{"id":45584,"date":"2020-04-16T17:17:21","date_gmt":"2020-04-16T15:17:21","guid":{"rendered":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/?p=45584"},"modified":"2020-05-08T18:06:50","modified_gmt":"2020-05-08T16:06:50","slug":"come-ha-fatto-il-veneto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/come-ha-fatto-il-veneto\/","title":{"rendered":"Come ha fatto il Veneto"},"content":{"rendered":"<div class=\"wpb-content-wrapper\"><p>[vc_row][vc_column][vc_column_text]<\/p>\n<header id=\"expanding\" class=\"entry-header cf contentwidth morewrap cf\">\n<div class=\"cat\">\n<ul>\n<li><a class=\"categoria\" title=\"Tutte le news di Italia\" href=\"https:\/\/www.ilpost.it\/italia\/\">ITALIA<\/a><\/li>\n<li><span class=\"intera\">GIOVED\u00cc 16 APRILE 2020<\/span><\/li>\n<\/ul>\n<\/div>\n<h1 class=\"entry-title\"><a href=\"https:\/\/www.ilpost.it\/2020\/04\/16\/coronavirus-veneto-modello\/\">Come ha fatto il Veneto<\/a><\/h1>\n<div class=\"sottit\">\n<h2 class=\"tit2\">Zone rosse, chiusure tempestive di ospedali, tanti test e pochi ricoveri: la regione che ha contenuto meglio il coronavirus in Italia aveva cominciato ad attrezzarsi gi\u00e0 a gennaio<\/h2>\n<\/div>\n<\/header>\n<div class=\"cf\">\n<div class=\"entry-container-main\">\n<div class=\"entry-container cf\">\n<div class=\"figure-container cf\">\n<figure>\n<div id=\"photosize\" class=\"photo-container\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"attachment-full size-full wp-post-image\" src=\"https:\/\/www.ilpost.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/GettyImages-1206167269-copia.jpg\" sizes=\"auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px\" srcset=\"https:\/\/www.ilpost.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/GettyImages-1206167269-copia.jpg 800w, https:\/\/www.ilpost.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/GettyImages-1206167269-copia-400x206.jpg 400w, https:\/\/www.ilpost.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/GettyImages-1206167269-copia-680x350.jpg 680w, https:\/\/www.ilpost.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/GettyImages-1206167269-copia-768x396.jpg 768w\" alt=\"\" width=\"800\" height=\"412\" \/><\/div>\n<p><span class=\"caption\"><i class=\"fa fa-camera\"><\/i>\u00a0Riva degli Schiavoni a Venezia il 9 marzo (Marco Di Lauro\/Getty Images)<\/span><\/figure>\n<\/div>\n<div class=\"container-entry-content morewrap\">\n<div class=\"entry-meta social cf\">\n<div id=\"social\" class=\"social-share fixed\"><\/div>\n<\/div>\n<div class=\"entry-content cf\">\n<div id=\"live-blog\"><\/div>\n<div id=\"singleBody\">\n<p>Quando furono segnalati i primissimi casi di contagio da coronavirus in Italia, tutto il paese impar\u00f2 a conoscere il nome di Vo\u2019, il piccolo comune in provincia di Padova dove viveva la prima persona morta ufficialmente di COVID-19 sul territorio nazionale. Insieme a Codogno, quello di Vo\u2019 fu identificato come il focolaio italiano dell\u2019epidemia, e per giorni la preoccupazione per la situazione in Veneto fu molto alta, al pari di quella per la Lombardia e l\u2019Emilia-Romagna, le regioni che da subito sembrarono pi\u00f9 coinvolte.<\/p>\n<p><em>La\u00a0<strong>newsletter del Post sul coronavirus<\/strong>\u00a0arriva ogni sera e racconta molto di pi\u00f9 di quello che trovi sui giornali: \u00e8 gratuita e\u00a0<a href=\"http:\/\/eepurl.com\/gT4uv1\">ci si iscrive qui<\/a>.