{"id":50271,"date":"2020-11-05T11:53:11","date_gmt":"2020-11-05T10:53:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/?p=50271"},"modified":"2021-04-23T17:07:18","modified_gmt":"2021-04-23T15:07:18","slug":"il-gusto-amaro-delle-nocciole","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/il-gusto-amaro-delle-nocciole\/","title":{"rendered":"Il gusto amaro delle nocciole"},"content":{"rendered":"<div class=\"wpb-content-wrapper\"><p>[vc_row][vc_column][vc_column_text]<a href=\"https:\/\/www.internazionale.it\/reportage\/stefano-liberti\/2019\/06\/21\/nutella-gusto-amaro-nocciole-ferrero\"><em>&#8220;<strong>Il gusto amaro delle nocciole<\/strong>&#8221; <\/em><\/a><\/p>\n<p><em><a href=\"https:\/\/www.internazionale.it\/reportage\/stefano-liberti\/2019\/06\/21\/nutella-gusto-amaro-nocciole-ferrero\">di Stefano Liberti del 21 giugno 2019 (Internazionale).<\/a><\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L\u2019odore si sente prima ancora di entrare: un miscuglio di cacao e nocciole tostate che risveglia ricordi d\u2019infanzia. Dentro il capannone, un macchinario fa scivolare su un nastro pannelli di cialde concave, che vengono riempite una a una di crema di cioccolato. Su un nastro parallelo scorrono altre cialde, su cui sono fatte cadere delle nocciole intere. Il processo \u00e8 totalmente meccanizzato. Ma a ogni fase due operai controllano che non ci siano sbavature: che la crema di cacao non tracimi, che le nocciole siano della giusta dimensione, che le forme siano perfette. Poi le cialde sono chiuse e i gusci sono inondati da due colate di cioccolato fuso e granella di nocciole. Alla fine del percorso, confezionati nel tipico incarto color oro, compaiono i Ferrero Rocher.<\/p>\n<p>La fabbrica della Ferrero \u00e8 a due passi dal centro di Alba, la cittadina piemontese dove pi\u00f9 di settant\u2019anni fa cominci\u00f2 l\u2019attivit\u00e0 di questa impresa familiare che ha conquistato il mondo. Dallo stabilimento escono alcuni dei suoi prodotti pi\u00f9 famosi: oltre al celebre cioccolatino alla nocciola, i Kinder Bueno, le Tic Tac, i Mon Ch\u00e9ri. E naturalmente la Nutella, la crema spalmabile pi\u00f9 venduta nel mondo.<\/p>\n<p>Quella della Ferrero \u00e8 la storia di una famiglia di pasticcieri diventati proprietari di un\u2019azienda che <a href=\"https:\/\/www.ferrero.it\/i-nostri-numeri\">nel 2018 aveva un fatturato di 10,7 miliardi di euro<\/a>, 94 societ\u00e0 e 25 impianti produttivi sparsi in cinque continenti. Un\u2019azienda che, nonostante le dimensioni e le ambizioni crescenti, rimane a gestione familiare: non si quota in borsa e vuole mantenere, per quanto possibile, un profilo basso e una discrezione quasi ossessiva. Rarissime sono le visite allo stabilimento concesse ai giornalisti. All\u2019interno \u00e8 vietato fare foto. Alcune linee di produzione non sono visitabili. \u201cGli impianti sono progettati e brevettati da personale interno alla ditta, in modo da impedire al massimo la diffusione di segreti industriali\u201d, sottolinea all\u2019inizio della visita un responsabile della comunicazione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3><strong>Radici nel territorio<\/strong><\/h3>\n<p>La storia della Ferrero \u00e8 simbolo e paradigma del capitalismo familiare italiano, un misto di inventiva e talento artigianale, capacit\u00e0 di crescita e valorizzazione del prodotto. Il capostipite Pietro Ferrero era un pasticciere di Alba con il dono della sperimentazione. \u00c8 lui che, durante la seconda guerra mondiale, ha l\u2019idea di usare le nocciole delle Langhe come sostituto del cioccolato, diventato troppo caro e difficile da reperire. Crea un pastone di cacao in polvere, olio di cocco e nocciole che commercializza sotto forma di tavolette con il nome di Giandujot.<\/p>\n<p>Il prodotto, che si pu\u00f2 spalmare sul pane, va a ruba. Le richieste aumentano, le commesse si moltiplicano. Lui intensifica la produzione. Insieme al fratello Giovanni fonda un\u2019industria di trasformazione. Nel 1952 la barretta diventa una miscela spalmabile venduta in vasetto con il nome di Supercrema. Si gettano cos\u00ec le basi per la nascita di quel prodotto di largo consumo che nel 1964 il figlio Michele chiamer\u00e0 Nutella, creando un marchio destinato a imporsi come la crema al cioccolato per antonomasia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"item_image item_image--figcaption \">\n<figure class=\"responsive\" data-media=\"https:\/\/media.internazionale.it\/images\/2019\/06\/20\/149721-ld.gif\" data-media321=\"https:\/\/media.internazionale.it\/images\/2019\/06\/20\/149721-sd.gif\" data-media641=\"https:\/\/media.internazionale.it\/images\/2019\/06\/20\/149721-md.gif\"><em><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/media.internazionale.it\/images\/2019\/06\/20\/149721-md.gif\" alt=\"Nocciole nel magazzino di un produttore della provincia di Viterbo, il 5 giugno 2019. - Rocco Rorandelli per Internazionale, Terraproject\" \/><\/em><\/p>\n<div class=\"img_overlay\"><\/div><figcaption><em>Nocciole nel magazzino di un produttore della provincia di Viterbo, il 5 giugno 2019. <span class=\"credit\">(Rocco Rorandelli per Internazionale, Terraproject)<\/span><\/em><\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n<div id=\"p_753682_i_3\" class=\"item_text\">\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Diventato presidente a 32 anni dopo la morte del padre Pietro e poi dello zio Giovanni, Michele fa compiere all\u2019azienda notevoli salti in avanti: inventa nuove linee di produzione (il Mon Ch\u00e9ri nel 1956, le Tic Tac nel 1969, gli Ovetti Kinder nel 1974, il Ferrero Rocher nel 1982), conquista mercati esteri (prima la Germania, poi la Francia, l\u2019Irlanda, il Regno Unito, fino allo sbarco negli Stati Uniti e da l\u00ec in tutti i principali paesi fuori dall\u2019Europa). Moltiplica il fatturato, mantenendo alcune regole: non indebitarsi, crescere senza lanciarsi in operazioni azzardate, conservare un rapporto solido con il territorio d\u2019origine. Il cuore della produzione rimane ad Alba, anche se il quartier generale si sposta in Lussemburgo, paese noto per le politiche fiscali pi\u00f9 flessibili.