{"id":54301,"date":"2021-03-14T12:28:53","date_gmt":"2021-03-14T11:28:53","guid":{"rendered":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/?p=54301"},"modified":"2022-05-22T17:24:34","modified_gmt":"2022-05-22T15:24:34","slug":"dalla-distruzione-creatrice-al-capitalismo-iniquo-la-parabola-di-google-e-facebook","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/dalla-distruzione-creatrice-al-capitalismo-iniquo-la-parabola-di-google-e-facebook\/","title":{"rendered":"Dalla distruzione creatrice al capitalismo iniquo: la parabola di Google e Facebook"},"content":{"rendered":"<div class=\"wpb-content-wrapper\"><p>[vc_row][vc_column][vc_column_text]<\/p>\n<p class=\"entry-title\">Questo \u00e8 il seguito di :<\/p>\n<ol>\n<li><a href=\"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/la-guerra-mondiale-delle-news\/\"><strong>La Guerra mondiale delle News<\/strong><\/a><\/li>\n<li class=\"entry-title\"><strong><a href=\"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/svolta-google-sulla-pubblicita-stop-ai-tracciamenti-personali\/\">Svolta Google sulla pubblicit\u00e0, stop ai tracciamenti personali<\/a><\/strong><\/li>\n<li class=\"entry-title\"><strong><a href=\"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/amazon-contro-google-oltre-le-commerce-tra-pubblicita-monopoli-e-antitrust-per-le-big-tech\/\">Amazon contro Google: oltre l\u2019e-commerce, tra pubblicit\u00e0, monopoli e antitrust per le big tech<\/a><\/strong><\/li>\n<li><a href=\"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/web-tax-ai-gafam-apertura-di-biden\/\"><strong>Web tax ai Gafam : apertura di Biden<\/strong><\/a><\/li>\n<\/ol>\n<h1>Dalla distruzione creatrice al capitalismo iniquo: la parabola di Google e Facebook<\/h1>\n<p>di Federico Rampini (Repubblica 7 marzo 2021)<br \/>\n1998: in un garage di Menlo Park nella Silicon Valley californiana nasce Google, la creatura di due studenti di Stanford. Anche se i suoi fondatori Larry Page e Sergey Brin non hanno mai avuto il carisma di Steve Jobs, e neppure l\u2019aureola da pionieri di Bill Gates, dalla nascita di Google nel 1998 hanno costruito un dominio senza eguali nel loro mestiere-chiave: il motore di ricerca. Come Gates, come Jobs, e pi\u00f9 tardi come Zuckerberg, i creatori di Google seguono una parabola biografica, etica e culturale che ha delle costanti. Nella Silicon Valley si nasce \u201crivoluzionari\u201d, idealisti, decisi a costruire un mondo migliore. Poi i giovani sovversivi, crescendo e coprendosi di gloria imprenditoriale, finiscono quasi sempre per diventare dei turbo-capitalisti, predatori, aspiranti monopolisti. Il cerchio della \u201cdistruzione creatrice\u201d si chiude con un modello di capitalismo non meno iniquo e diseguale di quello precedente. 23 anni dopo la nascita, la societ\u00e0 capogruppo Alphabet- Google ha 135.000 dipendenti, vale in Borsa 1.400 miliardi di dollari, ed \u00e8 inseguita da authority antitrust di mezzo mondo.<br \/>\nControllare il motore di ricerca, stabilirne i criteri di selezione (l\u2019algoritmo), significa guidare per mano un bel pezzo di umanit\u00e0, nella sua attivit\u00e0 di conoscenza. Che Google sia in grado di esercitare un potere formidabile, lo ha capito un altro potere formidabile: la Cina. Che da anni gli ha chiuso i cancelli di accesso al \u201csuo\u201d Internet. I cinesi ci hanno superati nell\u2019uso quotidiano delle tecnologie. Navigano online pi\u00f9 di noi. Con altri motori di ricerca, altri algoritmi. Altri padroni e maestri.[\/vc_column_text][vc_empty_space][vc_single_image image=&#8221;54331&#8243; img_size=&#8221;full&#8221;][vc_empty_space][vc_column_text]Col suo potere sempre pi\u00f9 immenso, Google colleziona scandali, e poi se li lascia alle spalle. Acqua passata \u00e8 l\u2019ondata di denunce sulla privacy degli utenti violata, saccheggiata. I capi di Google abbozzano scuse ma la storia del loro gruppo li ha resi cinici: chi ricorda l\u2019epoca in cui giurarono che mai la pubblicit\u00e0 si sarebbe infiltrata nel motore di ricerca? La Carta buonista di Google alle origini \u2013 \u201cnon essere malvagi\u201d o fare il bene dell\u2019umanit\u00e0 \u2013 ha conosciuto tanti strappi, senza con questo alienare la clientela.