00e0 che era indissolubile dall\u2019identit\u00e0 della famiglia stessa.<\/p>\n<p>Tra lavoro e lavoro, tuttavia, i Caprotti riuscivano a trovare il tempo per sviluppare qualche interesse, se non proprio per coltivarlo, anche se non furono mai dei dotti o dei dilettanti di talento.<\/p>\n<p>Il terzo Giuseppe, ad esempio, oltre ad abbonarsi contemporaneamente a non meno d\u2019una cinquantina di riviste che andavano dai periodici economici a quelli politici e d\u2019informazione alle riviste di storia militare (e occupato com\u2019era a dirigere la sua impresa, non si sa dove trovasse il tempo di leggerle tutte), nutr\u00ec una vera passione per i libri, formandosi <strong>una ricca biblioteca con volumi di narrativa e soprattutto di saggistica<\/strong> (dall\u2019economia alla filosofia); fu inoltre zoologo (collezionava uccelli impagliati), appassionato numismatico e interessato all\u2019antiquariato, i cui pezzi gli venivano procurati da noti esploratori.<\/p>\n<p>Un\u2019ultima parola va dedicata alle donne, le quali in tale contesto avevano un loro posto preciso, ancorch\u00e9 limitato: potevano essere infatti un investimento produttivo \u2013 una moglie, che giungeva corredata di dote \u2013 o improduttivo, se non dannoso \u2013 una figlia o una sorella da sposare, cui quindi doveva essere assegnata una dote. In quest\u2019ultimo caso, le Caprotti non subivano destini molto diversi dalle altre appartenenti al loro ambito sociale, quello, ripetiamolo, di un\u2019imprenditoria ricca ma non ricchissima, e non disposta a scialare o arrischiare denari e sostanze inutilmente. La loro quota di patrimonio \u2013 ch\u00e9 questo, poi, era una dote \u2013 era solitamente limitata alla legittima (ove la sostanza libera veniva destinata per testamento ai soli maschi), convertita in denaro e pagata, a rate, il pi\u00f9 tardi possibile. Continue sono quindi le lettere di lamentela delle sorelle sposate sempre in attesa del saldo della dote, ma il loro atteggiamento, com\u2019era loro precisa educazione, era infine di passiva acquiescenza a quello che era sempre definito \u201cl\u2019interesse della famiglia\u201d, anche se spesso era solo prepotenza di padri, figli e fratelli; se proprio erano esasperate, la loro massima reazione era invocare i fulmini del cielo su coloro che le offendevano.<\/p>\n<p>Il loro ruolo, d\u2019altronde, era fondamentale, non solo quali mogli e soprattutto madri \u2013 quindi prime educatrici della prole -, ma anche quale mezzo di affermazione sociale: a loro infatti era demandata la cura dei rapporti sociali nella loro pi\u00f9 ampia accezione, e nelle forme, diciamo cos\u00ec, socialmente costituite.<\/p>\n<p>Non diversamente dall\u2019aristocratico, infatti, anche il borghese, per legittimarsi a pieno come figura in tutto e per tutto degna di appartenere all\u2019\u00e9lite dirigente, aveva bisogno di estetizzarsi, di affinare i propri modi, di fornire le proprie case dei segni di una virt\u00f9 immateriale che aveva \u2013 e tuttora ha \u2013 un valore pi\u00f9 universale, immediato e riconoscibile di quello testimoniato dalle cifre del lavoro e del guadagno. Solo che se per l\u2019aristocratico l\u2019ozio \u2013 inteso come disponibilit\u00e0 assoluta del proprio tempo per scopi non legati alla produzione di ricchezza \u2013 era da secoli un tratto distintivo della propria identit\u00e0, per i borghesi era un problema quotidiano.<\/p>\n<p>La loro primaria ragion d\u2019essere s\u2019esprimeva infatti, come detto, nell\u2019indefessa applicazione al lavoro, che elevata a valore aveva loro permesso di entrare a far parte degli strati sociali superiori, sicch\u00e9 di tempo da dedicare in prima persona a tutto ci\u00f2 che non era lavoro ne avevano fatalmente poco: solo per fare un esempio che ci riguarda da vicino, Bernardo 2 ed Emilio Caprotti guardavano ai brevi periodi di vacanza a Trescore Balneario come a tempo inutilmente perso, e quando potevano se ne fuggivano a far visita da qualche cliente nelle vicinanze.<\/p>\n<p>Non stupisce quindi che l\u2019uso sociale dell\u2019ozio venisse affidato alla componente femminile, che di affari era tenuta a occuparsi poco o punto e che anche ad altri aspetti della socialit\u00e0 maschile \u2013 il circolo, lo sport e simili \u2013 non partecipava che occasionalmente e in tono minore.<\/p>\n<p>Le donne, quindi, venivano educate negli istituti d\u2019istruzione loro riservati, ove imparavano quelle che, di fatto, erano una delle principali componenti immateriali della dote da portare al futuro coniuge: la padronanza, pi\u00f9 o meno valida non importa, della buona educazione, della conversazione, delle pratiche religiose e di beneficenza, nonch\u00e9 della musica e delle arti applicate come il ricamo, le piccole pitture per produrre quadretti e ceramichine che poi venivano disseminati per tutta la casa o nelle chiese. Le donne Caprotti furono <strong>sempre presenti nelle istituzioni benefiche locali<\/strong>, e arricchirono la chiesa parrocchiale di inginocchiatoi, calici e paramenti sacri, affermando anche cos\u00ec, nel proprio ambito sociale, e con mezzi visivi da tutti immediatamente percepibili, l\u2019importanza e il posto di preminenza ricoperto dalla loro famiglia.