{"id":36490,"date":"2007-04-29T23:51:15","date_gmt":"2007-04-29T21:51:15","guid":{"rendered":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/?p=36490"},"modified":"2025-05-03T16:30:09","modified_gmt":"2025-05-03T14:30:09","slug":"i-caprotti-la-mostra-degli-archivi-delle-famiglie-airoldi-e-caprotti-nei-secoli-xv-xx-a-villa-san-valerio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/i-caprotti-la-mostra-degli-archivi-delle-famiglie-airoldi-e-caprotti-nei-secoli-xv-xx-a-villa-san-valerio\/","title":{"rendered":"I Caprotti , la mostra degli archivi delle famiglie Airoldi e Caprotti nei secoli XV-XX a Villa san Valerio"},"content":{"rendered":"<div class=\"wpb-content-wrapper\"><p>[vc_row][vc_column][vc_empty_space][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]Redatto ad aprile 2007 . Ultimo aggiornamento : 17 giugno 2021<\/p>\n<p>Nel mio discorso introduttivo a la mostra :<\/p>\n<p><strong>\u201cGli Archivi delle famiglie Airoldi e Caprotti nei secoli XV-XX a Villa San Valerio\u201d<\/strong><\/p>\n<p><strong>14-29 aprile 2007 \u2013 presso il Comune di Albiate esprimo<\/strong> <strong>la mia visione su cultura ed educazione civica<\/strong> :<\/p>\n<p><strong>\u201cPOCA CULTURA E LA CREATIVITA\u2019 DI UN PAESE SVANISCE\u201d. <\/strong><\/p>\n<p><strong>Oggi, nel 2021, aggiungo &#8220;LA CULTURA E&#8217; UN VALORE FONDAMENTALE&#8221;.<\/strong><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/archivio-caprotti-documenti\/\"><strong>Per vedere alcuni dei DOCUMENTI dell&#8217;ARCHIVIO CAPROTTI clicca qui<\/strong><\/a>\u00a0<strong>o anche, <a href=\"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/l-archivio-caprotti-i-documenti-1\/\">per approfondimenti, puoi leggere qui.<\/a><\/strong><\/p>\n<p>Curatori:\u00a0Eleonora S\u00e0ita\u00a0-Archivi; con la partecipazione di Elena Pozzi e Giovanni Muzio\u00a0&#8211;<\/p>\n<p>Allestimento\u00a0Niccol\u00f2 Lapidari\u00a0-Immagine e Comunicazione<\/p>\n<p><a class=\"dt-single-image\" href=\"http:\/\/www.villasanvalerio.it\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/bcc_logo.jpg\" data-dt-img-description=\"\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-742\" src=\"http:\/\/www.villasanvalerio.it\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/bcc_logo.jpg\" alt=\"\" width=\"100\" height=\"35\" \/><\/a><\/p>\n<p>Si ringrazia la BCC per il servizio di sicurezza alla mostra.<\/p>\n<p><strong>Sulla mia formazione puoi leggere : <a href=\"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/i-miei-studi-dal-baccalaureat-francese-alla-storia-con-la-ricerca-alla-sorbona\/\">I miei studi: dal Baccalaur\u00e9at francese alla Storia, con la ricerca, alla Sorbona<\/a><\/strong>[\/vc_column_text][vc_empty_space][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]<\/p>\n<h4>Discorso di\u00a0<strong>Giuseppe Caprotti<\/strong>\u00a0alla conferenza tenutasi all\u2019inaugurazione della mostra sugli archivi Airoldi\/Caprotti il 14 aprile 2007.<\/h4>\n<blockquote>\n<p align=\"justify\">Credo che il mio primo dovere consista nello spiegare come siamo arrivati alla costruzione di questa mostra e nel contempo ringraziare tutte le persone che vi hanno collaborato.