<\/em><\/p>\n<p>A quasi due mesi dall\u2019inizio ufficiale dell\u2019epidemia la situazione in Veneto rimane seria, ma i dati mostrano che il coronavirus ha fatto molti meno danni che altrove, comprese regioni dove il grosso dei contagi \u00e8 arrivato con giorni o settimane di ritardo. Nonostante il Veneto sia la quarta regione per morti accertati di COVID-19, con 940 decessi, ci sono altre regioni \u2013 Liguria e Marche \u2013 che ne contano soltanto poche decine in meno. La differenza \u00e8 che il Veneto, per come ha testato la popolazione, pu\u00f2 contare su dati pi\u00f9 affidabili per avere una rappresentazione della reale estensione del contagio e dei decessi, cosa che non si pu\u00f2 dire per la maggior parte delle altre regioni.<\/p>\n<div class=\"adv_inread\">\n<div id=\"div-gpt-ad-Inread\" class=\"gpt-new\">\n<div id=\"google_ads_iframe_\/57491254\/ilpost.it\/news\/Inread_0__container__\"><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<p>Questo risultato \u00e8 stato possibile grazie ad alcune decisioni tempestive dopo la scoperta dei primi casi, ma anche ad altre prese per prudenza prima che il coronavirus fosse scoperto in Italia. Dietro ad alcune delle decisioni pi\u00f9 importanti prese dal Veneto c\u2019\u00e8 stato Andrea Crisanti, microbiologo dell\u2019Universit\u00e0 di Padova che dirige uno dei pi\u00f9 importanti e rispettati laboratori di microbiologia d\u2019Italia. Ancor prima della scoperta del coronavirus in Italia, infatti, su suggerimento di Crisanti e degli altri consiglieri scientifici, la regione decise che avrebbe investito soldi e risorse per garantirsi la possibilit\u00e0 di fare test per rilevare il coronavirus. Quella decisione, insieme ad alcune altre altrettanto importanti, \u00e8 alla base di quello che oggi viene definito \u201cmodello veneto\u201d.<\/p>\n<p><strong>\u2013 Leggi anche:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.ilpost.it\/2020\/04\/15\/coronavirus-distanziamento-sociale-immunita-covid-19\/\">Quanto durer\u00e0 il distanziamento sociale?<\/a><\/strong><\/p>\n<p><strong>Zona rossa<br \/>\n<\/strong>Sabato 22 febbraio, il giorno dopo il primo decesso per COVID-19 accertato in Italia, il governo firm\u00f2 un decreto per rendere Vo\u2019 e Codogno \u201czone rosse\u201d, impedendo l\u2019entrata e l\u2019uscita delle persone. L\u2019ospedale di Schiavonia, in provincia di Padova, dove avvenne la prima morte, era stato chiuso la sera precedente. La mancata dichiarazione della zona rossa a Bergamo, cos\u00ec come la riapertura dell\u2019ospedale di Alzano Lombardo poche ore dopo la scoperta dei pazienti infetti, sono considerate oggi tra gli errori principali che hanno portato al\u00a0<a href=\"https:\/\/www.ilpost.it\/2020\/04\/01\/disastro-alzano-lombardo-nembro\/\">disastro della Val Seriana<\/a>.<strong><br \/>\n<\/strong><\/p>\n<div id=\"attachment_2272433\" class=\"wp-caption alignnone\">\n<p><a href=\"https:\/\/www.ilpost.it\/2020\/04\/16\/coronavirus-veneto-modello\/coronavirus-italy-2\/\" rel=\"attachment wp-att-2272433\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-large wp-image-2272433\" src=\"https:\/\/www.ilpost.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/BANZAILIQSOLD1_20200416105729779-copia-680x453.jpg\" sizes=\"auto, (max-width: 675px) 100vw, 675px\" srcset=\"https:\/\/www.ilpost.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/BANZAILIQSOLD1_20200416105729779-copia-680x453.jpg 680w, https:\/\/www.ilpost.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/BANZAILIQSOLD1_20200416105729779-copia-400x267.jpg 400w, https:\/\/www.ilpost.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/BANZAILIQSOLD1_20200416105729779-copia-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.ilpost.