{"id":58919,"date":"2021-08-29T11:58:53","date_gmt":"2021-08-29T09:58:53","guid":{"rendered":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/?p=58919"},"modified":"2022-05-22T17:22:38","modified_gmt":"2022-05-22T15:22:38","slug":"incuria-illegalita-e-abbandono-cosi-la-mia-costiera-frana-sotto-i-piedi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/incuria-illegalita-e-abbandono-cosi-la-mia-costiera-frana-sotto-i-piedi\/","title":{"rendered":"Incuria, illegalit\u00e0 e abbandono. Cos\u00ec la mia Costiera frana sotto i piedi"},"content":{"rendered":"<div class=\"wpb-content-wrapper\"><p>[vc_row][vc_column][vc_column_text]Per una riflessione pi\u00f9 ampia leggi: <a href=\"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/olio-meno-di-una-bottiglia-su-quattro-prodotta-in-italia-e-fatta-con-olio-italiano\/\">Olio : meno di una bottiglia su quattro, prodotta in Italia, \u00e8 fatta con olio italiano<\/a><\/p>\n<p><strong>Lo scrittore<\/strong><\/p>\n<h2>Incuria, illegalit\u00e0 e abbandono<\/h2>\n<h2>Cos\u00ec la mia Costiera frana sotto i piedi<\/h2>\n<p><strong>di Antonio Scurati<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Vi \u00e8 mai capitato che la terra vi sia franata sotto i piedi? A me \u00e8 toccato l\u2019altroieri. Una frana ha squarciato un piccolo lembo di mondo giusto sotto la mia casa a Torello, frazione di Ravello, in uno degli angoli pi\u00f9 belli dell\u2019intero Mediterraneo. \u00c8 una strana sensazione.<\/p>\n<p>La spaventosa bellezza dello sfregio catastrofico all\u2019incantevole paesaggio ha la capacit\u00e0 di rivelarlo nuovamente agli occhi che lo osservano attoniti, al tempo stesso sollevati per essere scampati al disastro e angosciati per le sue conseguenze. Te ne stai l\u00ec inebetito, come se vedessi per la prima volta quello scenario noto fin dall\u2019infanzia. Alzi lo sguardo sul piccolo, pittoresco borgo antico, sui terrazzamenti strappati dal sapiente lavoro umano al fianco scosceso della montagna, sul meraviglioso mare del mito, e, ammaliato, ti chiedi: chi ha costruito tutto questo? Poi fissi lo sguardo sulla voragine di fango, detriti e radici snudate, punti gli occhi sulla ferita e, sgomento, ti chiedi: chi ha distrutto tutto questo?<\/p>\n<p>Entrambi gli interrogativi sono assolutamente pertinenti. La bellezza della Costiera Amalfitana, in ci\u00f2 simile all\u2019Italia tutta, non appartiene alla natura ma alla cultura. \u00c8 figlia dell\u2019incontro tra una natura superba e la cultura umana che nei secoli l\u2019ha addomesticata, lavorata, resa abitale per la nostra specie.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>L\u2019appello<\/strong><\/p>\n<p><em>Non lasciamoci sopraffare serve cittadinanza attiva, tensione appassionata<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Cultura rurale, cultura architettonica, cultura marinara, cultura artigiana di mani laboriose e sapienti, di vite dure, anonime, ispirate e feconde. Anche l\u2019attuale deterioramento di tanta bellezza \u00e8 figlio dell\u2019uomo, del tramonto storico di quelle culture, del dramma di generazioni che cambiano mani, aspirazioni, di tradizioni morenti.<\/p>\n<p>Quella che ha squarciato la terra sotto i miei piedi \u00e8 stata una piccola frana, non ha causato nessuna vittima (per fortuna e per caso), la strada rotabile sottostante \u00e8 stata sgombrata in poche ore. Eppure, in Costiera Amalfitana, come nel resto d\u2019Italia, calamit\u00e0 non-naturali di questo tipo si contano a centinaia negli ultimi anni, a migliaia. Se vogliamo essere degni delle generazioni che hanno costruito questa bellezza ma, soprattutto, delle generazioni a venire alle quali dovremmo lasciarla in eredit\u00e0, dobbiamo guardare nel piccolo abisso di questa orrida terra smossa e chiederci che cosa possiamo fare per essa, che cosa non abbiamo fatto e non stiamo facendo.