<\/p>\n<p>Bisogna cominciare dall\u2019archivio Caprotti il cui riordino gestito negli anni \u201970 dalla signora Castelletti su commissione di mio padre \u00e8 poi culminato nel libro sulla famiglia redatto dal prof. Romano dell\u2019 Universit\u00e0 degli studi di Milano e pubblicato nel 1980 da Franco Angeli. Per quanto riguarda invece l\u2019archivio Airoldi vorrei ringraziare mio zio <strong><a href=\"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/guido-caprotti-1929-2012\/\">Guido Caprotti<\/a> <\/strong>che me ne ha lasciato una parte in villa S. Valerio. Ringrazio mio figlio Tommaso che lo ha riscoperto e se ne \u00e8 entusiasmato. Ringrazio inoltre mio padre che mi ha donato gli archivi Airoldi in suo possesso, gli archivi dei Caprotti e della Manifattura.<\/p>\n<p>Il percorso di riordino dei documenti degli Airoldi \u00e8 iniziato 4 anni fa quando il dott. <strong>Jan Miguel Battistoni<\/strong> \u00e8 stato cos\u00ec gentile da contattare e portare ad Albiate <a href=\"http:\/\/www.villasanvalerio.it\/inventario-dellarchivio-storico-caprotti\/\">il professor <strong>Carlo Capra<\/strong><\/a> il quale ha confermato il grande interesse storico dei documenti riguardanti gli Airoldi. A questo punto \u00e8 subentrato l\u2019architetto Albani la quale ha eseguito il primo riordino nonch\u00e9 l\u2019analisi stratigrafica della villa presente sul sito.<\/p>\n<p>Poi, man mano, attraverso l\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Milano (la Statale) tutte le persone citate nell\u2019invito. Voglio anche ringraziare l\u2019architetto Sebastiano Muzio che e sta aiutando mia moglie e me nelle piccole trasformazioni della villa. L\u2019idea della mostra \u00e8 nata 2 anni fa e non \u00e8 stata voluta, come c\u2019\u00e8 scritto nel sito, da Giuseppe Caprotti ma dal medesimo e dal dottor <strong>Filippo Vigan\u00f2<\/strong>, sindaco di Albiate, al quale dico pubblicamente, l\u2019avevo gi\u00e0 fatto privatamente,: \u201c<em>se tutti gli uomini politici italiani fossero come Lei l\u2019Italia sarebbe un paese decisamente migliore<\/em>\u201d. Colgo l\u2019occasione anche per ringraziare l\u2019Assessore provinciale all\u2019 Attuazione della Provincia di Monza e Brianza, dottor Pietro Luigi Ponti, per aver accettato il nostro invito e per essere stato oggi con noi.<\/p>\n<p>Finita la cronistoria della gestione degli archivi e la genesi della mostra vorrei darvi un messaggio. <strong>Francesco Alberoni<\/strong> in un Suo pezzo del 26 febbraio 2007, in prima pagina del Corriere della Sera, ha scritto:<\/p>\n<p><strong>\u201cPOCA CULTURA E LA CREATIVITA\u2019 DI UN PAESE SVANISCE\u201d.<\/strong><\/p>\n<p>Personalmente considero la creativit\u00e0 come la prima risorsa economica dell\u2019Italia. Comunque il professore, riferendosi alle elites, afferma che <strong>\u201cchi non sa leggere libri di storia e filosofia non sapr\u00e0 mai scrivere. E nemmeno fare un progetto perch\u00e9 non sapr\u00e0 pensare in grande e in modo logico e sistematico\u201d<\/strong>. Fin qui ho sintetizzato e citato Alberoni che parla di storia, arte, lingua ed economia.<\/p>\n<p>Aggiungerei personalmente alla cultura <strong>l\u2019amore del bello<\/strong> in generale. In questa zona c\u2019\u00e8 ancora un po\u2019 di natura, bella, di tutti. Sono appena tornato da New York e quello che mi ha sorpreso non \u00e8 tanto che i grandi capitalisti, i <a href=\"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/la-nascita-dei-prodotti-marchio-privato-italia\/\">Rockefeller,<\/a> i Frick, i Mellon, i Chrysler siano stati dei grandi uomini d\u2019affari e dei mecenati ma che alla cultura del bello, alla gestione dei beni pubblici contribuiscano tantissimi cittadini comuni. Tutte le panchine di Central Park \u2013 240 ettari circa \u2013 sono sponsorizzate dai cittadini. Io non chiedo sponsorizzazioni, vorrei semplicemente un aiuto concreto, giornaliero nella gestione del verde del Parco della valle del Lambro.