<\/p>\n<p>Lavoratore instancabile, rispettato dai suoi dipendenti \u2013 a cui garantisce premi di produzione generosi, cure mediche, asili nido e colonie estive per i figli \u2013, fervente cattolico devoto alla Madonna di Lourdes, tanto da esigere che in ogni stabilimento nel mondo ce ne sia una statua, Michele muore nel 2015, a 89 anni. Al suo funerale ad Alba partecipano diecimila persone, venute a rendere omaggio al principale artefice del benessere della citt\u00e0: se le Langhe maledette raccontate da Beppe Fenoglio nel romanzo <a href=\"http:\/\/www.centrostudibeppefenoglio.it\/it\/articolo\/1-5-27\/beppe-fenoglio\/le-opere\/la-malora\">La malora<\/a> sono oggi una regione dall\u2019invidiabile agiatezza \u00e8 soprattutto merito della Ferrero, che ha puntato sul territorio, distribuendo valore e ricchezza. Alba lo celebra intitolandogli la sua piazza principale, mentre le redini del gruppo passano nelle mani del figlio Giovanni. Quasi subito, l\u2019erede annuncia una nuova politica aziendale, che rappresenta un ulteriore salto in avanti, basato anche sul superamento dei confini stabiliti dal padre: non fare acquisizioni, tenere i piedi saldi nel territorio, crescere ma con cautela.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3><strong>Olio di palma e zuccheri<\/strong><\/h3>\n<p>Dietro l\u2019apparenza mite, Giovanni \u00e8 pi\u00f9 impetuoso. Pensa che per competere in un mercato globale bisogna diventare grandi. \u201cOgni generazione deve esplorare nuove frontiere e possibilmente portarsi oltre le colonne d\u2019Ercole\u201d, dice in un discorso durante Expo 2015 che diventa un manifesto programmatico. E cos\u00ec avvia una politica di grandi acquisizioni: nel 2015 <a href=\"https:\/\/www.theguardian.com\/business\/2015\/jun\/22\/thorntons-bought-by-ferrero-rocher-for-112m-pounds\">rileva il gruppo dolciario britannico Thorntons<\/a> per 112 milioni di sterline (157 milioni di euro), pochi mesi dopo compra il comparto delle caramelle di <a href=\"http:\/\/www.ansa.it\/canale_terraegusto\/notizie\/business\/2018\/01\/16\/ferrero-rileva-dolci-usa-nestle-per-28-miliardi-di-dollari_b5522a71-cdba-4527-8332-9963fb3557ef.html\">Nestl\u00e9 Usa per 2,8 miliardi<\/a> di dollari (2,3 miliardi di euro), poi il business dei biscotti della Kellogg company <a href=\"https:\/\/www.bloomberg.com\/news\/articles\/2019-04-01\/kellogg-selling-keebler-other-lines-to-ferrero-for-1-3-billion\">per 1,3 miliardi di dollari<\/a>. Acquisisce per pi\u00f9 di cento milioni di euro \u2013 <a href=\"https:\/\/www.ilsole24ore.com\/art\/impresa-e-territori\/2019-05-24\/ferrero-si-compra-anche-gelati-spagnoli-icfc-205502.shtml?uuid=ACCRvaI\">\u00e8 cronaca di poche settimane fa<\/a> \u2013 la maggioranza della <a href=\"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/ferrero-diventa-produttore-diretto-di-gelati\/\">Ice Cream Factory Comaker<\/a>, produttore spagnolo di gelati. Mentre molti marchi del made in Italy vengono ceduti a interessi stranieri, la Ferrero percorre la strada opposta: sfida i grandi gruppi sul loro stesso terreno, quello della competizione globale. La multinazionale di Alba oggi \u00e8 il terzo gruppo dolciario del mondo e punta a crescere ancora. Giovanni Ferrero, con un patrimonio personale <a href=\"https:\/\/www.forbes.com\/profile\/giovanni-ferrero\/\">stimato da Forbes<\/a> sui 22 miliardi di dollari, \u00e8 l\u2019uomo pi\u00f9 ricco d\u2019Italia.<\/p>\n<p>Voltando pagina rispetto al passato, il nuovo presidente ha impresso un\u2019accelerazione destinata a modificare in modo sostanziale la struttura dell\u2019azienda. Alla Ferrero non mancano i soldi per tentare anche alcune operazioni apparentemente rischiose: a guardare le acquisizioni, l\u2019azienda si sta lanciando in settori teoricamente non molto appetibili, e da cui altri stanno uscendo, come quello dei prodotti alimentari ricchi di zuccheri. Ma la Ferrero ha dalla sua il successo della Nutella e di decine di altri prodotti che hanno resistito negli anni sia agli attacchi della concorrenza sia alla diffusione di consumi pi\u00f9 attenti e critici.<\/p>\n<p>Quando, nell\u2019immediato dopoguerra, Pietro ebbe l\u2019idea di usare nella sua Supercrema le nocciole delle Langhe come sostituto del cioccolato, probabilmente non immaginava che avrebbe creato un prodotto di culto \u201cmai di moda ma sempre alla moda, interclassista e intergenerazionale\u201d, come scrive il giornalista Gigi Padovani nel suo libro <a href=\"https:\/\/www.claragigipadovani.com\/index.php\/sito\/libro-dettaglio\/nutella-un-mito-italiano\/\">Nutella. Un mito italiano<\/a> (Rizzoli 2004).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"item_image item_image--figcaption \">\n<figure class=\"responsive\" data-media=\"https:\/\/media.internazionale.it\/images\/2019\/06\/20\/149720-ld.gif\" data-media321=\"https:\/\/media.internazionale.it\/images\/2019\/06\/20\/149720-sd.gif\" data-media641=\"https:\/\/media.internazionale.it\/images\/2019\/06\/20\/149720-md.gif\"><em><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/media.internazionale.it\/images\/2019\/06\/20\/149720-md.gif\" alt=\"Noccioleti vicino al lago di Vico, Ronciglione, in provincia di Viterbo, giugno 2019. - Rocco Rorandelli per Internazionale, Terraproject\" \/><\/em><\/p>\n<div class=\"img_overlay\"><\/div><figcaption><em>Noccioleti vicino al lago di Vico, Ronciglione, in provincia di Viterbo, giugno 2019. <span class=\"credit\">(Rocco Rorandelli per Internazionale, Terraproject)<\/span><\/em><\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n<div id=\"p_753682_i_5\" class=\"item_text\">\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ogni anno nel mondo si producono 350mila tonnellate di Nutella: secondo i calcoli della Ferrero, la produzione di un anno coprirebbe una distanza pari quasi a due volte la circonferenza del pianeta. Di sicuro la crema \u00e8 conosciuta ovunque: \u00e8 presente in 170 paesi. Il posto dove se ne consuma di pi\u00f9 \u00e8 la Germania. Seguono Francia e Italia, poi altri stati europei.