{"id":58096,"date":"2021-07-21T00:39:25","date_gmt":"2021-07-20T22:39:25","guid":{"rendered":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/?p=58096"},"modified":"2023-11-08T12:48:03","modified_gmt":"2023-11-08T11:48:03","slug":"mincione-il-raider-con-i-soldi-del-papa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/mincione-il-raider-con-i-soldi-del-papa\/","title":{"rendered":"Mincione il raider con i soldi del Papa"},"content":{"rendered":"<div class=\"wpb-content-wrapper\"><p>[vc_row][vc_column][vc_column_text]Questo \u00e8 il seguito di :<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p class=\"entry-title\"><strong><a href=\"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/con-il-cardinale-becciu-rinviato-a-giudizio-anche-raffaele-mincione-gli-vengono-contestati-i-reati-di-peculato-truffa-abuso-dufficio-appropriazione-indebita-e-autoriciclaggio\/\">Con il cardinale Becciu rinviato a giudizio anche Raffaele Mincione. Gli vengono contestati i reati di peculato, truffa, abuso d\u2019ufficio, appropriazione indebita e autoriciclaggio<\/a><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L&#8217;ESPRESSO &#8211;\u00a0Domenica 11 Luglio 2021<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Mincione, il raider con i soldi del papa<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><em>DALLE BANCHE A CONAD, GLI AFFARI DEL FINANZIERE<br \/>\nSOTTO ACCUSA PER TRUFFA E PECULATO<\/em><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>VITTORIO MALAGUTTI<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>Ai bei tempi, quando passava da un raid di Borsa all&#8217;altro, <strong>Raffaele Mincione<\/strong> amava raccontarsi come un uomo d&#8217;affari che aveva fatto fortuna a Londra grazie ad \u00abalcuni investimenti personali andati bene\u00bb. E alle domande sui finanziatori di scalate clamorose come quelle su Popolare Milano, Mps e Carige, il golden boy della City, come con scarsa fantasia era stato etichettato, spiegava che \u00abi clienti chiedono riservatezza\u00bb. Adesso, le carte dell&#8217;accusa vaticana, un faldone di 500 pagine che condensa i risultati di due anni di indagini sulla malagestio del tesoro della Chiesa, descrivono Mincione come \u00abl&#8217;indiscusso dominus, a partire dal mese di luglio del 2014, di una parte considerevole delle finanze della Segreteria di Stato\u00bb all&#8217;epoca diretta dal cardinale <strong>Angelo Becciu.<\/strong><br \/>\nI soldi, insomma, erano quelli della Chiesa. I capitali che per anni, almeno dal 2013 al 2019, hanno alimentato una girandola infernale di acquisti, vendite, prestiti, pegni e garanzie, arrivavano direttamente dalla Santa Sede che aveva investito almeno 200 milioni di euro nei fondi di Mincione con il marchio Athena. Il denaro rimbalzava tra societ\u00e0 con base in paradisi fiscali come Lussemburgo, Jersey, Malta, isole Mauritius per finire almeno in parte nei conti bancari del finanziere italiano con base a Londra e domicilio in Svizzera, a Silvaplana, poco distante da Sankt Moritz. \u00abLe somme della Segreteria di Stato\u00bb, si legge nel documento d&#8217;accusa, \u00abvenivano utilizzate anche per finanziare soggetti giuridici facenti capo allo stesso <strong>Raffaele Mincione<\/strong>, il quale, mentre da un lato era il gestore del fondo (remunerato con generose commissioni) dall&#8217;altro poteva utilizzare le risorse finanziarie per sostenere proprie iniziative\u00bb.