<\/p>\n<p>Negli ultimi anni, oltre ai lavori sugli archivi, <a href=\"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/la-discarica-abusiva-al-confine-tra-albiate-e-carate-e-cosa-significa-per-lambiente\/\">abbiamo cercato di riqualificare la zona \u2013 aperta a tutti \u2013 che va da Albiate a Carate.<\/a> La situazione \u00e8 migliorata, soprattutto nel comune di Albiate ma si pu\u00f2 fare di pi\u00f9!<\/p>\n<p>Serve a poco tempestare di richieste e solleciti la Pubblica Amministrazione (vedi una risposta nell&#8217;<a href=\"http:\/\/www.villasanvalerio.it\/stampa\/lettera_comune_carate.pdf\">allegato <\/a>) se i cittadini e le aziende continuano a sporcare. Penso che tutti voi consideriate, giustamente, i vostri figli come la vostra ragione di vita: loro saranno i fruitori di quell\u2019area; se gli insegnerete un po\u2019 di <strong>educazione civica<\/strong>, che purtroppo non \u00e8 pi\u00f9 da tempo nei programmi scolastici, farete sicuramente il loro bene.<\/p><\/blockquote>\n<p>[\/vc_column_text][vc_empty_space][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/3&#8243;][vc_single_image image=&#8221;36758&#8243; img_size=&#8221;large&#8221;][\/vc_column][vc_column width=&#8221;1\/3&#8243;][vc_single_image image=&#8221;36759&#8243; img_size=&#8221;large&#8221;][\/vc_column][vc_column width=&#8221;1\/3&#8243;][vc_single_image image=&#8221;36760&#8243; img_size=&#8221;large&#8221;][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column][vc_empty_space][vc_empty_space][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column]<div class=\"hr-thin style-line\" style=\"width: 100%;border-top-width: 1px;\"><\/div>[vc_column_text]<\/p>\n<h4><strong>Discorso di\u00a0Eleonora S\u00e0ita\u00a0alla conferenza tenutasi all\u2019inaugurazione della mostra sugli archivi Airoldi\/Caprotti il 14 aprile 2007<\/strong><\/h4>\n<blockquote>\n<p align=\"justify\">Due famiglie, due percorsi, un luogo: una mostra per Albiate<\/p>\n<p align=\"justify\">Scopo della mostra \u00e8 stato far uscire da un ambito eminentemente privato e, dopo un accurato riordino, presentare in pubblico i documenti di due famiglie di notevole importanza per il territorio e la comunit\u00e0 di Albiate e non solo, e che hanno quale punto in comune la Villa San Valerio, di propriet\u00e0 Airoldi dalla met\u00e0 circa del Seicento alla fine dell\u2019Ottocento, quando gli ultimi eredi Airoldi la vendettero alla<a href=\"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/i-caprotti\/\"> famiglia Caprotti.<\/a><\/p>\n<p>Nella Villa San Valerio \u00e8 stato ritrovato l\u2019archivio Airoldi, che il dottor Giuseppe Caprotti ha voluto far riordinare, e alla Villa si trova pure l\u2019archivio storico della famiglia Caprotti, anch\u2019esso fatto oggetto di un intervento di riorganizzazione. Due archivi, entrambi, di grande soddisfazione per chi li riordina, assai remunerativi per quella che \u00e8 la per lo pi\u00f9 ignota \u201cfatica dell\u2019archivista\u201d, ossia la vasta e approfondita preparazione, culturale e tecnica, l\u2019attenzione e l\u2019esperienza, continuamente riviste e aggiornate, che occorrono per riordinare e organizzare un archivio, non solo antico, in modo da renderlo fruibile a chiunque ne voglia interrogare i segreti.