{"id":79520,"date":"2024-04-10T00:40:39","date_gmt":"2024-04-09T22:40:39","guid":{"rendered":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/?p=79520"},"modified":"2025-05-03T17:01:53","modified_gmt":"2025-05-03T15:01:53","slug":"il-paradiso-avvelenato-delle-famiglie-in-lite-per-leredita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/il-paradiso-avvelenato-delle-famiglie-in-lite-per-leredita\/","title":{"rendered":"Il paradiso avvelenato delle famiglie in lite per l&#8217;eredit\u00e0"},"content":{"rendered":"<div class=\"wpb-content-wrapper\"><p>[vc_row][vc_column][vc_column_text]Sopra : foto scattata alla Feltrinelli di Corso Vittorio Emanuele, a Milano, il 24 dicembre\u00a0 2023 .<\/p>\n<p>Di <a href=\"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/presentazione-del-libro-le-ossa-dei-caprotti-a-roma-2-febbraio-2024\/\">Stefano Cingolani<\/a>, da Il Foglio &#8211; 9 dicembre 2023. Aggiornato il 10 aprile 2024 con una mia nota finale.<\/p>\n<p>Sicuramente uno degli articoli che spiega meglio il mio libro.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h2>Si alzano molti veli su Bernardo Caprotti e la sua Esselunga, primo supermarket all&#8217;americana. Racconta tutto il figlio Giuseppe, una storia di patriarcato al tramonto: quello del capitale.<\/h2>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il giorno 9 ottobre 2014, davanti al notaio Carlo Marchetti, a Milano, <strong>Bernardo Caprotti<\/strong>, 89 anni, firma un testamento che racchiude in sintesi la sua vita e la sua filosofia. &#8220;Famiglia non ci sar\u00e0 &#8211; cos\u00ec \u00e8 dattiloscritto, sembra una trascrizione del parlato &#8211; Ma non ci saranno le lotte. O saranno inutili. Le aziende non saranno dilaniate&#8221;. C&#8217;\u00e8 poi una postilla intitolata &#8220;Il futuro di Esselunga&#8221;: &#8220;Sto dotando l&#8217;azienda di un management di alta qualit\u00e0. E&#8217; diventata attrattiva. Per\u00f2 \u00e8 a rischio. E&#8217; troppo pesante condurla, pesantissimo possederla. Questo paese cattolico non tollera il successo. Occorre trovarle, quando i pessimi tempi italiani saranno migliorati, una collocazione internazionale&#8221;. Non manca una indicazione precisa: &#8220;Ahold sarebbe ideale. Mercadona no. Attenzione: privata, italiana, soggetta ad attacchi, pu\u00f2 diventare Coop. Non deve succedere&#8221;. Bernardo \u00e8 morto il 30 settembre 2016. Esselunga non \u00e8 stata venduta e non \u00e8 diventata una cooperativa. Le eredi, la seconda moglie Giuliana Albera e la figlia Marina, alle quali ha lasciato il 70 per cento delle azioni, hanno deciso di andare avanti da sole, per il momento. Ai figli della prima moglie, Giuseppe e Violetta, \u00e8 andato il restante 30 per cento diviso in parti uguali: nel 2020 lo cedono per 1,83 miliardi di euro a Giuliana e Marina. Quest&#8217;ultima, lasciata Londra dove viveva, prende in mano il timone affiancata dal marito, il nobile siciliano Francesco Moncada di Patern\u00f2. Nel testamento, il vecchio Caprotti fa riferimento ad &#8220;anni di battaglie legali e di maldicenze da parte di Violetta e di Giuseppe&#8221; che ha escluso dal potere anche se non dalla ricchezza. Ora \u00e8 proprio Giuseppe, esautorato prima come amministratore delegato poi come erede, a raccontare la propria versione in un libro intitolato &#8220;Le ossa dei Caprotti&#8221; (Feltrinelli), alzando molti veli sulla famiglia, sulle origini delle sue fortune, sulla nascita e il successo del primo supermarket all&#8217;americana fondato da Nelson Rockefeller.