{"id":55610,"date":"2021-05-13T14:22:26","date_gmt":"2021-05-13T12:22:26","guid":{"rendered":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/?p=55610"},"modified":"2025-05-02T21:42:26","modified_gmt":"2025-05-02T19:42:26","slug":"guerra-e-hockey-camillo-mussi-e-luigi-venosta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/guerra-e-hockey-camillo-mussi-e-luigi-venosta\/","title":{"rendered":"Guerra e Hockey &#8211; Camillo Mussi e  Luigi Venosta"},"content":{"rendered":"<div class=\"wpb-content-wrapper\"><p>[vc_row][vc_column][vc_column_text]<em>Uno dei volantini lanciati dall&#8217;aereo da Gabriele D&#8217;Annunzio su Vienna, durante la prima guerra mondiale.<\/em><\/p>\n<p><em>La prima parte dell&#8217;articolo \u00e8 tratta da:<\/em><\/p>\n<h2><strong><a href=\"http:\/\/milanosiamonoi.com\/index.php\/2020\/08\/17\/guerra-e-hockey-camillo-mussi-e-gli-altri-milanosiamonoi\/\">Guerra e hockey, Camillo Mussi e gli altri\u2026<\/a><\/strong><\/h2>\n<p><a href=\"http:\/\/milanosiamonoi.com\/index.php\/author\/milanosiamonoi_yoo45t59\/\">AUTHOR:CLAUDIO NICOLETTI<\/a>\u00a0\u00a0PUBLISHED DATE:AGOSTO 17, 2020<\/p>\n<p>10 giugno 1940: l\u2019Italia entr\u00f2 in guerra al fianco dell\u2019alleato tedesco. Per i successivi cinque anni gli orrori del secondo conflitto mondiale oscurarono la vita degli abitanti dell\u2019intero globo terracqueo.<strong> Anche l\u2019hockey pag\u00f2 il suo tributo di sangue alla follia umana<\/strong>. Alcune fonti indicano in un numero largamente sottostimato, 34, i <strong>giocatori deceduti<\/strong> durante la Seconda Guerra Mondiale. Sono in realt\u00e0 <strong>diverse centinaia, mentre un numero ancora pi\u00f9 alto \u00e8 quello dei giocatori che hanno vissuto sulla loro pelle la durezza del conflitto<\/strong>. Anche l\u2019hockey milanese fu segnato dal lutto: il <strong>17 agosto 1940<\/strong>, in occasione di una delle prime operazioni militare in nordafrica, il sottotenente <strong>Camillo Mussi<\/strong> venne abbattuto mentre era alla guida del suo <strong>Savoia Marchetti 79<\/strong>, in seguito denominato \u201cSparviero\u201d, detto anche \u201cgobbo maledetto\u201d per la particolare conformazione della fusoliera. Cosa lo avesse spinto a vestire i panni dell\u2019aviatore, oggi, possiamo solo immaginarlo. Certamente potrebbe essere stato convinto dall\u2019effimera convinzione della \u201csuperiorit\u00e0\u201d italiana nella conoscenza del volo. Tale idea affondava le sue radici delle imprese del \u201cVate\u201d <strong>Gabriele D\u2019Annunzio<\/strong>, autore di un leggendario volo su Vienna nel bel mezzo della Prima Guerra Mondiale, ma anche, e soprattutto, dalle imprese di <strong>Italo Balbo<\/strong>, colui che per ben due volte aveva organizzato voli transoceanici in formazione, varcando l\u2019Atlantico nel 1931 per raggiungere il Brasile, e nel 1933, ammarando a Chicago alla guida di una squadriglia di ventiquattro apparecchi S.55X. La sua impresa ottenne un\u2019incredibile risalto in Italia e nel mondo intero tanto che fu ricevuto tra mille onori dagli americani stessi. Gli fu inoltre dedicata una via, la Balbo Avenue (*), in quel di <strong>Chicago<\/strong>, a ricordo di un\u2019impresa veramente sensazionale per l\u2019epoca. La propaganda fascista fece il resto, portando numerosi giovani a entrare nella regia aeronautica per provare l\u2019ebrezza del volo e della velocit\u00e0.<\/p>\n<p><em>(*) <strong>Balbo Drive, non Avenue.<\/strong> Vedi foto sotto<\/em>[\/vc_column_text][vc_empty_space][vc_single_image image=&#8221;55653&#8243; img_size=&#8221;full&#8221; alignment=&#8221;center&#8221;][vc_empty_space][vc_column_text]\u201cMillo\u201d amava sicuramente la velocit\u00e0: sui pattini, lungo la balaustra, sulla pista ghiacciata, puntando il portiere avversario cos\u00ec come nei cieli, alla guida del suo \u201csparviero\u201d capace di raggiungere i 410 km\/h grazie ai suoi tre motori Alfa Romeo e alla sua struttura leggera, parzialmente in legno e tela.