{"id":57852,"date":"2021-07-06T00:15:49","date_gmt":"2021-07-05T22:15:49","guid":{"rendered":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/?p=57852"},"modified":"2021-07-28T08:56:35","modified_gmt":"2021-07-28T06:56:35","slug":"cosi-le-lobby-dellenergia-fossile-si-sono-prese-il-pnrr","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/cosi-le-lobby-dellenergia-fossile-si-sono-prese-il-pnrr\/","title":{"rendered":"Cos\u00ec le lobby dell&#8217;energia fossile si sono prese il PNRR"},"content":{"rendered":"<div class=\"wpb-content-wrapper\"><p>[vc_row][vc_column][vc_column_text]<a href=\"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/la-tempesta-verde-contro-shell-exxon-chevron-bp-e-total-dove-ci-porta\/\"><strong><em>Premessa :<\/em><\/strong><\/a><em> &#8220;&#8230; <a href=\"https:\/\/www.ft.com\/content\/fdae5476-28b8-4a81-96b7-55a660f24558\">i paesi del G7 hanno allocato <strong>189 miliardi di $ di fondi\u00a0<\/strong> (pandemic recovery funds) per supportare le<strong> energie fossili<\/strong><\/a><strong>,<\/strong> nonostante tutte le loro dichiarazioni &#8220;green&#8221;&#8230;<\/em><\/p>\n<p><em>Ci\u00f2 \u00e8 avvenuto senza condizioni (es. : azioni contro il cambiamento climatico).<\/em><\/p>\n<p><em>D&#8217;altronde sar\u00e0 difficile, se non impossibile, scalfire <strong>la <a href=\"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/flash\/lobbying-nella-ue-la-top-ten-delle-aziende\/\">lobby delle energie fossili<\/a>, una delle pi\u00f9 potenti al mondo<\/strong>, coperta da valanghe di soldi : <a href=\"https:\/\/www.weforum.org\/agenda\/2020\/06\/end-fossil-fuel-subsidies-economy-imf-georgieva-great-reset-climate\/\">nel 2017 il <strong>Fondo Monetario Internazionale<\/strong> stimava i <strong>sussidi ricevuti da &#8220;Big Oil&#8221; a 5,2 trilioni di $ all&#8217;anno<\/strong> (1 trilione: 1000 miliardi)<\/a>&#8230;&#8221;<\/em><\/p>\n<p><em>Sotto trovate un&#8217;articolo de Il Domani che conferma che, anche per l&#8217;Italia, la lobby delle energie fossili \u00e8 decisamente tra le pi\u00f9 potenti. <\/em><\/p>\n<p><em>Purtroppo non abbiamo il link di questo articolo ma solo la trascrizione. Le nerettature sono del sottoscritto.<\/em><\/p>\n<p><em>P.S. : il quadro italiano \u00e8 questo<\/em><\/p>\n<p><em> <a href=\"https:\/\/www.ilsole24ore.com\/art\/sostenibilita-ritardo-citta-italiane-35percento-bus-ha-piu-10-anni-differenziata-poco-sopra-50percento-AEpFWmT\">Sostenibilit\u00e0, il ritardo delle citt\u00e0 italiane: <strong>il 35% dei bus ha pi\u00f9 di 10 anni,<\/strong> differenziata poco sopra il 50% .<\/a><\/em><\/p>\n<p><em><a href=\"https:\/\/www.ilsole24ore.com\/art\/sostenibilita-ritardo-citta-italiane-35percento-bus-ha-piu-10-anni-differenziata-poco-sopra-50percento-AEpFWmT\">Rapporto Istat (su dati 2019): restano forti squilibri territoriali, nel Tpl prevale la gomma, diminuisce l\u2019acqua erogata e aumentano le perdite idriche. Avanza il rumore.<\/a><\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>ESCLUSIVO- I NUMERI SVELATI DA RECOMMON<\/strong><\/p>\n<p><strong>Gli incontri delle lobby fossili col governo sul Pnrr<\/strong><\/p>\n<p>da Il Domani, 28 giugno 2021<\/p>\n<p><strong>L&#8217;accesso agli atti rivela che in un anno ci sono stati oltre 100 incontri tra rappresentanti delle industrie fossili e i ministeri chiave che si occupano di spartire le risorse europee, una media di quasi due a settimana. Eni e Snam hanno difeso il ruolo di gas e idrogeno blu, la Commissione Ue ha frenato<\/strong><\/p>\n<p>ALESSANDRO RUNCI<\/p>\n<p>ReCommon<\/p>\n<p>L&#8217;industria fossile ha fatto di tutto per trarre beneficio dai soldi del Recovery fund, ma la Commissione europea ha fermato l&#8217;assalto, come rivela il nuovo rapporto Ripresa e connivenza, pubblicato oggi da Recomrnon.