{"id":47047,"date":"2020-06-02T08:43:50","date_gmt":"2020-06-02T06:43:50","guid":{"rendered":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/?p=47047"},"modified":"2020-06-02T08:48:05","modified_gmt":"2020-06-02T06:48:05","slug":"chi-sale-e-chi-scende-nel-2019-nella-gdo-secondo-mediobanca-e-prezzi-e-margini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/chi-sale-e-chi-scende-nel-2019-nella-gdo-secondo-mediobanca-e-prezzi-e-margini\/","title":{"rendered":"Chi sale e chi scende nel 2019 nella GDO secondo Mediobanca. E prezzi e margini\u2026"},"content":{"rendered":"<div class=\"wpb-content-wrapper\"><p>[vc_row][vc_column][vc_column_text]<\/p>\n<div class=\"post-title-container\">\n<header class=\"post-title entry-header\">\n<h1 class=\"entry-title\"><strong style=\"font-size: 14px;\"><a title=\"Articoli scritti da: Eros Casula\" href=\"https:\/\/www.retailwatch.it\/author\/admin\/\" rel=\"author\">EROS CASULA<\/a><\/strong><\/h1>\n<\/header>\n<\/div>\n<aside class=\"share-article hide-on-print fixed-me show-for-medium is_stuck\"><i class=\"fa fa-facebook\"><\/i><i class=\"fa fa-twitter\"><\/i><i class=\"fa fa-google-plus\"><\/i><i class=\"fa fa-pinterest\"><\/i><i class=\"fa fa-linkedin\"><\/i><\/aside>\n<div class=\"sticky-content-spacer\"><\/div>\n<div class=\"post-content-container\">\n<div class=\"post-content entry-content cf\" data-first=\"G\">\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>1 Giugno. Ecco la sintesi della monumentale indagine sulla GDO di Mediobanca per il 2019.<\/p>\n<ol>\n<li>La limitata possibilit\u00e0 di recuperare l\u2019adeguamento dei listini attraverso i prezzi di vendita porta all\u2019ovvia conseguenza di comprimere i margini della Gdo italiana, come illustrato pi\u00f9 oltre in questa sezione introduttiva. La ricerca di maggiore efficienza appare quindi una sfida ineludibile per i player italiani. Essa pu\u00f2 certamente essere perseguita attraverso un\u2019opportuna differenziazione dell\u2019offerta, in termini soprattutto di servizi praticati al cliente cos\u00ec da trasmettergli la percezione di potersi appropriare di un maggiore valore attraverso l\u2019esperienza di acquisto (e.g. in termini di scelta, comodit\u00e0, piacevolezza e appagamento dello shopping, secondo l\u2019identit\u00e0 \u2018to shop=to enjoy\u2019). Ma un driver primario resta quello del prezzo, o meglio del rapporto qualit\u00e0-prezzo (value for money). In questo senso, un\u2019adeguata dimensione aziendale con le relative efficienze che offre pare un obiettivo non procrastinabile per gli operatori italiani.<\/li>\n<li>Il comparto della Gdo non \u00e8 stato interessato dal lockdown di inizio 2020, salvo vedere inibita la vendita di alcuni generi non alimentari. La Gdo italiana ha quindi dovuto fronteggiare una fase di intensa attivit\u00e0, provocata dalla chiusura di tutte le attivit\u00e0 dell\u2019H.Re.Ca e dalla diffusione di atteggiamenti di accumulazione da parte dei consumatori, fattori che si sono combinati con condizioni di esercizio molto difficoltose sia per i provvedimenti di distanziamento sociale sia per la pressione che hanno sub\u00ecto le catene dei trasporti, della logistica e della fornitura. Fino a tutta la prima met\u00e0 di aprile 2020 le vendite della Gdo hanno segnato incrementi attorno al 10%, con punte del 30% per il confezionato. Non tutti gli operatori ne hanno beneficiato in egual misura. Hanno segnato progressi in doppia cifra i piccoli punti vendita del libero servizio, i discount e i supermercati, mentre sono risultati in flessione contenuta i drugstore nei quali si sono ridotti i consumi di prodotti voluttuari (profumi e make-up) e sono cresciuti quelli legati all\u2019igiene personale e della casa. Le performance degli operatori hanno poi risentito della presenza pi\u00f9 o meno estesa al loro interno dei punti vendita dedicati al \u2018cash&amp;carry\u2019. Tale canale ha ripiegato in maniera assai evidente in conseguenza del blocco