<\/p>\n<p>Dalle carte di entrambi gli archivi emerge la presenza che entrambe le famiglie, nel proprio periodo storico e con le caratteristiche al periodo legate, ebbero in Albiate e circondario, soprattutto in quanto proprietari terrieri e famiglie socialmente importanti nella comunit\u00e0, tratti questi che, potremmo dire, costituiscono il binario di confronto fra Airoldi e Caprotti.<\/p>\n<p>Gli Airoldi furono casato d\u2019importanza nella Milano spagnola, soprattutto seicentesca; gli intrecci dei loro affari e negozi coprivano l\u2019intera penisola, e la loro opera di abili mercanti e finanzieri li rendeva richiesti per alti affari dagli stessi sovrani europei, dal re di Spagna all\u2019imperatore d\u2019Austria.<\/p>\n<p>I Caprotti invece emersero nell\u2019Ottocento quale realt\u00e0 imprenditoriale a livello locale, ma che nel suo piccolo port\u00f2 avanti, come giustamente scrisse il professor Roberto Romano, autore di un libro sull\u2019azienda Caprotti scritto proprio sulla base delle carte dell\u2019archivio, \u201dun pezzettino di rivoluzione industriale\u201d, con tutti i traumi, le contraddizioni e le difficolt\u00e0 che ci\u00f2 poteva presentare, portandola, a circa met\u00e0 dell\u2019Ottocento, da semplice manifattura tessile ad azienda industriale meccanizzata nel senso moderno del termine.<\/p>\n<p>Entrambi, Airoldi e Caprotti, basavano per\u00f2 le proprie fortune e la propria tranquillit\u00e0 economica non solo sul commercio, ma anche sulla terra: investimento pi\u00f9 o meno redditizio a seconda dei periodi, ma sempre sicuro, una cassaforte posta dietro le spalle a parare i rovesci della fortuna in altri settori. Possedere la terra \u2013 tanta terra, come nel caso di Airoldi e Caprotti \u2013 significava anche avere voce importante nelle comunit\u00e0 ove queste terre si trovavano, esserne partecipi \u2013 Bernardo Caprotti, a fine Ottocento, fu sindaco di Albiate \u2013 rivestire in essa un ruolo non da poco e avere una precisa immagine sociale, non foss\u2019altro perch\u00e9 buona parte della popolazione locale lavorava e abitava quelle terre, quindi pagava affitti, forniva manodopera e prodotti.<\/p>\n<p>Nel caso dei Caprotti, poi, le persone potevano anche lavorare nella loro azienda o per la loro azienda, oltre a essere contemporaneamente loro fittavoli e contadini: tanto per dare una misura indicativa, alla fine dell\u2019Ottocento solo nelle cascine di Albiate e Triuggio i nuclei familiari di quasi 900 persone che vi vivevano traevano il loro sostentamento, totale o parziale, dalle coltivazioni di terreni appartenenti ai Caprotti: e ancora per dare una misura, nel censimento generale della popolazione italiana del 1881 gli abitanti di Albiate erano 1878. La mostra ha inteso porre a confronto \u2013 ovviamente ciascuna nei propri ambiti e nei propri secoli \u2013 due famiglie che significarono molto per Albiate, esponendo documenti esemplari organizzati in due percorsi speculari divisi per sezioni: la storia, la famiglia, l\u2019amministrazione di beni e propriet\u00e0, le figure pubbliche, quelle che possono essere le specificit\u00e0 proprie dell\u2019una o dell\u2019altra famiglia (le figure di due arcivescovi per gli Airoldi, l\u2019azienda tessile per i Caprotti). Una sezione conclusiva \u00e8 stata dedicata ad alcuni dei documenti pi\u00f9 antichi ritrovati nei due archivi, di cui alcuni veramente di pregio.