<\/p>\n<p>Venerata da generazioni di consumatori, <strong>la Nutella rimane un mistero insondabile. I suoi ingredienti sono la cosa meno in linea con le attuali tendenze di consumo: 56 per cento di zucchero, <a href=\"https:\/\/www.nouvelobs.com\/planete\/20150618.OBS1043\/nutella-et-l-huile-de-palme-faut-il-en-faire-des-tartines.html\">circa il 20 per cento di olio di palma<\/a> e poi emulsionanti vari.<\/strong> La crema non spicca per essere l\u2019alimento pi\u00f9 sano in circolazione. La Ferrero ne \u00e8 consapevole: quando, nel 2012, una donna negli Stati Uniti <a href=\"https:\/\/www.cbsnews.com\/news\/nutella-health-claims-net-305-million-settlement-in-class-action-lawsuit\/\">l\u2019ha chiamata in causa<\/a> in una class action per \u201cpubblicit\u00e0 ingannevole\u201d \u2013 sostenendo di averla data alla figlia di quattro anni, convinta da uno spot che ne parlava come di un \u201calimento per una colazione equilibrata\u201d \u2013 l\u2019azienda di Alba ha accettato di pagare una multa di tre milioni di dollari. Ha poi cambiato la pubblicit\u00e0 e le etichette dei prodotti.<\/p>\n<p>Nonostante questo, la Nutella non solo resiste, ma cresce. Nel 2015 l\u2019allora ministra francese dell\u2019ecologia S\u00e9gol\u00e8ne Royal aveva osato affermare in tv che bisognava \u201csmettere di mangiarla perch\u00e9 \u00e8 causa di deforestazione\u201d, ma \u00e8 stata sommersa dalle critiche e <a href=\"https:\/\/www.lemonde.fr\/planete\/article\/2015\/06\/17\/le-nutella-nouveau-cheval-de-bataille-de-segolene-royal_4655730_3244.html\">ha dovuto scusarsi<\/a>. Anche in Italia, dove la campagna contro l\u2019olio di palma ha travolto come uno tsunami l\u2019intera industria dolciaria, il prodotto di punta della Ferrero \u00e8 stato risparmiato. Oggi la Nutella continua a esibire fieramente in etichetta quell\u2019ingrediente vituperato, senza che la cosa scoraggi gli acquisti (per ribattere alle accuse contro l\u2019olio di palma, responsabile della progressiva scomparsa della foresta del Borneo e potenzialmente cancerogeno se raffinato a elevate temperature, la Ferrero ha avviato un<a href=\"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/olio-di-palma-durevole-loreal-nestle-unilever-tra-le-aziende-accusate-di-deforestazione-selvaggia\/\"> programma \u201colio di palma sostenibile\u201d,<\/a> assicurando che il suo prodotto \u00e8 lavorato a temperature controllate e proviene da coltivazioni certificate e monitorate con i satelliti).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3><strong>Lavoro e sfruttamento<\/strong><\/h3>\n<p>Oggi si direbbe che la Nutella \u00e8 un prodotto glocal, capace di mescolare sapientemente il locale con il globale. La fabbrica principale \u00e8 ad Alba, ma <strong>le materie prime con cui la si confeziona vengono da mezzo pianeta: olio di palma dal sudest asiatico (Indonesia e Malesia), cacao dall\u2019Africa occidentale e dall\u2019Ecuador, zucchero da barbabietola europeo e da canna sudamericano. E poi le nocciole<\/strong>. Oggi la richiesta da parte dell\u2019azienda \u00e8 diventata gigantesca. \u201cUsiamo nocciole che provengono da diverse aree del mondo\u201d, sottolinea Marco Gon\u00e7alves, amministratore delegato della Ferrero Hazelnut company, la divisione dedicata alla nocciola. \u201cLa nostra politica \u00e8 diversificare le fonti di approvvigionamento, ma il principale mercato di rifornimento rimane la Turchia\u201d.<\/p>\n<p>Con circa il 70 per cento della produzione mondiale, la <strong>Turchia \u00e8 la leader del mercato.<\/strong> Lungo le rive del mar Nero, a partire dalle zone a poca distanza da Istanbul fino al confine con la Georgia, i noccioleti dominano incontrastati il paesaggio. Sono 700mila ettari, fatti per lo pi\u00f9 di appezzamenti di dimensioni ridotte, gestiti da piccoli proprietari che vendono a intermediari, i quali a loro volta rivendono agli esportatori e alle industrie di trasformazione.<\/p>\n<p>Qui la produzione di nocciole risale a secoli fa: gi\u00e0 nel 1403, prima della caduta dell\u2019Impero romano d\u2019oriente, si registravano scambi tra le zone del mar Nero e la capitale Costantinopoli. Nelle cittadine di Ordu e Giresun, cuore nevralgico e culla della produzione, la findik (nocciola, in turco) \u00e8 regina. Immagini del frutto in guscio campeggiano ovunque, sui muri delle case, sulle vetrine di botteghe di intermediari che spuntano a ogni angolo, nei piccoli laboratori di trasformazione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"item_image \">\n<figure class=\"responsive\" data-media=\"https:\/\/media.internazionale.it\/images\/2019\/06\/20\/149712-ld.jpg\" data-media321=\"https:\/\/media.internazionale.it\/images\/2019\/06\/20\/149712-sd.jpg\" data-media641=\"https:\/\/media.internazionale.it\/images\/2019\/06\/20\/149712-md.jpg\"><em><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/media.internazionale.it\/images\/2019\/06\/20\/149712-md.jpg\" alt=\" - \" \/><\/em><\/p>\n<div class=\"img_overlay\"><\/div>\n<\/figure>\n<\/div>\n<div id=\"p_753682_i_7\" class=\"item_text\">\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ogni incontro \u00e8 preceduto da un rituale che si ripete sempre uguale, in cui all\u2019ospite straniero viene offerto un piatto straripante di nocciole locali, immancabilmente definite le \u201cpi\u00f9 saporite e nutrienti del mondo\u201d. Il frutto \u00e8 un elemento essenziale dell\u2019identit\u00e0 della regione. Alcuni ne esaltano le propriet\u00e0 afrodisiache e, data l\u2019abbondanza, lo somministrano in quantit\u00e0 anche al pollame d\u2019allevamento per stimolare la riproduzione. Le nocciole raccolte in questa regione si vendono tostate, come granella per i dolciumi, pasta per i gelati. Si esportano in decine di paesi. Ma un acquirente spicca su tutti gli altri: la Ferrero. Se non ci fossero i frutti turchi, il gruppo piemontese avrebbe difficolt\u00e0 a produrre le sue delizie.