{"id":56697,"date":"2021-05-15T11:26:05","date_gmt":"2021-05-15T09:26:05","guid":{"rendered":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/?p=56697"},"modified":"2021-05-15T11:33:32","modified_gmt":"2021-05-15T09:33:32","slug":"il-vino-vero-e-alcolico-ma-i-dealcolati-sono-un-business","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/il-vino-vero-e-alcolico-ma-i-dealcolati-sono-un-business\/","title":{"rendered":"\u00abIl vino vero \u00e8 alcolico, ma i dealcolati sono un business\u00bb"},"content":{"rendered":"<div class=\"wpb-content-wrapper\"><p>[vc_row][vc_column][vc_column_text]Questo articolo de Il Sole 24 ore \u00e8 il seguito di :\u00a0<a href=\"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/proposta-ue-per-abbassare-il-grado-alcolico-si-allacqua-nel-vino\/\">Proposta Ue per abbassare il grado alcolico: s\u00ec all\u2019acqua nel vino<\/a><\/p>\n<h2><strong>\u00abIl vino vero \u00e8 alcolico, ma i dealcolati sono un business\u00bb<\/strong><\/h2>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>Beverage. Per le associazioni di categoria disciplinare i prodotti senza alcol a livello Ue vuol dire ancorarli ai vigneti e cogliere opportunit\u00e0 di sviluppo<\/em><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Giorgio dell\u2019Orefice<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u00abI numeri dicono che il 70% circa della popolazione mondiale non acquista bevande alcoliche, ma potrebbe consumare prodotti derivati dal vigneto. Quello del vino senza alcol \u00e8 quindi un business dalle potenzialit\u00e0 enormi. Cosa vogliamo fare: provare ad avere un ruolo da protagonisti, oppure restare spettatori mentre qualche multinazionale del beverage se ne impossesser\u00e0?\u00bb<\/p>\n<p>Mentre dal Parlamento italiano ancora risuonano le urla belluine e i toni da guerra di religione (il vino \u00e8 proibito dalla religione musulmana mentre \u00e8 ben presente nel Vangelo) dei tanti politici italiani che si sono scagliati contro il tentativo di Bruxelles di regolamentare il vino dealcolato, dal mondo delle imprese, attraverso le parole del segretario generale dell&#8217;Unione italiana vini, Paolo Castelletti, arriva un accorato invito alla riflessione.<\/p>\n<p>\u00ab<a href=\"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/proposta-ue-per-abbassare-il-grado-alcolico-si-allacqua-nel-vino\/\">Mi incuriosiscono la sorpresa e lo scandalo \u2013 aggiunge Castelletti \u2013 di diversi Europarlamentari. Questo dossier \u00e8 in discussione a Bruxelles da almeno due anni e mezzo ed \u00e8 stato oggetto di almeno due votazioni al Parlamento Ue.<\/a> Adesso siamo inattesa del \u201ctrilogo\u201d, ovvero della decisione congiunta di Parlamento, Commissione e Consiglio dei ministri. Il punto \u00e8 modificare le norme che attualmente impediscono di chiamare vino un prodotto con meno di 9 gradi alcol. Nelle proposte avanzate finora si introducono invece le fattispecie dei vini parzialmente dealcolati (tra 0,5 e 9 gradi) e dealcolati (sotto i 0,5 gradi). Quello che sfugge all\u2019attenzione di molti \u00e8 che regolamentare queste produzioni all\u2019interno dell\u2019Organizzazione comune di mercato del vino significa ancorarli al vigneto e all\u2019uva e soprattutto agganciare questo nuovo business alla filiera vitivinicola. Altrimenti si diffonderanno bevande parzialmente a base di uva ma realizzate con acqua e zucchero e senza alcuna ricaduta positiva per il vino e i viticoltori\u00bb.