{"id":56055,"date":"2021-04-22T11:51:03","date_gmt":"2021-04-22T09:51:03","guid":{"rendered":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/?p=56055"},"modified":"2021-05-05T12:13:10","modified_gmt":"2021-05-05T10:13:10","slug":"ha-senso-parlare-di-pesca-sostenibile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/ha-senso-parlare-di-pesca-sostenibile\/","title":{"rendered":"Ha senso parlare di pesca sostenibile?"},"content":{"rendered":"<div class=\"wpb-content-wrapper\"><p>[vc_row][vc_column][vc_column_text]<a href=\"https:\/\/www.wired.it\/attualita\/ambiente\/2021\/04\/21\/pesca-sostenibile-seaspiracy\/\"><strong>Ha senso parlare di pesca sostenibile?<\/strong><\/a><\/p>\n<p>L\u2019arrivo su Netflix del documentario Seaspiracy ha sollevato domande su quanto del pesce che arriva in tavolo \u00e8 frutto del sovrasfruttamento dei mari. Ecco cosa dicono i dati ufficiali<\/p>\n<p>L\u2019arrivo su\u00a0<strong>Netflix<\/strong>\u00a0di\u00a0<strong><em>Seaspiracy<\/em><\/strong><em>,\u00a0<\/em>il documentario che racconta l\u2019<strong>insostenibilit\u00e0 della pesca,\u00a0<\/strong>ha finalmente posto la fatidica domanda: quanto del pesce che ci finisce nel piatto \u00e8 frutto del sovrasfruttamento dei mari? E soprattutto, possiamo davvero parlare di pesca sostenibile o \u00e8 tutta una farsa?<\/p>\n<p>Il documentario diretto dall\u2019inglese\u00a0<strong>Ali Tabrizi<\/strong>\u00a0ha avuto una grande risonanza mediatica e, in poco tempo, ha generato\u00a0<a href=\"https:\/\/www.theguardian.com\/environment\/2021\/mar\/31\/seaspiracy-netflix-documentary-accused-of-misrepresentation-by-participants\"><strong>diverse controversie<\/strong><\/a>, riferisce il<em>\u00a0Guardian<\/em>. Ong, enti certificatori e anche alcuni esperti intervistati per la realizzazione delle riprese parlano di\u00a0<strong>affermazioni fuorvianti, statistiche sbagliate e interviste decontestualizzate<\/strong>. Insomma,\u00a0<em>Seaspiracy<\/em>\u00a0fa discutere e forse \u00e8 l\u2019occasione per provare ad affrontare con un po\u2019 di rigore la questione, cercando di fare chiarezza in acque piuttosto torbide.<\/p>\n<p><strong>Di quanto pesce parliamo?<\/strong><\/p>\n<p>Stando allo\u00a0<a href=\"https:\/\/doi.org\/10.4060\/ca9229en\"><em>The State of World Fisheries and Aquaculture<\/em><\/a><em>\u00a02020<\/em>\u00a0della Fao, nel 2018 il totale della\u00a0<strong>produzione ittica globale ammontava a<\/strong>\u00a0<strong>178,5 milioni di tonnellate<\/strong>, di cui il 46% derivava dall\u2019acquacoltura e il restante 54% dalla pesca. Di queste, 156,4 milioni di tonnellate (l\u2019equivalente di 156,4 milioni di Fiat Panda) sono destinate al consumo umano. Questi numeri tendono a salire di anno in anno e nel 2018, l\u2019ultimo anno analizzato dal report, sia l\u2019acquacoltura che la pesca hanno raggiunto il loro\u00a0<strong>record storico<\/strong>.<\/p>\n<p>Una cosa \u00e8 certa, l\u2019industria ittica sa che pesci pigliare. Le specie pi\u00f9 pescate nel mondo sono l\u2019<strong>acciuga del Pacifico<\/strong>\u00a0(<em>Engraulis ringens<\/em>) di cui si pescano 7 milioni di tonnellate, il\u00a0<strong>merluzzo dell\u2019Alaska<\/strong>\u00a0(<em>Theragra chalcogramma<\/em>) che arriva a 3,4 milioni di tonnellate e, al terzo posto, il\u00a0<strong>tonnetto striato<\/strong>\u00a0(<em>Katsuwonus pelamis<\/em>) con 3,2 milioni di tonnellate.