<\/p>\n<p>Suggellato di recente da un gemellaggio tra le citt\u00e0 di Alba e di Giresun, il legame tra questa regione e l\u2019azienda italiana somiglia a un matrimonio d\u2019interesse: <strong>la Ferrero compra circa un terzo della produzione turca di nocciole<\/strong>, i produttori locali trovano nell\u2019azienda piemontese un partner di cui non possono pi\u00f9 fare a meno. Ma ultimamente la relazione soffre. Su un muro del villaggio di Aydindere, nell\u2019entroterra, \u00e8 comparsa una scritta: \u201cFerrero assassina di nocciole! Fuori dal nostro paese. Via le tue sporche mani dalle nostre nocciole\u201d. Con toni meno aggressivi, molti puntano il dito contro la multinazionale italiana, accusata di gestire il mercato in un regime di monopolio. \u201cFerrero \u00e8 il vero ministro dell\u2019agricoltura\u201d, dice Rifki Karabulut, direttore dell\u2019unione degli ingegneri agricoli di Giresun, che offre supporto ai produttori. \u201c\u00c8 l\u2019azienda italiana a stabilire i prezzi e a rendere gli agricoltori dipendenti dalle loro politiche\u201d.<\/p>\n<p>Tra le rappresentanze agricole e gli industriali trasformatori, il coro \u00e8 unanime: la Ferrero ha un potere sproporzionato e vuole mettere le mani sul settore, assumendo il controllo di tutta la filiera. Nel 2014 l\u2019azienda ha acquisito la Oltan, primo gruppo turco nella commercializzazione delle nocciole, con pi\u00f9 di 500 milioni di dollari di fatturato. L\u2019impresa nata dalla fusione controlla oggi tra il venti e il trenta per cento del commercio mondiale di nocciole. La Commissione europea ha dato il via libera all\u2019operazione, affermando che il gruppo non ha acquisito una posizione dominante nel mercato. Ma con questa mossa la Ferrero, oltre a garantirsi la fornitura, ha assunto un nuovo ruolo: non pi\u00f9 semplice compratrice, ma anche venditrice di materia prima ai propri concorrenti.<\/p>\n<p>\u201cIl mercato si concentrando sempre di pi\u00f9, con una manciata di aziende che di fatto possono dettare le condizioni\u201d, sottolinea Dursun O\u011fuz G\u00fcrsoy, presidente dell\u2019omonimo gruppo industriale che vende nocciole e prodotti trasformati sia ad altre industrie sia direttamente nei supermercati. Nella sua fabbrica subito fuori Ordu, questo signore sulla sessantina, \u201cquarantadue anni d\u2019esperienza nel settore\u201d, analizza gli andamenti del mercato. \u201cOggi ci sono cinque grandi ditte esportatrici. Vent\u2019anni fa erano 55.<strong> La Ferrero ha il potere di determinare il prezzo,<\/strong> perch\u00e9 ha i soldi e la capacit\u00e0 di mettere fuori gioco i concorrenti\u201d. Ma la multinazionale del cioccolato sta giocando sporco o sta semplicemente facendo il suo mestiere, assicurandosi il rifornimento di una materia prima essenziale per i suoi prodotti? \u201cIo farei la stessa politica aziendale, se fossi in loro\u201d, ammette G\u00fcrsoy. \u201cIl problema \u00e8 che lo stato ha abdicato al suo ruolo di regolatore e in un regime di libero mercato il pi\u00f9 forte inevitabilmente divora i pi\u00f9 deboli\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3><strong>Un settore in crisi<\/strong><\/h3>\n<p>Se gli industriali turchi fanno fatica a fronteggiare la concorrenza del gigante Ferrero, gli agricoltori appaiono ancora pi\u00f9 indifesi. Elegantissimo in un completo scuro, l\u2019immancabile foto di Atat\u00fcrk sulla parete sotto la quale sono allineati diversi barattoli di vetro pieni di nocciole sgusciate, \u201cle principali variet\u00e0 della regione\u201d, Nurittin Karan \u00e8 il presidente dell\u2019unione delle camere agricole di Giresun, organo di rappresentanza dei produttori presente in ogni provincia. \u201cGli appezzamenti sono diventati troppo piccoli, gli agricoltori stanno invecchiando, fertilizzanti e pesticidi aumentano continuamente di prezzo\u201d, dice. \u201cMa la ragione principale della crisi attuale \u00e8 la privatizzazione del settore, che ha favorito solo alcuni attori e ha messo in ginocchio i produttori\u201d.<\/p>\n<p>Il tracollo della produzione turca di nocciole \u00e8 andato di pari passo con le politiche di liberalizzazione introdotte dal governo di Recep Tayyip Erdo\u011fan su pressione della Banca mondiale. Fino ai primi anni duemila, il raccolto era comprato da un ente parastatale, la Fiskobirlik, che si occupava poi di rivendere il prodotto sul mercato. Fondato nel 1938, questa specie di consorzio contava al suo interno 210mila agricoltori ed era di fatto \u201cla pi\u00f9 grande unione contadina del mondo\u201d, sottolinea Karan. Finanziata dallo stato, la Fiskobirlik funzionava da ente regolatore e garantiva ai produttori un prezzo d\u2019acquisto in linea con i costi e la resa media del raccolto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"item_image item_image--figcaption \">\n<figure class=\"responsive\" data-media=\"https:\/\/media.internazionale.it\/images\/2019\/06\/20\/149718-ld.gif\" data-media321=\"https:\/\/media.internazionale.it\/images\/2019\/06\/20\/149718-sd.gif\" data-media641=\"https:\/\/media.internazionale.it\/images\/2019\/06\/20\/149718-md.gif\"><em><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/media.internazionale.it\/images\/2019\/06\/20\/149718-md.gif\" alt=\"Noccioleti a Carbognano (Viterbo), giugno 2019. - Rocco Rorandelli per Internazionale, Terraproject\" \/><\/em><\/p>\n<div class=\"img_overlay\"><\/div><figcaption><em>Noccioleti a Carbognano (Viterbo), giugno 2019. <span class=\"credit\">(Rocco Rorandelli per Internazionale, Terraproject)<\/span><\/em><\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n<div id=\"p_753682_i_11\" class=\"item_text\">\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Le crisi del debito, la svalutazione della lira turca e la crescente scarsit\u00e0 di risorse hanno spinto il governo a smantellare il sistema e ridimensionare progressivamente il ruolo della Fiskobirlik. Da ente parastatale sovvenzionato con fondi pubblici \u00e8 