della domanda da parte della ristorazione e dei bar, con flessioni settimanali che dall\u2019inizio di marzo hanno toccato punte vicine al 50%. Le grandi superfici (ipermercati), che gi\u00e0 provenivano da una crisi strutturale pluriennale, hanno sub\u00ecto un\u2019ulteriore marginalizzazione. Vi hanno concorso la sospensione delle vendite di tutti i prodotti non-food, la localizzazione spesso decentrata dei punti vendita che richiede l\u2019uso dell\u2019auto e sovente il superamento dei confini comunali, l\u2019ubicazione all\u2019interno di gallerie commerciali deserte. In generale, le grandi superfici sono state associate dai consumatori a maggiore affollamento e lunghe attese all\u2019ingresso, con conseguente preferenza per esercizi di pi\u00f9 contenute dimensioni e di prossimit\u00e0, raggiungibili a piedi. La distribuzione degli acquisti lungo la settimana ha sub\u00ecto una riconfigurazione, con concentrazione durante i giorni lavorativi e caduta nei week-end. Assolutamente peculiari sono stati gli andamenti del canale on-line soggetto a una pressione che ha generato strozzature ed episodi di mancata evasione del servizio. Gli incrementi del traffico on-line tra marzo e aprile del 2020 hanno toccato punte del 200% rispetto ai livelli dell\u2019anno precedente, sia nella modalit\u00e0 del Click&amp;Collect che in quella dell\u2019home delivery.<\/li>\n<\/ol>\n<p>Inoltre, a fronte di dinamiche complessivamente favorevoli nelle vendite, resta meno chiaro l\u2019impatto che i maggiori volumi produrranno sui margini della Gdo nazionale. Lo scontrino medio \u00e8 aumentato, ma la frequenza della spesa si \u00e8 ridotta. Il paniere degli articoli ha poi sub\u00ecto un\u2019importante ricomposizione. Esaminando i prodotti maggiormente richiesti durante marzo e aprile, appare evidente la crescita di articoli a basso valore aggiunto o di modesto importo unitario, quali ad esempio: guanti, alcool denaturato, lieviti e farine, agrumi, salviette, pizze confezionate, strutto e ingredienti per pasticceria, pane da cuocere, preparati per dessert, camomilla, fagioli in scatola e legumi secchi, saponi e candeggina, carni in scatola, piselli conservati e passata di pomodoro. Si tratta di articoli che ben rappresentano la necessit\u00e0 di garantire l\u2019igiene, di impegnare il tempo domestico producendo in casa quanto prima acquistato, di costituire scorte di prodotti non deperibili che rendano meno ricorrente la frequentazione dei negozi.<\/p>\n<ol start=\"4\">\n<li>In sintesi, resta difficile valutare in che misura le abitudini di consumo osservate siano destinate a diventare permanenti. Molto dipender\u00e0 dall\u2019evoluzione del quadro nei prossimi mesi. Sotto il profilo sanitario, una ricaduta pandemica rafforzerebbe il convincimento che il rischio sanitario costituisca un elemento strutturale e non pi\u00f9 episodico, contribuendo alla radicalizzazione dei comportamenti gi\u00e0 osservati: tendenza allo stocking, preferenza per il confezionato, ricorso all\u2019home delivery. Dal punto di vista economico, se il potere d\u2019acquisto delle famiglie risultasse ridotto in misura percepita permanente, i format che fanno leva sull\u2019economicit\u00e0 (discount) sono candidati a guadagnare ulteriore terreno. In generale, l\u2019esigenza di finanziare importanti investimenti per allestire nuove modalit\u00e0 di approvvigionamento (logistica) e vendita (piattaforme on-line, home delivery), quella di ampliare il magazzino per garantire la disponibilit\u00e0 degli articoli, e quella di praticare prezzi convenienti (value for money) riassorbendo i rincari della filiera o negoziando migliori condizioni di approvvigionamento, inducono a ritenere che il processo di consolidamento dell\u2019industria italiana della Gdo possa subire un\u2019ulteriore accelerazione ad opera dei soggetti, italiani o stranieri, economicamente e patrimonialmente pi\u00f9 solidi.