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column][vc_single_image image=&#8221;728&#8243; img_size=&#8221;large&#8221; alignment=&#8221;center&#8221;][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]<\/p>\n<h4>L\u2019andata a \u00c9pinal: come un Caprotti trov\u00f2 moglie<\/h4>\n<p>Era uso nelle famiglie industriali, si pu\u00f2 ben dire da che esiste il commercio, mandare i giovani eredi a formarsi in altre realt\u00e0 oltre alla propria. Nel Medioevo li s\u2019indirizzava nelle colonie d\u2019Oriente \u2013 se c\u2019erano \u2013, altrimenti presso parenti o corrispondenti di fiducia in altre nazioni, a centinaia di chilometri di distanza, per imparar l\u2019arte e metterla da parte. In seguito, l\u2019industrializzazione e la tecnologia mandavano l\u2019erede a imparar non solo tutto quel che si poteva sapere sulla propria specializzazione dal punto di vista della conoscenza del prodotto, ma anche di quella delle macchine.<\/p>\n<p>Il primogenito di Bernardo 2 Caprotti, <strong>Giuseppe 3 (padre di Bernardo e nonno di Giuseppe Caprotti)\u00a0<\/strong>, nato nel 1899, era lietamente occupato in tutt\u2019altri interessi della propria giovent\u00f9 \u2013 macchine, avvenenti signorine, tutti interessi fra l\u2019altro condivisi col suo mentore, lo zio Guido 1 \u2013, quando il padre pens\u00f2 bene di iniziare il suo addestramento di futuro capo dell\u2019azienda di famiglia mandandolo in Francia, e precisamente a \u00c9pinal, sui Vosgi, nella zona di Nancy, a frequentare la Scuola superiore di filatura e tessitura dell\u2019Est (\u00c9cole sup\u00e9rieure de filature et de tissage de l\u2019Est), cui present\u00f2 domanda, in un francese tutto da leggere, con una lettera databile al 1922.[\/vc_column_text][vc_column_text]<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Clicca <\/em>sulle<em> foto per <\/em>ingrandire<\/p>\n<p>[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/2&#8243;][vc_single_image image=&#8221;729&#8243; img_size=&#8221;medium&#8221; add_caption=&#8221;yes&#8221; alignment=&#8221;center&#8221; onclick=&#8221;link_image&#8221;][\/vc_column][vc_column width=&#8221;1\/2&#8243;][vc_single_image image=&#8221;730&#8243; img_size=&#8221;medium&#8221; add_caption=&#8221;yes&#8221; alignment=&#8221;center&#8221; onclick=&#8221;link_image&#8221;][\/vc_column][vc_column][vc_column_text]Era l\u2019inizio dei folli anni Venti, dopo la Grande Guerra il mondo occidentale era profondamente cambiato e la tragedia appena passata aveva lasciato conseguenze pesanti sull\u2019economia, ma anche sugli animi, che volevano tanto divertirsi. Giuseppe desiderava continuare a farlo, e il progetto paterno su \u00c9pinal evidentemente non lo entusiasm\u00f2: ma davanti agli affari, e al come imparare a condurli, persino il gaudente zio Guido 1, suo affezionato mentore, a un certo punto, vista la resistenza del nipote, gli scriveva <em>non voglio che sperare che tu approfitti di quanto vi s\u2019insegna, lasciando che la pratica ti addomestichi poi col resto, che \u00e8 pur necessario per fare bene i propri affari<\/em>.<\/p>\n<p>D\u2019altronde, come Guido specificava in un\u2019altra lettera, era ben necessario poter disporre non solo di esperienza, che si acquisiva inevitabilmente \u201csul campo\u201d, ma anche di conoscenza. Lui non aveva mai imparato a conoscere a fondo il proprio mestiere, e notava come questo desse alla clientela un\u2019opinione negativa; suo padre, invece, <em>vero maestro della tessitura, basava la sua vendita ed il suo aplomb sulla sua indiscutibile e brillante capacit\u00e0, e sapeva infinocchiare i compratori in modo meraviglioso (\u2026)<\/em>.<\/p>\n<p>Il giovane Caprotti, una volta in Francia, perse evidentemente la testa per una <em>signora tedesca<\/em> sposata, la quale, nelle carte, non viene mai nominata se non in tal modo. Lo zio Guido, lungi dallo scandalizzarsene, gli teneva bordone, ma non ne era affatto contento.<\/p>\n<p>Il 27 febbraio 1923 gli scriveva che la sua lettera aveva <em>impressionato<\/em> il padre, uomo peraltro abbastanza ansioso; lui aveva cercato di calmarlo buttando la cosa sul ridere, ricordandogli che quando stava a Ginevra si guardava bene dal mandare notizie a casa, anzi, incaricava un amico <em>d\u2019impostare a scadenza alcune cartoline preventivamente preparate con data futura per la famiglia<\/em>. Bernardo ora sapeva trattarsi di donne, e si preoccup\u00f2;<em>poi si preoccup\u00f2 della posizione finanziaria<\/em>. Quindi stava a Giuseppe chiedergli denari \u2013 <em>possibilmente non subito<\/em>, consigliava lo zio, il quale proseguiva preoccupandosi nel vedere in lui parte dei suoi difetti nei confronti delle donne, a cominciare dall\u2019attaccamento sentimentale.