diventata un\u2019unione privata, che agisce al pari di qualsiasi altro soggetto. Non avendo liquidit\u00e0, ha smesso di essere un punto di riferimento per i produttori, che hanno cominciato a vendere a una pletora di intermediari incapaci di fare massa critica e quindi di determinare l\u2019andamento del mercato. Risultato: gli agricoltori turchi, che producono il 70 per cento del totale mondiale di nocciole, non hanno pi\u00f9 n\u00e9 la forza n\u00e9 la capacit\u00e0 organizzativa per imporre le loro condizioni. Nello spazio rimasto vuoto si \u00e8 inserita la Ferrero, che grazie al suo potere d\u2019acquisto ha gioco facile nell\u2019imporre le proprie regole. \u201cLa Fiskobirlik era una realt\u00e0 che dava unit\u00e0 ai produttori. Oggi \u00e8 il mercato a definire i prezzi\u201d, sottolinea Karan. \u201cCos\u00ec, lentamente ma inesorabilmente, si sta sbriciolando un settore redditizio che dava da vivere a una regione intera\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3><strong>Dieci euro al giorno<\/strong><\/h3>\n<p>Alaaddin Yilmazer ricorda bene quei giorni d\u2019estate in cui raccoglieva le nocciole nel campo di famiglia. \u201cInsieme ai vicini, riempivamo sacchi di frutti. Era divertente: un\u2019intera comunit\u00e0 partecipava a questo rito collettivo\u201d. Intorno al villaggio di \u00c7oteli, a un\u2019ora di macchina da Giresun, le colline scoscese che declinano verso il mar Nero sono ricoperte da un unico manto di alberi di nocciolo. Il paesaggio \u00e8 di una bellezza che toglie il fiato. Non \u00e8 ancora epoca di raccolta ma tra le foglie si scorgono i primi fiori da cui sbocceranno i frutti. Grazie ai guadagni del loro campo di appena due ettari, i genitori di Alaaddin hanno potuto mandare lui e gli altri tre figli a studiare a Istanbul. Dopo essersi laureato e aver vissuto venticinque anni nella metropoli e all\u2019estero, questo ingegnere di 43 anni ha deciso di cambiare vita. \u00c8 tornato a casa, per accudire l\u2019anziana madre e \u201ccondurre una vita meno frenetica\u201d lavorando la terra. \u201cMa oggi riesco a vivere grazie alle nocciole solo perch\u00e9 sono single e ho poche pretese. Quella che era una miniera d\u2019oro ormai vale ben poco\u201d.<\/p>\n<p>Il villaggio non \u00e8 vivo come un tempo: i giovani si contano sul palmo di una mano. La raccolta non \u00e8 pi\u00f9 un rito collettivo, ma un lavoro affidato a braccianti stagionali, che si riversano nella regione quando c\u2019\u00e8 richiesta di manodopera. \u201cIn estate qui arrivano decine di migliaia di persone. Sono per lo pi\u00f9 curdi, famiglie intere provenienti dall\u2019est\u201d, racconta Yilmazer. Data la pendenza dei terreni, la raccolta meccanizzata \u00e8 impossibile. Cos\u00ec, riuniti in squadre di 10-15, durante il mese del raccolto i braccianti trascorrono dieci-dodici ore al giorno abbarbicati sui declivi a riempire i sacchi, per una <strong>paga quotidiana che oscilla tra le 65 e le 85 lire turche (tra i 9,5 e i 12 euro al giorno)<\/strong>. Il prezzo \u00e8 stabilito in ogni villaggio e il reclutamento \u00e8 affidato a intermediari che raggruppano le persone.<\/p>\n<p>Questi \u201ccaporali\u201d \u2013 noti con il nome di day\u0131ba\u015f\u0131 \u2013 sono figure imprescindibili del comparto agricolo turco. Da decenni organizzano il trasferimento dei migranti stagionali dall\u2019est povero del paese verso i luoghi dove c\u2019\u00e8 richiesta. Si occupano di viaggio e alloggio, spesso in tende di fortuna vicino ai campi. Offrono insomma un servizio di intermediazione informale, in cambio del quale trattengono una parte del salario dei braccianti. Sulla spinta anche delle critiche internazionali, il governo sta cercando di regolamentare il settore. Oggi Ankara rilascia una specie di tesserino da day\u0131ba\u015f\u0131. Ha anche attivato un progetto per costruire alloggi temporanei per i lavoratori migranti e ha vietato l\u2019impiego di minori di 16 anni. \u201cNegli ultimi anni la situazione \u00e8 migliorata, ma gli alloggi sono scarsi e ancora si vedono bambini nei noccioleti\u201d, dice Yilmazer.<\/p>\n<p>\u201cNoi non sfruttiamo i lavoratori nei campi\u201d, s\u2019infervora Osman Sarikahraman. A \u00dcnye, cittadina a poca distanza da \u00c7oteli, il presidente della locale unione delle camere agricole respinge le accuse mettendosi una mano sul cuore: \u201cCome musulmani, non accetteremmo mai di sfruttare altre persone. Il problema \u00e8 a monte. Il nostro prodotto \u00e8 pagato troppo poco e la paga che diamo ai lavoratori \u00e8 in linea con quello che ci viene dato come produttori. Se guadagnassimo di pi\u00f9, gli daremmo un salario pi\u00f9 alto\u201d.<\/p>\n<p>In quest\u2019area della Turchia le rese dei campi sono scarse. Per quanto sottopagata, la manodopera finisce per avere un peso consistente sui costi. \u201cLa Ferrero si \u00e8 impadronita della gallina dalle uova d\u2019oro. Estrae ricchezza da questo territorio a un prezzo irrisorio e aggiunge valore altrove, fuori dai nostri confini\u201d, lamenta Sarikahraman, accusando l\u2019azienda italiana di una \u201cpolitica neocoloniale\u201d.<\/p>\n<p>La Ferrero non ignora i problemi in Turchia. <strong>\u201cIl lavoro minorile esiste, \u00e8 innegabile\u201d<\/strong>, riconosce <a href=\"https:\/\/www.linkedin.com\/in\/marco-gon%C3%A7alves-363b4318\/?originalSubdomain=lu\">Gon\u00e7alves <\/a> <a href=\"https:\/\/www.linkedin.com\/in\/marco-gon%C3%A7alves-363b4318\/?originalSubdomain=lu\">(nota : capo procurement delle nocciole della Ferrero)<\/a> . \u201cStiamo lavorando insieme ai diversi soggetti e a varie agenzie internazionali come l\u2019Organizzazione internazionale del lavoro per affrontare la questione in modo serio e trovare soluzioni di lungo periodo\u201d. L\u2019azienda si \u00e8 data l\u2019obiettivo di ottenere la tracciabilit\u00e0 totale delle sue nocciole entro il 2020. E ha avviato un programma per gli agricoltori, fornendogli assistenza e un supporto tecnico per aumentare le rese dei raccolti. Ma anche questo