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/BANZAILIQSOLD1_20200416105729779-copia.jpg 800w\" alt=\"\" width=\"675\" height=\"450\" aria-describedby=\"caption-attachment-2272433\" \/><\/a><\/p>\n<p id=\"caption-attachment-2272433\" class=\"wp-caption-text\">Un militare dell\u2019esercito a un posto di blocco fuori Vo\u2019, il 24 febbraio (ANSA\/NICOLA FOSSELLA)<\/p>\n<\/div>\n<p><strong>\u2013 Leggi anche:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.ilpost.it\/2020\/04\/01\/disastro-alzano-lombardo-nembro\/\">Il disastro della Val Seriana<\/a><\/strong><\/p>\n<p><strong>Test<br \/>\n<\/strong>Ma la preparazione del Veneto al coronavirus era cominciata in realt\u00e0 molto prima. Il 20 gennaio, cio\u00e8 pochi giorni dopo che l\u2019OMS aveva diffuso i primi protocolli per i test per rilevare il SARS-CoV-2, registrato fino a quel momento soltanto in Cina, Crisanti inform\u00f2 la direzione sanitaria della regione che avrebbe fatto un acquisto per assicurarsi i reagenti sufficienti per analizzare circa 500mila tamponi per il coronavirus.<\/p>\n<p>\u00abEra il nostro compito istituzionale, visto che siamo un riferimento in Italia\u00bb, ha spiegato Crisanti al\u00a0<em>Post<\/em>. Il vantaggio del laboratorio di Padova fu che aveva le certificazioni e gli strumenti necessari per produrre autonomamente quei reagenti, gli stessi che oggi scarseggiano in Italia e che\u00a0<a href=\"https:\/\/www.ilpost.it\/2020\/04\/04\/coronavirus-tamponi-test-problemi-numero\/\">limitano fortemente la capacit\u00e0 di analisi di test dei laboratori<\/a>. Nonostante l\u2019approvvigionamento con largo anticipo, e nonostante l\u2019autoproduzione, a un certo punto dell\u2019epidemia il Veneto \u00e8 stato comunque a corto di reagenti, accumulando un certo ritardo nell\u2019analisi dei tamponi ma riuscendo poi a risolverlo.<\/p>\n<p><strong>\u2013 Leggi anche:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.ilpost.it\/2020\/04\/04\/coronavirus-tamponi-test-problemi-numero\/\">Perch\u00e9 non stiamo facendo pi\u00f9 tamponi?<\/a><\/strong><\/p>\n<p>\u00abAll\u2019inizio abbiamo usato le macchine in laboratorio, che bastavano per 200-300 test al giorno\u00bb, ha spiegato Crisanti. \u00abPoi vista la richiesta abbiamo aumentato, all\u2019inizio con i turni per coprire 24 ore, poi aprendo un\u2019altra linea arrivando a una media l\u2019altra settimana di 2.500 tamponi al giorno\u00bb. Ma gli sforzi dell\u2019amministrazione regionale per aumentare la capacit\u00e0 di test al laboratorio di Padova non finirono l\u00ec: Crisanti dice che alla fine di marzo il suo laboratorio \u00e8 riuscito ad acquistare una macchina di produzione statunitense in grado di analizzare fino a 9.000 tamponi al giorno, cio\u00e8 pi\u00f9 o meno quanti ne elabora l\u2019intero sistema di laboratori lombardi nello stesso arco di tempo.<\/p>\n<p>\u00abL\u2019abbiamo ordinata ed \u00e8 arrivata in 2 o 3 giorni, e poi una settimana dopo sono arrivati i supporti di plastica necessari per le analisi\u00bb, ha detto Crisanti. La macchina permette di risparmiare quattro quinti dei reagenti normalmente necessari, permettendo anche una riduzione dei tempi.<\/p>\n<p>Oggi il Veneto ha analizzato oltre 216mila tamponi per il coronavirus, poche migliaia in meno di quelli della Lombardia. Nell\u2019ultima settimana la media \u00e8 stata di circa 7.900 tamponi al giorno, pi\u00f9 o meno la stessa della Lombardia. La differenza \u00e8 che il Veneto ha meno di cinque milioni di abitanti, la Lombardia pi\u00f9 di dieci. E soprattutto, il Veneto ha scoperto meno di 15mila contagi e registrato 940 morti, la Lombardia oltre 62mila contagi e oltre 11mila morti. Per ogni caso scoperto, il Veneto ha fatto 14,8 tamponi, la Lombardia 3,6, l\u2019Emilia-Romagna 5, il Piemonte 4,2. Il Veneto sta quindi testando una percentuale molto pi\u00f9 estesa della sua popolazione, \u201cscoprendo\u201d molti pi\u00f9 malati di quanto accada in Lombardia.<\/p>\n<p>Da settimane i racconti raccolti sulla stampa descrivono una situazione in cui, verosimilmente, ci sono nel Nord Italia migliaia e migliaia di persone con sintomi acuti e sospetti che non vengono sottoposti a tampone. In Veneto questo succede molto pi\u00f9 raramente: \u00abLi facciamo\u00a0a tutte le persone che hanno anche solo sintomi leggerissimi, ai familiari e ai contatti certi dei positivi\u00bb, assicura Crisanti.