<\/p>\n<p>E&#8217; un&#8217;altra rilevante storia di un patriarcato al tramonto, il patriarcato del capitale, senza che sia sorto un altro modo di concepire la famiglia e l&#8217;impresa. Si sono pubblicati molti libri sull&#8217;ascesa e il declino delle grandi fortune, negli ultimi anni \u00e8 diventato un genere, se non una moda. E non a caso, perch\u00e9 oggi pi\u00f9 che mai siamo alla ricerca di un nuovo modello. Forse non lo troveremo, non uno soltanto, non pi\u00f9 uno dominante sugli altri. Cattolici e protestanti sono sulla stessa barca. Max Weber se fosse vivo dovrebbe riscrivere il suo saggio pi\u00f9 famoso. Che cosa hanno in comune le famiglie Agnelli, Benetton, Campati, Caprotti, Del Vecchio, Herm\u00e8s, Marzotto, Merloni, Porsche? Hanno in portafoglio grandi fortune, detengono azioni in imprese importanti e spesso le controllano, si sono lacerate sull&#8217;altare del comando. L&#8217;eredit\u00e0 Caprotti ha molte somiglianze con l&#8217;eredit\u00e0 Del Vecchio. Il fondatore della Luxottica in realt\u00e0 ha espatriato in Francia la sua azienda, tuttavia ha lasciato la quota maggiore nelle mani della seconda moglie Nicoletta Zampillo. Con il primogenito Claudio c&#8217;\u00e8 stata una rottura alla fine degli anni 90, \u00e8 rimasto a New York, ha rilanciato la Brooks Brothers poi venduta con la pandemia. Agli altri tre sono andati cospicui pacchetti azionari, il 12,5 per cento che equivale grosso-modo a 3,75 miliardi, ci sono poi case, yacht, Rolls Royce, dipinti di Canaletto e Van Dyck. Ma \u00e8 scoppiata una lite sulla tassa di successione (56 milioni al fisco) e sul ruolo di Francesco Milleri che ha in mano la cassaforte finanziaria Delfin oltre a gestire Essilor Luxottica. Anche Leonardo Del Vecchio \u00e8 rimasto fedele all&#8217;uomo solo al comando, come Bernardo Caprotti, come Gianni Agnelli e suo nonno. Dopo la morte dell&#8217;Avvocato e del fratello Umberto, la famiglia reale del capitalismo italiano ha rischiato di perdere il controllo, con la Fiat sull&#8217;orlo del collasso, finita in mano alle banche creditrici. La successione in realt\u00e0 non \u00e8 mai stata facile, attraversata da tragedie umane (si pensi al suicidio di Edoardo, il figlio dell&#8217;Avvocato) o maledizioni del caso (come la morte improvvisa a soli 33 anni di Giovanni Alberto, figlio di Umberto).<\/p>\n<p>Nel biennio terribile 2003-2005 il crollo della Fiat e della famiglia viene evitato grazie a due mosse audaci: blindare la propriet\u00e0 e scegliere un manager di prim&#8217;ordine come Sergio Marchionne. L&#8217;erede designato per tempo \u00e8 John Elkann, nipote di Gianni, con il compito di mantenere gli equilibri nel clan composto ormai da oltre cento membri. E lui lo ha fatto secondo lo stile di casa: ha il 60 per cento della Dicembre, l&#8217;accomandita alla quale fa capo l&#8217;intera piramide societaria, il resto ai fratelli Lapo e Ginevra. Il suo punto di forza \u00e8 che in 20 anni ha moltiplicato per 25 volte l&#8217;eredit\u00e0, passando da 1,3 a 30 miliardi di euro. E la madre Margherita ha ingaggiato una guerra senza esclusione di colpi contro i tre figli avuti da Alain Elkann e a favore dei 5 rampolli di Serge de Pahlen, il secondo marito. Ma il reame degli Agnelli non consente divisioni del potere, come alla Volkswagen dilaniata a lungo dal conflitto tra due famiglie. Ferdinand Karl, figlio di Anton Pi\u00e9ch e Louise Porsche, nato a Vienna nel 1937 e svezzato in azienda fino al 1971, grazie al successo della 907 viene chiamato alla Audi per rilanciare il marchio. Una carriera folgorante che gli vale il comando del gruppo quando Carl Hahn nel 1993 lascia una Volkswagen piena di buchi. Pi\u00e9ch li tappa tutti e viene incoronato salvatore. Finch\u00e9 \u00e8 rimasto in vita Ferry Porsche, figlio del geniale Ferdinand, il progettista di origine boema che concep\u00ec la macchina del popolo su indicazione di Hitler in persona, la sua autorit\u00e0 aveva tenuto insieme appetiti, rivalit\u00e0, revanscismo. Il vecchio Ferdinand si spegne nel 1951, riabilitato da tre anni, fa appena in tempo a vedere il successo della nuova 356 alla 24 ore di Le Mans. Ferry tiene le redini di fatto fino al 1989 (muore il 27 marzo 1998).