<\/p>\n<p>Non solo banche, quindi. Nell&#8217;elenco degli investimenti finanziati dal Vaticano ci sono anche obbligazioni per 16 milioni di dollari emesse da Time and Life, la holding lussemburghese di Mincione, e poi azioni di societ\u00e0 quotate in Borsa come <strong>Retelit<\/strong>, a cui fanno capo pi\u00f9 di 12 mila chilometri di fibra ottica. Per gestire quest&#8217;ultima operazione, nell&#8217;aprile del 2018 la holding Fiber 4.0 controllata dal finanziere ora sotto accusa arruol\u00f2 come avvocato anche <strong>Giuseppe Conte<\/strong>, destinato di l\u00ec a poco a diventare presidente del Consiglio nel governo tra Cinque Stelle e Lega. Conte, che ha negato di aver mai incontrato di persona Mincione, venne ingaggiato per redigere un parere sull&#8217;applicabilit\u00e0 a Retelit della norma sul cosiddetto golden power, con cui il governo pu\u00f2 porre il veto al passaggio di propriet\u00e0 di aziende che operano in settori ritenuti strategici. Una questione particolarmente delicata, visto che Retelit ha anche lo stato libico come azionista di rilievo. Sei mesi dopo quell&#8217;episodio, quando entra nel vivo la battaglia in Borsa per il controllo di Carige, un&#8217;altra scalata finanziata con i soldi del Vaticano, tra i consulenti legali dell&#8217;Athena fund di Mincione troviamo in prima fila <strong>Guido Alpa<\/strong>, che di Conte, nel frattempo approdato a Palazzo Chigi, \u00e8 stato maestro, mentore e partner in numerose iniziative accademiche e professionali.<\/p>\n<p>\u00c8 la conferma, semmai ce ne fosse bisogno, che Mincione sapeva bene come muoversi su entrambe le sponde del Tevere, nella Curia vaticana come nelle stanze del potere romano, tra politica e alta burocrazia. Difficile spiegare altrimenti il rapporto strettissimo con l&#8217;ex capo del governo <strong>Lamberto Dini<\/strong>, che nel 2013 accett\u00f2 di guidare, come presidente in pectore, la lista dei candidati per il consiglio di amministrazione della Popolare di Milano presentata da Athena fund. Quella scalata venne inizialmente finanziata grazie ai capitali generosamente elargiti da <strong>Enasarco<\/strong>, il fondo previdenziale degli agenti di commercio le cui alterne vicende si intrecciano da sempre con partiti e sindacati. Quando per\u00f2 Enasarco, dopo un traumatico ribaltone al vertice, decise di tagliare i ponti con Mincione, messo sotto accusa per i conflitti d&#8217;interesse e i pessimi risultati della sua gestione, a salvare la situazione fu proprio l&#8217;intervento di Becciu. Nel 2013, il gestore in difficolt\u00e0 trov\u00f2 quindi nella Segreteria di Stato il \u00abpolmone finanziario da cui attingere ossigeno per saldare i conti con Enasarco\u00bb, recita l&#8217;atto d&#8217;accusa dei magistrati vaticani.<br \/>\nIl cambio di cavallo non \u00e8 per\u00f2 stato immediato. Per passare dalle parole ai fatti e sancire una volta per tutte il divorzio da Enasarco sono andate in scena numerose e complesse operazioni finanziarie nell&#8217;arco di un paio di anni. Nel luglio, la Segreteria di Stato invest\u00ec circa 100 milioni di dollari nel palazzo londinese di Sloane Avenue. L&#8217;affare and\u00f2 in porto sulla base di una valutazione &#8211; sostiene l&#8217;accusa &#8211; \u00abdel tutto ingiustificata\u00bb. Nell&#8217;estate del 2019, proprio da questo affare sospetto \u00e8 partita l&#8217;indagine dei magistrati vaticani sulla gestione dei fondi dell&#8217;Obolo di San Pietro. Un&#8217;indagine che per Mincione si \u00e8 conclusa nei giorni scorsi con il rinvio a giudizio per peculato, truffa, appropriazione indebita e abuso d&#8217;ufficio.<\/p>\n<p>L&#8217;inchiesta penale e la conseguente pubblicit\u00e0 negativa non hanno per\u00f2 impedito al finanziere di continuare a macinare affari. <a href=\"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/con-il-cardinale-becciu-rinviato-a-giudizio-anche-raffaele-mincione-gli-vengono-contestati-i-reati-di-peculato-truffa-abuso-dufficio-appropriazione-indebita-e-autoriciclaggio\/\">Il pi\u00f9 importante di tutti, un paio di anni fa, \u00e8 stato concluso insieme a <strong>Conad<\/strong>, leader nazionale dei supermercati. Mincione si \u00e8 messo in societ\u00e0 con il colosso della grande distribuzione per gestire il patrimonio immobiliare ceduto dalla filiale italiana della francese <strong>Auchan<\/strong>, assorbita da Conad. La societ\u00e0 comune si chiama <strong>Bdc Italia<\/strong> e vede i fondi Athena al 49 per cento con il partner al 51.