<\/p><\/blockquote>\n<p>[\/vc_column_text][vc_empty_space][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/2&#8243;][vc_single_image image=&#8221;36757&#8243; img_size=&#8221;large&#8221; alignment=&#8221;center&#8221;][\/vc_column][vc_column width=&#8221;1\/2&#8243;][vc_single_image image=&#8221;36754&#8243; img_size=&#8221;large&#8221; alignment=&#8221;center&#8221;][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column][vc_empty_space][vc_empty_space][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column]<div class=\"hr-thin style-line\" style=\"width: 100%;border-top-width: 1px;\"><\/div>[vc_column_text]<\/p>\n<h4 align=\"justify\"><strong>Discorso del\u00a0Prof. Gianvittorio Signorotto\u00a0(Universit\u00e0 di Modena e Reggio Emilia) alla conferenza tenutasi all\u2019inaugurazione della mostra sugli archivi Airoldi\/Caprotti il 14 aprile 2007<\/strong><\/h4>\n<blockquote>\n<p align=\"justify\">Gli Archivi delle famiglie Airoldi e Caprotti, conservati nella Villa San Valerio di Albiate, costituiscono un deposito documentario di rilevante interesse storico, ed \u00e8 significativa l\u2019attenzione del pubblico e delle istituzioni nei confronti della mostra che oggi, grazie all\u2019iniziativa e all\u2019impegno del dottor Giuseppe Caprotti, stiamo inaugurando.<\/p>\n<p>L\u2019importanza di questa documentazione dev\u2019essere valutata alla luce dell\u2019attuale congiuntura degli studi storici sulla Lombardia in et\u00e0 moderna. Gli approfondimenti degli ultimi venticinque anni sul sistema della monarchia cattolica hanno evidenziato l\u2019importanza decisiva dello Stato di Milano nell\u2019 arco cronologico dell\u2019et\u00e0 spagnola, sollecitando una proficua revisione della tradizione storiografica, imperniata sulle categorie di decadenza economica, immobilismo politico, chiusura culturale. Questo ripensamento ha fatto propria la consapevolezza, gi\u00e0 avvertita a partire dagli anni Settanta, che uno studio della nobilt\u00e0, attento alle sue diverse declinazioni e affrancato da intenzioni apologetiche o da pregiudizi di matrice ideologica, sia indispensabile per un progresso delle conoscenze sull\u2019antico regime. Sono emersi cos\u00ec fatti e personaggi di rilievo europeo, dinamiche economiche e politiche, correnti culturali e religiose che la ricostruzione tradizionale della \u201cLombardia spagnola\u201d \u2013 vero antimito nella storia e nella memoria pubblica italiana \u2013 aveva trascurato. Dagli archivi nobiliari gli studiosi hanno saputo trarre elementi utili a incrinare la vecchia lettura antispagnola, mostrando l\u2019interagire tra la corte e i Consigli della monarchia e le elite degli stati che ne facevano parte. \u00c9 emersa, in sostanza, la competizione politica che caratterizzava la corte, dove le rappresentanze corporative e cetuali lombarde facevano sentire le loro richieste esercitando cos\u00ec, al pari di tante altre forze \u201cperiferiche\u201d, un condizionamento costante sul centro decisionale del sistema. Le carte della famiglia Airoldi, che sulla scena della Lombardia spagnola ebbe un ruolo economico e politico di primo piano, renderanno possibili nuove acquisizioni su vicende non secondarie di quell\u2019epoca. Gi\u00e0 in et\u00e0 ducale alcuni membri della casata avevano raggiunto posizioni di prestigio, ma il personaggio cruciale nell\u2019affermazione della casata fu senz\u2019altro Marcellino, che nel 1647 acquist\u00f2 il feudo di Lecco con il relativo titolo di conte. La sua biografia \u00e8 esemplare, perch\u00e9 mostra come fosse