tentativo \u00e8 visto con sospetto: da pi\u00f9 parti si fa strada l\u2019idea che l\u2019azienda italiana voglia controllare in modo diretto la produzione, comprando i terreni o stabilendo una sorta di contract farming grazie al quale controllerebbe le modalit\u00e0 di coltivazione e trasformerebbe i produttori in subappaltatori senza molta autonomia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3><strong>Piano di espansione<\/strong><\/h3>\n<p>Gon\u00e7alves nega che ci sia un tentativo di prendere il controllo della terra \u2013 \u201cNon \u00e8 nelle nostre intenzioni\u201d \u2013 ma \u00e8 consapevole che la Ferrero non ha una buona reputazione in Turchia. Non \u00e8 un caso che l\u2019azienda stia diversificando le fonti di approvvigionamento, sostenendo la coricoltura (la produzione di nocciole) in altre aree del mondo, dal Cile \u2013 dove ha comprato quattromila ettari di terra, che gestisce direttamente \u2013 al Sudafrica, dalla Georgia alla Serbia. In Italia, secondo produttore mondiale, la Ferrero ha lanciato il <a href=\"http:\/\/www.progettonocciolaitalia.it\/\">progetto Nocciola Italia<\/a>, per aumentare le superfici coltivate di circa 20mila ettari, passando dagli attuali 70mila ad almeno 90mila, anche in regioni dove le nocciole non sono un prodotto tipico come l\u2019Abruzzo, il Molise, l\u2019Umbria e la Toscana.<\/p>\n<p>Con i suoi 22mila ettari, quasi un terzo del totale nazionale, la provincia di Viterbo \u00e8 la principale area di produzione italiana di nocciole. \u00c8 da tempo immemore che qui gli alberi sono presenti nelle aree di sottobosco: gli storici narrano che gli antichi romani bruciavano legno di nocciolo nei sacrifici al dio Giano e lo impiegavano per le torce augurali in occasione delle nozze. Ma la produzione intensiva \u00e8 cominciata negli anni cinquanta del secolo scorso ed \u00e8 aumentata negli anni ottanta, quando \u00e8 cresciuta la domanda dell\u2019industria: in queste aree le rese sono alte, tra i venti e i trenta quintali a ettaro, il doppio o il triplo di quelle turche. I bassi costi di gestione e la possibilit\u00e0 di raccogliere a macchina rendono la coltivazione redditizia, soprattutto se paragonata ad altre colture. Quando va a produzione, dopo circa cinque anni, un ettaro di noccioleto pu\u00f2 garantire un utile annuo fino a cinquemila euro, cifra tutt\u2019altro che piccola nel comparto agricolo italiano.<\/p>\n<p>Anche grazie al sostegno della regione Lazio, la Ferrero punta ad aumentare qui le superfici di altri diecimila ettari entro il 2025. Cos\u00ec nuovi impianti stanno proliferando, occupando zone dove normalmente gli alberi non c\u2019erano. \u201cQuesto piano sta portando alla radicale trasformazione del paesaggio e a un\u2019irreversibile perdita di biodiversit\u00e0\u201d, dice Famiano Crucianelli, ex sottosegretario del ministero degli esteri, oggi presidente del <a href=\"https:\/\/biodistrettoamerina.com\/\">biodistretto della via Amerina e delle Forre<\/a>, un\u2019area che interessa tredici comuni della bassa Tuscia e dei monti Cimini. \u201cLa nocciola \u00e8 una grande risorsa per questa zona, ma va coltivata nel rispetto dell\u2019ambiente. Qui si fa un uso eccessivo di chimica e si sta compromettendo un territorio intero, convertendolo in una monocoltura\u201d.<\/p>\n<p>Il piano di espansione ha portato a una polarizzazione senza precedenti: da una parte il biodistretto e un pezzo di societ\u00e0 civile pi\u00f9 sensibile ai temi ambientali, dall\u2019altra le principali organizzazioni dei produttori, che accusano i primi di avere una visione romantica dell\u2019agricoltura e di non conoscere i fondamentali della produzione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"item_image \">\n<figure class=\"responsive\" data-media=\"https:\/\/media.internazionale.it\/images\/2019\/06\/20\/149711-ld.jpg\" data-media321=\"https:\/\/media.internazionale.it\/images\/2019\/06\/20\/149711-sd.jpg\" data-media641=\"https:\/\/media.internazionale.it\/images\/2019\/06\/20\/149711-md.jpg\"><em><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/media.internazionale.it\/images\/2019\/06\/20\/149711-md.jpg\" alt=\" - \" \/><\/em><\/p>\n<div class=\"img_overlay\"><\/div>\n<\/figure>\n<\/div>\n<div id=\"p_753682_i_15\" class=\"item_text\">\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cLa nocciola \u00e8 la coltura che richiede meno trattamenti in assoluto\u201d, sostiene Pompeo Mascagna, presidente di <a href=\"http:\/\/www.assofrutti.com\/\">Assofrutti<\/a>, la principale Organizzazione di produttori (Op) della zona, che ha stretto un accordo pluriennale con la Ferrero per consegnare all\u2019azienda piemontese il 75 per cento della produzione. \u201cTrovo assurdo parlare di monocoltura, quando abbiamo 22mila ettari coltivati a nocciola su 260mila totali nella provincia di Viterbo, \u00e8 meno del nove per cento. Poi, certo, in alcune aree come il lago di Vico, la concentrazione \u00e8 pi\u00f9 alta\u201d.<\/p>\n<p>Percorrendo le strade che costeggiano il lago, i filari di noccioli si susseguono senza soluzione di continuit\u00e0. Molti alberi sono di dimensioni ridotte, piantati di recente, a conferma che l\u2019interesse della Ferrero sta imprimendo un\u2019accelerazione al processo. Da un balcone naturale che permette allo sguardo di spaziare sulla caldara vulcanica, lo specchio d\u2019acqua appare circondato da quest\u2019unica coltivazione.<\/p>\n<p>\u201cL\u2019aumento della produzione negli ultimi anni ha portato a una <strong>pesante eutrofizzazione delle acque, determinata dalla presenza di fosforo e azoto, che sono elementi costitutivi di fertilizzanti e pesticidi. Oggi il lago di Vico \u00e8 in uno stato comatoso<\/strong>\u201d, spiega Giuseppe Nascetti, direttore del dipartimento di ecologia e biologia dell\u2019universit\u00e0 della Tuscia. Nel suo studio, il professore mostra delle mappe che registrano l\u2019andamento delle sostanze nelle acque del lago, con la conseguente variazione della flora e della fauna. Il docente, che ha condotto studi trentennali nell\u2019area, lancia oggi un avvertimento: \u201cBisogna considerare<strong> produzioni pi\u00f9 sostenibili,<\/strong> ragionare insieme a tutti i soggetti interessati per portare avanti un sistema di sviluppo pi\u00f9 in equilibrio con l\u2019ambiente. Abbiamo parlato con la Ferrero qualche anno fa, per lanciare un progetto pilota con effetti meno negativi sull\u2019ambiente, ma alla fine non se n\u2019\u00e8 fatto nulla\u201d.