{"id":60227,"date":"2022-10-28T00:18:03","date_gmt":"2022-10-27T22:18:03","guid":{"rendered":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/?p=60227"},"modified":"2023-09-20T19:17:01","modified_gmt":"2023-09-20T17:17:01","slug":"gli-italiani-lo-fanno-meglio-la-questione-dellorigine-nei-nostri-prodotti-piu-diffusi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/gli-italiani-lo-fanno-meglio-la-questione-dellorigine-nei-nostri-prodotti-piu-diffusi\/","title":{"rendered":"Gli italiani lo fanno meglio? La questione dell\u2019origine nei nostri prodotti pi\u00f9 diffusi"},"content":{"rendered":"<div class=\"wpb-content-wrapper\"><p>[vc_row][vc_column][vc_column_text]<strong><em>I miei commenti su questo articolo , aggiornati il 28 ottobre 2022, li trovate alla fine:<\/em><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h1 class=\"name post-title entry-title\"><a href=\"https:\/\/ilfattoalimentare.it\/origine-100-made-in-italy-nei-nostri-prodotti-piu-diffusi.html\">Gli italiani lo fanno meglio? La questione dell\u2019origine nei nostri prodotti pi\u00f9 diffusi<\/a><\/h1>\n<p class=\"post-meta\"><span class=\"post-meta-author\"><i class=\"fa fa-user\"><\/i><a title=\"\" href=\"https:\/\/ilfattoalimentare.it\/author\/chiara-cammarano\">Chiara Cammarano<\/a><\/span>\u00a0<span class=\"tie-date\"><i class=\"fa fa-clock-o\"><\/i>11 Ottobre 2021<\/span><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/osservatorio-immagino-nel-carrello-trionfa-la-spesa-italiana-tutte-le-diciture-sulle-etichette\/\">Sempre pi\u00f9\u00a0spesso troviamo sulle confezioni dei prodotti alimentari un\u2019indicazione \u00a0che indica l\u2019impiego di materia prima 100% italiana.<\/a><\/p>\n<p>L\u2019origine nazionale \u00e8 ormai considerata da molti consumatori come sinonimo di qualit\u00e0 e garanzia di sicurezza, ma \u00e8 davvero cos\u00ec? Non \u00e8 detto.<\/p>\n<p>Molto, moltissimo, dipende dal tipo di prodotto. La provenienza, per se stessa, non offre alcun tipo di garanzia.<\/p>\n<p>Lo conferma Vincenzo Martinelli, presidente della sezione molini e frumento duro di Italmopa, l\u2019associazione che rappresenta i mugnai italiani. Martinelli descrive il fenomeno come \u201cun\u2019operazione di marketing ben riuscita\u201d e spiega che il frumento duro, ingrediente principe della pasta, \u00e8 una produzione di nicchia e rappresenta circa il 5% di tutto il grano prodotto nel mondo.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/il-falso-mito-del-cibo-100-italiano-il-nostro-paese-non-e-autosufficiente-e-importiamo-grandi-quantita-di-grano-legumi-latte-e-carni-bovine\/\">L\u2019Italia\u00a0\u00e8 il principale produttore di pasta a livello globale e il grano duro che coltiviamo internamente non \u00e8 sufficiente per le nostre necessit\u00e0,<\/a> aumentate negli ultimi decenni per l\u2019incremento dell\u2019export. \u201cOggi siamo deficitari di circa il 40% della produzione di materia prima \u2013 prosegue Martinelli \u2013. Quello che ci occorre per realizzare la nostra pasta \u00e8 un grano duro con precise caratteristiche di qualit\u00e0, determinate soprattutto dal clima, e sono quelle a contare sopra ogni altra cosa.<\/p>\n<p>Il grano duro italiano in grado di soddisfare i requisiti \u00e8 interamente consumato, ma non basta, per questo motivo quello che manca viene reperito sui migliori mercati mondiali ed europei\u201d. Per quanto riguarda i dubbi rispetto alla qualit\u00e0 e ai controlli sul prodotto importato, Italmopa evidenzia che le partite sono \u00a0soggette a \u00a0un maggior numero di verifiche rispetto a quello europeo e lo stesso vale per la presenza di residui chimici, che segue i medesimi standard. \u201cCi\u00f2 non toglie \u2013 sottolinea Martinelli \u2013 che valutiamo positivamente l\u2019incremento di una produzione locale, che sarebbe economicamente pi\u00f9 vantaggiosa\u201d.