possibile anche a una famiglia di uomini d\u2019affari (non aggregata a quel patriziato milanese che monopolizzava gli uffici pubblici) l\u2019ascesa alle massime cariche dello Stato. Tale affermazione si pu\u00f2 comprendere considerando il ruolo cruciale, dal punto di vista politico e militare, che il Milanesado aveva assunto nel quadro della guerra dei Trent\u2019anni e dello scontro tra le monarchie per l\u2019egemonia sul continente. Per la corona cattolica, gli hombres de negocios lombardi attivi sui mercati internazionali, disposti a fare grossi prestiti e ad investire nelle rendite dello Stato, furono un alleato decisivo; dal canto loro, essi conseguirono posizioni sociali e politiche fino allora riservate al patriziato e alla nobilt\u00e0 titolata. Questo processo matur\u00f2 negli anni Quaranta e Cinquanta del Seicento, i pi\u00f9 terribili per la monarchia spagnola e per lo Stato di Milano, invaso a pi\u00f9 riprese dai francesi e dai loro alleati italiani. Gli Airoldi prestarono i loro servizi alla corona in cambio di onori e mercedi, ed entrarono a far parte della rete di clientele costruita da Bartolomeo Arese, il maggiore garante della stabilit\u00e0 politica e della fedelt\u00e0 alla Spagna. Grazie all\u2019attivit\u00e0 finanziaria di Marcellino, il fratello Cesare nel 1649 ottenne la carica di tesoriere generale, che poi sarebbe passata ad altri membri della famiglia. Ma non possiamo trascurare che un altro fratello, l\u2019abate Giacinto, trasferitosi a Roma garant\u00ec alla famiglia quella presenza nella corte papale che avrebbe reso possibile la carriera di Carlo Francesco Airoldi. Le carte di quest\u2019ultimo, nunzio pontificio a Bruxelles (dal 1668) e in seguito a Firenze e Venezia aprono squarci interessanti sulla storia Europea del XVII secolo; si pensi che fu inviato a Londra nel 1670, quando il papato sperava di poter ricondurre la corona inglese all\u2019obbedienza cattolica. Aggiungiamo che nell\u2019Archivio Airoldi si pu\u00f2 trovare anche una parte di storia della Sicilia, visto che dopo il trasferimento nell\u2019isola di Giovanni Battista (1699), anch\u2019egli appartenente al ramo dei conti di Lecco, altri membri della famiglia vi ebbero un ruolo sociale e politico rilevante. Ma l\u2019importanza di queste testimonianze deve essere valutata anche per la loro continuit\u00e0 nei secoli XVIII e XIX, fino all\u2019acquisto della villa di Albiate da parte dei fratelli Caprotti (1893 e oltre). Vi \u00e8 qui traccia della vita e delle scelte di individui, uomini e donne, nel loro rapporto documentato con strategie di successione, interessi economici, politici e culturali, lungo un percorso che porta dall\u2019Italia degli antichi Stati, dei privilegi nobiliari e delle giurisdizioni feudali, fino al mondo borghese e imprenditoriale dell\u2019Italia moderna.<\/p><\/blockquote>\n<p>[\/vc_column_text][vc_empty_space][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column][vc_single_image image=&#8221;36756&#8243; img_size=&#8221;large&#8221; alignment=&#8221;center&#8221;][vc_empty_space][vc_empty_space][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column]<div class=\"hr-thin style-line\" style=\"width: 100%;border-top-width: 1px;\"><\/div>[vc_column_text]<\/p>\n<h4 align=\"justify\"><strong>Discorso del\u00a0Prof. Marco Bologna\u00a0alla conferenza tenutasi all\u2019inaugurazione della mostra sugli archivi Airoldi\/Caprotti il 14 aprile 2007<\/strong><\/h4>\n<blockquote><p>Le famiglie