<\/p>\n<p>Molti hanno visto nelle norme allo studio di Bruxelles un fronte di attacco al sistema delle denominazioni d&#8217;origine. \u00abVedremo \u2013 aggiunge Castelletti \u2013 cosa decider\u00e0 il trilogo. Noi siamo per escludere dal tema dei vini dealcolati l\u2019universo delle indicazioni geografiche. In tutti i modi non credo che in futuro si potr\u00e0 arrivare a sottrarre alcol alvino di un\u2019area senza il consenso dei produttori\u00bb.<\/p>\n<p>Uno dei temi che pi\u00f9 ha acceso nei giorni scori le polemiche \u00e8 stato quello sulla presunta autorizzazione da parte di Bruxelles all\u2019aggiunta di acqua al vino. \u00abIn realt\u00e0 si \u00e8 trattato di una puntualizzazione \u2013 spiega Ignacio Sanchez Recarte, presidente del Ceev, l&#8217;associazione europea delle industrie del vino \u2013. Nel processo di \u201cestrazione\u201d del alcool viene separata anche una parte non indifferente di acqua. Quest\u2019acqua, endogena al vino, in base al chiarimento della Commissione pu\u00f2 essere rincorporata. Non si tratta quindi di alcun \u2018annacquamento&#8217; che avverrebbe solo con acqua esogena al processo produttivo e che resta pratica vietata\u00bb.<\/p>\n<p>Al di l\u00e0 delle disquisizioni tecniche e giuridiche anche in Italia (oltre che in Francia e Spagna dove sono gi\u00e0 scese in campo importanti brand del vino) non mancano produttori per i quali i vini dealcolati sono gi\u00e0 una realt\u00e0. \u00abHo cominciato circa otto anni fa \u2013 spiega Michele Tait che produce una linea chiamata \u201cAlternativa\u201d di vini dealcolati rossi, bianchi o frizzanti \u2013. Con le attuali regole non posso chiamarli vini ma solo bevande ma che mi consentono di portare sulle tavole di chi non beve alcol un prodotto della terra. Compro vino e sottraggo alcol mediante una membrana permeo selettiva. Nel 2018 ho prodotto 40mila bottiglie salite a 70mila nel 2019 e 110mila nel 2020.Quest\u2019anno superer\u00f2 le 100mila a fine giugno quindi si prevede un raddoppio a fine2021. Esporto in tutto il mondo ma vendo anche in Italia soprattutto mediante l&#8217;e commerce\u00bb. I prezzi? Da non credere: \u00abDagli 8 ai 12 euro a bottiglia\u00bb. In molti casi molto pi\u00f9 di un vino vero.<\/p>\n<p>\u00abSi tratta di un tema complesso che non ha nulla a che fare con gli stornelli romani n\u00e9 con gli osti truffaldini \u2013 aggiunge il presidente di Federvini, Sandro Boscaini \u2013. Per noi il vino resta un prodotto con una componente di alcol. Il punto \u00e8 un altro e cio\u00e8 creare mediante tecnologie sofisticate, prodotti che possano incontrare il pubblico di mercati nuovi che non conoscono il vino o come quelli arabi che lo avversano per motivi religiosi. E poi c&#8217;\u00e8 un altro aspetto. Sono un agricoltore anch\u2019io e ai miei colleghi agricoltori faccio una domanda: \u00e8 meglio commercializzare un prodotto del vigneto con caratteristiche diverse per raggiungere nuovi consumatori o continuare ad avere giacenze di invenduto e chiedere a Bruxelles interventi di distillazione per ridurre l&#8217;offerta?\u00bb<\/p>\n<p><strong><a href=\"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/pubblicita-dell-armando-testa\/\">Pubblicit\u00e0 : Armando Testa<\/a><\/strong>[\/vc_column_text][vc_empty_space][vc_single_image image=&#8221;43097&#8243; img_size=&#8221;medium&#8221;][\/vc_column][\/vc_row]<\/p>\n<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abI numeri dicono che il 70% circa della popolazione mondiale non acquista bevande alcoliche, ma potrebbe consumare prodotti derivati dal vigneto. Quello del vino senza alcol \u00e8 quindi un business dalle potenzialit\u00e0 enormi. 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