{"id":36486,"date":"2008-02-25T14:07:52","date_gmt":"2008-02-25T13:07:52","guid":{"rendered":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/?p=36486"},"modified":"2023-07-08T12:53:30","modified_gmt":"2023-07-08T10:53:30","slug":"il-signor-carlo-ma-dove","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/il-signor-carlo-ma-dove\/","title":{"rendered":"Il signor Carlo, ma dov\u2019\u00e8?"},"content":{"rendered":"<div class=\"wpb-content-wrapper\"><p>[vc_row][vc_column][vc_column_text]<\/p>\n<h4>Il signor Carlo, ma dov&#8217;\u00e8?<\/h4>\n<p>Chiss\u00e0 che avrebbe detto il signor Carlo se avesse saputo che, 249 anni dopo la sua dipartita, qualcuno si sarebbe interrogato su dove diamine siano finite le sue spoglie mortali. Si sarebbe probabilmente arrabbiato, vista la cura che, specie nei secoli passati, si profondeva nell\u2019assicurare l\u2019eterna vicinanza del corpo terreno a un luogo sacro accuratamente scelto, per facilitare anche all\u2019anima il passaggio sicuro e rapido al cospetto della luce divina.<\/p>\n<p>Carlo Radaelli fu affittuario e gestore dei beni dell\u2019abbazia di Santa Maria di Carate, di cui era abate commendatario (1) il conte Antonio Airoldi, ultimo discendente diretto del ramo principale della nobile famiglia che ebbe, quale fulcro dei suoi beni, la bella villa di Albiate oggi nota quale Villa San Valerio, da oltre un secolo di propriet\u00e0 Caprotti.<\/p>\n<p>Il signor Carlo fu anche agente (ossia procuratore in affari) del conte per molti anni: suo uomo di fiducia quindi, e forse suo amico. Quando il Radaelli mor\u00ec, nel luglio 1761, il conte, da lui nominato suo esecutore testamentario, si occup\u00f2 anche dei suoi funerali, di cui ci \u00e8 rimasta la nota spese (2). Fu una cerimonia come si deve, abbastanza costosa ma non eccessivamente, a testimonianza del grado sociale del defunto e della benevolenza del nobiluomo che gli rendeva gli ultimi onori: torce, candele, chierici, la presenza di un sacerdote di Carate, l\u2019elemosina a altri 18 sacerdoti, la solenne processione che accompagn\u00f2 la salma alla funzione in chiesa e poi alla sepoltura. Dove? Come molti parrocchiani dell\u2019epoca, in tutto il mondo cattolico, il defunto signor Carlo dovette far parte, in vita, di una o pi\u00f9 confraternite, associazioni di laici devoti che si riunivano a sca-denza fissa onorando in special modo un determinato aspetto del credo cattolico \u2013 un santo, un mistero -, e compiendo opere di beneficenza. Ad Albiate operavano all\u2019epoca diverse confraternite o Scuole, quella del Santissimo Sacramento e quella del Santissimo Rosario, e senz\u2019altro una ne a-vevano anche i due begli oratori della cittadina, quello di San Fermo, chiesa suffraganea della par-rocchiale, e quello di San Valerio, di patronato Airoldi, ove esiste ancora la piccola sala con le sedie d\u2019epoca in cui si riunivano i confratelli.<\/p>\n<p>L\u2019Oratorio di San Valerio fu fatto costruire nel 1666, per devozione propria e della propria famiglia, dal conte Cesare Airoldi, il quale lo volle intitolato alla Beata Vergine Immacolata; due anni dopo, nel 1668, il fratello di Cesare, Carlo Francesco, monsignore e nunzio apostolico (ossia ambasciatore del pontefice) presso alcune tra le maggiori corti d\u2019Europa, ricevette in dono dalla Santa Sede, quale segno di distinzione per il suo operato e il suo grado, l\u2019intero corpo del protomartire Valerio e diverse reliquie di altri martiri. Fu cos\u00ec che l\u2019oratorio fu intitolato al santo che ancor oggi vi riposa (3).