<\/a> Come rivelato dall&#8217;Espresso un anno fa, nell&#8217;operazione \u00e8 stata coinvolta anche una vecchia conoscenza di Mincione come <strong>X&#8230;<\/strong>, gi\u00e0 direttore generale di Enasarco quando l&#8217;ente previdenziale affid\u00f2 185 milioni in gestione al finanziere con risultati disastrosi. <strong>X \u00e8 stato nominato consigliere di amministrazione di <a href=\"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/auchan-conad-raffaele-mincione-che-strana-triangolazione-a-proposito-di-giornalisti-cooperative-e-sindacati\/\">Margherita distribuzione, controllata da Bdc Italia<\/a>.<\/strong> Adesso le carte dell&#8217;inchiesta vaticana confermano le rivelazioni dell&#8217;Espresso con l&#8217;aggiunta di un particolare illuminante. L&#8217;ex manager Enasarco ha infatti ricevuto almeno 500 mila euro da una societ\u00e0 offshore di Mincione a Jersey. Un pagamento che secondo l&#8217;accusa farebbe parte di un pi\u00f9 complesso accordo (Termination agreement) tra i due sodali per un valore complessivo di 5 milioni, soldi anche questi provenienti dalle casse del Vaticano e affidati in gestione al finanziere. Nel gennaio del 2020, contattato dall&#8217;Espresso, Maggi spieg\u00f2 di \u00abnon avere nessun rapporto personale con Mincione\u00bb, salvo rassegnare le dimissioni dal consiglio di Margherita distribuzione poco dopo l&#8217;uscita dell&#8217;articolo che lo riguardava.[\/vc_column_text][vc_empty_space][vc_single_image image=&#8221;58099&#8243; img_size=&#8221;full&#8221;][vc_empty_space][vc_column_text]L&#8217;ESPRESSO &#8211;\u00a0Domenica 11 Luglio 2021<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Processo sotto la cupola<\/strong><\/p>\n<p><strong>C&#8217;\u00c8 DEL MARCIO IN VATICANO<\/strong><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>IL CARDINALE BECCIU. I MONSIGNORI. I FINANZIERI E I FACCENDIERI. E NON SOLO: SPUNTANO EX MINISTRI<br \/>\nE EX SOTTOSEGRETARI. L&#8217;ATTO DI ACCUSA DEI MAGISTRATI RACCONTA L&#8217;OPERA DI SACCHEGGIO DELLE CASSE VATICANE CONTRO LE RIFORME DI PAPA FRANCESCO<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>PER TENTARE DI RIPARARE IL BUCO CREATO DALL&#8217;ACQUISTO DEL PALAZZO DI LONDRA ARRIVA L&#8217;OFFERTA DI UNA SOCIET\u00c0.NEL BOARD SIEDONO FRANCO FRATTINI E GIOVANNI CASTELLANETA<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>IL RUOLO DI MARCO SIMEON:<br \/>\nGI\u00c0 UOMO DI FIDUCIA DEL CARDINALE BERTONE, ERA IL COLLABORATORE PI\u00d9 FIDATO DEL PORPORATO SARDO<\/em><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>MASSIMILIANO COCCIA<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>Non \u00e8 solo un processo che riguarda la Santa Sede e un affare finito male intorno a un investimento immobiliare a Londra. \u00c8 anche e soprattutto la fotografia nitida di una rete di corruzione che ha predato le finanze vaticane e si estende in Italia e a livello internazionale. L&#8217;inchiesta pi\u00f9 difficile nella Storia dello Stato pi\u00f9 piccolo del mondo si \u00e8 chiusa con l&#8217;atto di accusa di 500 pagine redatte dai Promotori di Giustizia Alessandro Diddi, Giampiero Milano e l&#8217;aggiunto Gianluca Perrone. Nel processo che inizier\u00e0 il 27 luglio sono stati rinviati a giudizio il Cardinale <strong>Angelo Becciu,<\/strong> monsignor <strong>Mauro Carlino<\/strong>, <strong>Enrico Crasso<\/strong>, <strong>Tommaso Di Ruzza<\/strong>, <strong>Cecilia Marogna<\/strong>, <strong>Raffaele Mincione<\/strong>, <strong>Nicola Squillace<\/strong>, <strong>Fabrizio Tirabassi, Gianluigi Torzi <\/strong>e<strong> Ren\u00e9 Br\u00fclhart<\/strong>, per vari reati: <strong>truffa, peculato, abuso d&#8217;ufficio, appropriazione indebita, riciclaggio ed autoriciclaggio, corruzione, estorsione, falso materiale in atto pubblico e quello in scrittura privata e pubblicazione di documenti interni alla Santa Sede coperti dal segreto.