\u00a0 L\u2019azione in cui Mussi perse la vita, curiosamente poche settimane dopo la dipartita di Balbo stesso, \u00e8 ben documentata: tra le 9:50 e le 10:25 di quel 17 agosto, venticinque S.79 del 10\u00b0, 19\u00b0, e 33\u00b0 stormo, decollati dalla base libica di Derna, attaccarono le navi inglesi Waspite, Malaya e HMS Ramillies scortati dall\u2019incrociatore HMS Kent, al rientro da un\u2019operazione di bombardamento su Bardia, Libia italiana, al confine con l\u2019Egitto. I primi cinque S.79 riuscirono a sganciare i loro ordigni seppur intercettati da nove Sea Gladiators della marina inglese. Il secondo gruppo di bombardieri fu accolto da un numero superiore di Gladiators ma soprattutto da un unico \u201cHurricane\u201d pilotato da John Lapsley. Era la prima volta che questo apparecchio \u201cingaggiava\u201d con gli S.79 e il pilota britannico riusc\u00ec a constatare come le armi a sua disposizione fossero efficaci, abbattendo ben tre velivoli italiani. Il primo a precipitare fu l\u2019apparecchio \u201c57-9\u201d guidato dal tenente Gino Visentin, seguito da quello di Camillo Mussi alla guida del velivolo \u201c56-7\u201d. Un terzo velivolo il \u201c56-9\u201d fu costretto ad un atterraggio di emergenza. Il suo equipaggio composto dal Tenente Arturo Lauchard, dal tenente Vittorio Ceard e dal Sottotenente Bruno Rossi fu fatto prigioniero dagli inglesi. Il velivolo sequestrato e infine portato ad Alessandria d\u2019Egitto dove fu esposto come trofeo di guerra.<\/p>\n<p>Mussi: 3 reti in 26 presenze con la maglia della Nazionale, l\u2019ultima delle quali il 3 febbraio \u201940 a Garmish contro la Boemia Moravia. Per lui anche tre mondiali disputati e l\u2019Olimpiade del 1936, oltre a sei scudetti vinti (5 Milano e 1 AMDG). Davanti a lui, <strong>Luigi<\/strong> <strong>Venosta<\/strong>.[\/vc_column_text][vc_empty_space][vc_single_image image=&#8221;55612&#8243; img_size=&#8221;full&#8221; alignment=&#8221;center&#8221;][vc_empty_space][vc_column_text]Altri due velivoli italiani furono danneggiati, in particolare<strong> il \u201c56-2\u201d<\/strong> era\u00a0 guidato dal sottotenente <strong>Luigi Venosta<\/strong>, altro giocatore milanese, compagno di Mussi in mille occasioni non solo vestendo la divisa del Milano o quella della Nazionale. Il nostro fu decorato con la <strong>medaglia d\u2019argento al valore militare<\/strong>, per essere riuscito a rientrare fra le linee italiane malgrado gli ingenti danni subiti dal suo apparecchio. L\u2019azione che vide Mussi e Venosta protagonisti viene cos\u00ec descritta dallo scarno bollettino di guerra del regio esercito uscito in data 18 agosto: <strong>\u201c\u2026 In Africa settentrionale, forze navali nemiche hanno sparato non meno di trecento colpi di grosso e medio calibro contro Bardia e verso l\u2019interno cagionando un morto e undici feriti fra le truppe, I nostri bombardieri si sono immediatamente portati all\u2019attacco, impegnando altres\u00ec battaglia contro formazioni aeree avversarie accorse in aiuto delle navi nemiche. Risultano abbattuti sette aerei nemici tipo Gloucester Gladiator, pi\u00f9 due altri probabili. Tre nostri velivoli mancano.\u201d<\/strong><\/p>\n<p>E tra questi purtroppo, come raccontato, quello di Camillo Mussi, giocatore capace di segnare tre reti nella finale del campionato 1938 sotto il falso nome di Prati per non incorrere in sanzioni da parte delle autorit\u00e0 militari che non gli avevano concesso il nullaosta.