<\/p>\n<p><strong>Il dilemma sembra quello ricorrente in agricoltura: la scelta tra un modello di produzione che garantisce un buon reddito agli agricoltori ma ha un certo tipo di impatto e uno con rese minori ma pi\u00f9 in armonia con il territorio.<\/strong> \u201cQui nella Tuscia la Ferrero persegue una logica estrattiva, non valorizza il nostro prodotto e si rifiuta di comprare nocciole biologiche, orientando tutta la produzione verso il convenzionale e l\u2019uso pesante di fitofarmaci\u201d, continua Crucianelli.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3><strong>Merce indistinta<\/strong><\/h3>\n<p>Per politica aziendale, la Ferrero non compra nocciole biologiche e richiede percentuali talmente basse di cimiciato \u2013 una piccola variazione di gusto determinata dall\u2019azione delle cimici sul frutto \u2013 che \u00e8 necessario sottoporre gli alberi a diversi trattamenti. \u201cLa nostra priorit\u00e0 sono gli alti standard qualitativi, perch\u00e9 ai consumatori vogliamo dare sempre il meglio\u201d, afferma Gon\u00e7alves. Il manager non esclude un cambio di rotta sul biologico in futuro, consapevole che l\u2019aspetto ambientale sar\u00e0 sempre pi\u00f9 un elemento decisivo nelle scelte di acquisto. \u201cIl consumatore medio oggi ha un\u2019altra idea di qualit\u00e0 rispetto al passato. Se il mercato si evolve in questa direzione, sicuramente lo seguiremo. In alcune parti del mondo stiamo testando metodi di coltivazione pi\u00f9 naturali. Nel viterbese, in collaborazione con l\u2019universit\u00e0, stiamo per cominciare un progetto per misurare le conseguenze sulla biodiversit\u00e0 della coltivazione di nocciole. \u00c8 un percorso lungo, ma l\u2019abbiamo avviato\u201d.<\/p>\n<p>In verit\u00e0, il rapporto che l\u2019azienda di Alba ha qui con la produzione ricorda per certi versi quello che ha in Turchia: controllo delle varie fasi della filiera, ma scarsa valorizzazione del prodotto in s\u00e9. Nel 2012 la Ferrero ha acquisito il gruppo Stelliferi, principale azienda di commercializzazione di nocciole in guscio e semilavorati, con un\u2019operazione simile a quella conclusa successivamente con la Oltan in Turchia. Non ha tuttavia creato impianti di trasformazione come quelli di Sant\u2019Angelo dei Lombardi, in provincia di Avellino, o di <a href=\"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/i-nutella-biscuits-fanno-rivivere-un-paesino-della-lucania-colpito-dal-terremoto-del-1980\/\">Balvano (Potenza)<\/a>, aperti dal patron Michele all\u2019indomani del terremoto del 1980. Cos\u00ec, la nocciola viterbese \u00e8 una pura commodity, una merce indistinta, che lascia il territorio per essere trasformata altrove.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"item_image item_image--figcaption \">\n<figure class=\"responsive\" data-media=\"https:\/\/media.internazionale.it\/images\/2019\/06\/20\/149717-ld.gif\" data-media321=\"https:\/\/media.internazionale.it\/images\/2019\/06\/20\/149717-sd.gif\" data-media641=\"https:\/\/media.internazionale.it\/images\/2019\/06\/20\/149717-md.gif\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/media.internazionale.it\/images\/2019\/06\/20\/149717-md.gif\" alt=\"Terreni di una fattoria biologica nel viterbese, giugno 2019. - Rocco Rorandelli per Internazionale, Terraproject\" \/><\/p>\n<div class=\"img_overlay\"><\/div><figcaption><em>Terreni di una fattoria biologica nel viterbese, giugno 2019. <span class=\"credit\">(Rocco Rorandelli per Internazionale, Terraproject)<\/span><\/em><\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n<div id=\"p_753682_i_17\" class=\"item_text\">\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Anche se \u00e8 nella lista dei prodotti a denominazione di origine protetta (dop) stilata dal ministero dell\u2019agricoltura, la variet\u00e0 \u201ctonda gentile romana\u201d \u00e8 del tutto sconosciuta ai pi\u00f9. Risultato della mancanza di politiche pubbliche, della scarsa imprenditorialit\u00e0 locale e del disinteresse mostrato finora dalla multinazionale di Alba, l\u2019assenza di impianti di trasformazione mostra in modo paradossale come la principale area italiana di coltivazione della nocciola non dia alcun valore aggiunto al suo prodotto di punta.<\/p>\n<p>Manuela De Angelis \u00e8 l\u2019eccezione che conferma la regola. La sua Dea Nocciola acquista nocciole \u201clocali e rigorosamente biologiche\u201d e le usa per produrre creme spalmabili, che poi vende con il marchio del distributore nei supermercati italiani ed esteri. \u201cGi\u00e0 diversi anni fa, mio padre sosteneva che l\u2019unico modo per valorizzare una risorsa \u00e8 trasformarla. Qui purtroppo \u00e8 una cultura che ancora manca\u201d, racconta questa imprenditrice quarantenne mentre mostra il suo impianto di duemila metri quadri a Gallese, non lontano dall\u2019uscita autostradale di Magliano Sabina. \u201cAll\u2019inizio noi scrivevamo sulle nostre etichette \u2018nocciole della Tuscia\u2019. Ma poi abbiamo visto che non funzionava perch\u00e9 nessuno capiva il senso di quest\u2019indicazione e abbiamo cambiato la dicitura in \u2018nocciole italiane\u2019\u201d.<\/p>\n<p>De Angelis ha visto crescere l\u2019azienda di famiglia. Il fatturato aumenta di anno in anno e nuovi canali si aprono. \u201cMa rimaniamo una nicchia nella nicchia, neanche lontanamente paragonabile alla Ferrero. Noi operiamo in tutta un\u2019altra filiera, che per il momento ci sta premiando: abbiamo scelto il biologico e il locale\u201d.