<\/p>\n<p>Peschiamo sempre di pi\u00f9 perch\u00e9\u00a0<strong>mangiamo sempre pi\u00f9 pesce<\/strong>. Negli anni, il consumo di pesce \u00e8 passato da una media pro-capite di\u00a0<strong>5,2 chili<\/strong>\u00a0all\u2019anno del 1961 ai\u00a0<strong>19,4 chili<\/strong>\u00a0del\u00a0<strong>2017<\/strong>. \u00a0Se volessimo restringere il campo, vedremmo come dal\u00a0<a href=\"https:\/\/ec.europa.eu\/oceans-and-fisheries\/facts-and-figures\/facts-and-figures-common-fisheries-policy_en\"><em>Facts and Figures on the Common Fisheries Policy<\/em><\/a>, pubblicato dalla Commissione europea, emerge che nei Paesi dell\u2019Unione il consumo annuo pro-capite di pesce \u00e8 superiore alle media globale e si attesta a\u00a0<strong>24,4 chili<\/strong>. Chiaramente, sono numeri che variano enormemente da Paese a Paese e nell\u2019Unione si passa dai 4,8 chili dell\u2019Ungheria ai 56,4 del Portogallo.\u00a0<strong>In Italia\u00a0<\/strong>siamo al di sopra sia della media globale sia di quella europea, con<strong>\u00a030,8 chili<\/strong>\u00a0a testa.<\/p>\n<p>Insomma, di pesce se ne pesca tanto e se ne mangia tanto. E non sarebbe un problema, se non fosse che il ritmo e il modo in cui peschiamo sta portando all\u2019<strong>esaurimento delle risorse ittiche<\/strong>, minacciando il benessere di diversi ecosistemi. A questo proposito, \u00e8 necessario parlare di due dinamiche preoccupanti e strettamente legate: l\u2019<em>overfishing<\/em>\u00a0e il\u00a0<em>bycatch<\/em>.<\/p>\n<p><strong>L\u2019<em>overfishing<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Gli ecosistemi marini tendono a una condizione di equilibrio e la pesca si inserisce nelle dinamiche in gioco. \u00a0In questi contesti, la situazione auspicabile sarebbe quella di riuscire a pescare la\u00a0<strong>giusta quantit\u00e0<\/strong>\u00a0di pesce che permetta alle popolazioni marine di\u00a0<strong>riprodursi<\/strong>\u00a0e\u00a0<strong>mantenere il proprio numero costante<\/strong>. Raggiungendo, appunto, un equilibrio. Tanto ne pesco, quanto ne viene rigenerato e non vado a sottrarre risorse all\u2019ecosistema. Questa \u00e8 una situazione di\u00a0<strong>pesca sostenibile<\/strong>, ma molto (troppo) spesso accade che si oltrepassa il limite, scadendo nell\u2019<em>overfishing<\/em>\u00a0(o\u00a0<strong>sovrapesca<\/strong>). Quando ci si trova in questa situazione le popolazioni di pesci iniziano a calare in numero, sconquassando il delicato equilibrio ecosistemico e, in ultima analisi, portando a\u00a0<strong>rese minori<\/strong>. Di che numeri stiamo parlando?<\/p>\n<p>Sempre guardando ai dati della Fao,\u00a0<a href=\"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/flash\/pesce-pescato-in-modo-non-sostenibile-la-quota-e-passata-dal-10-nel-1974-al-33-nel-2015\/\">la percentuale di\u00a0<strong>stock ittici\u00a0<\/strong>che vengono\u00a0<strong>pescati in quantit\u00e0 sostenibili\u00a0<\/strong>dal\u00a0<strong>1974 al 2017 \u00e8 calata del 24,2%<\/strong><\/a>. Per intenderci, gli stock ittici sono essenzialmente quella parte di una popolazione di pesci che viene pescata a fini commerciali. Per dare un dato un po\u2019 pi\u00f9 intuitivo, la Fao riporta che, del pesce che arriva in porto, circa il\u00a0<strong>78,7% \u00e8 pescato sostenibilmente<\/strong>.