<\/li>\n<li>Un\u2019indicazione di prima approssimazione circa l\u2019andamento della Gdo \u00e8 ricavabile dai conti relativi al primo trimestre 2020 rilasciati dai maggiori operatori internazionali quotati. Si tratta quindi di risultati maturati quando ancora la pandemia non aveva toccato il proprio livello di maggiore diffusione che sarebbe intervenuto nei successivi mesi di aprile e maggio. Il fatturato complessivo dell\u2019industry nel primo trimestre del 2020 ha segnato un incremento del 9,1%, l\u2019Ebit \u00e8 salito del 33,6% e il risultato netto del 34,8%.<\/li>\n<li>Tornando ai dati strutturali, nel 2018 il fatturato aggregato dei maggiori operatori della Gdo italiana, rappresentativi di circa il 95% del mercato della Gdo nazionale a prevalenza alimentare, si \u00e8 assestato a 84,3 miliardi di euro (al netto di Iva), segnando un incremento dell\u20191,9% sul 2017. Si tratta della minore crescita dal 2015. La Distribuzione organizzata, che comprende forme consortili e di unione volontaria, ha realizzato nel 2018 vendite per 28,1 miliardi, pari al 33,3% del totale; la Grande Distribuzione, relativa a gruppi societari gerarchici, si \u00e8 assestata a 22,5 miliardi che valgono il 26,7% del totale; Coop e Conad, che aderiscono alla Lega delle Cooperative, cubano 19,8 miliardi, ovvero il 23,5% dell\u2019industry; infine il canale discount, con vendite pari a 14 miliardi, rappresenta il residuo 16,6% del mercato. Gli operatori a controllo straniero hanno realizzato vendite per 16,2 miliardi, pari al 19,2% dell\u2019aggregato, quota destinata a scendere al 14,6% per effetto della cessione delle attivit\u00e0 italiane di Auchan.<\/li>\n<li>L\u2019incremento delle vendite non \u00e8 andato di pari passo con quello dei margini. Il Mon ha ripiegato dell\u20191,2%, il risultato corrente del 6,7% per effetto del peggioramento della gestione finanziaria. Il contributo delle poste non ricorrenti ha consentito al risultato netto di contenere la flessione all\u20191%. Costante la riduzione della redditivit\u00e0 del capitale investito (Roi) che si attesta al 4,3% nel 2018 (era 5,4% nel 2015), mentre la redditivit\u00e0 netta (Roe) ha saldato al 4,7%, valore pi\u00f9 basso dal 2015. Tali indici esprimono valori che sono meno della met\u00e0 di quelli realizzati dai gruppi internazionali della Gdo alimentare.<\/li>\n<li>La disaggregazione dei dati mostra dinamiche differenti. Le catene di discount hanno realizzato tra il 2014 e il 2018 la maggiore crescita media annua delle vendite, pari al 7,8% (+8,1% nel solo 2018). La Distribuzione Organizzata \u00e8 stata molto dinamica con vendite in crescita del 5,3% medio annuo dal 2014 (+3,5% nel 2018). Il mondo cooperativo che fa capo alla Lega delle Cooperative (Legacoop) annovera i due ne Organizzata \u00e8 stata molto dinamica con vendite in crescita del 5,3% medio annuo dal 2014 (+3,5% nel 2018). Il mondo cooperativo che fa capo alla Lega delle Cooperative (Legacoop) annovera i due 7 maggiori operatori del settore: Conad ha realizzato dal 2014 una crescita media annua del 3,5% (+2,8% nel 2018), mentre le Coop hanno segnato nel periodo una flessione media del giro d\u2019affari dello 0,2% (-4% nel solo 2018). E\u2019 infine stabile il fatturato della Grande Distribuzione in lieve crescita dello 0,3% medio annuo dal 2014 (-0,4% nel 2018, prima flessione nel quadriennio). Resta ancora modesta la contribuzione dell\u2019e-commerce: a titolo d\u2019esempio, esso rappresenta il 3% del fatturato di Supermarkets Italiani. L\u2019incidenza dei prodotti a marchio proprio (private label) nel settore della Gdo in Italia si attesta intorno al 20% con vendite prossime a 10 miliardi nel 2018. Permane elevata l\u2019incidenza dei contributi e servizi promozionali ai fornitori con una media del 9% del fatturato.