<br \/>\nIl fondo da 750 miliardi di euro istituito dall&#8217;Unione europea a luglio del 2020 rappresenta un&#8217;occasione unica per gettare le fondamenta della transizione ecologica del Vecchio continente e dell&#8217;Italia in particolare. Proprio al nostro paese spetta la fetta pi\u00f9 cospicua delle risorse, ben 191,5miliardi,a cui si aggiungono i 13 del ReactEU.<br \/>\n<strong>I giganti del gas, energia fossile, sono per\u00f2 disposti a tutto pur di ostacolare il passaggio a un modello energetico diverso, indispensabile per limitare la crisi climatica.<\/strong><\/p>\n<p>La prima mossa dell&#8217;industria fossile ha lasciato il segno all&#8217;interno del regolamento europeo sul dispositivo di Ripresa e resilienza: <strong>le lobby sono riuscite a fare inserire un cavillo attraverso cui il gas pu\u00f2 beneficiare dei fondi, se ritenuto necessario a rimpiazzare un combustibile fossile pi\u00f9 inquinante.<\/strong><br \/>\n<strong>Stessa strategia che l&#8217;industria aveva utilizzato in passato spacciando il gas come la soluzione per accelerare il phase-out dal carbone, ottenendo cos\u00ec la realizzazione di migliaia di chilometri di gasdotti che hanno reso l&#8217;Europa totalmente dipendente dal metano un gas serra molto pi\u00f9 potente persino dell&#8217;anidride carbonica. <\/strong><\/p>\n<p>Oggi le compagnie fossili celebrano idrogeno e &#8220;gas rinnovabili &#8220;,come il <strong>biometano<\/strong>, che sono solo un <strong>tentativo di rebranding del gas<\/strong>, finalizzato a prolungare la vita delle infrastrutture fossili e sbarrare la strada alle fonti energetiche pulite.<br \/>\n<strong>L&#8217;idrogeno viene presentato come il rimedio ottimale per decabornizzare l&#8217;industria pesante, come acciaierie e siderurgia, e il comparto dei trasporti<\/strong>. <strong>La realt\u00e0 per\u00f2 \u00e8 che circa il 90 percento dell&#8217;idrogeno prodotto in Europa deriva dal gas, che \u00e8 il vero motivo per cui piace cos\u00ec tanto ad Eni e Snam, societ\u00e0 controllate dal ministero del Tesoro, mentre l&#8217;idrogeno verde- prodotto da fonti rinnovabili &#8211; costituisce solo meno dell&#8217;l per cento.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Quello dell&#8217;idrogeno pulito \u00e8 dunque un mito<\/strong>, che fa il paio con la cattura dell&#8217;anidride carbonica (Ccs), presentata da Eni come la soluzione per decarbonizzare la produzione di idrogeno da metano, stoccando sotto il fondale del mare la CO2 che si sprigiona durante il processo.<\/p>\n<p>\u00c8 da decenni che il settore pro va a sviluppare progetti di CCS, facendo leva su ingenti fondi pubblici, ma la tecnologia non ha mai dato i risultati promessi senza contare i rischi a essa associati, come quello di innescare terremoti.<\/p>\n<p>Incontri e temi delle lobby<\/p>\n<p>Proprio su questi temi si \u00e8 concentrata l&#8217;azione di lobby sul Recovery plan portata avanti dal comparto fossile italiano.<br \/>\nDalla scorsa estate, l&#8217;industria fossile ha avuto almeno 100 incontri con i ministeri chiave incaricati di redigere il piano: una media di oltre due riunioni a settimana.<br \/>\n<strong>Eni<\/strong> la principale multinazionale fossile italiana, ha guidato l&#8217;attivit\u00e0 lobbistica con almeno 20 incontri ufficiali. Sfruttando le sue relazioni privilegiate con lo Stato, il Cane a sei zampe <strong>\u00e8 riuscito a far s\u00ec che le successive versioni del Recovery plan collimassero sempre pi\u00f9 con il suo piano industriale<\/strong>.