<\/p>\n<p>Ma sar\u00e0 cos\u00ec anche da noi o \u00e8 un problema che sta altrove? Tra le 16 maggiori aree di pesca delle monitorate dalla Fao, quella del\u00a0<strong>Mar Mediterraneo e Mar Nero<\/strong>\u00a0\u00e8 quella con la<strong>\u00a0maggior percentuale di stock ittici sovrapescati<\/strong>\u00a0(il 62,5%). In quest\u2019area le specie di maggiore interesse e che soffrono della maggior pressione di overfishing sono il\u00a0<strong>nasello<\/strong>\u00a0(<em>Merluccius merluccius<\/em>) e il\u00a0<strong>rombo<\/strong>\u00a0(<em>Scophthalmus maximus<\/em>).<\/p>\n<p>Alla luce di questi dati, la Fao conclude che \u00e8\u00a0<strong>estremamente improbabile<\/strong>\u00a0riuscire a raggiungere il target 14.4 degli obiettivi di sviluppo sostenibile: eliminare l\u2019<em>overfishing<\/em>\u00a0entro il 2020. Parte del problema, per\u00f2, potrebbe essere risolto riuscendo a eleminare un\u2019altra piaga dell\u2019industria ittica: la pesca accessoria (o\u00a0<em>bycatch<\/em>).<\/p>\n<p><strong>Il\u00a0<em>bycatch<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Con\u00a0<em>bycatch<\/em>\u00a0ci si riferisce alla\u00a0<strong>cattura o uccisione di pesci<\/strong>\u00a0(o, pi\u00f9 in generale, di fauna marina) fuori\u00a0<em>target<\/em>. In parole povere, se catturi qualcosa che non vuoi catturare, stai facendo\u00a0<strong>pesca accessoria<\/strong>. La pesca accessoria\u00a0<strong>\u00e8 un grosso problema<\/strong>\u00a0e tra le vittime pu\u00f2 esserci di tutto: tartarughe, delfini, squali, ma anche tanti pesci che non sono di interesse commerciale per dimensioni, aspetto o perch\u00e9 non trovano un posto sulle nostre tavole. Questo pescato a volte viene portato a terra e a volte viene direttamente rigettato in mare.<\/p>\n<p>Nel report\u00a0<a href=\"https:\/\/oceana.org\/reports\/wasted-catch-unsolved-problems-us-fisheries\"><em>Wasted Catch: Unsolved Problems in US Fisheries<\/em><\/a>\u00a0di Oceana si parla di come nel golfo del Messico la pesca di gamberi sia responsabile della\u00a0<strong>morte di oltre 50mila tartarughe all\u2019anno<\/strong>\u00a0(136 al giorno). Nello stesso documento si evidenzia come il 17-22% del pesce catturato dalle flotte statunitensi viene scartato prima di raggiungere il porto, ammontando a quasi\u00a0<strong>un milione di tonnellate all\u2019anno<\/strong>.<\/p>\n<p>Volendo adottare una visione pi\u00f9 globale, il report della Fao riporta di uno\u00a0<strong>scarto di pescato di circa 9,1 milioni di tonnellate all\u2019anno<\/strong>. Stiamo parlando di circa il\u00a0<strong>10% del pescato totale<\/strong>. Questa percentuale sembra confermata da uno\u00a0<a href=\"https:\/\/doi.org\/10.1111\/faf.12233\"><strong>studio<\/strong><\/a>\u00a0del 2018, dal quale emerge come lo scarto sia passato milione di tonnellate nel 1950 a un picco di 18,8 tonnellate nel 1989 per attestarsi attorno ai\u00a0<strong>10 milioni di tonnellate<\/strong>\u00a0all\u2019anno degli ultimi anni.<\/p>\n<p><strong>La pesca a strascico<\/strong><\/p>\n<p>Ultima nota dolente \u00e8 la pesca a strascico.\u00a0\u00c8 un comune tipo di pesca a traino in cui una o due barche trascinano una rete sul fondo del mare. La pesca a strascico \u00e8 in assoluto il metodo di pesca che produce la maggior quantit\u00e0 di\u00a0<em>bycatch<\/em>. Secondo la Fao, dei 10 milioni di tonnellate di scarti,\u00a0<strong>4,2 milioni derivano dalla pesca a strascico<\/strong>\u00a0(il 46% di tutto lo scarto). Purtroppo, i problemi di questo metodo non si fermano qui.