<\/p>\n<p><em>Come me<\/em> \u2013 proseguiva \u2013 <em>tu hai bisogno di voler bene sempre e fatalmente per tutta la vita<\/em>. Comunque, per il momento, gli consigliava di attenersi ad alcune regole che paiono tratte dal manuale del Don Giovanni, fedifrago ma signore:<\/p>\n<p><em>Non trattar male n\u00e9 da egoista le donne. Conservati amico di tutte le tue amanti, ma agisci con tatto per non esserne vittima. Se ti vedi troppo innamorato di una, fatti subito un\u2019altra amante, e tratta la prima cavallerescamente, lasciandola a poco a poco, possibilmente senza colpi brutali, e trovando pretesti razionali per mancare i ritrovi. La donna in fondo \u00e8 come i bambini e si dimentica facilmente. Sostituisci l\u2019amicizia all\u2019amore insensibilmente. Pensa che io pure ebbi un\u2019amica tedesca, che divenne tisica. Non mor\u00ec, ma ancor oggi mi scrive, dopo quasi vent\u2019anni che non ci vediamo!<\/em><\/p>\n<p><em>Non dimenticare che in amore quasi sempre uno dei due deve diventare la vittima dell\u2019altro: vedi di non essere tu, ma di fare dell\u2019altra una vittima non troppo sofferente, se appena ti \u00e8 possibile.<\/em><\/p>\n<p>Guido terminava poi approvando la fuga a Parigi del nipote: ottimo rimedio momentaneo, ma facesse il piacere di trovarne altri pi\u00f9 duraturi, se ogni volta che vedeva la sua innamorata gli pareva d\u2019esser troppo debole con lei. E quanto alla pazzia, non aveva di che preoccuparsi: <em>un po\u2019 pazzi lo siamo tutti in famiglia, ma non abbastanza per preoccuparcene!<\/em> Quindi stesse allegro, si divertisse e approfittasse \u2013 se poteva \u2013 anche degli studi.[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column][vc_column_text]<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Clicca <\/em>sulla<em>\u00a0foto per <\/em>ingrandire<\/p>\n<p>[\/vc_column_text][vc_single_image image=&#8221;731&#8243; img_size=&#8221;medium&#8221; alignment=&#8221;center&#8221; onclick=&#8221;link_image&#8221; el_class=&#8221;Clicca per ingrandire&#8221;][\/vc_column][vc_column][vc_column_text]Neanche un mese dopo gli scriveva ancora: Giuseppe, nella sua ultima lettera, aveva ancora una volta esagerato nella confidenza coi genitori, considerata la eccessiva impressionabilit\u00e0 di essi e le reazioni del loro animo. Per giunta, il marito della signora tedesca aveva scritto risentitamente a Bernardo a proposito della relazione fra la moglie e il giovane studente italiano: ottima occasione per troncarla, a questo punto. Sapeva bene che ogni donna del momento pareva per sempre, ma per esperienza sapeva che non era affatto cos\u00ec!<\/p>\n<p>Nemmeno due mesi dopo, Giuseppe aveva una nuova passione, e con questa parlava addirittura di matrimonio. Lo zio Guido, sull\u2019argomento, si trovava spiazzato: <em>conosco le mogli degli altri \u2013 scriveva -, ed \u00e8 perci\u00f2 che non presi moglie io. So per\u00f2 che la costituzione di una famiglia \u00e8 il minore dei mali quando si \u00e8 fortunati, e tu potrai essere tra questi. Te lo auguro anzi con tutto il cuore.<\/em><\/p>\n<p>Proseguiva poi dicendogli di star sereno, visto che i suoi propositi coniugali, a quanto pareva, gli avevano anche migliorato la salute, e concludeva sperando che la giovane amica del nipote prediletto fosse <em>sana e robusta e tra non molti anni mi regalerete dei pronipoti per lo meno degni dei miei muscoli!<\/em><\/p>\n<p>I propositi di Giuseppe riguardavano <a href=\"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/conflitto-fratelli-claudio-guido-bernardo-caprotti-visto-marianne-caprotti\/\"><strong>Marianne Maire (madre di Bernardo e nonna di Giuseppe Caprotti)<\/strong>,<\/a> conosciuta a \u00c9pinal, ed erano talmente decisi che gi\u00e0 ad agosto la sorella Silvia gli scriveva lodando le partecipazioni \u2013 forse di fidanzamento -, e la decisione di far sistemare la casa per accogliere degnamente la futura sposa <em>(perch\u00e9 almeno quando verranno le persone a te care, essa avr\u00e0 l\u2019aspetto un po\u2019 ordinato e pulito, e se i corridoi storti e relative screpolature diranno che \u00e8 vecchia, ci sar\u00e0 qualche cosa che far\u00e0 vedere che ci si cura di tenerla in ordine)<\/em>. Nessuno ancora l\u2019aveva vista, Marianne, se non in fotografia, che Silvia aveva ammirato con simpatia, ma \u00e8 evidente che il progetto nuziale dell\u2019erede aveva incontrato i favori della famiglia.<\/p>\n<p>Sotto: <strong>la nonna di Giuseppe, Marianne Maire in Caprotti nel 1925<\/strong>[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Clicca <\/em>sulla<em>\u00a0foto per <\/em>ingrandire<\/p>\n<p>[\/vc_column_text][vc_single_image image=&#8221;16980&#8243; img_size=&#8221;medium&#8221; alignment=&#8221;center&#8221; onclick=&#8221;link_image&#8221;][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]Da parte loro, i suoceri Maire sembravano volergli molto bene, e lo trattavano con affetto e confidenza: nelle lettere, la suocera lo chiamava <em>mon petit Peppino<\/em>, e parlava con accenti lirici della felicit\u00e0 della figlia e dei progressi dei nipotini; il suocero l\u2019appellava <em>mon cher Pepp<\/em>, gli parlava di affari, ma anche di auto \u2013 Giuseppe ne era appassionato quanto lui \u2013 e di cani, di cui riportava anche disegnini dei \u201cquarti posteriori\u201d, a dimostrazione di quanta soddisfazione un cane di razza potesse dare.<\/p>\n<p>Giuseppe, come auspicava lo zio Guido, fu in effetti fortunato: per lui \u2013 ma anche l\u2019epoca, il primo dopoguerra, ormai si prestava al privilegio dei sentimenti \u2013 un matrimonio economicamente gradito fu anche un matrimonio desiderato.