<br \/>\nIl figlio Ferdinand Alexander detto Butzi \u00e8 al suo fianco finch\u00e9 tra i Porsche e i Pi\u00e9ch non scoppia una rivalit\u00e0 che va avanti per anni. Con un carattere brusco e imperioso, consapevole del peso che la storia ha messo sulle sue spalle, Ferdinand Pi\u00e9ch \u00e8 sempre stato un uomo laborioso e timorato. L&#8217;unico eccesso, il troppo amore per le donne. Non a caso ha 12 (alcuni sostengono 13) figli nati da quattro unioni diverse, alle quali va aggiunta una serie di avventure sentimentali, come quella con Marlene, l&#8217;ex moglie del cugino Gerd Porsche. Anche Pi\u00e9ch \u00e8 uno specialista nel defenestrare i suoi manager, specialmente quelli che egli stesso ha designato come propri successori. E si comincia persino a insinuare che voglia mettere il colosso Volkswagen nelle mani dell&#8217;ultima moglie Ursula, ex bambinaia dei suoi figli. Contro di lui si erge Wolfgang, il pi\u00f9 giovane figlio di Ferry. Tiene duro Pi\u00e9ch, finch\u00e9 nel 2015 dopo l&#8217;ultima guerra contro l&#8217;ennesimo capo azienda, si dimette. Muore quattro anni dopo lasciando campo libero a Wolfgang Porsche che con il 53 per cento dei diritti di voto controlla la Volkswagen.<\/p>\n<p>I conflitti intestini sono costati cari ai Marzotto. Restano insieme per cinque generazioni, la sesta si divide in pi\u00f9 rami. Pietro, ultimo dei sette figli del leggendario Gaetano, leader storico della famiglia di Valdagno, voleva allargare la base azionaria del grande gruppo tessile diventato ormai una grande holding e affidarne la gestione a un manager. Apriti cielo. Le divergenze precipitano con l&#8217;opa su Zignago Santa Margherita. Pietro si oppone agli altri fratelli, l&#8217;operazione salta, ma lui esce di scena. &#8220;Vengo buttato fuori&#8221;, ricorder\u00e0 anni dopo. Il clan si spacca tra i Marzotto di Valdagno e quelli di Fossalta di Portogruaro. Vengono ceduti i Jolly Hotel, venduti Valentino e Hugo Boss, e via via dimagrendo. Figli, mogli, mariti, nipoti, ognuno per sua strada, tra vini, finanza, iniziative varie, anche interessanti e profittevoli, ma senza pi\u00f9 un centro di gravit\u00e0 permanente. Famiglie divise che si disperdono o si ridimensionano come i Merloni. O liti penose come nell&#8217;impero delle patatine e degli snacks. Alberto Vitaloni, il fondatore, \u00e8 in gravi condizioni e i figli Francesco, Michele e Susanna Vitaloni ai quali aveva distribuito una quota del 15 per cento ciascuno, si contendono a suon di cause legali la sua fortuna. Con Francesco e Michele contro Susanna, la preferita che guida l&#8217;azienda. Anche alla Campari scoppia una guerra giudiziaria tra i fratelli Garavoglia. L&#8217;ultima erede della famiglia Campari, Angiola Maria Migliavacca, nel 1982 vende l&#8217;azienda a Erinno Rossi e Domenico Garavoglia. Luca, 54 anni, figlio di Domenico \u00e8 al comando dal 1996. A lui fa capo la societ\u00e0 lussemburghese che detiene il 51 per cento; il 46 per cento va alla sorella Alessandra che nel 2000 fa causa alla madre Anna Rosa Magno, a Luca e all&#8217;altra sorella Maddalena, accusandoli di averla estromessa. Vince e ottiene 100 milioni di euro. I dissidi si ripresentano nel 2017 alla morte della madre che aveva designato eredi universali Luca e Alessandra. Adesso \u00e8 Maddalena a fare causa, vuole 400 milioni, la lite si chiude nel giugno scorso con 50 milioni in pi\u00f9 tranche. I quattro rami dei Benetton, invece, dopo anni di divisioni, travolti dal crollo del ponte Morandi e rimasti orfani dello stratega finanziario Gilberto, per non violare l&#8217;armonia ritrovata hanno deciso di spartirsi il vasto impero immobiliare che vale circa 900 milioni di euro, affidandosi alla sorte. Si sono rivolti a dei consulenti i quali hanno costruito quattro &#8220;pacchetti&#8221; grosso modo equivalenti. Poi hanno assegnato i diversi palazzi ai quattro rami della famiglia: a Luciano, Alessandro Benetton e fratelli, agli eredi di Carlo, a Sabrina figlia di Gilberto, a Giuliana e ai suoi figli. Parliamo di edifici come il Fondaco dei tedeschi a Venezia, l&#8217;Augusto Imperatore di Roma, la Loggia dei mercanti a Firenze e poi Cortina, il palazzo sugli Champs Elys\u00e9es a Parigi, una lunga e sontuosa lista. Restano fuori i negozi della United Colors di Luciano: sono la quota pi\u00f9 consistente con un valore che supera il miliardo di euro. Quel che non pot\u00e9 la virt\u00f9, pu\u00f2 la fortuna, avrebbe detto Machiavelli. La propriet\u00e0 non \u00e8 un furto al contrario di quel che sosteneva Proudhon, ma pu\u00f2 essere un regalo. Un erede