<\/p>\n<p>E\u2019 passato nell\u2019obl\u00eco il fatto che Gmail rapina quotidianamente informazioni dalle nostre email e le usa per scopi commerciali. Le auto con telecamera di Google Map e Google Earth non si limitavano a fotografare strade e piazze per costruire e aggiornare la mappatura delle nostre citt\u00e0. Spiavano anche noi, intercettando i segnali wi-fi di casa nostra s\u2019impadronivano di password, email, perfino conti bancari e informazioni mediche. Spionaggio con milioni di vittime ignare: noi.<\/p>\n<p>Smascherata gi\u00e0 nel 2010, Google dapprima nega. Poi minimizza la quantit\u00e0 d\u2019informazioni saccheggiate. Infine sostiene di averle perdute. Alla fine ammette la sua colpevolezza. Patteggia, in una causa promossa da 38 Stati Usa, riconoscendo l\u2019ampiezza del danno e la propria responsabilit\u00e0. Solo 7 milioni di dollari di multa, un\u2019inezia ridicola per un gruppo di questa ricchezza.<br \/>\nIn una puntata pi\u00f9 recente del suo duello infinito coi regolatori, il 18 luglio 2018 l\u2019Unione europea infligge una multa pi\u00f9 sostanziosa a Google: 4,3 miliardi di euro.<\/p>\n<p>Ma la fantasia creativa dei giganti digitali escogita sempre nuove soluzioni per perpetuare un potere dominante. Google, Facebook, hanno ciascuno una dimensione soverchiante ed eccessiva nella propria attivit\u00e0 principale. <strong>Le multe vengono scaricate sui consumatori, sui clienti, sugli azionisti: non le paga il top management e quindi non hanno alcun effetto \u201ceducativo\u201d<\/strong>.<\/p>\n<p>La strada maestra per contenere la loro prepotenza, sarebbe la competizione. Qui l\u2019Europa \u00e8 debole. Non ha campioni nazionali che facciano concorrenza a quelli della West Coast americana. Ad allevare dei campioni c\u2019\u00e8 riuscita la Cina (Alibaba e Tencent) ma lo ha fatto dietro robuste barriere protettive e intralci insormontabili alla penetrazione americana (Google e Facebook ostracizzati dalla censura).<br \/>\nAll\u2019origine ci fu tanta innovazione, ma come tutte le imprese di successo anche le sorelle digitali hanno pulsioni monopolistiche. Per esempio: fanno incetta di migliaia di brevetti, per costruire attorno a s\u00e9 delle muraglie insormontabili, scoraggiare i concorrenti pi\u00f9 piccoli, terrorizzare i nuovi arrivati con la minaccia di processi miliardari. Alla fine, non a caso, tante start-up innovative preferiscono vendersi al migliore offerente.<br \/>\nGli scandali sono una costante nella vita di Mark Zuckerbeg. Cominci\u00f2 nel 2003, quando era ancora uno studente all\u2019universit\u00e0 di Harvard: dovette chiudere un sito che si chiamava Facemash: consentiva agli utenti di dare voti all\u2019aspetto fisico dei loro compagni di studio, una trovata esposta all\u2019accusa di sessismo perch\u00e9 molti lo usavano per stilare classifiche delle studentesse pi\u00f9 carine. Quell\u2019incidente iniziale, nella preistoria dei social media, \u00e8 anche un monito che ci riguarda tutti: perch\u00e9 i Padroni della Rete hanno sfruttato spesso un pubblico compiacente, pronto a fare lo spogliarello virtuale per inseguire il miraggio della gratuit\u00e0. Quando ci dicono che qualcosa \u00e8 gratis su Internet, <strong>il prodotto in vendita siamo noi<\/strong>: quante volte ormai abbiamo sentito questo avvertimento, e abbiamo continuato a ignorarlo?<\/p>\n<p>Facebook, la sua creatura fortunata, nacque l\u2019anno successivo, il 4 febbraio 2004, sempre nel campus di Harvard. Da allora ogni passo della sua folgorante carriera \u2013 trasferitasi nella Silicon Valley californiana \u2013 \u00e8 stato segnato dallo slittamento progressivo dei confini della privacy. Fino al ruolo di Facebook nel Russiagate 2016, come strumento della propaganda russa che lavorava per sabotare la candidatura di Hillary Clinton, a colpi di fake-news. Infine con la vicenda di Cambridge Analytica, la societ\u00e0 di marketing politico ingaggiata dalla campagna elettorale di Donald Trump, che ha saccheggiato i dati di 87 milioni di utenti americani.