<\/p>\n<p>[\/vc_column_text][vc_column_text]<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Clicca <\/em>sulle<em> foto per <\/em>ingrandire<\/p>\n<p>[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/2&#8243;][vc_single_image image=&#8221;732&#8243; img_size=&#8221;medium&#8221; alignment=&#8221;center&#8221; onclick=&#8221;link_image&#8221;][\/vc_column][vc_column width=&#8221;1\/2&#8243;][vc_single_image image=&#8221;733&#8243; img_size=&#8221;medium&#8221; alignment=&#8221;center&#8221; onclick=&#8221;link_image&#8221;][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]<\/p>\n<h4>Impegno sociale e sentimenti patriottici<\/h4>\n<p>Il blasone di una \u201ccasata\u201d borghese, il suo orgoglio, la sua tradizione, stavano nell\u2019 <strong>industriosit\u00e0<\/strong>, allo stesso modo in cui per una famiglia nobile le radici del proprio essere stavano nell\u2019antichit\u00e0 dimostrabile dell\u2019albero genealogico, dei possedimenti, delle alte cariche pubbliche ed ecclesiastiche ricoperte e dalle glorie militari conseguite nei secoli. E cos\u00ec come per le dinastie nobiliari, cos\u00ec per le famiglie borghesi una lunga tradizione commerciale e industriale, quella che dava lustro al \u201cnome\u201d, diventava un nuovo orgoglio, un garanzia di sicurezza, seriet\u00e0, operosit\u00e0, un collante che riuniva e proiettava verso l\u2019esterno tutti i membri della famiglia, compatti nel dar lustro a tale nome non solo attraverso la solidit\u00e0 privata, ma anche grazie all\u2019impegno profuso all\u2019interno della societ\u00e0 locale, specialmente nella nuova Italia unita.<\/p>\n<p>Sotto: un&#8217;immagine della Guardia Nazionale di Albiate nella quale militava Giuseppe 2 Caprotti[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column][vc_single_image image=&#8221;734&#8243; img_size=&#8221;large&#8221; alignment=&#8221;center&#8221;][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]<\/p>\n<h4>a) Risorgimento e Italia unita s\u00ec, ma gli affari\u2026!<\/h4>\n<p>Dei due figli del primo Bernardo, Giuseppe 2 si arruol\u00f2 nella Guardia Nazionale di Albiate nel settembre 1859, divenendo sottotenente nel 1860; trasferito a Imola assieme al battaglione della Guardia monzese, vi rimase fino al gennaio dell\u2019anno successivo, tornando gi\u00e0 stanco per la mancanza d\u2019impegno negli affari.<\/p>\n<p><strong>Il fratello Carlo 1, pi\u00f9 giovane, fu apparentemente pi\u00f9 entusiasta: nel maggio 1866, quando si stava preparando la Terza guerra d\u2019indipendenza, praticamente scapp\u00f2 di casa per arruolarsi nel reggimento Ussari di Piacenza<\/strong>, piantando in asso il fratello Giuseppe e gli affari della ditta (ma continuando a dispiacersene). Il 16 maggio faceva scrivere da un sottoposto che<em> il signor Carlo \u00e8 arruolato e completamente vestito, \u00e8 un bell\u2019ussero<\/em>, ma aveva pochissimo tempo per occuparsi d\u2019altro che del deposito di Voghera cui era stato assegnato. Si stanc\u00f2 ben presto dei tediosi compiti che gli erano toccati, dell\u2019atmosfera che regnava \u2013 gli rubarono pure il portamonete \u2013, e pochi mesi dopo scriveva al fratello di non vedere l\u2019ora di poter tornare a casa per occuparsi dei suoi affari, come risulta da una lettera del 16 agosto in cui, peraltro, comunicava a Giuseppe di non farsi vedere a Voghera prima di dieci giorni, dovendo scontare una punizione per essersi finto malato.<\/p>\n<p>Questa sorta di <strong>\u201cpragmatismo patriottico\u201d, grazie al quale fratelli Caprotti cercarono s\u00ec di dare un contributo alla patria che chiamava, ma sempre a capo torto verso i propri affari<\/strong>, usando peraltro, in seguito, i grandi discorsi patriottici solo per convincere gli ex clienti veneti, rimasti sotto il dominio austroungarico, a riprendere i rapporti commerciali con loro, pu\u00f2 aiutare anche a comprendere l\u2019impegno politico in seguito ampiamente svolto.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 lo zio di Giuseppe e Carlo, l\u2019avvocato Giovanni 2, fu pi\u00f9 volte consigliere provinciale di Milano, e proprio in tal veste entr\u00f2 in rapporto con Luigi Luzzatti, del quale divenne amico; Giuseppe fu ininterrottamente, dal 1866 fino alla morte, consigliere comunale di Albiate e ricopr\u00ec spesso anche cariche di assessore e altre di minore importanza, tra cui l\u2019esser membro della Commissione comunale di sanit\u00e0 e della Congregazione di carit\u00e0 locale, anche se il suo impegno politico, a quanto sembra emergere dalla documentazione, fu pi\u00f9 quello di un industriale potente che si serviva delle sue posizioni pubbliche per difendere interessi non sempre pubblici, imprenditore dunque prima che cittadino ; <strong>le vere figure politiche, per\u00f2, furono Carlo e il primogenito di Giuseppe, il secondo Bernardo.