<\/p>\n<p>\u201cMillo\u201d non fu tuttavia il solo hockeysta italiano a perire durante il secondo conflitto mondiale. Tra coloro che furono protagonisti dei primi passi del movimento italico trovarono infatti la morte altri due uomini. Il primo in ordine di tempo fu <strong>Tancredi Fassini<\/strong>, cui la sorte riserv\u00f2 una fine simile a quella di Mussi. La famiglia Fassini era una delle pi\u00f9 ricche e influenti nell\u2019Italia del regno. Nato il 27 dicembre 1900 Tancredi crebbe frequentando il circolo Pattinatori Torino e nel 1924 entr\u00f2 a far parte della rappresentativa Nazionale che fece il suo esordio in una competizione internazionale, l\u2019europeo organizzato a Milano. Al marzo di quell\u2019anno risale anche un\u2019unica partita, persa 5-0, giocata da rinforzo in maglia milanese, un amichevole contro una formazione mista Spagna\/Francia. Allo scoppio della guerra Tancredi Fassini era un ingegnere nonch\u00e8 pilota nella regia aeronautica. Alla notizia della morte della baronessa Adele Stella, sua madre, in seguito ad un raid aereo alleato su Pisa il 31 agosto 1943, decise di prendere un velivolo per raggiungere la citt\u00e0 toscana ma precipit\u00f2 prima di arrivare a destinazione, il 4 settembre 1943. Un anno dopo sorte simile sarebbe toccata a <strong>Guglielmo Jervis<\/strong>. Nato \u201cper sbaglio\u201d a Napoli nel 1901 si era laureato in ingegneria nel capoluogo lombardo. Durante gli studi ebbe modo di frequentare il gruppo di universitari che, di fatto, fondarono L\u2019Hockey Club Milano, tanto che negli annali risulta nella prima formazione campione d\u2019Italia, pur senza aver preso parte alla partita con il Cortina valido per l\u2019assegnazione del titolo. Nel 1935 Guglielmo si trasfer\u00ec ad Ivrea, avendo trovato lavoro presso la Olivetti. Nel frattempo, essendo alpinista di ottimo livello fece parte del Club Alpino Accademico Italiano. Dopo l\u2019armistizio dell\u20198 settembre 1943 scelse di unirsi alla resistenza piemontese, nelle fila del gruppo \u201cGiustizia e Libert\u00e0\u201d e, proprio in virt\u00f9 delle sue qualit\u00e0 alpinistiche, svolse un prezioso lavoro di \u201ccollegamento\u201d portando dispacci attraverso luoghi impervi e poco agevoli ai pi\u00f9. Jervis fu arrestato dalle SS l\u201911 marzo 1944 e condotto presso le carceri torinesi. Impossibilitato a liberarsi dei documenti compromettenti che aveva con s\u00e9 fu giustiziato il 5 agosto 1944 a Villar Pellice dopo cinque mesi di torture e angherie. Accanto al corpo di Willy, fucilato e infine impiccato ad un albero, fu ritrovata una bibbia su cui aveva avuto modo di incidere la seguente frase: \u201cnon piangetemi, non chiamatemi povero. Muoio per aver servito un\u2019idea\u201d. Anche Jervis, come <strong>Venosta<\/strong>, \u00e8 stato decorato, ricevendo postuma nel 1950 la medaglia d\u2019oro al valor militare. La montagna che tanto amava lo ricorda attraverso due rifugi, nel parco nazionale del Gran Paradiso e in Val Pellice, altra terra legata a doppio filo all\u2019hockey italiano.<\/p>\n<p><em>I due giocatori evidenziati sotto sono Camillo Mussi e Luigi Venosta, con la maglia della nazionale, a Praga, nel 1933.