{"id":79489,"date":"2023-12-09T17:32:18","date_gmt":"2023-12-09T16:32:18","guid":{"rendered":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/?p=79489"},"modified":"2023-12-26T22:53:30","modified_gmt":"2023-12-26T21:53:30","slug":"alessandro-f-giudice-a-proposito-di-le-ossa-dei-caprotti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/alessandro-f-giudice-a-proposito-di-le-ossa-dei-caprotti\/","title":{"rendered":"Alessandro F. Giudice a proposito di Le ossa dei Caprotti"},"content":{"rendered":"<div class=\"wpb-content-wrapper\"><p>[vc_row][vc_column][vc_column_text]Chi fu davvero Bernardo Caprotti? Com\u2019era da vicino, nel privato e sul lavoro, l\u2019uomo capace di guidare Esselunga fino a diventare un colosso della grande distribuzione italiana? Lo racconta il figlio Giuseppe \u00a0nel suo libro. Di solito non faccio recensioni dei libri che leggo, ma questo mi ha veramente sorpreso per la novit\u00e0 del punto di vista.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Racconta in dettaglio la storia di Esselunga e le faide familiari che ne hanno accompagnato l\u2019epopea.<\/p>\n<p>Ne esce, a dire poco, offuscata la figura di Bernardo Caprotti descritto con dovizia di particolari inediti come personaggio egocentrico, duro, irascibile, quasi paranoico, dedito al culto della propria personalit\u00e0, litigioso anche con gli affetti pi\u00f9 vicini, irriconoscente, dispotico e patriarcale, vagamente razzista e pieno di pregiudizi. Mosso da un\u2019ambizione smisurata, accompagnata da un senso etico poco sofisticato ma anche un po\u2019 pasticcione in alcuni ambiti della \u00a0gestione aziendale. Invischiato, per esempio, in rapporti economici pericolosi con l\u2019immobiliarista [Luigi ] Zunino (poi saltato) tanto da esporre Esselunga in misura pesantissima a crediti traballanti, salvo poi scaricare la colpa su uno dei suoi manager pi\u00f9 fedeli.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Anzitutto, contrariamente a quanto diffusamente si crede (lo credevo pure io) <a href=\"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/la-societa-fondatrice-di-esselunga-venne-creata-nel-1947-da-nelson-rockefeller\/\">Bernardo Caprotti non fu il fondatore di Esselunga creata, invece, alla fine degli anni 50 da una cordata americana guidata da Nelson Rockefeller. <\/a><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/king-kullen-i-perche-del-primo-supermercato-usa-allorigine-della-distribuzione-mondiale\/\">Furono gli americani ad avere l\u2019idea di portare in Europa il concetto della grande distribuzione,<\/a> <a href=\"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/la-societa-fondatrice-di-esselunga-venne-creata-nel-1947-da-nelson-rockefeller\/\">scelsero l\u2019Italia per una serie di considerazioni e Milano (poi il nord Italia) perch\u00e9 era il mercato di consumo piu ricco. <\/a><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/la-societa-fondatrice-di-esselunga-venne-creata-nel-1947-da-nelson-rockefeller\/\">Non sapevano neppure chi fosse Caprotti e scelsero un socio italiano, Marco Brunelli, che tir\u00f2 dentro il fratello di Bernardo con una piccolissima quota.<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Secondo il racconto del figlio (documenti alla mano) Caprotti fu poi abilissimo ad acquisirne il controllo molti anni dopo (quando gli americani avevano deciso di uscire) \u00a0con un\u2019operazione assai spregiudicata, passando sopra amicizie e parentele. Rompendo perfino i rapporti con<a href=\"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/caprotti-dynasty-segreti-e-liti\/\"> l\u2019anziana madre (forse arrivando perfino a picchiarla<\/a>) privandola del patrimonio e non esitando a gettare sul lastrico il suo stesso fratello. Inoltre, Bernardo Caprotti non era propriamente un \u201cself made man\u201d come spesso viene ricordato, ma il discendente (certamente pi\u00f9 scaltro e spregiudicato dei fratelli) di una facoltosa dinastia imprenditoriale milanese molto bene inserita nell\u2019alta borghesia industriale del dopoguerra. Non che questa fosse ovviamente una colpa, ma giusto per capire che, tra i meriti del personaggio, non pu\u00f2 essere annoverato almeno quello dell\u2019auto-elevazione sociale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Bernardo non era uomo riservato n\u00e8 modesto ma abbastanza spaccone e piuttosto irritante nella sua spavalda tendenza all\u2019autocelebrazione. Ossessivo, maniaco del controllo compulsivo in tutti gli ambiti della sua vita, compreso quello familiare in cui dava sfogo a una violenza verbale senza freni ma anche senza logica apparente. \u00a0Perfino lo psichiatra che per 20 anni aveva incaricato di redigere profili clinici praticamente di tutti in azienda, cos\u00ec definiva Bernardo Caprotti (secondo quanto riferisce