<\/strong>[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column][vc_single_image image=&#8221;735&#8243; img_size=&#8221;large&#8221; alignment=&#8221;center&#8221;][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]<\/p>\n<h4>b) Carlo e Bernardo Caprotti: Noi vogliam che ricchi e poveri\/Abbian tutti egual diritto\u2026<\/h4>\n<p><strong>Carlo 1 ader\u00ec al partito repubblicano in un\u2019epoca in cui ci\u00f2 poteva procurare notevoli guai. Fece parte del Comitato centrale del partito eletto dopo i gravi fatti del 1898, culminanti nelle cannonate di Bava Beccaris che sedarono nel sangue i tumulti popolari, e firmatario di proclami che invitavano apertamente a inculcare nelle popolazioni il diritto alla resistenza alle illegalit\u00e0 dei governanti e a disobbedire a decreti regi non rivestiti dalle sanzioni volute dalle patrie leggi.<\/strong><\/p>\n<p>Per non venir coinvolto nelle pesanti misure poliziesche che ne seguirono, se ne fugg\u00ec in Germania, per essere sicuro di evitare le condanne inflitte dai tribunali militari a molti esponenti del partito.<\/p>\n<p>Nelle elezioni del 1897 e del 1900, Carlo si present\u00f2 \u2013 senza successo \u2013 quale candidato per il collegio elettorale di Trescore \u2013 Sarnico \u2013 Alzano, con un programma elettorale tipico della sua parte, fortemente libertario e democratico, ma con poche proposte per quanto riguardava l\u2019economia, specialmente quella che interessava i rapporti socio-economici dominanti nell\u2019industria, di cui lui era un esponente.<\/p>\n<p>Dal canto suo, <strong>Bernardo 2 segu\u00ec le orme dello zio<\/strong>; iscritto al partito dall\u2019ottobre 1897, fu forse grazie a Carlo che conobbe l\u2019ingegner Luigi De Andreis, uno tra i pi\u00f9 attivi membri del P.R.I., deputato al Parlamento, condannato dopo i fatti del 1898 subendo il carcere duro che, a quanto riferiva Carlo Romussi, suo compagno di prigionia, non l\u2019aveva piegato pi\u00f9 di tanto, se riusciva a mantenere intatto il suo spirito.<\/p>\n<p>Con De Andreis, Bernardo intrattenne una cordiale corrispondenza, come testimoniano le lettere a lui indirizzate, con tanto di saluti alle rispettive consorti; e, naturalmente, pure qui non mancano gli affari, come emerge da un bigliettino dell\u2019ingegnere in cui domandava al Caro Nardo se davvero avesse interrotto ogni rapporto con le officine della Monzese, nel qual caso <em>smetto anche qualche studietto preliminare che avevo fatto per i tuoi motori<\/em>.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column][vc_single_image image=&#8221;736&#8243; img_size=&#8221;large&#8221; alignment=&#8221;center&#8221;][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]Ancora saldamente repubblicano \u2013 l\u2019ultima tessera a noi pervenuta \u00e8 dell\u2019anno 1919 \u2013 <strong>nel 1916 Bernardo si abbon\u00f2 al \u00abPopolo d\u2019Italia\u00bb, il giornale fondato da Benito Mussolini,<\/strong> forse attratto dalla sua politica interventista nella Grande Guerra. Non stupisce pi\u00f9 di tanto, quindi, trovarlo su posizioni vicine al fascismo una volta che questo inizi\u00f2 a farsi sentire, nella crisi dell\u2019immediato dopoguerra. Se infatti, a livello di largo consenso popolare, il fascismo non ebbe molta presa nelle zone brianzole, nemmeno dopo l\u2019effettiva presa di potere col controllo del Parlamento, dopo le elezioni del 1924, diversamente si pu\u00f2 dire della fascia sociale facente capo ai grandi proprietari terrieri e agli industriali, cui il clima di scioperi e controversie che avevano caratterizzato l\u2019instabilit\u00e0 e la difficile situazione economica del primo dopoguerra non avevano certo facilitato la vita: forse per questo, nel 1923, <strong>Segretario della sezione locale albiatese del PNF risulta essere Giovanni 2 Caprotti.<\/strong>[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column][vc_single_image image=&#8221;737&#8243; img_size=&#8221;large&#8221; alignment=&#8221;center&#8221;][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]Il 4 ottobre 1922 Bernardo vers\u00f2 1000 lire ai Fasci nazionali di combattimento, e oltre 3000 ne avrebbe versate in seguito; Giuseppe 2, suo figlio, s\u2019iscrisse al partito almeno dal 1923, e forse lo era ancora nel 1932, almeno stando a una ricevuta di versamento.<\/p>\n<p>Lo era sicuramente anche durante la seconda guerra mondiale visto che la cronologia dei sindaci di Albiate, riportata di seguito, attesta che Giuseppe Caprotti era delegato podestarile nel 1942.<\/p>\n<p>La cronologia dei Sindaci di Albiate pu\u00f2 essere ricostruita con ragionevole certezza a partire dal 1785.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/www.forumtools.biz\/Comune_Albiate\/upload\/dllh1t55pfvod345uwim2r55200907140947sindaci.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Cronologia dei sindaci di Albiate<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Da notare, nel PDF al link, le seguenti voci:<\/p>\n<p><strong>1896-1907- Bernardo Caprotti (bisnonno di Giuseppe)<\/strong><\/p>\n<p><strong>1942\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0\u2013 Giuseppe Caprotti (delegato podestarile &#8211; nonno di Giuseppe)<\/strong><\/p>\n<p><strong>1951-1952 \u2013 Giuseppe Caprotti<\/strong><\/p>\n<p>Essa si basa dal 1785 al 1923 sul libro Albiatum di don Felice Milanese e dal 1923 in poi, sulla consultazione diretta dei documenti agli atti del Comune.