sono state i centri propulsori di tutta l\u2019attivit\u00e0 economia e commerciale dell\u2019Antico regime ed in particolar modo in Italia dal XIV secolo sino a Napoleone. L\u2019economia e la finanza restano saldamente nelle mani delle famiglie oligarchiche che, se non sempre e solo in alcuni stati preunitari detengono anche poteri di governo, fanno comunque parte della ristretta cerchia di persone che o per prestigio o per potere, se non per entrambi, costituivano il ceto dirigente e attivo della societ\u00e0. La posizione dell\u2019oligarchia politica e patrimoniale era garantita da un sistema di governo e da alcuni istituti giuridici, come il fedecommesso (grazie a cui una parte di patrimonio veniva resa inalienabile, e trasmessa per via testamentaria secondo un ordine di successione predefinito, al fine di evitare uno smembramento del patrimonio di famiglia attraverso la divisione ereditaria), che assicuravano la trasmissione dei patrimoni di generazione in generazione senza che potessero essere intaccati ed una controllata possibilit\u00e0 di ascesa sociale idonea a mantenere valide le capacit\u00e0 imprenditoriali del gruppo egemone. L\u2019organizzazione di queste famiglie oligarchiche consentiva, e quasi incentivava, l\u2019attivit\u00e0 economica e finanziaria anche esterna ai confini politici dello Stato di appartenenza. Il sistema produttivo della ricchezza di quelle famiglie richiedeva la possibilit\u00e0 di accedere ad una efficiente rete informativa estesa a tutta Europa ed al Mediterraneo sulle diverse occasioni di affari. L\u2019organizzazione interna della famiglia oligarchica prevedeva pertanto che vari suoi componenti risiedessero nelle piazze finanziarie pi\u00f9 interessanti efossero presenti nei centri di governo maggiori, come Roma, Parigi, Vienna, Madrid, Londra ed in tantissime altre localit\u00e0 utili per lo sviluppo delle attivit\u00e0 specifiche della famiglia. Nello svolgimento di queste attivit\u00e0 la famiglia si muove sempre e comunque secondo le procedure e le leggi dello Stato in cui ci si trovava ad operare e si adatta prontamente ai mutamenti politi o finanziari che avvengono nelle diverse sedi. Queste famiglie, pertanto, sono spesso sovranazionali ed europee ed \u00e8 facile trovare nei loro archivi lettere provenienti dalle pi\u00f9 svariate parti d\u2019Europa, o registrazioni contabili per i pi\u00f9 diversi impieghi commerciali e finanziari. Durante tutta l\u2019et\u00e0 moderna le famiglie sono inoltre i maggiori committenti di opere d\u2019arte, sia per le proprie residenze, sia per le istituzioni religiose. Sono il sostegno di tutte le attivit\u00e0 assistenziali e benefiche; costruiscono palazzi, strade, villaggi, popolano aree disabitate, amministrano la giustizia, distribuiscono ricchezza e creano lavoro. La fine dell\u2019Ancien r\u00e9gime comporta la modifica radicale del ruolo di quelle famiglie all\u2019interno della societ\u00e0 europea. La maggior parte di esse perde l\u2019intero patrimonio durante il periodo rivoluzionario prima e poi napoleonico, di fatto si estinguono o scompaiono dalla ribalta che per secoli le aveva viste protagoniste. Solo alcune famiglie antiche proseguono a ricoprire un ruolo significativo grazie a specifiche circostanze e a particolari capacit\u00e0 di chi le guidava in quel periodo. Quando ci\u00f2 accade quelle famiglie continuano ad accumulare documentazione sulle loro attivit\u00e0 e sulle diverse procedure poste in atto per svolgerle