Herm\u00e9s \u00e8 stato messo sotto accusa dai parenti per aver favorito un immigrato. Nicolas Puech, discendente di 5 generazione di Thierry Herm\u00e8s, ha lasciato l&#8217;azienda nove anni fa e si \u00e8 ritirato in Svizzera dove riscuote i dividendi del suo pacchetto del 5 per cento. Giunto a 80 anni senza eredi ha deciso di lasciare tutto (10 miliardi di euro) al suo giardiniere tuttofare di origine marocchina che lo ha molto aiutato durante la pandemia. Adesso non solo i suoi parenti minacciano di farlo interdire, ma s&#8217;\u00e8 messa contro anche la Fondazione Isocrate, una Ong fondata da Puech che nel 2011 era stata designata come unica beneficiaria.<\/p>\n<p>L&#8217;eredit\u00e0 lacera le famiglie, il comando le avvelena, la scomparsa del patriarca lascia un vuoto difficile da accettare e ancor pi\u00f9 da riempire. Ma forse poche altre storie sono cos\u00ec controverse e dolorose come quella di <strong>casa Caprotti<\/strong>, da sempre litigiosa, umorale, ricca di personalit\u00e0 forti e autoritarie. Giuseppe ricorda che<a href=\"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/libro\/i-caprotti-e-la-famiglia-mio-nonno-giuseppe-caprotti-detto-peppino-anni-50\/\"> il nonno Peppino<\/a> aveva escluso il primogenito Bernardo dalla dimora di famiglia per \u201cun valore morale\u201d e i litigi tra padre e figlio erano quotidiani e molto violenti. Imprenditore della Brianza, dove gli avi avevano posseduto dei cotonifici fin dal Settecento, Giuseppe muore a 53 anni per un incidente d\u2019auto mentre torna da una vacanza con l&#8217;amante <a href=\"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/libro\/i-caprotti-e-la-famiglia-anna-z-1949\/\">Anna Z.<\/a> Lascia tre figli: Bernardo che a soli 26 anni deve prendere sulle sue spalle la Manifattura Caprotti, Guido e Claudio; i rapporti tra loro saranno tempestosi, cos\u00ec come lo erano stati quelli del padre con gli zii, racconta Giuseppe. <a href=\"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/libro\/i-caprotti-e-la-famiglia-mio-nonno-giuseppe-caprotti-detto-peppino-anni-50\/\">Peppino aveva un gran talento imprenditoriale. Era stato lui a far decollare l\u2019azienda e a entrare nel salotto buono milanese soprattutto nel secondo dopoguerra, sfruttando con intelligenza il piano Marshall.<\/a> I tre fratelli condividono affetti e afffari per anni, anche se \u201cil carattere litigioso di Bernardo render\u00e0 penosa la vita di Guido nella casa di famiglia ad Albiate dove il pater familias eserciter\u00e0 sempre un potere dispotico\u201d. Finch\u00e9 non \u201carrivano i marines\u201d.<\/p>\n<p>La leggenda alimentata anche da Bernardo vuole che tutto sia nato per caso, ascoltando chiacchiere da toilette nello storico Hotel Palace di St. Moritz. I due origliatori erano Guido e il suo amico Marco Brunelli. A parlare sarebbe stato Cesare Brustio (la famiglia era azionista assieme ai Borletti della Rinascente). il quale spiegava a un conoscente che Nelson Rockefeller aveva intenzione di inviare alcuni suoi uomini in Italia con l\u2019obiettivo di aprire dei supermercati e cercava dei soci locali, disposti a rimanere in minoranza. \u201cCon l\u2019energia dei venticinquenni, lo zio Guido e Brunelli si precipitarono ad Albiate per avvertire mio pap\u00e0 Bernardo e tutti insieme riuscirono, poi a soffiare l\u2019affare ai Brustio e ai Borletti, entrando in societ\u00e0 con Rockefeller e arrivando ad aprire il primo supermercato moderno d\u2019Italia, il 27 novembre 1957, in viale Regina Giovanna a Milano\u201d.<\/p>\n<p>Le cose sono molto pi\u00f9 ingarbugliate e il racconto \u00e8 una delle pagine pi\u00f9 fresche e nuove del libro. I Brunelli erano conosciuti come i maggiori mercanti d\u2019arte di Milano. Tra i clienti c&#8217;era <a href=\"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/james-hugh-angleton-la-spia-che-ha-facilitato-la-nascita-di-esselunga\/\">James Hugh Angleton che ricopriva il ruolo di presidente della American Chamber of Commerce in Italia.