[\/vc_column_text][vc_column_text]<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Clicca <\/em>sulle<em> foto per <\/em>ingrandire<\/p>\n<p>[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/2&#8243;][vc_single_image image=&#8221;738&#8243; img_size=&#8221;medium&#8221; alignment=&#8221;center&#8221; onclick=&#8221;link_image&#8221;][\/vc_column][vc_column width=&#8221;1\/2&#8243;][vc_single_image image=&#8221;739&#8243; img_size=&#8221;medium&#8221; alignment=&#8221;center&#8221; onclick=&#8221;link_image&#8221;][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]<\/p>\n<h4>c) Giuseppe Caprotti e la Grande Guerra (1915 \u2013 1918): tentativi di eroismo<\/h4>\n<p>Nato nel febbraio 1899, Giuseppe 2 Caprotti era di leva quando fu chiamato alle armi, nel 1917. Fu destinato al III Reggimento Genio, compiendo a Firenze l\u2019istruzione militare. Da l\u00ec ebbe quale destinazione Parma, assegnato al plotone autonomo telegrafisti presso la Delegazione Commissariato Telegrafico della citt\u00e0.<\/p>\n<p>Giuseppe era un ragazzo \u2013 quando fu chiamato frequentava ancora la prima classe del liceo \u2013, entusiasta e fervente sia per et\u00e0 sia, probabilmente, anche per tradizione di famiglia, che aveva sempre annoverato in ogni generazione, come s\u2019\u00e8 visto, almeno un giovanotto animato da ardente spirito patriottico.<\/p>\n<p>E in quella prima grande guerra, poi, l\u2019entusiasmo delle masse, l\u2019<em>estasi<\/em> addirittura, come la defin\u00ec Stefan Zweig in un suo magistrale ritratto di quei tempi, era alle stelle.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column][vc_single_image image=&#8221;740&#8243; img_size=&#8221;large&#8221; alignment=&#8221;center&#8221;][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]<em>Una rapida corsa nel romanticismo, un\u2019avventura impetuosa e virile, ecco come si presentava la guerra nel 1914 (\u2026), tanto che i giovani nutrivano sincero timore di rimanere esclusi da quell\u2019esperienza meravigliosa ed eccitante e per questo accorrevano impazienti sotto le bandiere (\u2026)<\/em>.<\/p>\n<p>Non si va lontani se si pensa che un simile stato d\u2019animo improntava anche Giuseppe, il quale, soldato del Genio telegrafisti, dislocato a centinaia di chilometri dal fronte, vide sfumare le sue eroiche aspirazioni, e quindi inizi\u00f2 quasi subito a scalpitare, anche se il nonno Bernardo 1, il quale allora soggiornava ad Algeri, lo invitava, con la prudenza dell\u2019et\u00e0 e del senso della realt\u00e0 caprottiano, a tener fede ai suoi santi ideali, ma anche a non aver fretta, c<em>h\u00e9 tanto la guerra sar\u00e0 lunghissima e non ti mancheranno occasioni per farti onore e gustarne i disagi<\/em>.<\/p>\n<p>Nonostante i saggi consigli, gi\u00e0 nel febbraio del 1918 Giuseppe inoltr\u00f2 domanda per frequentare il corso allievi ufficiali in zona di guerra che si teneva a Ravenna, ma pochi giorni dopo questo fu soppresso. Delusione, certo, nel giovane Caprotti, ma di l\u00ec a poco si sarebbe aperto un altro <strong>corso a Torino<\/strong>, stavolta per ufficiali del Genio, e il 15 febbraio la domanda fu ripetuta. Altra cocente delusione: fu respinta con una semplice telefonata, e senza motivazioni di sorta.<\/p>\n<p>p.s. : nell&#8217;archivio vi \u00e8 traccia della successiva frequentazione, da parte di Peppino, tra la fine del 1918 ed il 1919, della <strong>Scuola Allievi di Complemento a Caserta<\/strong> (7\u00b0 Corso Speciale &#8211; 5a Compagnia).<\/p>\n<p>Questa storia sembra contrastare con <a href=\"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/i-caprotti-giuseppe-caprotti-mio-nonno-in-guerra-attraverso-le-immagini-de-la-domenica-del-corriere-dellottobre-1916\/\">quanto si vede su la <strong>Domenica del Corriere del 1916<\/strong>.<\/a> Abbiamo deciso di pubblicarla comunque, anche perch\u00e8 , probabilmente il nonno fece prima l&#8217;ufficiale telegrafista e poi l&#8217;alpino.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Clicca <\/em>sulla<em>\u00a0foto per <\/em>ingrandire<\/p>\n<p>[\/vc_column_text][vc_single_image image=&#8221;741&#8243; alignment=&#8221;center&#8221; onclick=&#8221;link_image&#8221;][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]Giuseppe coinvolse il padre, gli chiese tutti gli appoggi possibili; e Bernardo scriveva a destra e a manca, arrivava fin dove poteva con chi avrebbe potuto mettere una buona parola per il figlio aspirante eroe, ma la risposta, a un bel momento, giunse chiara: dalla segreteria del Sottocapo di Stato maggiore dell\u2019esercito, il 16 aprile, si scriveva che alla domanda del soldato Caprotti non fu dato seguito perch\u00e9 oltre a essere di <em>classe giovanissima<\/em> era mobilitato da troppo poco tempo: infatti, sino a quel momento, aveva prestato servizio solamente come <em>stenditore e guardafilo presso il Commissariato telegrafico di Parma, e non aveva quindi del servizio telegrafico e telefonico della zona di guerra quelle cognizioni che si reputano indispensabili per un ufficiale della specialit\u00e0.