<\/p>\n<div id=\"attachment_2272432\" class=\"wp-caption alignnone\">\n<p><a href=\"https:\/\/www.ilpost.it\/2020\/04\/16\/coronavirus-veneto-modello\/coronavirus-in-italy-33\/\" rel=\"attachment wp-att-2272432\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-large wp-image-2272432\" src=\"https:\/\/www.ilpost.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/BANZAILIQSOLD1_20200416105740542-copia-680x453.jpg\" sizes=\"auto, (max-width: 675px) 100vw, 675px\" srcset=\"https:\/\/www.ilpost.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/BANZAILIQSOLD1_20200416105740542-copia-680x453.jpg 680w, https:\/\/www.ilpost.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/BANZAILIQSOLD1_20200416105740542-copia-400x267.jpg 400w, https:\/\/www.ilpost.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/BANZAILIQSOLD1_20200416105740542-copia-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.ilpost.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/BANZAILIQSOLD1_20200416105740542-copia.jpg 800w\" alt=\"\" width=\"675\" height=\"450\" aria-describedby=\"caption-attachment-2272432\" \/><\/a><\/p>\n<p id=\"caption-attachment-2272432\" class=\"wp-caption-text\">I test sugli abitanti di Vo\u2019, il 23 febbraio (ANSA \/ NICOLA FOSSELLA)<\/p>\n<\/div>\n<p>I test in Veneto non sono stati propriamente \u201ca tappeto\u201d, tranne che per alcune zone: come Vo\u2019, dove l\u2019amministrazione regionale guidata dal leghista Luca Zaia accolse la proposta di Crisanti di testare l\u2019intera popolazione subito dopo la scoperta del primo caso. Da quell\u2019analisi risult\u00f2 che 89 abitanti su circa 3.300 erano positivi, il 3,1 per cento. Quasi la met\u00e0 erano asintomatici. \u00abI dati di Vo\u2019 erano sotto gli occhi di tutti e non ci si \u00e8 resi conto che il 3 per cento per un\u2019infezione virale senza nessuna misura di contenimento \u00e8 come avere una bomba innescata\u00bb, ha detto Crisanti in\u00a0<a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=4bs7F5YEBIo&amp;feature=youtu.be\">un\u2019intervista su YouTube<\/a>. Per tutti i contagiati di Vo\u2019 le autorit\u00e0 sanitarie registrarono la storia clinica e i contatti, realizzando un accurato studio epidemiologico su uno dei primi episodi di diffusione del coronavirus in Italia, rilevando peraltro che gli asintomatici potevano trasmetterlo tanto quanto i sintomatici.<\/p>\n<p>Negli stessi giorni dei tamponi a Vo\u2019, il consulente del governo ed ex presidente dell\u2019Istituto Superiore di Sanit\u00e0 Walter Ricciardi\u00a0<a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/cronache\/20_febbraio_27\/coronavirus-ricciardi-la-prossima-settimana-capiremo-se-italia-l-emergenza-comincia-rientrare-43c9a4fa-58cd-11ea-8e3a-a0c8564bd6c7.shtml\">diceva al\u00a0<em>Corriere della Sera<\/em><\/a>\u00a0che \u00abla strategia del Veneto non \u00e8 stata corretta perch\u00e9 ha derogato all\u2019evidenza scientifica\u00bb estendendo i test anche agli asintomatici, e creando per questo \u00abconfusione e allarme sociale\u00bb.<\/p>\n<p><strong>\u2013 Leggi anche:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.ilpost.it\/2020\/03\/23\/ospedali-lombardia-emergenza-coronavirus\/\">\u00abCi aspettavamo una marea, \u00e8 arrivato uno tsunami\u00bb<\/a><\/strong><\/p>\n<p><strong>Reagenti autoprodotti<br \/>\n<\/strong>C\u2019\u00e8 chi ha messo in dubbio l\u2019affidabilit\u00e0 dei reagenti autoprodotti, cio\u00e8 quelli che stanno rendendo possibili cos\u00ec tanti test in Veneto, rispetto a quelli venduti dalle aziende che producono anche i macchinari che elaborano i tamponi. \u00c8 quanto detto al\u00a0<em>Post<\/em>, per esempio, dal virologo dell\u2019ospedale Niguarda di Milano Federico Perno: \u00abDare un tampone negativo a un paziente significa cambiare la sua storia diagnostica. Se il reagente autoprodotto non \u00e8 di qualit\u00e0, si rischia di inficiare la diagnosi. La qualit\u00e0 \u00e8 importantissima: nella scienza non avere un risultato \u00e8 meglio di avere un risultato sbagliato\u00bb.