in modo idoneo e profiquo. Iniziano ad essere raccolte le carte della gestione delle \u201caziende\u201d. Gli archivi familiari proseguono: sono in genere limitati al settore dell\u2019attivit\u00e0 economica e sono concluse le serie collegate al governo e all\u2019attivit\u00e0 internazionale, ma l\u2019archivio si accresce con rinnovati tipi di documenti e metodi di conservazione. Cambia il tipo di materiale che si sedimenta negli archivi di quelle famiglie, ma l\u2019archivio prosegue e, a volte, continua ad accrescersi sino ai giorni nostri, testimoniando sempre pi\u00f9 la gestione del patrimonio di ogni singolo proprietario piuttosto che la continuit\u00e0 di quella gestione e la trasmissione agli eredi: diviene l\u2019archivio di una persona e non pi\u00f9 di una famiglia. Dalle famiglie e dai loro patrimoni nascono le imprese come nuova forma di attivit\u00e0 economica e finanziaria utile per mantenere le posizioni sociali acquisite o per conquistarle. Emergono con sempre maggiore frequenza personalit\u00e0 nuove, anche non collegate a famiglie di passato prestigio <strong>Airoldi<\/strong> Notevoli capitali liquidi Potevano offrire alla Corona le somme necessarie In cambio ottengono effetti camerali, ossia i diritti di amministrazione su territori di pertinenza della Regia Camera Oculata politica di rapporti finanziari e di matrimoni Tesorieri generali dello Stato di Milano dal 1650 al 1751 \u2013 attivit\u00e0 principale Giro \u2018finanziario\u2019 Spagna-Sicilia-Milano con al centro Genova Rapporti con Pallavicini di Genova \u2013 Rendite di Sicilia \u2013 Rapporti con Francisco de Mello, Vicer\u00e9 di Sicilia (figura centrale) La \u2018Guerra dei trent\u2019anni\u2019, occasione di un trasferimento di diversi milioni di scudi dalla Sicilia a Genova, Milano e le Fiandre -1640- Interessi in Sicilia con Arata a Palermo, Oldoino tesoriere generale a Palermo e Airoldi a Milano. Cessioni di rendite di imposte e di diritti e di numerosi crediti (anche spagnoli) ai Pallavicini. Gio Agostino Arata detiene la concessione della carta bollata per la Sicilia e da lui Francisco de Mello ottiene un prestito che gira attraverso Francesco Oldoino \u2013 tesoriere generale \u2013 a favore di Marcellino Airoldi (ossia i soldi vanno dalla Sicilia a Milano). Questi si fa anticipare la restituzione della somma da Paolo Gerolamo I (in Sicilia dal 1646 al 1656)e Angelo Pallavicini che, in questo modo, divengono creditori della Regia camera dell\u2019importo che verr\u00e0 loro rimborsato con la cessione delle isole Egadi (i soldi vanno da Milano a Genova). Beni in Lecco e in Bellagio \u2013 rapporti con gli Sfondrati, conti della Riviera, maggiori feudatari locali Limitato rilievo in ambito ecclesiastico A fine Ottocento il ramo siciliano, senza pi\u00f9 legami con Milano, vende i beni ai\u00a0<strong>Caprotti<\/strong>\u00a0, tipica famiglia lombarda, sorta e cresciuta per lavorare. Impresa, ma anche grandi propriet\u00e0 terriere che, alla fine, furono le reali artefici del prestigio e della forza economica della famiglia<\/p><\/blockquote>\n<p>[\/vc_column_text][vc_empty_space][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column][vc_single_image image=&#8221;82068&#8243; img_size=&#8221;large&#8221; alignment=&#8221;center&#8221;][\/vc_column][\/vc_row]<\/p>\n<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>14-29 aprile 2007 \u2013 presso il Comune di Albiate. 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