<\/em>[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Clicca <\/em>sulla<em>\u00a0foto per <\/em>ingrandire<\/p>\n<p>[\/vc_column_text][vc_single_image image=&#8221;742&#8243; img_size=&#8221;medium&#8221; alignment=&#8221;center&#8221; onclick=&#8221;link_image&#8221;][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]Giuseppe la prese malissimo: il 6 maggio 1918 scriveva da Parma al padre sfiorando il melodramma: <em>Maledetto il giorno che accondiscesi ad entrare in questo reggimento, maledico me stesso e chi, approfittando della mia stima e del mio amore, fece di me un vile e mi ridusse in queste condizioni.<\/em><\/p>\n<p><strong>A giugno, la guerra finalmente fin\u00ec, l\u2019Italia ne usc\u00ec vittoriosa: e Giuseppe, sempre fante telegrafista, il fronte non lo aveva nemmeno visto. Per\u00f2 era sotto le armi ormai da un anno, una qualche esperienza l\u2019aveva maturata; forse per questo riusc\u00ec finalmente a essere ammesso a un corso allievi ufficiali, e ad essere assegnato, come desiderava \u2013 ma solo a met\u00e0 del 1919! -, al 3\u00b0 Reggimento Alpini di stanza a Torino.<\/strong><\/p>\n<p>Dopo pochi mesi, ottenuto il grado di sottotenente, lo spedirono in Albania; e l\u00ec, nell\u2019agosto 1919, fu preso da diversi malanni \u2013 pure la malaria \u2013 che lo portarono a un tale deperimento da causarne il rimpatrio.<\/p>\n<p>A quel punto, l\u2019entusiasmo per le imprese belliche era ormai scemato in Giuseppe, e da un pezzo: forse, come per il prozio Carlo, il senso degli affari dei Caprotti lo stava richiamando a una vita magari ingloriosa, ma sicuramente, nel suo caso, pi\u00f9 proficua.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]<\/p>\n<h4>d) L\u2019impegno continua: Bernardo 2 e la Cooperativa di consumo di Albiate e Triuggio (*)<\/h4>\n<p>Il 18 gennaio 1920 si costitu\u00ec a Ponte Albiate la <em>Mutua Cooperativa Consumo<\/em>, con il preciso scopo di <em>giovare alla economia dei consumatori di Albiate, Triuggio, Sovico, acquistando all\u2019ingrosso per somministrare al minuto generi di Consumo alle migliori condizioni possibili<\/em> in appositi spacci, con altres\u00ec la possibilit\u00e0 di estendere la vendita al pubblico, e il perseguimento di altri scopi utili al miglioramento delle condizioni economiche dei soci.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/cambio-dinsegna-per-la-coop-di-consumo-di-albiate-e-triuggio\/\"><strong>(*) tuttora esistente nella grande distribuzione, con quattro supermercati a marchio Coop.<\/strong><\/a>[\/vc_column_text][vc_column_text]<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Clicca <\/em>sulle<em> foto per <\/em>ingrandire<\/p>\n<p>[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/2&#8243;][vc_single_image image=&#8221;743&#8243; img_size=&#8221;medium&#8221; alignment=&#8221;center&#8221; onclick=&#8221;link_image&#8221;][\/vc_column][vc_column width=&#8221;1\/2&#8243;][vc_single_image image=&#8221;744&#8243; img_size=&#8221;medium&#8221; alignment=&#8221;center&#8221; onclick=&#8221;link_image&#8221;][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]Tra i soci promotori \u2013 e pi\u00f9 attivi sostenitori, tanto da intervenire pi\u00f9 volte con considerevoli somme per assestare i conti d\u2019esercizio \u2013 sedeva anche Bernardo 2 Caprotti .<\/p>\n<p>Bernardo fu, oltre che gestore innovativo e attento della propria azienda manifatturiera, un convinto sostenitore del bene sociale soprattutto nel suo paese d\u2019origine, tanto da essere attivo, per molta parte della sua vita, nelle amministrazioni locali: fu consigliere comunale ad Albiate, Giussano, Sovico e Triuggio, e sindaco di Albiate per pi\u00f9 di dieci anni, dal 1896 \u2013 quando non era neppure trentenne \u2013 al 1907, amministrando con attenzione e presiedendo banchetti, come quello del 1906 per l\u2019inaugurazione del coronamento merlato del campanile della chiesa parrocchiale, tutt\u2019oggi esistente.<\/p>\n<p><strong>Le sue idee oltranziste e ben poco conservatrici \u2013 come pi\u00f9 sopra detto, era iscritto al Partito repubblicano almeno dal 1897 \u2013 e il suo attivo impegno politico fecero s\u00ec che nel 1898, appena due anni dopo la sua elezione alla poltrona di sindaco, dovesse rifugiarsi all\u2019estero, da dove scrisse una lettera di dimissioni che venne respinta dal Consiglio comunale il quale, in sovrappi\u00f9, lo preg\u00f2 di restare per continuare a prestare la sua valente e intelligente opera a favore della comunit\u00e0.