<\/em>[\/vc_column_text][vc_empty_space][vc_single_image image=&#8221;55611&#8243; img_size=&#8221;full&#8221; alignment=&#8221;center&#8221;][vc_empty_space][vc_column_text]Avversari di <strong>Mussi e Venosta<\/strong> sul ghiaccio nei derby milanesi erano stati i <strong>fratelli Ball e Gordon \u201cGordie\u201d Poirier<\/strong> che nel 1936 avevano contribuito a preparare la nazionale italiana in previsione delle Olimpiadi di Garmisch. A questo evento \u00e8 legato un primo episodio che, seppur non direttamente connesso alla guerra, lascia ben intendere gli eventi di quegli anni. Il pi\u00f9 forte dei fratelli Ball, l\u2019attaccante Rudi, era una delle stelle pi\u00f9 luminose nel panorama hockeystico europeo. Nato a Berlino nel 1911 da padre tedesco e madre lituana di origini ebraiche, sin dagli esordi, dimostr\u00f2 una classe e una velocit\u00e0 inusuale per l\u2019epoca. Con i fratelli Gerhardt e Heinz nel SC Berliner incant\u00f2 gli appassionati di tutta Europa. Rudi divent\u00f2 ben presto insostituibile anche in nazionale con cui vinse la medaglia d\u2019argento ai mondiali del 1930 dietro agli insuperabili campioni canadesi e il bronzo alle Olimpiadi di Lake Placid 1932. Nel 1933 Hitler divent\u00f2 cancelliere del Reich \u00e8 gi\u00e0 nel mese di aprile var\u00f2 le prime leggi razziali con le quali limitava fortemente le attivit\u00e0 di molti ebrei tedeschi. Lo sport non era da meno tanto che i fratelli Ball decisero di proseguire la propria attivit\u00e0 in Svizzera, a St. Moritz. Da l\u00ec a poco si spostarono in Italia nelle file dei Diavoli Rossoneri che dominavano in Europa vincendo le Spengler Cup 1934 e 1935. Malgrado i successi personali Rudi Ball non venne inizialmente convocato per le olimpiadi. Le sue origini ebraiche non erano tollerate dal regime che vedeva nei tornei olimpici di quell\u2019anno un evento per far \u201cemergere\u201d la superiorit\u00e0 della razza ariana. Entr\u00f2 quindi in scena <strong>Gustav Jaenecke<\/strong>, attaccante di punta del Berliner e della nazionale tedesca nonch\u00e9 amico di Rudi Ball. Gustav si rifiut\u00f2 di scendere sul ghiaccio senza il compagno. L\u2019assenza delle principali stelle della squadra avrebbero condannato la Germania ad un ruolo da comprimaria, evento intollerabile per il regime. In virt\u00f9 di questo alcuni ufficiali nazisti presero contatti con Ball nel dicembre 1935, al termine della Spengler Cup, garantendogli una totale immunit\u00e0 se avesse partecipato alle Olimpiadi ma soprattutto promettendo che il regime avrebbe dato modo ai suoi familiari di espatriare al termine delle competizioni. Ball prese cos\u00ec parte alle gare olimpiche mettendo a segno due gol in sei incontri. La Germania termin\u00f2 il torneo in quinta posizione ma la famiglia di Ball fu infine libera di emigrare in Sudafrica dove Rudi si trasfer\u00ec solo nel 1948&#8230;<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/milanosiamonoi.com\/index.php\/2020\/08\/17\/guerra-e-hockey-camillo-mussi-e-gli-altri-milanosiamonoi\/\">Il racconto prosegue qui.<\/a><\/p>\n<p><em>Uno sparviero Savoia Marchetti 79 , come quello usato da Camillo Mussi<\/em>[\/vc_column_text][vc_empty_space][vc_single_image image=&#8221;55622&#8243; img_size=&#8221;full&#8221;][vc_empty_space][vc_column_text]<em><strong>Sulla nostra areonautica :<\/strong><\/em><\/p>\n<p><em>Negli anni che precedettero la II guerra mondiale, la Regia areonautica fu seriamente impegnata nell&#8217;impresa etiopica e in quella di Spagna, nella quale partecip\u00f2 a fianco dei nazionali, e <strong>quando Mussolini port\u00f2 l&#8217;Italia nel conflitto, il 10 giugno 1940, non poteva affatto considerarsi pronta.<\/strong><\/em><\/p>\n<p><em>In tutto possedeva 1796 aerei in linea &#8230; <strong>l&#8217;Italia aveva una Aviazione prevalentemente difensiva, senza bombardieri strategici, senza portaerei (pur avendo propri territori oltremare e dovendo tenere sotto controllo il Mediterraneo), senza aerei da scorta a larga autonomia&#8230;<\/strong><\/em><\/p>\n<p><strong><em>Con queste forze, inadatte e insufficienti, la R.A. iniziava il conflitto.<\/em><\/strong><\/p>\n<p><em>la scarsit\u00e0 di materie prime e la mancanza di motori adeguati impedirono all&#8217;industria di rifornirla: vennero prodotti appena 3257 aerei nel 1940, 3503 nel &#8217;41, 2813 nel &#8217;42 e, infine 1930 prima dell&#8217;armistizio del &#8217;43.