<\/p>\n<p><strong>Incontriamo il doloroso paradosso di una terra meravigliosa nella quale il cemento vale 10 mila euro al metro quadrato e un ettaro di limoneto non vale pi\u00f9 niente. L\u2019attuale deterioramento \u00e8 figlio dell\u2019uomo<\/strong><\/p>\n<p>Qui come altrove, il disastro si produce all\u2019incrocio tra cause globali e locali, epocali e accidentali. In cima alla scala delle criticit\u00e0 vi sono i fenomeni meteorologici parossistici dovuti al cambiamento climatico (una pioggia torrentizia gioved\u00ec ha battuto la costa per tre ore consecutive).<\/p>\n<p>Non appena, per\u00f2, scendiamo di qualche gradino su quella scala, incontriamo la nostra responsabilit\u00e0 diretta, il nostro raggio d\u2019azione immediato, incontriamo noi stessi. Incontriamo innanzitutto l\u2019incuria di una rete fognaria notoriamente insufficiente, a tratti addirittura priva di tubature, nella quale confluiscono acque scure e acque chiare, nella quale sono stati convogliati troppi scarichi di troppi hotel a cinque stelle. Poi incontriamo l\u2019abbandono. Quest\u2019anno i magnifici limoni della costa d\u2019Amalfi (lo \u00absfusato\u00bb amalfitano) sono stati pagati ai coltivatori 60 centesimi al chilo (nel supermercato sotto casa mia a Milano si vendono a 4,50 euro). Cosa c\u2019entra? C\u2019entra eccome perch\u00e9 questo significa la fine della lemonicultura come attivit\u00e0 redditizia. Significa il dilagante abbandono della terra agricola, il degrado degli orti-giardino a roveti infestati dai topi, il progressivo crollo dei gloriosi muretti a secco che per secoli hanno consolidato il terreno e garantito l\u2019ottimale deflusso delle acque (il fondo agricolo dove si \u00e8 prodotta la frana, gi\u00e0 di propriet\u00e0 di un locale monastero, \u00e8 stato totalmente abbandonato per pi\u00f9 di mezzo secolo). Infine incontriamo l\u2019illegalit\u00e0, l\u2019illecito sistematico, la complicit\u00e0 attiva e passiva di chi dovrebbe combatterlo. Incontriamo il cemento che divora la terra agricola, l\u2019abusivismo edilizio endemico che grida vendetta sotto gli occhi di tutti, quasi sempre impunito (solo di recente i carabinieri di Amalfi e la procura di Salerno \u2014 sia resa lode a loro \u2014 hanno dato segno di volerlo combattere, affiancando finalmente la tenace ma spesso impotente attivit\u00e0 di sorveglianza della sovrintendenza). Incontriamo il doloroso paradosso di una terra meravigliosa nella quale il cemento vale 10 mila euro al metro quadrato e un ettaro di limoneto non vale pi\u00f9 niente.<\/p>\n<p>Voglio credere (sperare?) che oramai un concetto fondamentale sia chiaro: la tutela del paesaggio non \u00e8 solo nell\u2019interesse di pochi idealisti nostalgici ed estetizzanti ma nell\u2019interesse vitale di tutti. L\u2019economia turistica di questi luoghi (non solo quella agricola, oramai morente), la salute, la sopravvivenza, il benessere dei loro abitanti (residenti o avventizi) dipendono da esso. Il passato non ritorna, la civilt\u00e0 contadina non ritorna, le schiene spezzate che hanno trasportato a spalle per generazione ceste colme di limoni su queste scalinate ripide e assolate non possono e non devono tornare.<\/p>\n<p>La costa d\u2019Amalfi, come l\u2019Italia tutta, esiste solo nel tempo, nel divenire della storia. \u00c8 nel divenire \u2014 diceva Eraclito \u2014 che le cose si riposano. Tutela del paesaggio non pu\u00f2 significare cristallizzazione. Deve significare, invece, cittadinanza attiva, tensione appassionata, militanza di tutti coloro i quali vogliono e possono contribuire al futuro virtuoso di questa nostra terra meravigliosa.<\/p>\n<p>Siamo in tanti, qui e in ogni angolo del mondo. Non ci lasciamo scoraggiare. Non ci lasciamo sopraffare.[\/vc_column_text][vc_empty_space][vc_single_image image=&#8221;58922&#8243; alignment=&#8221;center&#8221;][\/vc_column][\/vc_row]<\/p>\n<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Incontriamo il doloroso paradosso di una terra meravigliosa nella quale il cemento vale 10 mila euro al metro quadrato e un ettaro di limoneto non vale pi\u00f9 niente. 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