<\/p>\n<figure id=\"attachment_104920\" class=\"wp-caption aligncenter\" aria-describedby=\"caption-attachment-104920\"><a href=\"https:\/\/ilfattoalimentare.it\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/spaghetti-pasta-made-in-italy-Fotolia_165735626_Subscription_Monthly_M.jpg\" rel=\"lightbox[173877]\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-104920\" src=\"https:\/\/ilfattoalimentare.it\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/spaghetti-pasta-made-in-italy-Fotolia_165735626_Subscription_Monthly_M.jpg\" sizes=\"auto, (max-width: 550px) 100vw, 550px\" srcset=\"https:\/\/ilfattoalimentare.it\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/spaghetti-pasta-made-in-italy-Fotolia_165735626_Subscription_Monthly_M.jpg 1688w, https:\/\/ilfattoalimentare.it\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/spaghetti-pasta-made-in-italy-Fotolia_165735626_Subscription_Monthly_M-300x200.jpg 300w, https:\/\/ilfattoalimentare.it\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/spaghetti-pasta-made-in-italy-Fotolia_165735626_Subscription_Monthly_M-768x512.jpg 768w, https:\/\/ilfattoalimentare.it\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/spaghetti-pasta-made-in-italy-Fotolia_165735626_Subscription_Monthly_M-1024x682.jpg 1024w, https:\/\/ilfattoalimentare.it\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/spaghetti-pasta-made-in-italy-Fotolia_165735626_Subscription_Monthly_M-83x55.jpg 83w, https:\/\/ilfattoalimentare.it\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/spaghetti-pasta-made-in-italy-Fotolia_165735626_Subscription_Monthly_M-450x300.jpg 450w, https:\/\/ilfattoalimentare.it\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/spaghetti-pasta-made-in-italy-Fotolia_165735626_Subscription_Monthly_M-600x400.jpg 600w\" alt=\"origine, mazzo di spaghetti in verticale su tavolo\" width=\"550\" height=\"367\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-104920\" class=\"wp-caption-text\">Per fare la pasta abbiamo bisogno di importare circa il 40% del grano duro di origine estera, mentre per l\u2019olio d\u2019oliva arriviamo al 70%<\/figcaption><\/figure>\n<p><strong>Un discorso<\/strong>\u00a0analogo a quello della pasta si pu\u00f2 fare per<a href=\"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/olio-meno-di-una-bottiglia-su-quattro-prodotta-in-italia-e-fatta-con-olio-italiano\/\"> l\u2019olio extravergine d\u2019oliva.<\/a> Come abbiamo gi\u00e0 accennato\u00a0<a href=\"https:\/\/ilfattoalimentare.it\/olio-extravergine-origine-lista.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">in quest\u2019articolo<\/a>, gli oli presenti sui nostri scaffali non sono tutti 100% italiani, anzi.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/olio-meno-di-una-bottiglia-su-quattro-prodotta-in-italia-e-fatta-con-olio-italiano\/\"> La nostra olivicoltura non riesce a soddisfare la domanda.<\/a><\/p>\n<p>\u201cAnche nelle annate migliori \u2013 sottolinea Anna Cane, presidente del gruppo olio d\u2019oliva di Assitol, associazione italiana industria olearia \u2013 arriviamo al massimo a produrre il 30% dell\u2019olio di cui avremmo bisogno. Importare olio d\u2019oliva, in particolare nell\u2019area del Mediterraneo, selezionandolo con attenzione, \u00e8 una necessit\u00e0 del comparto, che ha sviluppato grande esperienza a riguardo, tanto che siamo riconosciuti in tutto il mondo per la nostra abilit\u00e0 nel blending\u201d.<\/p>\n<p>Il deficit produttivo rischia peraltro destinato di incrementarsi ulteriormente, anche a causa del cambiamento climatico, oltrech\u00e9 della mancanza di ricambio generazionale nel settore.<\/p>\n<p>\u201cSe non si modernizza \u2013 prosegue Cane \u2013 sar\u00e0 impossibile colmare il gap. Per ridare vita ai nostri oliveti, nei quali vantiamo una grandissima biodiversit\u00e0, dobbiamo puntare sulle buone pratiche agronomiche e sul contributo della ricerca scientifica. \u00c8 questo il modo di valorizzare la nostra produzione, senza per\u00f2 demonizzare quella che ha origine negli altri paesi\u201d.