{"id":51967,"date":"2021-02-05T09:20:32","date_gmt":"2021-02-05T08:20:32","guid":{"rendered":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/?p=51967"},"modified":"2022-05-22T17:25:02","modified_gmt":"2022-05-22T15:25:02","slug":"naturale-e-la-parola-che-troviamo-su-tantissime-etichette-ma-che-non-vuol-dire-niente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/naturale-e-la-parola-che-troviamo-su-tantissime-etichette-ma-che-non-vuol-dire-niente\/","title":{"rendered":"\u201cNaturale\u201d: \u00e8 la parola che troviamo su tantissime etichette ma che non vuol dire niente"},"content":{"rendered":"<div class=\"wpb-content-wrapper\"><p>[vc_row][vc_column][vc_column_text]<em>Purtroppo il &#8220;cammino&#8221; dei consumatori \u00e8 molto complicato, spesso quello che appare non \u00e8 : qualcuno si ricorda la vicenda del gelato Grom che dovette <strong>rinunciare alla dicitura &#8220;gelato artigianale&#8221;<\/strong> (Leggi in proposito : <a href=\"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/grom-dalla-quasi-artigianalita-del-gelato-alle-vaschette-di-gelato-per-supermercati\/\">Grom: nei gelati &#8220;grande \u00e8 bello&#8221;<\/a>)<strong>?<\/strong> .<\/em><\/p>\n<p><em>Poi c&#8217;\u00e8 la questione delle etichettature e del greenwashing.<\/em><\/p>\n<p><em>In questo contesto vi ricordiamo che<\/em> <em>&#8220;Naturale&#8221; non vuol dire assolutamente niente e , quindi, <a href=\"https:\/\/ilfattoalimentare.it\/cibo-naturale-etichette.html\">Vi proponiamo questo testo tratto da <strong>IL FATTO ALIMENTARE\u00a0 <\/strong>(Valeria Balboni &#8211; 11 Dicembre 2020).<\/a><\/em><\/p>\n<p><em>La situazione \u00e8 aggravata dal fatto che nel panorama del cibo , oltre al biologico (che usa il rame), ci sono altre definizioni come <a href=\"https:\/\/aziendeincampo-wordpress-com.cdn.ampproject.org\/c\/s\/aziendeincampo.wordpress.com\/2021\/01\/04\/maxi-finanziamento-di-27-milioni-alla-filiera-di-grano-armando-per-una-pasta-a-zero-residui-pesticidi\/amp\/\">&#8220;zero residui pesticidi&#8221;<\/a>, che accrescono la confusione, gi\u00e0 presente sul mercato. <\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Quando facciamo la spesa<\/strong> siamo bombardati da centinaia di messaggi che, stampati sulle confezioni dei prodotti alimentari, cercano di attirare la nostra attenzione. Sono i cosiddetti claim, affermazioni che vantano qualche \u201cvalore aggiunto\u201d, come \u201cpovero di grassi\u201d, \u201cprivo di lattosio\u201d ecc. Ognuna di queste scritte deve riportare informazioni corrette e per questo esiste una specifica normativa. C\u2019\u00e8 per\u00f2 un attributo che viene vantato da tanti prodotti pur non essendo regolato da alcuna legge: \u00e8 il termine \u201cnaturale\u201d. Sugli scaffali troviamo sughi per la pasta \u201c100% naturali\u201d, bevande, piatti pronti\u2026 un\u2019infinit\u00e0 di prodotti che vantano la loro naturalit\u00e0. Non \u00e8 raro per\u00f2 scoprire che il preparato per brodo 100% naturale in realt\u00e0 contiene aromi o che il succo di frutta 100% di origine naturale contiene farina di semi di carrube come addensante.<\/p>\n<p><strong>Qual \u00e8<\/strong> il criterio per definire \u201cnaturale\u201d un ingrediente e quindi un prodotto? Ne abbiamo parlato con Roberto Pinton, esperto di normativa agroalimentare e responsabile tecnico di AssoBio. \u201c<em>Attualmente una definizione chiara di \u201cnaturale\u201d esiste solo per l\u2019acqua minerale naturale e per gli aromi naturali. <\/em>\u2013 Dice Pinton \u2013<em> In tutti gli altri casi, il termine non ha un preciso significato legale.