<\/p>\n<p>Crisanti ritiene invece che spesso questi reagenti possano essere anche di qualit\u00e0 superiore rispetto a quelli delle aziende. Ma soprattutto, \u00abse c\u2019\u00e8 uno sbaglio di uno ogni mille, in un\u2019epidemia quello che conta sono i numeri: che qualcuno sfugga sta nella logica dei grandi numeri. Se non si fanno i tamponi perch\u00e9 non si accetta un errore dell\u20191 per mille si \u00e8 sbagliato strategia\u00bb. A Padova, in ogni caso, il laboratorio aveva organizzato sotto la lunga direzione precedente del virologo Giorgio Pal\u00f9 un sistema di certificazione interna per i reagenti autoprodotti, accreditata anche dagli enti europei: un processo che richiede tempo e che, nel caso di Padova, era avvenuto molto prima dell\u2019epidemia.<\/p>\n<p><strong>Conformazioni diverse<br \/>\n<\/strong>A giocare un ruolo importante nel successo veneto nel contenimento dell\u2019epidemia hanno contribuito anche fattori socio-morfologici: cio\u00e8 un territorio pi\u00f9 rurale e meno urbano della Lombardia, caratterizzata da citt\u00e0 medio-grandi e alta densit\u00e0 abitativa. La Val Seriana, con i suoi chilometri ininterrotti di capannoni e il suo intenso traffico commerciale, \u00e8 stata non a caso una delle aree dove il coronavirus si \u00e8 diffuso pi\u00f9 estesamente. \u00abCodogno e Lodi sono citt\u00e0 dove si vive in condominio, Vo\u2019 \u00e8 un paesino sui Colli Euganei\u00bb, ha spiegato al\u00a0<em>Corriere della Sera<\/em>\u00a0Pal\u00f9,\u00a0 che \u00e8 stato per decenni a capo del laboratorio di microbiologia di Padova prima che l\u2019anno scorso gli succedesse Crisanti.<\/p>\n<div id=\"attachment_2272429\" class=\"wp-caption alignnone\">\n<p><a href=\"https:\/\/www.ilpost.it\/2020\/04\/16\/coronavirus-veneto-modello\/venice-hauntingly-quiet-amid-covid-19-quarantine-18\/\" rel=\"attachment wp-att-2272429\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-large wp-image-2272429\" src=\"https:\/\/www.ilpost.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/GettyImages-1206288085-copia-680x453.jpg\" sizes=\"auto, (max-width: 675px) 100vw, 675px\" srcset=\"https:\/\/www.ilpost.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/GettyImages-1206288085-copia-680x453.jpg 680w, https:\/\/www.ilpost.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/GettyImages-1206288085-copia-400x267.jpg 400w, https:\/\/www.ilpost.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/GettyImages-1206288085-copia-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.ilpost.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/GettyImages-1206288085-copia.jpg 800w\" alt=\"\" width=\"675\" height=\"450\" aria-describedby=\"caption-attachment-2272429\" \/><\/a><\/p>\n<p id=\"caption-attachment-2272429\" class=\"wp-caption-text\">Venezia il 9 marzo (Marco Di Lauro\/Getty Images)<\/p>\n<\/div>\n<p><strong>Ricoveri<br \/>\n<\/strong>Un\u2019altra caratteristica fondamentale della gestione veneta dell\u2019epidemia \u00e8 stato l\u2019approccio ai ricoveri ospedalieri. Il Veneto, come tutte le regioni, ha ampliato i reparti di terapia intensiva con diverse centinaia di posti letto, dai circa 500 iniziali. \u00abMa abbiamo ricoverato meno, perch\u00e9 la politica \u00e8 stata di ricoverare solo chi aveva bisogno, senza intasare gli ospedali\u00bb, ha spiegato Crisanti. \u00abQuesta battaglia si vince nel territorio e non nelle corsie: ricoverare le persone che potevano essere gestite a casa era dannoso per l\u2019ospedale stesso\u00bb.