<\/p>\n<p>Rispetto\u00a0ai controlli, poi, Assitol sottolinea quanto siano numerosi e frequenti, con ben otto organismi diversi chiamati a verificare la genuinit\u00e0 dell\u2019olio imbottigliato dalle aziende italiane. \u201cSi va dall\u2019Ispettorato repressione frodi ai Nas, dal Nucleo antifrodi alla Guardia di finanza \u2013 sottolinea Cane \u2013. A questi si aggiungono Agenzia delle Dogane, Asl, Arpa e i laboratori di sanit\u00e0 pubblica. Inoltre, siamo stati i primi a introdurre un sistema telematico che monitora i flussi oleari in entrata e in uscita dal paese, il Sian. Ora la Spagna ci ha imitato con una normativa analoga, ma chiediamo da anni di estendere lo stesso meccanismo sull\u2019Europa intera\u201d.<\/p>\n<figure id=\"attachment_20277\" class=\"wp-caption aligncenter\" aria-describedby=\"caption-attachment-20277\"><a href=\"https:\/\/ilfattoalimentare.it\/wp-content\/uploads\/2013\/03\/146999506.jpg\" rel=\"lightbox[173877]\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-20277 size-full\" src=\"https:\/\/ilfattoalimentare.it\/wp-content\/uploads\/2013\/03\/146999506.jpg\" sizes=\"auto, (max-width: 506px) 100vw, 506px\" srcset=\"https:\/\/ilfattoalimentare.it\/wp-content\/uploads\/2013\/03\/146999506.jpg 506w, https:\/\/ilfattoalimentare.it\/wp-content\/uploads\/2013\/03\/146999506-300x200.jpg 300w, https:\/\/ilfattoalimentare.it\/wp-content\/uploads\/2013\/03\/146999506-82x55.jpg 82w, https:\/\/ilfattoalimentare.it\/wp-content\/uploads\/2013\/03\/146999506-210x140.jpg 210w, https:\/\/ilfattoalimentare.it\/wp-content\/uploads\/2013\/03\/146999506-310x207.jpg 310w\" alt=\"origine, pomodoro passata salsa\" width=\"506\" height=\"339\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-20277\" class=\"wp-caption-text\">L\u2019origine delle conserve rosse \u00e8 quasi sempre italiana, i pomodori in Italia non mancano e devono essere lavorati entro 24 ore dalla raccolta<\/figcaption><\/figure>\n<p><strong>La questione<\/strong>\u00a0\u00e8 un po\u2019 diversa per quanto riguarda il riso.<\/p>\n<p>In questo caso, infatti, la coltivazione Ue deve rispettare norme fitosanitarie pi\u00f9 stringenti di quelle previste nei Paesi asiatici, che sono grandissimi produttori, con il rischio di importare da questi Paesi cereali che potrebbero non essere salubri come i nostri. Lo sottolinea Enrico Losi, responsabile area mercati della sede di Milano dell\u2019Ente nazionale risi. \u201cIl prodotto importato \u2013 spiega Losi \u2013rappresenta circa il 13% di quello commercializzato dalle aziende italiane, ma si tratta prevalentemente di variet\u00e0 che da noi non esistono, come il Basmati, che \u00e8 una denominazione d\u2019origine e pu\u00f2 essere coltivato solo in India e Pakistan. Eppure, in Italia disponiamo di un grande numero di tipologie e produciamo anche risi aromatici simili al Basmati. Purtroppo, nell\u2019Ue, il consumatore \u00e8 abituato al prodotto indiano e pakistano e chiede quello. Le riserie italiane devono quindi importare il Basmati semigreggio, per poi lavorarlo e rivenderlo sia in Italia sia nel resto dell\u2019Ue\u201d.<\/p>\n<p>Diversa\u00a0ancora \u00e8 la situazione delle conserve di pomodoro. Passate, polpe e pelati, ma anche <a href=\"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/pomodoro-cinese-italia-principale-importatore\/\">i concentrati venduti sul territorio nazionale sono realizzati con pomodori italiani, mentre con il\u00a0 semilavorato concentrato proveniente da paesi Ue ed extra Ue \u00e8 possibile realizzare prodotti destinati all\u2019export<\/a> (leggi in proposito in fondo all&#8217;articolo <strong>l&#8217;allegato finale<\/strong>) . <a href=\"https:\/\/ilfattoalimentare.it\/sequestro-pomodoro-concentrato.