<br \/>\nStesso numero di incontri anche per <strong>Snam<\/strong>, la societ\u00e0 che controlla la rete di gasdotti in Italia e nel resto del continente europeo.<br \/>\nSe per <strong>Eni<\/strong> l&#8217;idrogeno rappresenta<strong> l&#8217;espediente per continuare a produrre gas<\/strong>, nel caso di <strong>Snam<\/strong> serve a prolungare la vita delle sue infrastrutture e svilupparne di nuove, come le decine di stazioni di rifornimento a idrogeno per treni e camion incluse nel Pnrr, utili solamente a<strong> rallentare un reale cambio di modello nel settore dei trasporti, gi\u00e0 attualmente tra i pi\u00f9 inquinanti in assoluto<\/strong> e che con l&#8217;idrogeno rischierebbe di diventare ancora pi\u00f9 energivoro.<br \/>\nLe aziende fossili hanno <strong>contestato anche molte delle normative ambientali<\/strong>, ottenendo lo smantellamento capillare di quei pochi strumenti legislativi a cui le comunit\u00e0 potevano ricorrere per opporsi ai progetti imposti sui loro territori. Il decreto Semplificazioni, recentemente approvato dal consiglio dei Ministri, \u00e8 l&#8217;ultima di una serie di riforme volte ad accentrare sempre pi\u00f9 i poteri decisionali e colpevolizzare il dissenso, persino quello istituzionale.<br \/>\nNon solo vengono dimezzati i tempi di rilascio delle valutazioni di impatto ambientale (fino a un massimo di 175giorni), ma si consente alla presidenza del Consiglio di esautorare le amministrazioni locali e centrali in caso di opposizione ai progetti inseriti nel piano.<br \/>\nNel nuovo assetto di <strong>governance <\/strong>\u00e8 persino <strong>previsto un ruolo per le societ\u00e0 partecipate come Eni, <\/strong>che faranno parte del<strong> nuovo &#8220;servizio centrale per il Pnrr&#8221; istituito presso il ministero dell&#8217;Economia, <\/strong>al quale \u00e8 affidato il <strong>ruolo di coordinamento e controllo del Piano e dei relativi investimenti.<\/strong><\/p>\n<p>Ministri in ascolto<\/p>\n<p>Durante tutto il periodo di stesura del piano, il ministero dello Sviluppo Economico (Mise) guidato dal <strong>leghista Giancarlo Giorgetti<\/strong> ha rappresentato un ingranaggio chiave del raccordo tra governo e industria fossile. Dal luglio 2020 all&#8217;aprile 2021, l&#8217;ex responsabile della direzione generale per l&#8217;energia, Gilberto Dialuce, oggi consigliere del ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani, ha avuto 41 incontri con i rappresentanti delle aziende fossili, di cui la maggior parte con <strong>Eni e Snam<\/strong> Il Mise ha giocato un ruolo fondamentale nell&#8217;elaborazione della strategia italiana sull&#8217;idrogeno.<br \/>\nIl vero punto di fusione tra il comparto fossile e il governo si \u00e8 poi raggiunto proprio attraverso il ministero della Transizione ecologica (Mite). <strong>Cingolani ha spalancato le porte all&#8217;industria fossile<\/strong>, con cui Il ministero ha avuto oltre tre incontri a settimana, di cui 18 con la presenza del ministro in persona.