<\/a> <a href=\"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/libro\/i-caprotti-e-i-supermercati-esselunga-the-good-shepherd-lombra-del-potere-2006\/\">Il figlio James Jesus era un famoso agente segreto e aveva iniziato proprio in Italia, dove nel 1944 era diventato il capo del controspionaggio dell\u2019Office of Strategic Services (OSS).<\/a> <a href=\"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/james-hugh-angleton-la-spia-che-ha-facilitato-la-nascita-di-esselunga\/\">Il padre era arrivato a Milano dall\u2019Ohio nel 1933, portandosi al seguito la moglie e i quattro rampolli e prendendo casa in corso Venezia. Dopo il 1945 aveva ripreso la guida della American Chamber of Commerce in Italia,<\/a> stabilendosi a Roma, dove nel frattempo<a href=\"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/libro\/i-caprotti-e-i-supermercati-esselunga-the-good-shepherd-lombra-del-potere-2006\/\"> il figlio James Jesus era diventato capo della stazione della Cia.<\/a><\/p>\n<p>\u201cBrunelli mi ha raccontato che Angleton padre gli aveva rivelato l\u2019idea di Nelson Aldrich Rockefeller, nipote del celebre fondatore della Standard Oil e futuro vicepresidente degli Stati Uniti, di studiare l\u2019apertura di una catena di supermercati in Italia gi\u00e0 durante la mostra sul Settecento Veneziano\u201d.<\/p>\n<p>Angleton era uno dei punti di riferimento per l&#8217;Italia della<a href=\"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/la-societa-fondatrice-di-esselunga-venne-creata-nel-1947-da-nelson-rockefeller\/\"> International Basic Economy Corporation (Ibec), costituita da Rockefeller nel 1947, che gi\u00e0 nella prima met\u00e0 degli anni 50 aveva aperto supermercati in Venezuela, a Portorico, in Per\u00f9. Rockefeller voleva espandersi anche su questo lato dell&#8217;Atlantico e stava sondando il terreno.<\/a> E fu cos\u00ec che, quando nel 1957 l&#8217;avventura ebbe effettivamente inizio, Angleton si ritrov\u00f2 al fianco dei<a href=\"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/crespi-e-caprotti-quando-i-destini-delle-due-famiglie-si-incrociarono\/\"> fratelli Mario e Vittorio Crespi<\/a>, all&#8217;epoca editori del Corriere della Sera.<br \/>\nRiusc\u00ec a coinvolgere nella cordata anche Guido Caprotti, che si port\u00f2 dietro il fratello Bernardo. Brunelli nella prima fase era il principale azionista e Guido il suo braccio destro. Poi ci sar\u00e0 la rottura: <a href=\"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/libro\/i-caprotti-e-i-supermarkets-guido-caprotti-con-marco-brunelli-e-due-amiche-anni-50\/\">Brunelli a Roma cre\u00f2 la Gs, una catena di supermercati di successo smentendo il pregiudizio che la novit\u00e0 all&#8217;americana poteva funzionare solo a Milano.<\/a> A Bernardo non piacque, richiam\u00f2 Guido e gli impose di troncare ogni rapporto. La Ibec sfond\u00f2 a Milano e anche a Firenze sotto la guida dell\u2019esiliato Guido [nella realt\u00e0 si trattava di Claudio, Guido era a capo della Manifattura Caprotti]. \u201cLa corrispondenza di Nelson Rockefeller &#8211; scrive Giuseppe &#8211; chiarisce al di l\u00e0 di ogni possibile dubbio che i fratelli Caprotti, nelle fasi iniziali delle vicende di Esselunga, giocarono un ruolo estremamente marginale&#8221;. <a href=\"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/la-nascita-dei-prodotti-marchio-privato-italia\/\">Il vero motore dell&#8217;impresa fu Richard Boogaart che ha dato l&#8217;impronta americana all\u2019intera organizzazione.<\/a><\/p>\n<p>Nel 1960 la Ibec mise in vendita il 51 per cento di quella che era gi\u00e0 la Esselunga. \u201cI Caprotti furono pi\u00f9 determinati degli altri o, forse, ci credettero di pi\u00f9. Qui va sottolineata la capacit\u00e0 d&#8217;intuizione di Bernardo, che grazie al suo soggiorno negli Stati Uniti prima della scomparsa del padre aveva potuto vedere i supermercati americani e misurarne le potenzialit\u00e0\u201d. I tre fratelli misero sul piatto 4 milioni di dollari da pagare alla Ibec subito, pi\u00f9 un altro milione al termine di un contratto che impegnava i manager americani a gestire Esselunga per altri cinque anni. La famiglia stava investendo buona parte delle sue fortune per rilevare un&#8217;azienda in cui, fino a quel momento, nessuno dei tre fratelli aveva praticamente messo piede. Venne costituita in Svizzera la Supermarket Holding che resta ancor oggi la cassaforte del gruppo. Anche<a href=\"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/libro\/i-caprotti-al-femminile-mia-nonna-marianne-maire-anni-20\/\"> Marianne Maire, la madre di Bernardo, prest\u00f2 300 milioni di lire che non le verranno mai restituiti.