<\/em>\u201d<\/p>\n<p><strong>SAFE<\/strong> (<a href=\"https:\/\/www.safefoodadvocacy.eu\/\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener sponsored noreferrer\"><em>Safe food advocacy Europe<\/em><\/a>), organizzazione non governativa che si occupa di sicurezza dei prodotti alimentari, ha analizzato la composizione di centinaia di prodotti disponibili sul mercato scoprendo che la maggior parte degli alimenti che usano questo claim in realt\u00e0 contengono sostanze chimiche sintetiche ben lontane da poter essere considerate naturali. L\u2019ong ha quindi aperto la campagna \u201cWe value true Natural\u201d per sensibilizzare sul problema e chiedere una normativa che permetta ai consumatori di individuare i prodotti veramente \u201cnaturali\u201d. Secondo l\u2019ong, l\u2019attributo \u201cnaturale\u201c \u00e8 sempre pi\u00f9 attraente per i consumatori e tende a essere associato con caratteristiche positive, come salutare, privo di sostanze chimiche di sintesi, biodegradabile, non processato o senza Ogm. Questi riferimenti dovrebbero essere avallati da un sistema di etichettatura affidabile.<\/p>\n<p><strong>Quindi<\/strong> un prodotto naturale dovrebbe essere biodegradabile, e questo vale per tutti gli alimenti, mentre le confezioni possono essere non biodegradabili. Poi dovrebbe essere privo di Ogm\u2013 aspetto gi\u00e0 tutelato dalla normativa europea \u2013 e privo di qualsiasi additivo, obiettivo molto difficile da raggiungere, perch\u00e9 la maggior parte degli alimenti industriali \u2013 con poche eccezioni, come latte, burro e olio d\u2019oliva \u2013 contiene qualche ingrediente che non \u00e8 di derivazione \u201cnaturale\u201d.[\/vc_column_text][vc_single_image image=&#8221;52277&#8243; img_size=&#8221;full&#8221; alignment=&#8221;center&#8221; image_hovers=&#8221;false&#8221;][vc_column_text]<em><strong>\u201cLa definizione<\/strong> \u2013 fa notare Pinton \u2013 \u00e8 molto pi\u00f9 complessa di quanto sembri .<\/em> <em>Se consideriamo gli aromi naturali, questi, secondo la normativa (<a href=\"https:\/\/eur-lex.europa.eu\/LexUriServ\/LexUriServ.do?uri=OJ:L:2008:354:0016:0033:it:PDF\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener sponsored noreferrer\">Regolamento<\/a> (CE) n. 1333\/2008) \u201cpossono contenere additivi alimentari consentiti dalla legge e\/o altri ingredienti alimentari incorporati per scopi tecnologici\u201d, quindi ci possono essere solventi, stabilizzanti eccetera, e non \u00e8 detto che un \u201caroma naturale\u201d definito a norma di legge coincida col criterio di \u201cesente da sostanze chimiche di sintesi\u201d. Inoltre un aroma pu\u00f2 essere definito naturale quando almeno il 95% della componente aromatica \u00e8 ricavata da un prodotto naturale (per esempio il limone per l\u2019aroma di limone), il restante 5% pu\u00f2 essere dato da aromi artificiali.