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">\u00c8 recente il caso<\/a>\u00a0del sequestro di concentrato proveniente dall\u2019Egitto che, per gli inquirenti, sarebbe stato contaminato con pesticidi, si tratta per\u00f2 di episodi isolati, per cui \u00e8 ingiusto criminalizzare un intero settore. La bilancia tra import ed export per quanto riguarda i derivati del pomodoro evidenzia comunque un rapporto di uno a dieci. \u201cI nostri prodotti sono lavorati da materia prima fresca e la lavorazione deve avvenire entro 24 ore dalla raccolta \u2013 chiarisce Giovanni De Angelis, direttore generale di Anicav, Associazione nazionale industriali conserve alimentari vegetali \u2013. Non \u00e8 quindi possibile, n\u00e9 sarebbe economicamente sostenibile, utilizzare pomodori raccolti altrove. A maggior ragione se consideriamo che non ci manca certo la materia prima. L\u2019Italia \u00e8 infatti il secondo produttore al mondo di pomodoro fresco destinato alla trasformazione e siamo i primi produttori di derivati del pomodoro destinati direttamente al consumo finale, oltrech\u00e9, naturalmente, i primi esportatori al mondo di conserve di pomodoro\u201d.<\/p>\n<p>\u00c8 molto\u00a0improbabile, anzi praticamente impossibile, e neppure avrebbe commercialmente senso, trovare in Italia una conserva rossa realizzata con materia prima raccolta altrove. Ciononostante la posizione dell\u2019associazione degli industriali del settore resta quella di indicare in etichetta l\u2019origine italiana anche volontariamente, sia per i prodotti venduti nei confini nazionali sia per quelli venduti all\u2019estero. \u201cL\u2019italianit\u00e0 \u00e8 un valore aggiunto reale che deve essere evidenziato \u2013 precisa De Angelis \u2013, perch\u00e9 la nostra tradizione ed esperienza in questo settore sono riconosciute ovunque\u201d.<\/p>\n<p><em><strong>Mio commento conclusivo<\/strong>\u00a0 :<strong> Il Fatto Alimentare non affronta<\/strong><a href=\"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/perche-ci-vuole-letichettatura-dorigine-del-cibo-del-miele-ma-anche-del-pomodoro-dellolio-del-latte-o-del-vino\/\"> il <strong>tema dell&#8217;etichettatura di questi prodotti<\/strong><\/a><strong>, <a href=\"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/flash\/cresce-il-rischio-italian-sounding\/\">minacciati dall&#8217;italian sounding,<\/a> <a href=\"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/esselunga-la-gd-il-tricolore-e-litalian-sounding\/\">voluto anche dagli stessi produttori operanti sul territorio nazionale.<\/a><\/strong><\/em><\/p>\n<p><strong><em>La questione \u00e8 quindi molto pi\u00f9 complessa di quanto venga descritta sopra.<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>Chi volesse pu\u00f2 leggere un parere tecnico : <a href=\"https:\/\/www.greatitalianfoodtrade.it\/etichette\/origine-grano-riso-e-pomodoro-rinnovo-teorico-dei-decreti\">Great Italian Food Trade<\/a>. <\/em><\/strong><strong><em>Ma per usare un linguaggio pi\u00f9 semplice le etichette di pasta, riso, e pomodoro che dichiarano prodotto italiano non sono a norma, <\/em><\/strong><em><strong>a violano le regole UE.<\/strong><\/em><\/p>\n<p><em><strong><a href=\"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/perche-ci-vuole-letichettatura-dorigine-del-cibo-del-miele-ma-anche-del-pomodoro-dellolio-del-latte-o-del-vino\/\">La confusione per il consumatore, <\/a>che si avvicina allo scaffale di un prodotto qualsiasi<\/strong>, <strong>nonostante quanto afferma il Fatto Alimentare, \u00e8 grandissima: <\/strong><\/em><em><strong>l&#8217;origine dei prodotti in questione non \u00e8 affatto chiara.\u00a0<\/strong><\/em><\/p>\n<p><em><strong>Per rispondere al Fatto Alimentare : <\/strong><\/em><em><strong>Gli italiani &#8220;lo fanno meglio&#8221; (il cibo)?<\/strong><\/em><\/p>\n<p><em><strong>Probabilmente s\u00ec. Ma i prodotti italiani non sono valorizzati appieno, n\u00e8 per il mercato interno n\u00e8 per l&#8217;export.