<\/a><\/p>\n<p>Comincia cos\u00ec l&#8217;avventura imprenditoriale che si fa intrigante quando entra in scena brevemente anche Michele Sindona. Per prendere possesso di tutta l\u2019Esselunga i fratelli Caprotti impiegano dieci anni. Intanto Bernardo sposa <a href=\"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/in-memoria-di-mia-madre-giorgina-venosta-30-maggio-1940-12-agosto-2021\/\">Giorgina [Venosta],<\/a> appena diciassettenne proveniente da una famiglia della borghesia milanese pi\u00f9 in vista, imparentata per via di madre con <a href=\"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/libro\/gli-antenati-dei-caprotti-piero-portaluppi-fratello-della-bisnonna-adele-1938\/\">Piero Portaluppi, vera archistar tra le due guerre,<\/a> mentre <a href=\"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/guido-venosta-lillustre-creatore-dellassociazione-per-la-ricerca-sul-cancro\/\">il padre Guido Venosta, gi\u00e0 allievo di Keynes a Cambridge, poi alla Pirelli, diventa l\u2019artefice dell\u2019Associazione per la ricerca sul cancro<\/a> con Umberto Veronesi e Giuseppe Della Porta. Il matrimonio con Bernardo Caprotti non regge a lungo, Giorgina s&#8217;innamora di<a href=\"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/aldo-bassetti-centromarca-e-larticolo-62\/\"> Aldo Bassetti,<\/a> comincia a pendere a sinistra, creando cos\u00ec un solco anche politico con il marito. Lei \u00e8 amica dei Crespi e dei <a href=\"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/libro\/i-caprotti-e-gli-amici-inge-feltrinelli-con-giorgina-venosta-a-forte-dei-marmi-anni-70\/\">Feltrinelli,<\/a> lui di<a href=\"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/eugenio-scalfari-grande-amico-di-aldo-bassetti-e-giorgina-venosta\/\"> Indro Montanelli<\/a> e Silvio Berlusconi. Arriva la separazione e noi ci avviciniamo a quell&#8217;intreccio psicologico che \u00e8 il fulcro del rapporto tra Bernardo e il figlio Giuseppe.<\/p>\n<p>\u201cAttorno ai 10 anni di et\u00e0 inizio a prendere coscienza delle difficolt\u00e0 nei rapporti fra di noi &#8211; racconta &#8211; La distanza \u00e8 accentuata dal fatto che a Giorgina somiglio fisicamente. Gli ricordo la \u2018traditrice\u2019, per usare uno dei termini pi\u00f9 gentili con cui si riferisce a lei. A me da parte sua manca l&#8217;affetto fisico, mai un abbraccio o una carezza. Non pronuncia mai parole di apprezzamento: l\u2019ironia, che \u00e8 il suo punto forte, si trasforma spesso in sarcasmo\u201d. Da questo momento si scatena un duello penoso che finir\u00e0 con una rottura drammatica. \u201cDiventare il braccio destro di nostro padre non \u00e8 stato sufficiente per essere amato e fare di me il suo erede. Un peccato per lui e per me, ma credo anche per l\u2019azienda\u201d, confessa Giuseppe. Si sente diverso e i diversi a Bernardo non piacciono. \u201cLui si considera ed \u00e8 un grande borghese, un uomo d&#8217;affari geniale. Io invece sono semplice \u2018come uno svedese\u201d: la battuta \u00e8 di mamma Giorgina&#8230; Ho per\u00f2 un tratto comune con mio padre: a nessuno dei due interessa il denaro fine a se stesso. Bernardo non ama il lusso. A lui il denaro serve per esercitare il potere, che invece gli piace moltissimo\u201d.<\/p>\n<p>La Esselunga \u00e8 un grande successo, diventa numero uno in Italia e nessuno fa ombra a Bernardo che rompe anche con i fratelli, prima con Guido poi con Claudio. Ad avvelenare gli animi c&#8217;\u00e8 di mezzo anche la tresca tra Claudio e Lu, la moglie di Guido.