<\/p>\n<p>Strisciando sul fondale, le reti possono\u00a0<a href=\"https:\/\/doi.org\/10.1093\/icesjms\/fsv123\"><strong>danneggiare profondamente le comunit\u00e0 bentoniche<\/strong><\/a>, che vivono a stretto contatto con i fondali marini. E non si tratta di un fenomeno limitato. Un recente\u00a0<a href=\"https:\/\/doi.org\/10.1038\/s41586-021-03371-z\"><strong>studio<\/strong><\/a>\u00a0pubblicato su\u00a0<em>Nature<\/em>\u00a0ha stimato che ogni anno vengono\u00a0<strong>percorsi da reti a strascico 9,4 milioni di chilometri quadrati<\/strong>, pi\u00f9 di trentuno volte la superficie dell\u2019Italia.<\/p>\n<p><strong>Dovremmo rinunciare al pesce?<\/strong><\/p>\n<p>Non necessariamente la conclusione \u00e8 che occorra bandire il pesce dalle tavole. Prima di tutto dobbiamo ricordarci che la definizione di sostenibilit\u00e0 \u00e8 tripartita e comprende la\u00a0<strong>sostenibilit\u00e0 ambientale, economica e sociale<\/strong>. La pesca occupa 38,98 milioni di persone in tutto il mondo e, nonostante tutto,\u00a0<strong>la maggior parte del pesce<\/strong>\u00a0che arriva sulle nostre tavole (il 78,7 riportato dalla Fao) \u00e8\u00a0<strong>sostenibile<\/strong>\u00a0e permette agli stock ittici di ripopolarsi e mantenersi di numero costante. Certo, in un mondo sempre pi\u00f9 popoloso e affamato di pesce, potrebbe non essere facile raggiungere il giusto equilibrio e la strada per risolvere i problemi della pesca accessoria e dell\u2019<em>overfishing<\/em>\u00a0\u00e8 ancora lunga.<\/p>\n<p>Oltre alle nostre scelte di eliminazione o riduzione del consumo di pesce, e a un suo acquisto consapevole, saranno fondamentali delle\u00a0<strong>forti azioni politiche<\/strong>. Sia il report della Fao sia dell\u2019ong Oceana chiedono\u00a0<strong>regolamentazioni pi\u00f9 stringenti<\/strong>\u00a0e, soprattutto,\u00a0<strong>controlli capillari<\/strong>. Bisogna imporre l\u2019utilizzo di strumenti e reti pi\u00f9 efficienti e selettivi, cos\u00ec come potrebbe essere utile usare uncini di diversa forma e dimensione, cambiare tipo di esca o modificare la profondit\u00e0 di traino delle reti.<\/p>\n<p>Tornando a\u00a0<em>Seaspiracy<\/em>, probabilmente\u00a0<strong>ha ragione chi lo critica<\/strong>. Non \u00e8 un documentario perfetto e forse indulge in una scelta dei dati non proprio rigorosa pur di raccontare una bella (ma brutta) storia. Bisogna per\u00f2 riconoscergli un\u00a0<strong>grande merito<\/strong>: aver fatto parlare di un\u2019industria che presenta degli enormi problemi che devono essere affrontati il prima possibile.<\/p>\n<p><em>Sull&#8217;argomento puoi leggere anche : <a href=\"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/quel-filetto-di-pesce-non-e-quel-che-sembra-ovverosia-occhio-alle-truffe\/\">&#8220;Quel filetto di pesce non \u00e8 quel che sembra&#8221; (ovverosia: occhio alle truffe)<\/a> o\u00a0<a href=\"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/mercurio-nel-pesce-attenzione-a-spada-e-verdesca-squalo\/\">Mercurio nel pesce: attenzione a spada e verdesca (squalo).<\/a><\/em><\/p>\n<p><em>Redatto il 22 Aprile e aggiornato il 5 maggio 2021<\/em>[\/vc_column_text][vc_empty_space][vc_single_image image=&#8221;54411&#8243; img_size=&#8221;full&#8221;][\/vc_column][\/vc_row]<\/p>\n<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Peschiamo sempre di pi\u00f9 perch\u00e9\u00a0mangiamo sempre pi\u00f9 pesce. 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