<\/p>\n<p><strong>\u2013 Leggi anche:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.ilpost.it\/2020\/04\/06\/ventilatori-coronavirus-covid-19\/\">Le macchine che respirano per noi<\/a><\/strong><\/p>\n<p>Daniele Donato, direttore sanitario dell\u2019Azienda ospedaliera di Padova, ha spiegato al\u00a0<em>Post<\/em>\u00a0che gi\u00e0 da domenica 23 febbraio nel suo ospedale \u2013 uno dei pi\u00f9 grandi d\u2019Italia \u2013 furono impartite rigide misure comportamentali per proteggere il personale e assicurarsi coi tamponi che nessun paziente malato di COVID-19 entrasse in contatto con gli operatori e gli altri pazienti. La sorveglianza del personale, che complessivamente \u00e8 composto da circa 7.200 persone, \u00e8 proseguita fino a oggi: finora sono risultati positivi soltanto 72 operatori, di cui peraltro 28 erano asintomatici, ha detto Donato.<\/p>\n<p>A oggi\u00a0il personale che ha a che fare con i malati di COVID-19 viene testato una volta ogni 10 giorni, il resto una volta ogni 20 giorni. Queste precauzioni \u00abhanno permesso di essere un po\u2019 pi\u00f9 sicuri che i nostri operatori non abbiano trasmesso la malattia ai pazienti\u00bb, ha detto Donato. \u00abNon abbiamo avuto focolai negli ospedali, almeno fino ad adesso\u00bb.\u00a0Oltre a quelli sul personale, comunque, secondo Donato sono stati fondamentali i tamponi sulla popolazione: \u00abQuando si fa il medico, per prima cosa bisogna fare la diagnosi. Senza tampone si rinuncia alla diagnosi, e si curano solo i sintomi\u00bb.<\/p>\n<p>Ancora oggi solo il 15 per cento dei pazienti attualmente positivi accertati in Veneto \u00e8 ricoverato in ospedale, contro il 40 per cento della Lombardia, il 29 per cento del Piemonte e il 27 per cento dell\u2019Emilia-Romagna. Vuol dire che l\u201985 per cento dei casi attualmente positivi in Veneto \u00e8 in isolamento domiciliare, mentre in Lombardia la percentuale \u00e8 del 60 per cento. Analizzando questi dati non va dimenticato che avendo fatto molti pi\u00f9 test, il Veneto ha scoperto in proporzione molti pi\u00f9 contagi: e quindi le percentuali di ricoverati delle altre regioni si abbasserebbero certamente, se facessero pi\u00f9 test.<\/p>\n<p>Nelle fasi iniziali dell\u2019epidemia, per\u00f2, la differenza tra i ricoverati in proporzione ai casi scoperti era stata ancora maggiore: l\u20198 marzo la Lombardia arriv\u00f2 ad avere in ospedale il 78 per cento dei casi di contagio allora accertati; lo stesso giorno il Veneto era al 31 per cento (anche in questo caso va ovviamente tenuta in considerazione la differenza, in proporzione, di tamponi fatti).<\/p>\n<div id=\"attachment_2272436\" class=\"wp-caption alignnone\">\n<p><a href=\"https:\/\/www.ilpost.it\/2020\/04\/16\/coronavirus-veneto-modello\/world-news-march-18-2020\/\" rel=\"attachment wp-att-2272436\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-large wp-image-2272436\" src=\"https:\/\/www.ilpost.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/BANZAILIQSOLD1_2020041611042382-680x459.jpg\" sizes=\"auto, (max-width: 675px) 100vw, 675px\" srcset=\"https:\/\/www.ilpost.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/BANZAILIQSOLD1_2020041611042382-680x459.jpg 680w, https:\/\/www.ilpost.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/BANZAILIQSOLD1_2020041611042382-400x270.jpg 400w, https:\/\/www.ilpost.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/BANZAILIQSOLD1_2020041611042382-768x518.jpg 768w, https:\/\/www.ilpost.