<\/strong><\/p>\n<p>I colletti bianchi in questa inchiesta si mescolano alle talari, il rosso porpora delle vesti cardinalizie diventa il colore di sfondo della storia di un gruppo che tenta la scalata al cielo non passando per gli altari ma per i palazzi, le filiali di banche svizzere, di paradisi fiscali e societ\u00e0 off-shore. Una giungla di connessioni con vecchi e nuovi attori della politica nazionale e con una infinita sequela di tornaconti personali, famigliari addirittura.<br \/>\nIl dominus della vicenda, come avevamo raccontato su queste pagine a partire dal settembre scorso, \u00e8 il cardinale Angelo Becciu, ex potente Sostituto agli affari Generali della Segreteria di Stato, e &#8220;allievo predieletto&#8221; del cardinale <strong>Tarcisio Bertone<\/strong>, segretario di Stato vaticano con papa Ratzinger dal 2006 al 2013.<br \/>\nAltro collaboratore stretto di Bertone \u00e8 monsignor <strong>Alberto Perlasca,<\/strong> braccio destro e delfino di monsignor <strong>Gianfranco Piovano<\/strong>, e pi\u00f9 volte descritto, con qualche eccessiva semplificazione, come il &#8220;pentito&#8221; dell&#8217;inchiesta. Il comasco Perlasca entra in segreteria di Stato voluto da Bertone ed eredita da Piovano la cosiddetta <strong>&#8220;terza banca&#8221;,<\/strong> un collettore di finanziamenti raccolti a partire dagli anni &#8217;70, sotto il pontificato di Paolo VI, tra pezzi dell&#8217;imprenditoria e della finanza milanese, autonomo dallo Ior del Cardinale Marcinkus e dall&#8217;Apsa. Una sorta di cassa di emergenza del pontefice, messa a disposizione dei pontefici regnanti, usata come fondo discrezionale per molteplici operazioni fuori dai regolamenti vaticani. L&#8217;ammontare dei fondi della &#8220;terza banca&#8221; era stimato intorno ai 400 milioni di dollari. Soldi che erano stati utilizzati, ad esempio, per risarcire gli azionisti del banco Ambrosiano dopo il crack di Roberto Calvi.<br \/>\nSecondo le accuse, anche per questa approfondita conoscenza della finanze vaticane, monsignor Perlasca \u00e8 stato pi\u00f9 volte messo sotto pressione da Becciu durante l&#8217;inchiesta. Il cardinale lo ha istruito sugli interrogatori, lo ha terrorizzato psicologicamente ha e cercato di farlo allontanare da Santa Marta. Becciu sosteneva con Perlasca che il processo non si sarebbe mai celebrato e avrebbe fatto intervenire il vescovo di Como, <strong>Oscar Cantoni<\/strong>, per convincerlo a ritrattare quanto aveva gi\u00e0 consegnato alle memorie dei magistrati. Una cappa di pressione psicologica che Becciu, secondo quanto si legge, avrebbe esteso ad ampi settori della Curia. Secondo gli inquirenti \u00absarebbe stato in grado di indirizzare\u00bb i mezzi di informazione del Vaticano, anche grazie alle deleghe esercitate in precedenza in qualit\u00e0 di Sostituto agli Affari Generali. Prima della riforma dei media vaticani, intratteneva ufficialmente relazioni con la Sala Stampa e con le diverse testate, tra cui TV2000.<br \/>\nNella ragnatela di intrecci che conducono fuori dalle Mura Leonine, un ruolo centrale spetta a <strong>Enrico Crass<\/strong>o, ex Credit Suisse, gestore delle finanze della segreteria di Stato e in rapporti con la Santa Sede dal 1993, per volere sempre di Monsignor Piovano. A lui arriva Perlasca per gestire il primo affare del &#8220;metodo Becciu&#8221; ovvero l&#8217;acquisizione e la rivendita di petrolio dall&#8217;imprenditore angolano Ant\u00f3nio Mosquito. Un affare incerto, su cui pendeva la scure dalla magistratura portoghese e anche per questo fatto saltare da Crasso. Qui entra in gioco la figura di Raffaele Mincione (vedi articolo a pagina 34) che quell&#8217;affare africano avrebbe dovuto gestire. L&#8217;affare del petrolio angolano non decolla, troppo rischioso, troppe segnalazioni sui due angolani, si rischierebbe l&#8217;esposizione pubblica per pochi milioni di euro. Meglio investire sul mattone e <strong>Mincione, garbato e affabile, rifila alla Santa Sede gli ex magazzini di Harrods a Londra, appena comprati con i soldi che Enasarco gli ha affidato e che user\u00e0 per le sue scalate finite male a Banca Carige e a Popolare Milano.