<br \/>\nIn poco pi\u00f9 di un mese Cingolani ha ricevuto l\u2019amministratore delegato di <strong>Eni Claudio Descalzi <\/strong>e quello di <strong>Snam Marco Alver\u00e0<\/strong> ben quattro volte, al fine di discutere dei progetti da inserire all&#8217;interno del Recovery plan. Il feeling \u00e8 evidente. Non solo, Cingolani ha pi\u00f9 volte espresso posizioni pro-gas, ma al suo fianco siede la leghista <strong>Vania Gava,<\/strong> <strong>storica sostenitrice dell&#8217;industria fossile, con alle spalle una lunga battaglia per sbloccare le trivellazioni nell&#8217;Adriatico<\/strong>. Gava \u00e8 stata nominata come <strong>sottosegretaria<\/strong> del ministro che di recente le ha affidato delle deleghe importantissime, tra cui quella per l&#8217;economia circolare e ai rifiuti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Periodi caldi<\/p>\n<p>L&#8217;interesse delle compagnie fossile per i soldi del Recovery plan era cominciato gi\u00e0 la scorsa estate, quando a Bruxelles si andava ultimando la struttura del fondo.<\/p>\n<p>Fra luglio e agosto, quando c\u2019era ancora il governo Conte 2, <strong>Eni<\/strong> ha svolto quattro incontri con il Mise e il ministero dell&#8217;Ambiente per promuovere il suo progetto di cattura e stoccaggio dell&#8217;anidride carbonica (CCS) a largo delle coste di Ravenna. Il progetto era stato svelato da <strong>Eni<\/strong> nel febbraio del 2020.Allora il Cane a sei zampe era comprensibilmente cauto sulle tempistiche, ritenendo che non sarebbe stato plausibile ottenere le autorizzazioni necessarie prima del 2025. Ma per poter accedere ai fondi del Recovery, i progetti devono essere terminati entro il 2026, e questo avrebbe potuto complicare le cose.<br \/>\nDopo i quattro incontri con <strong>Eni,<\/strong> nel giro di qualche settimana il governo ha accolto un emendamento presentato dal <strong>Pd<\/strong>, con primo firmatario il senatore di Ravenna Stefano Collina, semplificando radicalmente l&#8217;iter autorizzativo per la realizzazione del progetto. Oggi la compagnia non indica pi\u00f9 il 2025 come data per l&#8217;acquisizione dei permessi necessari, bens\u00ec il 2022. Un altro momento cruciale si \u00e8 registrato nel dicembre 2020, con l&#8217;avvio delle consultazioni sulla strategia nazionale per l&#8217;idrogeno. Attraverso questo processo, il Mise ha inteso individuare i settori prioritari, nel breve e lungo periodo, per l&#8217;utilizzo di questo vettore energetico: un&#8217;occasione irripetibile per l&#8217;industria fossile per plasmare le politiche energetiche nazionali dei prossimi decenni. Le prime proposte progettuali per il Pnrr presentate dal ministero dello Sviluppo Economico (Mise) ad agosto 2020, si concentravano sull&#8217;applicazione dell&#8217; idrogeno nel comparto delle acciaierie, in particolare sull\u2019Ilva di Taranto. Proposta che per\u00f2 ha avuto vita breve, dato che poche settimane dopo \u00e8 stato l&#8217;allora ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli (M5S) a escludere l&#8217;idrogeno dal ventaglio di prospettive per lo stabilimento. Nell&#8217;ambito delle consultazioni di dicembre, Eni, Snam ed Enel hanno incontrato i dirigenti del Mise per sei volte in soli otto giorni. <strong>Eni<\/strong> ha proposto il settore della raffinazione come prioritario, mentre <strong>Snam<\/strong> si \u00e8 concentrata su quello dei trasporti. La fitta serie di colloqui ha funzionato, dato che la versione successiva del Pnrr includeva tutte le principali richie\u00adste del comparto fossile, stanziando circa 2,7 miliardi per progetti presentati da Eni, tra cui il controverso CCS di Ravenna e altri sei riguardanti le raffinerie del Cane a sei zampe.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il nuovo governo<\/p>\n<p>Tuttavia \u00e8 nei mesi successivi all&#8217;insediamento del <strong>governo Draghi<\/strong> che l&#8217;azione lobbistica raggiunge il suo apice.