il figlio) in una perizia riservata: \u201cLa violenta scissione degli oggetti in buoni e cattivi, la totale sfiducia nei collaboratori, le fantasie non sorrette da dati oggettivi circa la presenza in azienda di forze minacciose e colluse finalizzate a distruggerne l\u2019opera, costringendolo a immediate azioni di difesa, configurano un comportamento innestato da una posizione schizo-paranoidea. A sostegno di tale ipotesi citiamo la sistematica distorsione della realt\u00e0 aziendale con timori circa il collasso della stessa\u2026ne deriva esercizio del potere in modo dispotico, eliminazione brutale dei colpevoli di cospirazione, incompetenza e\/o ladrocinio, esasperazione dei controlli che riduce i pochi fedelissimi a aderire acriticamente alle decisioni. La causa di tale comportamento potrebbe essere fatta risalire a una senescenza patologica su base organica come indicato dall\u2019indebolimento delle capacit\u00e0 cognitive con una fatale deriva verso false interpretazioni della realt\u00e0 non corrette n\u00e9 dalla critica n\u00e9 dall\u2019esperienza: in una parola interpretazioni francamente deliranti.\u201d<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>A dispetto dell\u2019immagine pubblica, familiare e inclusiva, che l\u2019azienda si sforzava di diffondere (con un certo successo) regnava in Esselunga un clima di terrore. Chiunque poteva trovarsi improvvisamente, per ragioni labilissime e imprevedibili, nella linea del fuoco. Tra pressioni psicologiche, delegittimazioni palesi, gogne pubbliche, insulti e offese plateali. Con metodi da guerra fredda come i pedinamenti, le indagini bancarie sui manager e forse perfino le intercettazioni ambientali. Fino a licenziamenti di alti dirigenti eseguiti con modalit\u00e0 da regime totalitario e preceduti &#8211; secondo il racconto di Giuseppe Caprotti &#8211; dalla fabbricazione a tavolino di prove false. In Esselunga si poteva finire licenziati anche per un episodio banale o per un errore. Oppure solamente perch\u00e9 bisognava fare spazio a qualcun altro. Questo emerge dalla lettura del libro.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u00c8 la descrizione, molto realistica, di un modello di capitalismo familiare assai tipico dell\u2019Italia del dopoguerra. Con aziende cresciute al traino della veloce espansione dei mercati di sbocco e con la \u00a0fallace percezione che fossero invece guidate da capacit\u00e0 gestionali quasi magiche: il tocco fatato dell\u2019imprenditore, la retorica del self made man venuto su dal lavoro mentre, in realt\u00e0, il deficit di competenze manageriali \u00e8 sempre stato piuttosto endemico. Tanto che molte aziende non sopravvivono alla dipartita dell\u2019imprenditore-fondatore proprio perch\u00e9 non costruiscono meccanismi decisionali, direzionali e di incentivazione sufficientemente oggettivi e strutturalmente robusti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Nell\u2019occasione, ho finalmente capito molto di un suo strettissimo collaboratore che conobbi per caso in un contesto professionale moltissimi anni fa, in una vita precedente. Mi ero sempre chiesto come avesse fatto a diventare uno tra i pi\u00f9 stretti collaboratori di uno degli imprenditori pi\u00f9 ammirati d\u2019Italia, non avendo riconosciuto in lui, al tempo, \u00a0l\u2019ombra di qualche qualit\u00e0. Ora mi \u00e8 tutto pi\u00f9 chiaro. Per entrare nel cerchio magico di Bernardo Caprotti, a quanto sembra, occorreva essere yes men al servizio esclusivo delle sue smanie di possesso.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Nel complesso, un punto di vista molto originale di una storia speciale del capitalismo familiare italiano. Una saga appassionante, un libro scritto benissimo che scorre tutto d\u2019un fiato, capace di offrire l\u2019immagine poco conosciuta, davvero stupefacente (ancorch\u00e9 non sia tanto questo l\u2019intento del libro quanto piuttosto quello, assai pi\u00f9 ampio, di ristabilire una verit\u00e0 storica tradita a detrimento dell\u2019immagine di alcuni, a favore di altri) \u00a0di un uomo spesso circondato da esaltazione forse eccessiva da parte dell\u2019opinione pubblica e da certa ritrattistica agiografica.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.stradeonline.it\/component\/contact\/contact\/383\">Alessandro F. Giudice<\/a><\/p>\n<p><em>P.S. : avete intuito chi era lo yes men senza qualit\u00e0? E&#8217; molto facile&#8230;<br \/>\n<\/em>[\/vc_column_text][vc_empty_space][vc_single_image image=&#8221;79500&#8243; img_size=&#8221;full&#8221; alignment=&#8221;center&#8221;][\/vc_column][\/vc_row]<\/p>\n<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un punto di vista molto originale di una storia speciale del capitalismo familiare italiano. 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