<\/em><\/p>\n<p><em>In totale l&#8217;Italia pot\u00e8 schierare solo 13853 aerei ed \u00e8 incredibile che con tale scarsit\u00e0 di mezzi la R.A. abbia potuto operare nel Mediterraneo e in Africa, nei Balcani, nell&#8217;Egeo, in Russia&#8230;<\/em><\/p>\n<p><strong><em>Gli areoplani &#8211; Enzo Angelucci &#8211;\u00a0 Arnoldo Mondadori Editore &#8211; 1972 &#8211; a pagina 119<\/em><\/strong><\/p>\n<p><em>Ho provato a cercare l&#8217;aereo\u00a0 56 2 condotto da Luigi Venosta ma non ne ho trovata traccia, potrebbe trattarsi, invece, di un <strong>Breda Ba 65 ; <\/strong>u<\/em><em>no degli <\/em><em>aerei che Angelucci considera &#8220;superatissimi&#8221;, all&#8217;epoca, ma utilizzati sicuramente in Nord Africa (foto sotto, tratta da Enzo Angelucci op. cit.).<\/em>[\/vc_column_text][vc_empty_space][vc_single_image image=&#8221;55626&#8243; img_size=&#8221;full&#8221; alignment=&#8221;center&#8221;][vc_empty_space][vc_column_text]<em>Un&#8217;ultima nota famigliare : anche <strong>Giorgio Venosta<\/strong>, che ho conosciuto tardi nella mia vita (lavoravo gi\u00e0 all&#8217;Esselunga) e che era il terzo fratello Venosta, il minore, combatt\u00e8 nella seconda guerra mondiale, nella Campagna di Russia.<\/em><\/p>\n<p><em>Ricordo che mia madre, <strong>Giorgina Venosta<\/strong>, mi diceva che lo zio Giorgio era tornato dalla Russia ma che, davanti a quell&#8217;orrore, non ne aveva mai voluto parlare.<\/em><\/p>\n<p><em>Di lui ci rimane solo <a href=\"http:\/\/www.improntadeglialpini.it\/gasosa.htm\">questo scritto sul generale degli alpini <strong>Luigi Riverberi<\/strong> e sulla <strong>battaglia di Nikolajewka.<\/strong><\/a><\/em><\/p>\n<p><em><a href=\"https:\/\/smartmetaldetecting.forumfree.it\/?t=77290859\">Su quella battaglia leggi anche questo articolo.<\/a><\/em><\/p>\n<p><em>Sotto : il battesimo di mia madre Giorgina con lo zio Giorgio e <a href=\"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/caprotti-quintavalle-e-marelli-come-e-quando-i-destini-delle-tre-famiglie-si-incrociarono\/\">la zia Ida Quintavalle,<\/a> sorella di mia nonna Luisa.<\/em><\/p>\n<p><em>Redatto il 15 aprile ed aggiornato il 13 maggio 2021.<\/em>[\/vc_column_text][vc_empty_space][vc_single_image image=&#8221;56619&#8243; img_size=&#8221;full&#8221; alignment=&#8221;center&#8221;][\/vc_column][\/vc_row]<\/p>\n<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dall&#8217;influenza di Gabriele d&#8217;Annunzio ed Italo Balbo su una generazione che ha pagato un prezzo altissimo, nei cieli del Nord Africa . Fino alla battaglia di Nikolajewka, in Russia<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":55652,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[293,95],"tags":[185],"class_list":["post-55610","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-ditalia","category-storia-caprotti-venosta","tag-esselunga","category-293","category-95","description-off"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/55610","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=55610"}],"version-history":[{"count":10,"href":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/55610\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":56663,"href":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/55610\/revisions\/56663"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-json\/wp\/v2\/media\/55652"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=55610"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=55610"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=55610"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}