<\/strong><\/em><\/p>\n<p><em><strong><a href=\"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/esselunga-la-gd-il-tricolore-e-litalian-sounding\/\">E le nostre aziende nonch\u00e8 le nostre istituzioni non hanno migliorato la situazione<\/a> <\/strong>(nonostante il loro <strong>lobbying<\/strong> presso le testate giornalistiche : Italmopa e Assitol , ad esempio, sono associate a <strong>Confindustria<\/strong>).<\/em><\/p>\n<p><em><a href=\"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/confezioni-ed-etichette-le-insidie-per-il-consumatore\/\"><strong>L&#8217;Unione Europea decider\u00e0 a breve il da farsi sull&#8217;etichettatura degli alimenti prodotti in Europa, speriamo che il mondo della politica italiana sia pronto a farsi promotore delle istanze delle aziende sane che operano sul nostro territorio.<\/strong><\/a><\/em>[\/vc_column_text][vc_empty_space][vc_column_text]<strong>L&#8217; allegato finale, <a href=\"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/pomodoro-come-si-distrugge-leccellenza-del-made-in-italy\/\">a cura di Milena Gabbanelli<\/a>, smentisce la versione di Confindustria sul pomodoro:\u00a0<\/strong><\/p>\n<p class=\"chapter-title\"><a href=\"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/pomodoro-come-si-distrugge-leccellenza-del-made-in-italy\/\"><strong>&#8221; Boom di importazioni dalla Cina<\/strong><\/a><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Negli ultimi anni \u2014 dichiara\u00a0<a href=\"https:\/\/www.coldiretti.it\/consumi\/consumi-stop-frodi-17-import-pomodoro-dalla-cina\" rel=\"nofollow\">Coldiretti<\/a>\u00a0\u2014 \u00e8 cresciuto il giro d\u2019affari di derivati che arrivano dall\u2019estero, quasi met\u00e0 dalla Cina: la maggior parte in fusti industriali da 200 chili di concentrato da rilavorare e confezionare. Molte delle fabbriche cinesi coinvolte si trovano nello Xinjiang, la regione abitata dalla minoranza perseguitata degli uiguri, che secondo il libro \u00abRosso marcio\u00bb di Jean-Baptiste Malet sono impiegati anche nella raccolta come lavoratori forzati stagionali.<\/p>\n<p>In 30 anni Pechino, che ha costi di produzione enormemente bassi, \u00e8 diventata il secondo player mondiale. Tra 2018 e 2020 le importazioni dalla Cina sono passate da 35.200 a 68.600 tonnellate, trasformando il Paese asiatico nel primo fornitore dell\u2019Italia. E quest\u2019anno i volumi aumenteranno ancora: gi\u00e0 a febbraio sono entrate 18.500 tonnellate di prodotti (erano 13.400 nello stesso periodo dell\u2019anno scorso).&#8221;[\/vc_column_text][vc_empty_space][vc_single_image image=&#8221;68405&#8243; img_size=&#8221;full&#8221;][\/vc_column][\/vc_row]<\/p>\n<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La confusione per il consumatore, che si avvicina allo scaffale di un prodotto qualsiasi, nonostante quanto dica il Fatto Alimentare , \u00e8 grandissima. E le nostre aziende nonch\u00e8 le nostre istituzioni non hanno migliorato la situazione<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":47014,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[37,270],"tags":[248,200,192,146,237],"class_list":["post-60227","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-interventi","category-storia-del-cibo-e-della-distribuzione","tag-cambiamento-climatico","tag-coldiretti","tag-confindustria","tag-marketing","tag-pesticidi","category-37","category-270","description-off"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/60227","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=60227"}],"version-history":[{"count":11,"href":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/60227\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":69218,"href":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/60227\/revisions\/69218"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-json\/wp\/v2\/media\/47014"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=60227"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=60227"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=60227"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}