\u201d<\/em><\/p>\n<p><strong>Un altro caso ambiguo<\/strong> \u00e8 quello delle sostanze naturali prodotte con procedimenti biotecnologici \u201cspinti\u201d, di tipo industriale: si devono considerare \u201cnaturali\u201d? \u201c<em>L\u2019acido citrico, per esempio, si ricava dai limoni <\/em>\u2013 spiega Pinton \u2013<em> ma \u00e8 pi\u00f9 semplice e pi\u00f9 economico produrlo utilizzando colture di lieviti modificati geneticamente, in questo modo si producono attualmente molte sostanze, come vitamine o altre sostanze organiche utilizzate negli alimenti. Come dobbiamo considerare questo acido citrico? Naturale oppure no? Quel che \u00e8 certo \u00e8 che nella produzione biologica il loro uso \u00e8 vietato<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>\u201c<em><strong>Esiste<\/strong> poi l\u2019aspetto dei coadiuvanti tecnologici, sostanze utilizzate durante un processo, per esempio enzimi o solventi, che non si considerano ingredienti e quindi non sono indicati in etichetta, ma di cui resta qualche residuo nel prodotto finito. Il vino \u00e8 un tipico esempio: per produrlo, all\u2019uva non si aggiungono ingredienti, ma solamente coadiuvanti che in qualche modo controllano il processo di fermentazione. Dato che queste sostanze non sono indicate in etichetta, anche quando per il vino fosse reso obbligatorio l\u2019elenco degli ingredienti (ora non lo \u00e8), non si avrebbe modo di distinguere tra vini prodotti con metodi diversi. Recentemente la Commissione europea ha dichiarato <a href=\"http:\/\/dirittovitivinicolo.eu\/vino-naturale-vin-methode-nature\/\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener sponsored noreferrer\">ingannevole<\/a> la denominazione \u201cvino naturale\u201d utilizzata dai produttori che scelgono di non aggiungere niente durante la produzione del vino, perch\u00e9 indurrebbe i consumatori a considerare questi vini di qualit\u00e0 pi\u00f9 elevata rispetto agli altri.<\/em>\u201d[\/vc_column_text][vc_single_image image=&#8221;52278&#8243; img_size=&#8221;full&#8221; alignment=&#8221;center&#8221; image_hovers=&#8221;false&#8221;][vc_column_text]<strong>Un altro quesito<\/strong> riguarda i processi produttivi: dal punto di vista letterale nessun cibo trasformato \u00e8 \u201cnaturale\u201d perch\u00e9 non \u00e8 prodotto dalla natura ma dall\u2019uomo, e in quest\u2019ottica sarebbero naturali solo i prodotti spontanei della terra, come i funghi o i mirtilli. Attualmente la normativa europea (<a href=\"https:\/\/eur-lex.europa.eu\/LexUriServ\/LexUriServ.do?uri=OJ:L:2004:139:0001:0054:it:PDF\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener sponsored noreferrer\">regolamento<\/a> (CE) n. 852\/2004) sull\u2019igiene dei prodotti alimentari definisce i \u00abprodotti non trasformati\u00bb e i \u00abprodotti trasformati\u00bb. I primi sono quelli non sottoposti a trattamento, eventualmente solo divisi, sezionati, affettati, disossati, tritati, scuoiati, frantumati, tagliati, puliti, rifilati, decorticati, macinati, refrigerati, congelati, surgelati o scongelati. <em>\u201cIn base a questa definizione dovremmo considerare naturale il grano e di conseguenza la farina, che si ricava con un processo semplice come la macinazione <\/em>\u2013 dice Pinton \u2013<em> ma il pane prodotto con questa farina ha subito operazioni che secondo il regolamento sono di \u201ctrasformazione\u201d che non si verificano in natura, come la lievitazione e la cottura. Quindi non si dovrebbe parlare di \u201cpane naturale\u201d, ma \u201cpane con soli ingredienti naturali\u201d. Possiamo considerare naturale l\u2019olio extravergine d\u2019oliva che si ricava dalla semplice spremitura meccanica delle olive. Ma un olio di semi estratto con solventi \u2013 autorizzati dalla legge e che non residuano nell\u2019olio \u2013 \u00e8 ugualmente naturale?