<strong> L&#8217;industria fossile ha preso parte a dozzine di audizioni parlamentari, chiedendo maggiori finanziamenti per l&#8217;idrogeno blu e per il biometano<\/strong>. Pretese accolte in toto dai deputati di Camera e Senato nella loro relazione parlamentare sul Piano di ripresa italiano, in cui richiedono di &#8220;prevedere opportune risorse per la produzione e l&#8217;utilizzo dell&#8217;idrogeno blu&#8221; e &#8220;interventi diretti a promuovere il biometano&#8221;.<br \/>\nSoltanto una settimana prima della relazione elaborata dal parlamento, <strong>Eni<\/strong> aveva acquistato dal gruppo Bolzanese Fri-El ben 21 impianti di biogas sparsi per il territorio nazionale, che intende convertire per la produzione di biometano.<br \/>\nNel periodo compreso fra febbraio e aprile 2021, il comparto energetico ha organizzato 49 incontri con il ministero per la Transizione ecologica e quello per lo Sviluppo economico. Lo scorso marzo, sia Cingolani che la sottosegretaria Gava hanno presenziato a webinar e conferenze sull&#8217;idrogeno sponsorizzate dal comparto fossile. In una di queste, Gava ha affermato che in Italia bisogna puntare sull&#8217;idrogeno blu.<br \/>\nPersino <strong>Area<\/strong>, l&#8217;ente regolatorio per l&#8217;energia, ha raccomandato al governo di non puntare eccessivamente sull&#8217;idrogeno verde che&#8221; rischierebbe di distrarre le risorse destinate alla produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili&#8221;, e di sostenere invece quello estratto da metano con la cattura della CO2 &#8220;impiegabile nel breve periodo a un costo minore&#8221;. Anche <strong>Enea<\/strong>, l&#8217;istituto nazionale per la ricerca incaricato di assistere il Mise nella selezione dei progetti sull&#8217;idrogeno, ha siglato un accordo con Confindustria chiamato &#8220;patto per l&#8217;idrogeno&#8221;.<br \/>\nNel giro di pochi mesi,<strong> tutti gli attori chiave<\/strong> dell&#8217;arco istituzionale, dal governo al parlamento, passando per l&#8217;autorit\u00e0 regolatoria fino all&#8217;ente pubblico di ricerca, si sono <strong>schierati con l&#8217;industria del gas.<\/strong><\/p>\n<p>I risultati della pressione<\/p>\n<p>Per comprendere gli effetti materiali di questa pressione sulla stesura del Recovery plan \u00e8 sufficiente osservare l&#8217;evoluzione del piano nel corso delle versioni che si sono succedute, le quali hanno accomodato di volta in volta al loro interno tutte le proposte avanzate dall&#8217;industria fossile.<br \/>\nNel caso dell&#8217;idrogeno, <strong>gli investimenti previsti sono saliti da 1 ai 4,2miliardi<\/strong> inclusi nella versione del Pnrr inviata alla Commissione Europea a fine aprile. A guidare l&#8217;incremento erano gli investimenti per i settori hard-to-abate, di cui fanno parte le raffinerie, passati da poco pi\u00f9 di 300 milioni a 2 miliardi. All&#8217;interno di questa voce \u00e8 stato <strong>ammesso l&#8217;idrogeno blu e persino il gas, indicato come necessario a sostituire il carbone nelle acciaierie.<\/strong><br \/>\nCos\u00ec si \u00e8 aperta la porta anche al CCS, indispensabile per produrre idrogeno blu, sebbene non esplicitamente menzionato nel Piano, probabilmente per evitare di riaccendere la protesta montata a dicembre, quando era trapelata la notizia degli 1,3 miliardi stanziati per il progetto.<br \/>\nNon mancava nemmeno il biometano, sebbene fosse stato escluso dal Pnrr inviato al parlamento a gennaio scatenando la reazione delle lobby, che poi hanno ottenuto lo stanziamento di poco meno di 2 miliardi.<br \/>\n<strong>Una vittoria completa per Eni e Snam.