<\/strong><br \/>\n<strong>Enrico Crasso non vede di buon occhio Mincione, che entra troppo nelle grazie di monsignor Alberto Perlasca, troppo in confidenza di Becciu. A Londra la sua reputazione \u00e8 discussa, in Italia lo stesso, tanto che la Gendarmeria vaticana invier\u00e0 un report in cui sconsiglia di fare affari con lui. Disatteso.<\/strong><br \/>\nIntanto la segreteria di Becciu si riduce da 17 membri a 9. Rimangono i pi\u00f9 fidati. Tra questi <strong>Fabrizio Tirabassi<\/strong> e monsignor <strong>Mauro Carlino<\/strong>, che si muovono pi\u00f9 come amministratori delegati di una multinazionale che come dipendenti della Santa Sede. Gli affari per un po&#8217; vanno a gonfie vele perch\u00e9 fino a quando a decidere sono Becciu e i suoi uomini Perlasca, Carlino e Tirabassi, tutto va liscio senza troppi disturbi. Crasso, che nel frattempo si \u00e8 congedato dal Credit Suisse, crea la So.genel, una societ\u00e0 di diritto maltese, che gestir\u00e0 un pezzo delle finanze della Segreteria di Stato, comprando obbligazioni e facendo investimenti nelle societ\u00e0 in cui lo stesso Crasso rivestiva ruoli direttivi: dalle acque minerali al film di <strong>Elton John<\/strong> passando per gli occhiali di <strong>Lapo Elkann<\/strong> arrivando ai Giochi di <strong>Enrico Preziosi<\/strong>. Tutti investimenti in settori lontani anni luce dalle direttive vaticane e in palese conflitto di interesse.<br \/>\nConflitto che riguarda anche il cardinale e i suoi familiari. C&#8217;\u00e8 il mobilio commissionato alla falegnameria di <strong>Francesco Becciu<\/strong>, fratello del porporato, da varie nunziature, con la complicit\u00e0 di monsignor <strong>Bruno Musar\u00f2<\/strong>, per un giro di affari di oltre 100 mila euro. Ci sono i finanziamenti a pioggia dati dalla Segreteria di Stato e dalla Conferenza Episcopale Italiana della <strong>cooperativa Spes di un altro fratello, Antonino.<\/strong> <strong>C&#8217;\u00e8 l&#8217;acquisto di una casa a Roma per una nipote. Ci sono i soldi versati da Ant\u00f3nio Mosquito a un altro fratello, Mario, per la creazione del progetto &#8220;Birra Pollicina&#8221;.<\/strong><br \/>\nUn \u00absistema marcio\u00bb lo definiscono i promotori Diddi e Milano, che fanno notare anche la <strong>disinvoltura e la totale impunit\u00e0 con la quale la &#8220;banda Becciu&#8221; agisce tra le mura vaticane.<\/strong> Un sistema che fa gola anche alle vecchie glorie della politica italiana. Due su tutti: <strong>Giancarlo Innocenzi Botti <\/strong>e<strong> Franco Frattini<\/strong>, nessuno dei due indagato dalla magistratura vaticana, ma, con ruoli diversi, entrambi coinvolti nella seconda parte della vicenda.<br \/>\nIl primo, alla ricerca di un lavoro redditizio, viene convogliato da <strong>Raffaele Mincione<\/strong> alla corte di Gianluigi Torzi, broker molisano, su cui pende un ordine di cattura internazionale per truffa, peculato, estorsione e falso, che entrer\u00e0 nell&#8217;affare come risolutore della complessa vicenda dell&#8217;affare del palazzo londinese. Torzi crea societ\u00e0 di diritto inglese in quantit\u00e0 quasi industriale, una miriade in cui \u00e8 difficile scorgere un disegno chiaro. Tra queste societ\u00e0 c&#8217;\u00e8 la Jci ltd, che ha nel suo board tra gli altri Innocenzi Botti, Frattini e l&#8217;ex ambasciatore <strong>Giovanni Castellaneta.