\u201d<\/em><\/p>\n<p><em>\u201c<strong>Bisogna<\/strong> poi guardare ancora pi\u00f9 in profondit\u00e0 \u2013<\/em> fa notare l\u2019esperto <em>\u2013: Possiamo considerare naturale un prodotto vegetale, semplicemente raccolto dalla pianta, per il quale per\u00f2 il produttore ha usato diserbanti oppure \u00e8 ricorso all\u2019impollinazione artificiale? Possiamo considerare naturale il foie gras, ricavato semplicemente dalla macellazione di oche che per\u00f2 sono state allevate e nutrite in un modo barbaro e certamente innaturale? La definizione va estesa anche gli imballaggi?\u201d<\/em>[\/vc_column_text][vc_single_image image=&#8221;52279&#8243; img_size=&#8221;full&#8221; alignment=&#8221;center&#8221; image_hovers=&#8221;false&#8221;][vc_column_text]<em><strong>\u201cQueste definizioni<\/strong> sono estremamente complesse e richiederebbero una griglia di valutazione specifica per ogni prodotto. A normativa vigente, il termine naturale si potrebbe applicare solo a prodotti non trasformati, i cui processi produttivi siano compatibili con i processi naturali, tenendo conto anche del benessere animale: uova di galline allevate in batteria che non hanno mai razzolato mal si conciliano con la naturalit\u00e0. <\/em><\/p>\n<p><em>Una nuova e pi\u00f9 completa normativa dovrebbe anche tener conto delle sensibilit\u00e0 diffuse \u2013<\/em> continua Pinton \u2013<em> raccogliendo i pareri dei consumatori tramite una consultazione pubblica. Dovrebbero poi esistere organismi di controllo per verificare quanto dichiarato dai produttori, per evitare usurpazioni della qualifica di naturale.<\/em>\u201d<\/p>\n<p><strong>\u00c8 certo che<\/strong> questo attributo ha un effetto attraente sui consumatori ma sarebbe anche necessario chiarire che non tutto ci\u00f2 che \u00e8 naturale \u00e8 positivo, questo fraintendimento non di rado induce i consumatori ad abusare di erbe o integratori che possono avere effetti dannosi per la salute.<\/p>\n<p>Inoltre, non possiamo certo dire che in passato il cibo fosse pi\u00f9 buono o pi\u00f9 sicuro. Nel XX secolo sono state messe a punto tecnologie fondamentali per aumentare la conservabilit\u00e0 e quindi la sicurezza del cibo, tecnologie che vengono continuamente migliorate e ci permettono di avere a disposizione cibo sempre pi\u00f9 sicuro e facile da ottenere. La naturalit\u00e0 inoltre non \u00e8 l\u2019unico aspetto che porta valore aggiunto, anche per chi non si ferma all\u2019analisi del prezzo e nemmeno si ferma al gusto.<\/p>\n<p><em><strong>\u201cC\u2019\u00e8 un crescente<\/strong> interesse per gli aspetti \u201cetici\u201d \u2013 <\/em>fa notare Pinton <em>\u2013, che comprendono anche la sostenibilit\u00e0 ambientale e il rispetto dei diritti umani. In un mondo perfetto non ce ne sarebbe bisogno, dato che tutta la produzione dovrebbe \u201cnaturalmente\u201d farli propri, ma nel mondo reale bisognerebbe probabilmente creare una certificazione \u201ca ombrello\u201d che individuasse gli alimenti \u201cdi eccellenza\u201d: salutari, naturali, prodotti nel rispetto dell\u2019ambiente, del benessere animale e dei diritti umani.<\/em>\u201d<\/p>\n<p>Pubblicato il 4 febbraio ed aggiornato il 5 febbraio 2021.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row]<\/p>\n<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Naturale&#8221; non vuol dire assolutamente niente e , quindi, Vi proponiamo questo testo tratto da IL FATTO ALIMENTARE. 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