<\/p>\n<p>Con l\u2019Oratorio di San Fermo, San Valerio fu dunque uno dei maggiori poli devozionali, oltre naturalmente alla parrocchiale di San Giovanni, del nucleo albiatese. Ma per quanto devoti a en-trambe le istituzioni si potesse essere (e probabilmente il Redaelli lo era, tanto da esser membro di entrambe), non era possibile trovare sepoltura in tutt\u2019e due. E allora, che significa quella voce nel la nota spese dei funerali del povero signor Carlo, sei lire e venti soldi per la cassa, e fare piantare le due tombe in San Valerio e San Fermo? Due tombe? Poco pi\u00f9 sopra, si legge che due lire furono pagate ai due uomini che scavarono la fossa, seppellirono il corpo e suonarono a lutto durante la funzione funebre, quindi la tomba dove il signor Carlo ripos\u00f2 fu, ovviamente, solo una.<\/p>\n<p>Quindi, perch\u00e9 due? Il mistero pu\u00f2 spiegarsi se interpretiamo il vocabolo tomba non solo nel suo senso pi\u00f9 comune di sepoltura, ma anche quale sinonimo di monumento funebre, ricordo, lapide, un segnale dunque, qualcosa che ricordasse un confratello defunto piantato in quello dei due oratori ove questi non trov\u00f2 l\u2019ultima sua dimora, oppure piantato in entrambi gli oratori, dei cui sodalizi lo scomparso faceva parte, perch\u00e9 questi, in realt\u00e0, giaceva in altro luogo, magari il cimitero parrochiale. Cos\u00ec \u00e8 logico. Ma non rivela dove effettivamente il nostro sciur Redaelli fu sepolto.<\/p>\n<p>Ch\u00e9 questo non vien detto: sempre dal documento del 1761, sappiamo che la Confraternita (del Santissimo Sacramento? Del Santissimo Rosario?) onor\u00f2 il morto, che Paolo Gatto forn\u00ec i chiodi, e si prese cura del cadavere nell\u2019Oratorio (quale?), che la Scuola (di San Valerio? Di San Fermo?) accompagn\u00f2 il funerale, come d\u2019uso, ma dove la processione si diresse per deporre il suo triste cari-co non vien detto. Sei lire e venti per due tombe non \u00e8 poco, dovevano essere due belle lapidi di marmo, magari di quelle che ancor oggi si vedono nelle chiese a ricordare defunti secolari, con il teschio e le tibie sul sommo, o una croce dorata, e sotto tante belle parole latine che ricordano, e invitano alla preghiera, lastre di pietra che, nell\u2019opinione comune, celarono e forse ancora celano le ossa di un morto che invece, da molto tempo, non \u00e8 pi\u00f9 neppure polvere.<\/p>\n<p>Forse, una sbirciatina nei registri parrocchiali alla data del luglio 1761 ci pu\u00f2 dire dove questo antico fattore, che visse e lavor\u00f2 in terra d\u2019Albiate oltre duecento anni fa, fu posto al termine della sua esistenza. Sarebbe un pezzettino di storia quotidiana da riscoprire, un episodio che varrebbe la pena di chiudere dato che, grazie a questa semplice nota spese, ci \u00e8 venuto incontro con tanta immediatezza, descritto in tutte le sue parti tanto da ricostruire nella mente un\u2019immagine precisa con un feretro, una processione con i ceri, i confratelli incappucciati, i chierici e i bimbi \u2013 i figli &#8211; con le torce, e il falegname, e l\u2019andirivieni da Monza per l\u2019acquisto della cera, e le spese per il rito funebre, i concelebranti, le elemosine fatte in suffragio dell\u2019anima del defunto. Il signor Carlo fu accompagnato dalle preghiere in Paradiso; in terra, non si sa dove. Ma si potrebbe sapere. (1)<\/p>\n<p>L\u2019abate commendatario \u00e8 un ecclesiastico, o, qualche volta, un laico, che tiene un\u2019abbazia in commendam, ossia provvisoriamente, percependone i redditi e, se ecclesiastico, avervi anche giurisdizione. In origine furono affidate in commenda solo le abbazie vacanti, o quelle che si trovavano temporaneamente senza un superiore, ma in seguito invalse l\u2019uso \u2013 e abuso \u2013 di affidare ricche abbazie in commenda quale beneficio per membri di famiglie importanti, di cui sfruttavano le rendite. Tale malcostume, a lungo invalso, fu ampiamente ridimensionato nel corso delle riforme ecclesiastiche ottocentesche. (2) Albiate, Villa San Valerio, Archivio Airoldi di Lecco (d\u2019ora in poi AAL), busta 31, fascicolo 66. Altre notizie sul Radaelli si possono trovare in Ibidem e nelle buste 30 e 31, fascicoli 65 e 68.