<\/p>\n<p>In un mondo sempre pi\u00f9 esigente in termini di rispetto dell\u2019ambiente e sempre pi\u00f9 attento ai valori nutrizionali e agli effetti del cibo sulla salute, la Ferrero sembra aver scelto una sua personale terza via: aumentare il pi\u00f9 possibile la sostenibilit\u00e0 e la tracciabilit\u00e0 delle filiere, ma mantenere immutata la composizione dei prodotti, anche se gli ingredienti sono sempre meno in linea con le tendenze di consumo. Una filosofia che appare confermata dalle nuove operazioni lanciate dal gruppo su entrambe le sponde dell\u2019Atlantico.<\/p>\n<p>Giovanni Ferrero rimane ottimista, fiducioso che la sua famiglia abbia creato un mito che la ripara dalle contingenze del presente. Mentre porta avanti la sua strategia globale di acquisizioni a suon di miliardi, sembra sussurrare agli scettici: che mondo sarebbe senza Nutella?<\/p>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div id=\"p_753682_i_18\" class=\"item_heading\">\n<h2><strong>Leggi anche<\/strong><\/h2>\n<\/div>\n<div id=\"p_753682_i_19\" class=\"item_text\">\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><a href=\"http:\/\/intern.az\/1AVY\">La produzione forzata delle nocciole in Italia<\/a><\/strong><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"p_753682_i_20\" class=\"item_heading\">\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Da sapere: il diserbante pericoloso<\/strong><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"p_753682_i_21\" class=\"item_text\">\n<p>Uno dei maggiori produttori di nocciole al mondo \u00e8 il Cile, che nel 2018 ha raggiunto un totale di 23mila tonnellate. Nel dicembre dello stesso anno il giornale online cileno Interferencia <a href=\"https:\/\/interferencia.cl\/articulos\/nutella-avellanos-de-popular-producto-podrian-contener-agroquimicos-toxicos-producidos-en\">ha denunciato<\/a> che il Paraquat, un erbicida ad azione disseccante, \u00e8 usato nelle coltivazioni di nocciola nella regione del Maule, nel centro del paese sudamericano. La denuncia arrivava dalla <a href=\"https:\/\/rap-al.org\/\">Red de acci\u00f3n de plaguicidas en Chile<\/a> \u2013 una rete di organizzazioni contrarie all\u2019uso indiscriminato di pesticidi \u2013 che aveva scoperto l\u2019uso dell\u2019erbicida nel novembre del 2017. Il Paraquat \u00e8 legale in Cile, ma \u00e8 proibito nell\u2019Unione europea dal 2009. La sua inalazione pu\u00f2 provocare danni polmonari immediati. AgriChile, il rappresentante della Ferrero nel paese, ha smentito la notizia. Nel novembre del 2018 anche Das Erste, la prima rete televisiva pubblica tedesca, <a href=\"https:\/\/www.daserste.de\/information\/politik-weltgeschehen\/weltspiegel\/videos\/chile-haselnuesse-pestizide-video-100.html\">aveva pubblicato un reportage<\/a> sull\u2019uso del Paraquat in Cile. La Ferrero ha replicato: \u201cDa anni nelle nostre piantagioni cilene non si usa il Paraquat\u201d.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"p_753682_i_22\" class=\"item_heading\">\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Da sapere: tutti i numeri della Ferrero<\/strong><\/p>\n<\/div>\n<div class=\"item_list\">\n<ul>\n<li><strong>L\u2019azienda<\/strong> Il gruppo Ferrero commercializza i suoi prodotti in pi\u00f9 di 170 paesi. Ha 94 societ\u00e0 nel mondo e 25 stabilimenti produttivi.<\/li>\n<li><strong>Fatturato<\/strong> Secondo il bilancio consolidato al 31 agosto 2018, la Ferrero ha fatturato 10,7 miliardi di euro, con una crescita del 2,1 per cento rispetto al 2017.<\/li>\n<li><strong>Organico<\/strong> Al 31 agosto 2018 i dipendenti erano 35.146, rispetto ai 34.543 del 2017.<\/li>\n<li><strong>Mercati importanti<\/strong> Le vendite di prodotti sono aumentate del 3,5 per cento rispetto al 2017, trainate dai mercati di Germania, Francia, Italia, Polonia, Regno Unito e Stati Uniti.<\/li>\n<li><strong>Investimenti<\/strong> La parte pi\u00f9 significativa \u00e8 stata fatta su immobili, impianti e macchinari (596 milioni di euro su 673), principalmente in Italia, Germania, Canada, Polonia, e Belgio.<\/li>\n<li><strong>In Italia<\/strong> L\u2019utile della Ferrero al 31 agosto 2018 \u00e8 stato di 203,9 milioni di euro. <a href=\"https:\/\/www.ferrero.it\/i-nostri-numeri\">Ferrero<\/a><\/li>\n<\/ul>\n<\/div>\n<div id=\"p_753682_i_24\" class=\"item_text\">\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Aggiornamento, 24 giugno 2019.<\/strong><br \/>\nNella prima versione di questo articolo c\u2019era scritto che ogni giorno nel mondo si consumano 350mila tonnellate di Nutella; in realt\u00e0 la cifra si riferisce alla quantit\u00e0 prodotta ogni anno.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"item_note\">\n<p>Questo articolo \u00e8 uscito il 21 giugno 2019 a pagina 38 del numero <a href=\"https:\/\/www.internazionale.it\/sommario\/1312\">1312<\/a> di Internazionale.<\/p>\n<div><\/div>\n<\/div>\n<p>[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row]<\/p>\n<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il backstage della nocciola, tra Italia (inquinamento) e Turchia (lavoro minorile)<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":50278,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[76],"tags":[217,255,245,96,237],"class_list":["post-50271","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-sociale","tag-agricoltura","tag-deforestazione","tag-ferrero","tag-nestle","tag-pesticidi","category-76","description-off"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/50271","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=50271"}],"version-history":[{"count":9,"href":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/50271\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":50318,"href":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/50271\/revisions\/50318"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-json\/wp\/v2\/media\/50278"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=50271"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=50271"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=50271"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}