<\/li>\n<li>Scendendo nel dettaglio dei singoli operatori, i maggiori incrementi delle vendite nel 2018 hanno interessato le catene discount Lidl Italia (+9,1%), Eurospin (+7,7%) e LilloMD (+7,1%), oltre al consorzio Agor\u00e0 (+7,5%). Anche considerando la crescita media annua dal 2014, il quadro non cambia con l\u2019eccezione del consorzio Crai che registra incrementi pari all\u20198,1%, subito dopo Lidl Italia (+8,8%) e prima di Eurospin (+8%).<\/li>\n<li>L\u2019aggregato della Gdo italiana esprime un rendimento del capitale investito (Roi), netto delle imposte, pari al 5,3% (media semplice), in linea con il costo medio ponderato del capitale (Wacc) dei maggiori retailer europei quotati, pari al 5,1%. Anche la redditivit\u00e0 netta dei mezzi propri (Roe) dell\u2019aggregato nazionale, pari all\u20198,5% (sempre in media semplice), appare coerente con il benchmark europeo che si attesta all\u20198,1%.<\/li>\n<li>Scendendo nel dettaglio dei principali raggruppamenti i dati sono molto diversificati. Il rendimento del capitale (Roi), lordo delle imposte, vede primeggiare nel 2018 i discount (18,7%) che precedono la Distribuzione Organizzata (8,9%) e la Grande Distribuzione (2,4%). All\u2019interno del mondo cooperativo, Conad si attesta al 6,6% mentre \u00e8 nullo il Roi delle Coop nel 2018.<\/li>\n<li>Con riferimento alla redditivit\u00e0 dei singoli operatori, sempre in base al rendimento del capitale investito (Roi) del 2018, il gruppo pi\u00f9 redditizio \u00e8 Eurospin (23,9%) che precede Lillo-MD (17%) e Lidl (13,5%); seguono in doppia cifra Agor\u00e0 (12,5%), V\u00e9G\u00e9 (11,9%) e Crai (10,5%). Le differenti performance dei gruppi dipendono da una molteplicit\u00e0 di fattori (ubicazione, tipologia e assortimento dell\u2019offerta, riconoscibilit\u00e0 del brand e sua fidelizzazione, ecc.) tra i quali figura anche la presenza pi\u00f9 o meno intensa nelle grandi superfici (Iper) che rappresentano il format maggiormente sofferente.<\/li>\n<li>Assunti i riferimenti europei per il roi netto (5,1%) e il roe (8,1%), vi sono undici operatori italiani con posizionamento migliore in riferimento a entrambi i parametri. Essi esprimono vendite aggregate pari a 53 miliardi e un debt equity ratio medio del 63%. I nove gruppi domestici con performance al di sotto della media europea fatturano 31,3 miliardi per un rapporto tra debiti finanziari e patrimonio netto pari all\u201985%.<\/li>\n<li>Supermarkets Italiani detiene il primato quanto a utili netti cumulati nel periodo 2014- 2018: con 1.302 milioni essa precede Eurospin con 924 milioni, Conad con 850 milioni e Selex con 714 milioni. Se si rapportano gli utili cumulati nel periodo alla consistenza dei mezzi propri iniziali, i discount non hanno concorrenti: il gruppo Lillo-MD ha accumulato utili pari a 3,2 volte il patrimonio netto iniziale, Lidl ed Eurospin, rispettivamente, a 1,7 e 1,5 volte. Tutti gli altri operatori hanno multipli inferiori all\u2019unit\u00e0.<\/li>\n<li>Prosegue l\u2019erosione del prestito sociale all\u2019interno del Gruppo Coop (-6,9% rispetto al 2017) che passa da 9,1 a 8,4 miliardi. Esso fronteggia un portafoglio finanziario pari a 10,4 miliardi, composto da 6,5 miliardi di titoli e 2,5 miliardi di partecipazioni, di cui 2 miliardi direttamente in Unipol Gruppo. Nel quinquennio 2014-2018 l\u2019aggregato Coop ha espresso margini industriali (Mon) cumulati negativi per 690 milioni, proventi finanziari netti positivi per 1.388 milioni, svalutazioni per 978 milioni e poste straordinarie con saldo positivo per 370 milioni. Dedotte le imposte pari a 232 milioni, l\u2019aggregato Coop ha consuntivato una perdita netta cumulata pari a 142 milioni. L\u2019aggregato Conad ha conseguito margini industriali cumulati positivi per 962 milioni e un risultato netto per 850 milioni.<\/li>\n<\/ol>\n<\/div>\n<\/div>\n<p>[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row]<\/p>\n<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[vc_row][vc_column][vc_column_text] EROS CASULA &nbsp; 1 Giugno. Ecco la sintesi della monumentale indagine sulla GDO di Mediobanca per il 2019. 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