<\/strong><\/p>\n<p>Bernardo Caprotti rimase in effetti sempre molto attento alle istanze sociali che lo circondavano, in un\u2019epoca in cui l\u2019industrializzazione scomponeva l\u2019antico modo di vivere, creava nuovi bisogni, nuove sperequazioni, nuove povert\u00e0 cui bisognava ingegnarsi di porre rimedio. Ad esempio, negli stabilimenti Caprotti vigevano norme antinfortunistiche al passo con le ultime indicazioni mediche e tecniche (54); e nell\u2019ambito assistenziale, di cui ancora il settore pubblico non si faceva carico come al giorno d\u2019oggi, Bernardo s\u2019inser\u00ec con i tipici interventi da \u201cbuon padre di famiglia\u201d che nei secoli aveva distinto i maggiorenti, e aveva portato, sin da epoche remote, alla fondazione e al sostegno economico di quella fittissima rete di istituzioni benefiche, grandi o piccole, che furono peculiarit\u00e0 e vanto delle terre lombarde. Il Caprotti, infatti, concorse anche alla fondazione della <em>Societ\u00e0 di mutuo soccorso fra esercenti, operai e contadini di Albiate, Triuggio, Sovico e limitrofi con sede in Ponte Albiate <\/em>(1905), avente quale scopo \u2013 come per tutte le Societ\u00e0 di questo genere \u2013 non solo quella che all\u2019epoca veniva definita <em>l\u2019elevazione morale<\/em> degli iscritti, promuovendone l\u2019istruzione e l\u2019educazione, ma soprattutto fornir loro aiuto in caso di malattia e infortuni, che a quel tempo, per le persone pi\u00f9 povere, significavano praticamente con certezza, da un giorno all\u2019altro, la completa indigenza per s\u00e9 e per le famiglie.<\/p>\n<p>E per l\u2019asilo infantile di Sovico, da dove provenivano molti operai che lavoravano nel suo stabilimento di tessitura, concorse con la, per l\u2019epoca, notevole somma di 1000 lire alla fondazione di un asilo infantile (1908).[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Clicca <\/em>sulla<em>\u00a0foto per <\/em>ingrandire<\/p>\n<p>[\/vc_column_text][vc_single_image image=&#8221;745&#8243; img_size=&#8221;medium&#8221; alignment=&#8221;center&#8221; onclick=&#8221;link_image&#8221;][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]<strong><em>\u2026 e infine\u2026<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Scopo di queste note \u00e8 stato far uscire da un ambito eminentemente privato e, dopo un accurato riordino, presentare in pubblico i documenti di una famiglia di notevole importanza per il territorio e la comunit\u00e0 di Albiate e non solo, e che hanno quale punto focale la Villa San Valerio, di propriet\u00e0 Caprotti dalla fine dell\u2019Ottocento.<\/p>\n<p>Nella Villa San Valerio si trova l\u2019archivio storico della famiglia Caprotti che il dottor Giuseppe 4 Caprotti ha voluto far riordinare. Un archivio di grande soddisfazione per chi lo riordina, assai remunerativo per quella che \u00e8 la per lo pi\u00f9 ignota \u201cfatica dell\u2019archivista\u201d, ossia la vasta e approfondita preparazione, culturale e tecnica, l\u2019attenzione e l\u2019esperienza, continuamente riviste e aggiornate, che occorrono per riordinare e organizzare un archivio, non solo antico, in modo da renderlo fruibile a chiunque ne voglia interrogare i segreti.<\/p>\n<p>Dalle carte d\u2019archivio emerge la presenza che la famiglia, nel proprio periodo storico e con le caratteristiche al periodo legate, ebbe in Albiate e circondario, soprattutto in quanto proprietaria terriera e socialmente in vista.<\/p>\n<p>I Caprotti emersero nell\u2019Ottocento quale realt\u00e0 imprenditoriale a livello locale, ma che nel suo piccolo port\u00f2 avanti, come giustamente scrisse il professor Roberto Romano, autore di un libro sull\u2019azienda Caprotti scritto proprio sulla base delle carte dell\u2019archivio, un <em>pezzettino di rivoluzione industriale<\/em>, con tutti i traumi, le contraddizioni e le difficolt\u00e0 che ci\u00f2 poteva presentare, portandola, a circa met\u00e0 dell\u2019Ottocento, da semplice manifattura tessile ad azienda industriale meccanizzata nel senso moderno del termine: e ci\u00f2 avvenne, come le carte e i libri d\u2019azienda dimostrano, grazie a quella che Guido 1 Caprotti, scrivendo al nipote Giuseppe 3, defin\u00ec <strong><em>una amministrazione interna industriale perfetta<\/em><\/strong> (\u2026).<\/p>\n<p>Il concetto pu\u00f2 essere ripreso anche per il <em>c\u00f4t\u00e9 priv\u00e9<\/em> dei Caprotti: pure in famiglia e nell\u2019amministrazione dei beni personali s\u2019applicava quel principio, tutte le forze migliori erano concentrate su questo, e chi sapeva trarne risultati era saldamente posizionato nell\u2019opinione del mondo esterno e in quella del mondo interno, quello di parenti e amici.<\/p>\n<p>Nessun\u2019altra frase, quindi, pu\u00f2 essere pi\u00f9 adatta a iniziare, quale titolo, e a terminare, quale colophon, il breve volo d\u2019uccello tra le carte dei Caprotti.<\/p>\n<p><strong>Eleonora S\u00e0ita<\/strong><\/p>\n<p>V. anche <a href=\"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/i-caprotti-durante-la-prima-guerra-mondiale-e-il-fascismo\/\">\u201cI Caprotti durante la prima guerra mondiale e il fascismo\u201d<\/a> e &#8220;<a href=\"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/le-medaglie-di-mio-nonn\/\">Le tre medaglie di mio nonno, Giuseppe Caprotti&#8221;<\/a><\/p>\n<p><em>n.d.r. Tutte le fonti provengono dall&#8217;archivio che Giuseppe Caprotti\u00a0 custodisce ad Albiate tranne la premessa per la quale \u00e8 stata consultata\u00a0&#8220;Storia della Brianza&#8221;, Cattaneo Editore, Oggiono (LC), 2007<\/em>[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column][\/vc_column][\/vc_row]<\/p>\n<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Terre, bachi da seta, manifattura, Risorgimento, rapporti interpersonali, opinioni politiche, cooperative e fascismo. Di Eleonora S\u00e0ita. Premessa di Giuseppe Caprotti. 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