<br \/>\n\u201cI furti di dati da Facebook sono colpa mia \u2013 ha detto Zuckerberg quando nell\u2019aprile 2018 \u00e8 stato convocato per un\u2019audizione parlamentare a Washington \u2013 e mi prendo tutta la responsabilit\u00e0. Ma noi restiamo un\u2019azienda idealista e ottimista, un forza positiva nel mondo. Su Facebook si \u00e8 organizzato il movimento delle donne #MeToo, e la solidariet\u00e0 con gli alluvionati dell\u2019uragano Harvey\u201d. Abile accostamento: con quei due esempi ha citato un movimento femminista che piace alla sinistra, e una mobilitazione civile della societ\u00e0 texana di fronte alla calamit\u00e0 naturale, che lusinga la destra. Il multimiliardario con la faccia da adolescente e da cherubino \u00e8 stato pronto a genuflettersi simbolicamente, recitare mea culpa, promettere che non lo far\u00e0 mai pi\u00f9.<br \/>\nDa quella storica sceneggiata al Congresso di Washington \u00e8 emersa un\u2019ammissione interessante: <strong>Zuckerberg riconosce che Facebook ha una responsabilit\u00e0 sui contenuti che circolano sulla sua piattaforma<\/strong>, quindi a rigore dovrebbe essere trattato come come i media tradizionali che sono soggetti a regole e sanzioni ben pi\u00f9 pesanti. Molte voci autorevoli sostengono che il social media dovrebbe essere regolato come una utility, un servizio pubblico quali elettricit\u00e0 e acqua: ma \u00e8 improbabile che questo accada. Il 2020 ha portato due conferme, e una speranza di cambiamento. Da un lato ha arricchito ancor pi\u00f9 Facebook, Google, e i loro azionisti e top manager. Dall\u2019altro ha cementato l\u2019alleanza tra i miliardari della Silicon Valley e la sinistra: la censura dei social contro Trump, legittima o meno che sia, ha confermato da che parte sta l\u2019establishment di Big Tech.<\/p>\n<p>La sorpresa, \u00e8 che alla Casa Bianca la nuova squadra di governo democratica sembra un po\u2019 meno succube che in passato, verso gli interessi economici dei giganti digitali.<br \/>\nUna Borsa ai massimi storici, l\u2019euforia della finanza: in America i vincitori della pandemia sono gli stessi che vincevano anche prima cio\u00e8 l\u2019alleanza fra Silicon Valley e Wall Street, i due settori che hanno fatto profitti record. Le diseguaglianze sono aumentate vistosamente, bench\u00e9 partissero gi\u00e0 da livelli estremi. Al successo dei capitali investiti in Borsa corrisponde un aumento dell\u2019area della povert\u00e0. Proprio le due zone-simbolo della creazione di ricchezza, la Silicon Valley attorno a San Francisco, e New York City, vedono anche la massima concentrazione di homeless. Sono le due Americhe governate localmente dalla sinistra. La speranza che la dittatura di Facebook, Google &amp; C. possa conoscere qualche turbolenza, l\u2019ha alimentata <strong><a href=\"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/web-tax-ai-gafam-apertura-di-biden\/\">Janet Yellen. La segretaria al Tesoro ha rinunciato alle obiezioni sulla digital tax globale.<\/a><\/strong><br \/>\n<strong>E\u2019 una svolta nella posizione americana in seno al G-20. Finora gli Stati Uniti difendevano l\u2019elusione fiscale di Big Tech. E\u2019 un primo segnale che la collusione perversa tra sinistra e miliardari del digitale pu\u00f2 lasciare il posto ad una fase nuova.<\/strong>[\/vc_column_text][vc_empty_space][vc_single_image image=&#8221;54332&#8243; img_size=&#8221;full&#8221;][\/vc_column][\/vc_row]<\/p>\n<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Janet Yellen. La segretaria al Tesoro ha rinunciato alle obiezioni sulla digital tax globale. E\u2019 una svolta nella posizione americana in seno al G-20. Finora gli Stati Uniti difendevano l\u2019elusione fiscale di Big Tech. 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