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/BANZAILIQSOLD1_2020041611042382.jpg 800w\" alt=\"\" width=\"675\" height=\"456\" aria-describedby=\"caption-attachment-2272436\" \/><\/a><\/p>\n<p id=\"caption-attachment-2272436\" class=\"wp-caption-text\">Le tende per il pre-triage dei pazienti allestite fuori dall\u2019ospedale di Padova (Cheng Tingting\/Xinhua via ZUMA Wire)<\/p>\n<\/div>\n<p><strong>Territorio<br \/>\n<\/strong>La sanit\u00e0 contemporanea occidentale da decenni va nella direzione di accentrare le risorse dal territorio \u2013 ospedali pi\u00f9 piccoli, aziende sanitarie periferiche e soprattutto medici di famiglia \u2013 verso le strutture ospedaliere centrali, pi\u00f9 grandi, efficienti e competenti. In Italia questa tendenza ha avuto la sua espressione pi\u00f9 evidente nella Lombardia, che \u00e8 diventata un\u2019eccellenza a livello nazionale per le cure specialistiche e per i grandi ospedali. Il Veneto, pur influenzato da questa tendenza, ha mantenuto un maggiore equilibrio tra l\u2019offerta degli ospedali e quella \u201csul territorio\u201d.<\/p>\n<p>\u00abIl Veneto ha servizi territoriali diffusi, ha presidi territoriali, sistemi epidemici regionali, una rete informatica per i medici di base e i direttori generali dei centri di Igiene Pubblica delle ASL\u00bb, ha spiegato al\u00a0<em>Post<\/em>\u00a0Pal\u00f9. \u00abHa una sanit\u00e0 pubblica al 95 per cento e ha affrontato questo problema dal punto di vista della salute pubblica e non come problema clinico assistenziale\u00bb.\u00a0Ha giocato un ruolo importante anche una maggiore tradizione e attenzione della sanit\u00e0 veneta alle epidemie, secondo Pal\u00f9, che ricorda tra le altre cose che fu la Repubblica di Venezia ad allestire il primo lazzaretto del mondo nel Quattrocento.<\/p>\n<p><strong>\u2013 Leggi anche:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.ilpost.it\/2020\/04\/07\/malati-covid-coronavirus\/\">Cosa vuol dire essere malati di COVID-19<\/a><\/strong><\/p>\n<p>\u00abQuando un evento del genere coglie un sistema sanitario il modo in cui \u00e8 organizzato influenza moltissimo la risposta: in Lombardia tutto \u00e8 basato sull\u2019eccellenza di terapie e sulla ospedalizzazione, sulle diagnosi avanzate, ed \u00e8 molto privatizzato\u00bb, ha spiegato Crisanti. \u00abQuesto sistema peraltro lo abbiamo voluto, e ne eravamo tutti orgogliosi. Ma aveva trascurato la medicina sul territorio e in un\u2019epidemia queste cose si vedono. Solo che un\u2019epidemia non era mai capitata, finora\u00bb.<\/p>\n<div id=\"attachment_2272430\" class=\"wp-caption alignnone\">\n<p><a href=\"https:\/\/www.ilpost.it\/2020\/04\/16\/coronavirus-veneto-modello\/italy-pandemic-covid19-coronavirus-4\/\" rel=\"attachment wp-att-2272430\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-large wp-image-2272430\" src=\"https:\/\/www.ilpost.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/BANZAILIQSOLD1_20200416105644892-copia-680x382.jpg\" sizes=\"auto, (max-width: 675px) 100vw, 675px\" srcset=\"https:\/\/www.ilpost.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/BANZAILIQSOLD1_20200416105644892-copia-680x382.jpg 680w, https:\/\/www.ilpost.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/BANZAILIQSOLD1_20200416105644892-copia-400x225.jpg 400w, https:\/\/www.ilpost.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/BANZAILIQSOLD1_20200416105644892-copia-768x431.jpg 768w, https:\/\/www.ilpost.