<\/p>\n<div><em><strong>M\/m<\/strong><\/em> <strong><em>1761 li 27 luglio Albiate<\/em><\/strong><strong><em>Nota della spesa fatta per il funerale e settimo del fu signor Carlo Radaello<\/em><\/strong><\/div>\n<div>\n<table border=\"0\" cellspacing=\"3\" cellpadding=\"3\">\n<tbody>\n<tr valign=\"top\">\n<td>1761 li 27 luglio pagato al signor Andrea Guenzati per assi\u00a0brazza numero 3 soldi 2 per la cassa a lire 1.15<\/td>\n<td>Lire 5.7.6.<\/td>\n<\/tr>\n<tr valign=\"top\">\n<td>1761 a d\u00ec seguendo. Speso per la cera come dal confesso\u00a0del signor Meni di Monza<\/td>\n<td>Lire 9.2.3.<\/td>\n<\/tr>\n<tr valign=\"top\">\n<td>Datto a Alessandro Pioltello per essere andato a Monza\u00a0a prendere la cera<\/td>\n<td>Lire [0].17.6<\/td>\n<\/tr>\n<tr valign=\"top\">\n<td>Per candele numero 6 di soldi 2 per la chiesa<\/td>\n<td>Lire 0.4<\/td>\n<\/tr>\n<tr valign=\"top\">\n<td>Speso per limosina di numero 18 sacerdoti, compresa\u00a0la messa, settimo e funerale, doppia parrocchiale\u00a0ed assistenti<\/td>\n<td>Lire 7.25<\/td>\n<\/tr>\n<tr valign=\"top\">\n<td>Dato al sagrista per essere andato a cercare li sacerdoti,\u00a0sua assistenza al funerale e settimo<\/td>\n<td>Lire 2.10<\/td>\n<\/tr>\n<tr valign=\"top\">\n<td>Datto alli figli che hanno portate le torchie, e cherici<\/td>\n<td>Lire 2.12.6<\/td>\n<\/tr>\n<tr valign=\"top\">\n<td>Per altre numero 4 candele per l\u2019altare della chiesa\u00a0di soldi 9<\/td>\n<td>Lire 5.2<\/td>\n<\/tr>\n<tr valign=\"top\">\n<td>Per un prete di Carate al funerale<\/td>\n<td>Lire 1.5<\/td>\n<\/tr>\n<tr valign=\"top\">\n<td>Datto al camparo per il settimo<\/td>\n<td>Lire 1.5<\/td>\n<\/tr>\n<tr valign=\"top\">\n<td>Datto a due uomini che hanno fatto la fossa, sepolto\u00a0il cadavere e sonato per il funerale<\/td>\n<td>Lire 2<\/td>\n<\/tr>\n<tr valign=\"top\">\n<td>Per la rimessa di tutta la cera al settimo<\/td>\n<td>Lire 8<\/td>\n<\/tr>\n<tr valign=\"top\">\n<td><strong>Per la cassa, e fare piantare le due tombe\u00a0In San Valerio e San Fermo<\/strong><\/td>\n<td><strong>Lire 6.20<\/strong><\/td>\n<\/tr>\n<tr valign=\"top\">\n<td>Datto a Paolo Gatto per chiodi, e sua cura al cadavere\u00a0nell\u2019Oratorio<\/td>\n<td>Lire [0].10<\/td>\n<\/tr>\n<tr valign=\"top\">\n<td>Datto al signor Sala all\u2019officio della Confraternita<\/td>\n<td>Lire [0].10<\/td>\n<\/tr>\n<tr valign=\"top\">\n<td>Datto alla Scuola per aver accompagnato il funerale\u00a0con cera accordata dall\u2019illustrissimo signor conte<\/td>\n<td>Lire 30<\/td>\n<\/tr>\n<tr valign=\"top\">\n<td colspan=\"2\">\n<div align=\"right\">\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014-<\/div>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr valign=\"top\">\n<td>\n<div align=\"right\"><em>Conto<\/em><\/div>\n<\/td>\n<td><em>Lire 293 soldi 9<\/em><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td><\/td>\n<td><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><em><em>Io, signor Luigi Motta, confesso d\u2019avere ricevutto le sudette lire duecento novanta tre denari nove.<\/em><\/em><\/p>\n<\/div>\n<p>[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column][vc_empty_space][vc_media_grid element_width=&#8221;12&#8243; filter_size=&#8221;md&#8221; include=&#8221;36487&#8243; grid_id=&#8221;vc_gid:1543497809161-07a0f1eb-7cc4-9&#8243;][\/vc_column][\/vc_row]<\/p>\n<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019Oratorio di San Valerio fu fatto costruire nel 1666, per devozione propria e della propria famiglia, dal conte Cesare Airoldi, il quale lo volle intitolato alla Beata Vergine Immacolata; due anni dopo, nel 1668, il fratello di Cesare, Carlo Francesco, monsignore e nunzio apostolico (ossia ambasciatore del pontefice) presso alcune tra le maggiori corti d\u2019Europa, ricevette in dono dalla Santa Sede, quale segno di distinzione per il suo operato e il suo grado, l\u2019intero corpo del protomartire Valerio e diverse reliquie di altri martiri. 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