{"id":61749,"date":"2022-01-08T00:59:35","date_gmt":"2022-01-07T23:59:35","guid":{"rendered":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/?p=61749"},"modified":"2022-05-22T17:21:41","modified_gmt":"2022-05-22T15:21:41","slug":"comandati-da-una-app","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/comandati-da-una-app\/","title":{"rendered":"Comandati da una app"},"content":{"rendered":"<div class=\"wpb-content-wrapper\"><p>[vc_row][vc_column][vc_column_text]Leggi anche :<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/delivery-tra-perdite-delle-piattaforme-e-sfruttamento-dei-lavoratori\/\">Delivery : tra perdite delle piattaforme e sfruttamento dei lavoratori<\/a><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/flash\/le-app-piu-scaricate-del-food-delivery\/\">Le app pi\u00f9 scaricate del food delivery<\/a><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/excellencemagazine.it\/un-anno-di-food-delivery-i-dati-dellosservatorio-di-just-eat\/\">Un anno di food delivery. I dati dell\u2019osservatorio di Just Eat<\/a><\/p>\n<p class=\"post-title\"><a href=\"https:\/\/sensortower.com\/blog\/state-of-food-delivery-apps-europe-report-2021\">State of Food Delivery and Restaurant Apps in Europe 2021: Installs Rise 44% Since 2019<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La Stampa<\/p>\n<p>Economia &amp; Finanza<\/p>\n<p>Comandati da una app<\/p>\n<p>Il\u00a0 Dossier<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Sandra Riccio<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 il popolo dei rider che ogni giorno consegna pranzo e cena a domicilio e ci sono i tanti fattorini che a ogni ora della giornata corrono per le strade del nostro Paese per recapitare pacchi e acquisti vari. Ormai tutti conoscono bene questo mondo di nuovi impieghi, tutti accomunati dal fatto di avere una app (e un algoritmo) come datore di lavoro. Il fenomeno \u00e8 in forte espansione in tutto il mondo e \u00abinvade\u00bb continuamente nuovi ambiti lavorativi.<\/p>\n<p>Nel nostro Paese sta raggiungendo numeri non trascurabili. Un&#8217;indagine diffusa ieri da<strong> Inapp, l&#8217;Istituto Nazionale per l&#8217;Analisi delle Politiche Pubbliche<\/strong>, ha contato oltre <strong>570 mila persone in Italia che lavorano per una piattaforma digitale. Emerge che non si tratta di \u00ablavoretti\u00bb: per l&#8217;80,3% dei casi si tratta di una fonte di sostegno importante o addirittura essenziale mentre per circa la met\u00e0 (48,1%, pari a 274 mila soggetti) \u00e8 il lavoro principale.<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Non solo rider<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Lo studio ha anche messo in evidenza che <strong>i rider e i fattorini rappresentano solo la met\u00e0 di questo nuovo universo (con una quota rispettivamente del 36,2% e del 14%).<\/strong> Il resto dei \u00abplatform workers\u00bb svolgono incarichi online che vanno dalle traduzioni, alla stesura di testi, fino alla programmazione di software, alla realizzazione di siti web e cos\u00ec via. Oltre il 31% di questi nuovi lavoratori non ha un contratto scritto e solo l&#8217;11% ha un contratto di lavoro dipendente. \u00abSi tratta, dunque, di un lavoro povero, fragile. In altri termini, di una nuova precariet\u00e0 digitale\u00bb spiega l&#8217;analisi che parla anche di rischio di \u00abcaporalato digitale\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>La lente della Ue<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L&#8217;indagine, che porta il nome di \u00abLavoro virtuale nel mondo reale: i dati dell&#8217;Indagine Inapp-Plus sui lavoratori delle piattaforme in Italia\u00bb, ha coinvolto oltre 45mila intervistati e anticipa i propri dati a pochi giorni dalla presentazione della proposta di direttiva della Commissione europea per il miglioramento delle condizioni di lavoro nelle piattaforme. Certo \u00e8 che i miti della sharing economy non reggono pi\u00f9: le piattaforme digitali richiamano sempre pi\u00f9 forme di lavoro rigidamente controllate (nei tempi e nei modi), pagate spesso a cottimo (50,4% dei casi) e il cui guadagno risulta fondamentale per chi lo esercita. \u00abL&#8217;adozione della direttiva sulle condizioni di lavoro nelle piattaforme proposta lo scorso 9 dicembre pu\u00f2 rappresentare un importante punto di riferimento sovranazionale per regolamentare e tutelare il lavoro delle piattaforme \u2013 dice Sebastiano Fadda, presidente dell&#8217;Inapp \u2013. In tale nuovo contesto fino a cinque milioni e mezzo di lavoratori digitali in Europa potrebbero essere riclassificati come lavoratori subordinati, usufruendo cos\u00ec di alcuni diritti fondamenti (tra cui salario minimo, orario di lavoro, sicurezza e salute sul lavoro, forme di assicurazione e protezione sociale) finora negati. Queste garanzie consentirebbero non solo di bilanciare in maniera pi\u00f9 equa l&#8217;interesse dei fruitori di tali servizi con il diritto a condizioni di lavoro dignitose, ma anche di assicurare condizioni concorrenziali pi\u00f9 sane nei diversi mercati e una maggiore trasparenza fiscale. La tipologia dei lavori in piattaforma \u00e8 molto variegata: \u00e8 necessario intervenire soprattutto e prioritariamente l\u00e0 dove le condizioni lavorative sono pi\u00f9 esposte al rischio di sfruttamento\u00bb.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Schiavi dell&#8217;algoritmo<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il sistema pi\u00f9 diffuso per la valutazione del lavoro svolto \u00e8 quello legato al numero di impegni o incarichi portati a termine (59,2% dei casi) seguito dal giudizio dei clienti (42,1%). Questo conferma la centralit\u00e0 del sistema del cottimo orario nella valutazione effettuata dagli algoritmi sui lavoratori e nell&#8217;organizzazione produttiva della piattaforma e suggerisce come per molti lavoratori delle piattaforme non si tratti di lavoro autonomo, ma di lavoro dipendente. A una valutazione negativa o a una mancata disponibilit\u00e0 nello svolgimento degli incarichi corrisponde in quattro casi su dieci un peggioramento del tipo di incarichi assegnati, con la riduzione nelle occasioni di lavoro pi\u00f9 redditizie rispetto al complesso degli incarichi (40,7%). Inoltre, la valutazione negativa determina per il 4,3% dei lavoratori il mancato pagamento della prestazione svolta, fino ad arrivare nel 2,8% dei casi alla disconnessione forzata dalla piattaforma, una sorta di licenziamento occulto.<\/p>\n<p>Redatto il 7 gennaio, aggiornato l&#8217;8 gennaio 2022[\/vc_column_text][vc_empty_space][vc_single_image image=&#8221;61750&#8243; img_size=&#8221;full&#8221; alignment=&#8221;center&#8221;][\/vc_column][\/vc_row]<\/p>\n<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>570 mila persone in Italia che lavorano per una piattaforma digitale. Per l&#8217;80,3% dei casi si tratta di una fonte di sostegno importante o addirittura essenziale mentre per circa la met\u00e0 (48,1%, pari a 274 mila soggetti) \u00e8 il lavoro principale. 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