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/BANZAILIQSOLD1_20200416105644892-copia.jpg 800w\" alt=\"\" width=\"675\" height=\"379\" aria-describedby=\"caption-attachment-2272430\" \/><\/a><\/p>\n<p id=\"caption-attachment-2272430\" class=\"wp-caption-text\">Piazza delle Erbe a Verona il 29 marzo. (ANSA \/ FILIPPO VENEZIA)<\/p>\n<\/div>\n<p><strong>\u00abNon \u00e8 il paese dei balocchi\u00bb<br \/>\n<\/strong>La situazione \u201csul territorio\u201d \u00e8 quella che devono gestire da quasi due mesi i medici di famiglia di tutta Italia, con grandi difficolt\u00e0. Quelli veneti, nonostante la maggiore efficienza da questo punto di vista del sistema regionale, \u00absono stati maltrattati come tutti gli altri\u00bb, ha spiegato Domenico Crisar\u00e0, rappresentante della sezione regionale della Federazione Italiana Medici di Medicina Generale. In certe province i medici hanno fatto il tampone con grande ritardo o non lo hanno fatto tuttora, dalle ASL sono arrivate istruzioni difficili da capire o contraddittorie, e in generale non hanno ricevuto nessuna fornitura di dispositivi di protezione, come mascherine e camici, ottenuti grazie alle donazioni private e all\u2019iniziativa personale.<\/p>\n<p>\u00abNon \u00e8 stato il paese dei balocchi\u00bb, ha detto Crisar\u00e0, secondo cui anche in Veneto \u00e8 successo che i medici non riuscissero a far fare il tampone ai propri pazienti sospetti. La differenza, secondo Crisar\u00e0, \u00e8 stata che \u00abi colleghi lombardi sono stati lasciati a s\u00e9 stessi\u00bb, mentre in Veneto \u00absiamo stati coinvolti fin dal primo momento\u00bb. Nella regione il rapporto tra i medici di famiglia e le ULSS (le ASL del Veneto) \u00e8 storicamente piuttosto efficiente, ha spiegato Crisar\u00e0. Questo perch\u00e9 i medici hanno rapporti e canali di comunicazione con i singoli distretti sociosanitari, strutture che presero il posto delle ASL locali quando vennero accorpate nel 2017, passando da 21 a 9.<\/p>\n<p>Quella che in gergo medico viene chiamata \u201ccontinuit\u00e0 assistenziale\u201d tra ospedale e territorio, cio\u00e8 il sistema che si occupa del paziente in tutte le fasi fuori dall\u2019ospedale, \u00e8 regolata in Veneto da una Centrale Operativa Territoriale in seno a ogni ULSS, e che nell\u2019emergenza della COVID-19 ha messo a disposizione delle mail a cui i medici potevano richiedere il tampone, ha spiegato Crisar\u00e0. \u00abSe si riteneva che un tampone dovesse essere fatto, avevamo i canali per chiederlo anche senza seguire le vie burocratiche. Questo lavoro, insieme alla fiducia che ci accordano i pazienti, ha consentito di tenere a casa la gente senza mandarla in ospedale\u00bb.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/il-virologo-andrea-crisanti-fa-il-punto-ai-microfoni-di-radio-capital-errori-di-valutazione-allinizio\/\">Sull&#8217;operato di Andrea Crisanti leggi anche questo articolo<\/a><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<p>[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row]<\/p>\n<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Zone rosse, chiusure tempestive di ospedali, tanti test e pochi ricoveri: la regione che ha contenuto meglio il coronavirus in Italia aveva cominciato ad attrezzarsi gi\u00e0 a gennaio<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":45587,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[76],"tags":[252],"class_list":["post-45584","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-sociale","tag-coronavirus","category-76","description-off"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/45584","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=45584"}],"version-history":[{"count":6,"href":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/45584\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":45591,"href":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/45584\/revisions\/45591"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-json\/wp\/v2\/media\/45587"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=45584"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=45584"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=45584"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}