<br \/>\nFatto sta che \u201cBernardo pot\u00e9 prendersi l&#8217;Esselunga senza avvertire il fratello Claudio, utilizzando le risorse che erano nell&#8217;azienda stessa, grazie ai dividendi che quest\u2019ultima distribuiva\u201d. Giuseppe entra in azienda nel 1986 a 26 anni e viene sottoposto a un duro e serio tirocinio. Vuole innovare, rinfrescare l\u2019immagine, <a href=\"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/dai-supermercati-ai-superstore-esselunga-parte-1-gli-inizi-metodo\/\">espandere la mercanzia come nei supermarket Dominick&#8217;s<\/a>, la catena che fa capo a Dominick Di Matteo e nasce nella Little Italy di Chicago.<br \/>\nE&#8217; \u201cuna vera scuola di guerra\u201d, l\u00ec fa esperienza e imparare cose nuove che vuole portare alla Esselunga. Apriti cielo. Tuttavia i suoi superstore, l\u2019e-commerce, la carta Fidaty, il biologico,<a href=\"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/la-nascita-del-marketing-in-esselunga-e-di-due-campagne-pubblicitarie-dellarmando-testa\/\"> le campagne pubblicitarie con John Lemon,<\/a> cambiano volto a una catena ormai fan\u00e9e. Comincia un tira e molla che diventa spesso braccio di ferro, Giuseppe viene circondato, controllato, spesso sabotato dal cerchio magico: al centro c&#8217;\u00e8 <a href=\"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/germana-chiodi-segretaria-da-85-milioni-di-euro\/\">Germana Chiodi<\/a>, <a href=\"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/germana-chiodi-segretaria-da-85-milioni-di-euro\/\">la segretaria che spesso diventa consigliera, alla quale Bernardo nel testamento lascer\u00e0 75 milioni di euro, pi\u00f9 una donazione precedente di 10 milioni.<\/a> Per circa duecento pagine il racconto entra nel dettaglio dei rapporti interni con quell\u2019alternarsi di chiaroscuri che alla fine diventa parossistico. \u201cDue punti sono essenziali per comprendere la nostra storia di famiglia &#8211; scrive Giuseppe &#8211; Uno \u00e8 la gelosia di cui soffriva Bernardo. L&#8217;altro \u00e8 il fatto che i conflitti non sono mai stati gestiti, perch\u00e9 le persone che non si allineavano a nostro padre sono sempre state messe ai margini\u201d.<\/p>\n<p>\u00c8 nota la sceneggiata delle Mercedes nere a bordo delle quali vengono cacciati tre top manager vicini al figlio e quando questi chiede se la quarta \u00e8 per lui, il padre gli risponde \u201cnon ancora\u201d. Con l\u2019et\u00e0 viene anche il tempo dell&#8217;eredit\u00e0. Nel 1996 Bernardo decide di intestare le azioni ai figli: 32 per cento a Violetta e Marina (appena diciottenne) avuta da Giuliana, la seconda moglie, 36 per cento a Giuseppe. Buona parte del grande patrimonio immobiliare dell\u2019Esselunga va a Giuliana. Gli investimenti immobiliari condotti con Luigi Zunino impiombano le finanze del gruppo: nel 2002 l&#8217;esposizione arriva a 134 milioni di euro. Un anno dopo Giuseppe rilascia <a href=\"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/il-signor-esselunga-e-il-mistero-dei-prezzi\/\">un&#8217;intervista a Panorama: \u00e8 autorizzata, ma il titolo \u00e8 galeotto: \u201cIl signor Esselunga&#8221;.<\/a> E&#8217; \u201cuna condanna a morte\u201d. Comincia la sua demolizione sistematica che mette in discussione anche i bilanci.<a href=\"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/tutto-su-mio-padre\/\"> Giungiamo cos\u00ec al 2004. \u201cIl primo di aprile Germana viene nel mio ufficio e mi dice di \u2018prendermi una vacanza\u2019. Impacchetto una piccola parte delle mie cose e il giorno dopo, il 2 aprile, lascio l&#8217;azienda. Non vi rimetter\u00f2 mai pi\u00f9 piede\u201d.<\/a> Nel settembre 2007 Bernardo pubblica il libro \u201cFalce e carrello\u201d: oltre alle invettive contro le Coop rosse, contiene la sua storia: nel presentarlo dice di aver sgominato<a href=\"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/cronaca-di-una-campagna-di-stampa-diffamatoria-e-persecutoria\/\"> \u201cuna gang di manager che voleva impadronirsi del potere\u201d.