<\/strong> Societ\u00e0 che dovrebbe occuparsi di relazioni internazionali ma che si rivela pronta a preparare una proposta di acquisto sempre per il palazzo di Sloane Avenue a Londra. Infatti Innocenzi Botti, d&#8217;accordo col faccendiere Marco Simeon, in una strategia condivisa e progettata col cardinale Becciu &#8211; scrivono gli inquirenti &#8211; tentano con la medesima cassa di comprare l&#8217;immobile londinese dopo che Torzi \u00e8 stato indagato ed interrogato. Innocenzi Botti viene delegato, con una lettera di Becciu che per\u00f2 gi\u00e0 da parecchi mesi non ha pi\u00f9 potere decisionale in Segreteria di Stato, a risolvere la questione londinese. Botti agisce insieme a Torzi, Simeon e Castellaneta che mette a disposizione la societ\u00e0 Jci di cui \u00e8 socio per completare l&#8217;affare. Il board &#8220;istituzionale&#8221; viene utilizzato come paravento, secondo gli inquirenti, e Frattini non si fa troppe domande sulle societ\u00e0 di Torzi che gli bonificano 30 mila euro per consulenze di geopolitica. Tutta l&#8217;operazione, secondo gli inquirenti, sarebbe stata organizzata per riportare in sella Becciu, cio\u00e8 per farlo apparire agli occhi di Papa Francesco come colui che aveva risolto il problema della perdita finanziara creata dall&#8217;acquisto del palazzo londinese.<br \/>\nNel frattempo per\u00f2 non solo la magistratura vaticana aveva iniziato la sua opera di indagine. Si sono mossi anche la <strong>procura di Roma, quella di Milano e il Tribunale Federale elvetico<\/strong>. Qui \u00e8 in atto un ulteriore approfondimento investigativo che parte da Enrico Crasso e arriva al pagamento di tangenti agli oligarchi venezuelani, sempre con i soldi della cassa della Segreteria di Stato. Per gli inquirenti svizzeri esisterebbe un piano di <strong>riciclaggio di soldi di origine criminale<\/strong>: sotto la lente di ingrandimento ci sono i rapporti di Crasso con Lorenzo Vangelisti e Alessandro Noceti di Valeur e poi gli investimenti finanziari di Becciu per finire con i rapporti tra figure come Frattini, Castellaneta e lo stesso Torzi.<br \/>\nPer questo motivo il dibattimento che inizier\u00e0 il prossimo 27 luglio non sar\u00e0 un semplice processo vaticano contro il &#8220;metodo Becciu&#8221; ma costituir\u00e0 una pietra angolare per la pi\u00f9 vasta inchiesta anticorruzione in atto in quattro paesi. I pool investigativi infatti hanno ancora molte domande a cui rispondere. Il ruolo di Cecilia Marogna, la presunta esperta di intelligence, che ha dormito negli appartamenti di Becciu in due occasioni e che ha avuto centinaia di migliaia di euro per non precisate attivit\u00e0, presentata a Becciu da <strong>Lorenzo Cesa<\/strong>. Ancora, i rapporti tra un pezzo di ancien r\u00e9gime della politica italiana e <strong>Marco Simeon<\/strong>, l&#8217;uomo ombra prima di Bertone poi di Becciu. A fare da sfondo c&#8217;\u00e8 anche l&#8217;imponente partita sulla sanit\u00e0, che questa inchiesta ha attraversato per la vendita e la gestione dei crediti sanitari. Un altro &#8220;pentito&#8221;, oltre a monsignor Perlasca, \u00e8 <strong>Giuseppe Milanese,<\/strong> della Cooperativa Osa, un tempo molto vicino a Papa Francesco (il pontefice scrisse anche la prefazione al libro di poesie del figlio) e diventato testimone chiave di alcuni affari e movimenti economici operati dalla segreteria di Becciu.<br \/>\nOra i mercanti che erano nel tempio andranno a processo, mentre le indagini proseguono e, anzi, sono appena all&#8217;inizio.<\/p>\n<p>Il seguito, spassoso, lo trovi qui : <strong><a href=\"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/i-londinesi-pregano-sperando-che-finisca-il-rumore-infernale-nellappartamento-del-vaticano\/\">I londinesi pregano sperando che finisca il &#8220;rumore infernale&#8221; nell&#8217;appartamento del Vaticano<\/a><\/strong><\/p>\n<p>Redatto l&#8217;11 luglio ed aggiornato il 21 luglio 2021[\/vc_column_text][vc_empty_space][vc_single_image image=&#8221;58101&#8243; img_size=&#8221;medium&#8221;][\/vc_column][\/vc_row]<\/p>\n<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>DALLE BANCHE A CONAD, GLI AFFARI DEL FINANZIERE. 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