<\/strong> All&#8217;ultimo momento per\u00f2 \u00e8 intervenuta la Commissione Europea che ha preteso l&#8217;esclusione dal Piano dell&#8217;idrogeno blu e del gas. Secondo Bruxelles, \u00e8 stato necessario richiedere maggiori garanzie al governo italiano riguardo alcune componenti del Piano, per assicurarsi che gli interventi non arrecassero danni all&#8217;ambiente. A quanto pare, i funzionari europei non hanno gradito il tentativo del governo di insinuare il metano nelle pieghe del Pnrr. Una volta arrivato il no della Commissione al gas, il governo ha ridotto significativamente i finanziamenti per l&#8217;idrogeno, specialmente quelli per il comparto hard-to-abate, crollati a meno di un quarto di quelli previsti, a dimostrazione di quale fosse il vero obiettivo di Cingolani e del comparto fossile.<br \/>\nLa condizione arrivata in extremis da <strong>Bruxelles ridimensiona almeno in parte le ambizioni dell&#8217;industria del gas<\/strong>, ma non si pu\u00f2 ancora tirare un sospiro di sollievo.<br \/>\nAnche perch\u00e8\u00a0 <strong>nell&#8217;ultima versione del Pnrr <\/strong>sono state mantenute<strong> alcune scappatoie, come la possibilit\u00e0 di produrre idrogeno utilizzando l&#8217;elettricit\u00e0 proveniente dalla rete. L&#8217;industria vorrebbe spacciarlo come idrogeno verde, anche se chiaramente la produzione attuale di elettricit\u00e0 \u00e8 tutt&#8217;altro che pulita, basandosi su gas e carbone per circa il 70 percento.<\/strong><\/p>\n<p><em>Sul gas sia <a href=\"https:\/\/www.lemonde.fr\/economie\/article\/2021\/06\/24\/en-depit-de-la-forte-demande-quelques-nuages-commencent-a-s-accumuler-sur-l-horizon-du-gaz_6085512_3234.html\">l&#8217;Agenzia internazionale per l&#8217;energia che l&#8217;ONU esprimono &#8220;perplessit\u00e0&#8221;<\/a><\/em><\/p>\n<p><em>mentre <a href=\"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/flash\/le-campagne-sul-cambiamento-climatico-spingono-le-compagnie-assicurative-a-cambiare-i-loro-piani\/\">Le campagne sul cambiamento climatico spingono le compagnie assicurative a cambiare i loro piani<\/a>.<\/em><\/p>\n<p><em>Grazie a Tommaso Caprotti<\/em><\/p>\n<p><em>Redatto il 30 giugno ed aggiornato il 6 luglio 2021<\/em>[\/vc_column_text][vc_empty_space][vc_single_image image=&#8221;57855&#8243; img_size=&#8221;full&#8221;][\/vc_column][\/vc_row]<\/p>\n<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I giganti del gas, energia fossile, come ENI e SNAM , sono  disposti a tutto pur di ostacolare il passaggio a un modello energetico diverso, indispensabile per limitare la crisi climatica.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":57858,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[76],"tags":[248],"class_list":["post-57852","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-sociale","tag-cambiamento-climatico","category-76","description-off"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/57852","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=57852"}],"version-history":[{"count":10,"href":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/57852\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":58018,"href":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/57852\/revisions\/58018"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-json\/wp\/v2\/media\/57858"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=57852"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=57852"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=57852"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}