<\/a><\/p>\n<p>Giuseppe ha impiegato 26 anni per mettere insieme con puntiglio un puzzle diverso. Il suo libro trasuda amarezza, \u00e8 una seduta analitica in pubblico, va letto con queste lenti, ma \u00e8 anche una fonte preziosa per chiunque voglia penetrare nel bosco intricato del capitale, non solo quello italiano. \u201cNon \u00e8 detto che tutti i grandi imprenditori siano anche padri ammirevoli &#8211; scrive Giuseppe &#8211; Qualche volta amano se stessi pi\u00f9 dei figli e del futuro della loro azienda&#8221;. Ivan Turgenev in \u201cPadri e figli\u201d ha raccontato in modo magistrale lo scontro tra generazioni, ma erano in ballo le idee, i vecchi valori e il nuovo \u201cnichilismo\u201d. Nelle nostre storie \u00e8 in gioco soprattutto \u201cla roba&#8221;, per loro parlano Mazzar\u00f2 e Mastro don Gesualdo.[\/vc_column_text][vc_single_image image=&#8221;79527&#8243; img_size=&#8221;full&#8221; alignment=&#8221;center&#8221; image_hovers=&#8221;false&#8221;][vc_column_text]<strong>Nota finale<\/strong> : &#8220;Giuseppe Caprotti, figlio di Bernardo, \u00e8 stato esautorato prima come amministratore delegato poi come erede di Esselunga&#8221;: Cingolani ha ragione, Marina e Giuliana Caprotti sono state nominate eredi universali da mio padre Bernardo. Violetta ed io siamo legatari, c&#8217;\u00e8 una grossa differenza\u00a0 tra eredi e legatari, su tanti aspetti.<\/p>\n<p>&#8220;La roba&#8221; non mi ha mai particolarmente interessato: io ero innamorato dell&#8217;azienda e del lavoro che vi avevo svolto. Ero anche affascinato da tutto quello che avrei potuto farvi nel futuro.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/quando-dissi-no-alla-vendita-di-esselunga-a-walmart-nel-2005\/\">A dimostrazione di questo fatto posso aggiungere che ho tentato, nel 2005, nel momento in cui Walmart voleva comprarsi <strong>Esselunga<\/strong> e mio padre sembrava intenzionato a venderla di acquistare le quote di Violetta e Marina.<\/a><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/giuseppe-caprotti-su-esselunga-abbiamo-salvaguardato-lazienda\/\">L&#8217;ho poi <strong>salvaguardata<\/strong>, alla morte i mio padre, nel 2016, perch\u00e8 ho pensato alle migliaia di persone che vi lavorano.<\/a>[\/vc_column_text][vc_btn title=&#8221;Leggi l&#8217;articolo in PDF&#8221; color=&#8221;inverse&#8221; link=&#8221;url:https%3A%2F%2Fwww.giuseppecaprotti.it%2F2019%2Fwp-content%2Fuploads%2F20231209_643359867.pdf|target:_blank&#8221;][vc_separator][vc_column_text]Sotto : firmacopie a Firenze, ottobre 2023[\/vc_column_text][vc_separator][vc_single_image image=&#8221;79790&#8243; img_size=&#8221;full&#8221; alignment=&#8221;center&#8221;][\/vc_column][\/vc_row]<\/p>\n<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Con le ossa dei Caprotti si alzano molti veli su Bernardo Caprotti e la sua Esselunga, primo supermarket all&#8217;americana. Racconta tutto il figlio Giuseppe, una storia di patriarcato al tramonto: quello del capitale.<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":79927,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[30,274,12,293,95,212],"tags":[191,204,269,8,196,185,48,273,51,71],"class_list":["post-79520","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-dicono-di-me","category-recensioni","category-stampa-e-convegni","category-storia-ditalia","category-storia-caprotti-venosta","category-storia-di-esselunga","tag-albiate","tag-biologico","tag-cancro","tag-coop","tag-e-commerce","tag-esselunga","tag-fidaty","tag-le-ossa-dei-caprotti","tag-superstore","tag-wal-mart","category-30","category-274","category-12","category-293","category-95","category-212","description-off"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/79520","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=79520"}],"version-history":[{"count":11,"href":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/79520\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":83013,"href":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/79520\/revisions\/83013"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-json\/wp\/v2\/media\/79927"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=79520"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=79520"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=79520"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}