{"id":86323,"date":"2024-10-31T19:00:36","date_gmt":"2024-10-31T18:00:36","guid":{"rendered":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/?p=86323"},"modified":"2024-10-31T19:39:52","modified_gmt":"2024-10-31T18:39:52","slug":"perche-i-pomodori-hanno-perso-il-sapore-di-una-volta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/perche-i-pomodori-hanno-perso-il-sapore-di-una-volta\/","title":{"rendered":"Perch\u00e9 i pomodori hanno perso il sapore di una volta?"},"content":{"rendered":"<div class=\"wpb-content-wrapper\"><p>[vc_row][vc_column][vc_column_text]Redatto il 12 agosto, aggiornato il 31 ottobre 2024<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/ilsalvagente.it\/2024\/08\/11\/perche-i-pomodori-hanno-perso-sapore-di-una-volta\/\"><strong>Perch\u00e9 i pomodori hanno perso il sapore di una volta?<\/strong><\/a>. Sopra pomodori raccolti nel mio orto.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/ilsalvagente.it\/author\/roberto-quintavalle\/\">Roberto Quintavalle<\/a><\/p>\n<p><strong>Chi non si \u00e8 mai fatto questa domanda? Il giornale francese 60 millions de consommateurs assieme agli esperti dell\u2019Istituto pubblico di agricoltura mette in fila le variet\u00e0 che si sono succedute da un secolo a questa parte e le conseguenze per il gusto dei pomodori<\/strong><\/p>\n<p>Negli ultimi decenni, il sapore dei pomodori \u00e8 diventato un tema ricorrente nelle discussioni tra consumatori, esperti e produttori. In Francia, la rivista <strong>60 Millions de Consommateurs<\/strong> ha tentato di dare una risposta a una convinzione ricorrente in molti consumatori, che potremmo riassumere in \u201cPerch\u00e9 i pomodori non hanno pi\u00f9 il sapore di un tempo?\u201d, raccogliendo le opinioni di ricercatori e agricoltori e delineando un quadro complesso che coinvolge le pratiche agricole, l\u2019industrializzazione della produzione e le aspettative dei consumatori.<\/p>\n<p><strong>Un sapore ormai lontano<\/strong><\/p>\n<p>Negli anni \u201950, i pomodori erano coltivati quasi esclusivamente <strong>all\u2019aperto,<\/strong> sfruttando le risorse naturali del terreno e del sole. Le variet\u00e0 utilizzate erano quelle tradizionali, dette \u201cantiche\u201d, che producevano frutti caratterizzati da una grande variabilit\u00e0 in termini di forma, dimensioni e consistenza. Questi pomodori, sebbene vulnerabili alle malattie e soggetti a spaccarsi facilmente durante i temporali estivi, offrivano un\u2019esperienza gustativa ricca e complessa, legata alle condizioni specifiche del territorio.<\/p>\n<p>Tuttavia, con l\u2019avvento delle tecniche di <strong>selezione e miglioramento genetico<\/strong>, gli agricoltori hanno iniziato a cercare variet\u00e0 <strong>pi\u00f9 resistenti e produttive<\/strong>. Mathilde Causse, direttrice di ricerca all\u2019INRAE (Institut national de recherche pour l\u2019agriculture, l\u2019alimentation et l\u2019environnement), spiega al giornale francese che il focus iniziale della selezione era migliorare la resistenza alle malattie, introducendo geni da specie selvatiche. Questo processo, che richiedeva oltre un decennio per sviluppare nuove variet\u00e0, segn\u00f2 l\u2019inizio di un cambiamento profondo nel panorama della coltivazione dei pomodori.<\/p>\n<p><strong>L\u2019industrializzazione della produzione<\/strong><\/p>\n<p>Negli anni \u201960, con l\u2019espansione delle colture <strong>in serra<\/strong> e la crescente domanda di pomodori, soprattutto fuori stagione, la produzione cominci\u00f2 a spostarsi verso un modello pi\u00f9 industriale. Le nuove variet\u00e0, sviluppate per produrre frutti di <strong>forma e dimensioni omogenee<\/strong>, si distinguevano per la loro capacit\u00e0 di resistere meglio alle malattie e di garantire raccolti abbondanti. Tuttavia, <strong>il gusto pass\u00f2 in secondo piano rispetto alla necessit\u00e0 di ottimizzare la produzione.<\/strong><\/p>\n<p>Le prime <strong>variet\u00e0 ibride F1<\/strong>, frutto dell\u2019incrocio di due variet\u00e0 geneticamente distinte, offrirono risultati eccezionali in termini di produttivit\u00e0 e resistenza, ma non altrettanto in termini di sapore. Negli anni \u201980, con l\u2019aumento della produzione in serre riscaldate e il desiderio di avere pomodori disponibili tutto l\u2019anno, si accentu\u00f2 il problema. Le condizioni di coltivazione invernale, con meno ore di sole, non consentivano ai frutti di sviluppare pienamente gli zuccheri necessari per un sapore ricco.<\/p>\n<p><strong><a href=\"https:\/\/ilfattoalimentare.it\/pomodori-senza-sapore.html\">Completa il quadro Duccio Caccioni, direttore di mercato Caab-Centro Agroalimentare di Bologna.<\/a><\/strong><\/p>\n<p>\u201cI pomodori che troviamo da alcuni decenni sul mercato sono stati <strong>creati in Olanda negli anni Ottanta<\/strong>. \u2013 Dice Caccioni \u2013 Chiamati <em>beef<\/em> dall\u2019inglese \u2018bistecca\u2019, sono grandi, rossi e molto resistenti. La prima variet\u00e0 di questo tipo, con il nome di Daniela, ha raggiunto un successo globale a met\u00e0 di quel decennio. <strong>Fondamentale per il loro sviluppo \u00e8 stata la scoperta dei geni <em>rin<\/em> e <em>nor<\/em>, che controllano la maturazione: quando questi geni sono presenti nel DNA delle piante, la maturazione \u00e8 rallentata e i pomodori si possono conservare a lungo<\/strong>.<\/p>\n<div id=\"mpu-home-1\" class=\"ad mpu mpu-home mpu-home-1\"><\/div>\n<p>Questa caratteristica, che pu\u00f2 comparire naturalmente nei pomodori, \u00e8 stata selezionata e sfruttata per produrre numerose variet\u00e0 con lunga shelf-life. C\u2019\u00e8 per\u00f2 un problema: l<strong>\u2019attivit\u00e0 di questi geni inibisce il metabolismo secondario, cio\u00e8 una serie di reazioni chimiche che permettono la formazione delle numerose sostanze responsabili del profumo e del sapore del frutto. Ecco perch\u00e9 i pomodori che troviamo al supermercato non sono mai molto saporiti.\u201d<\/strong><\/p>\n<p>n.b. : la genetica ha permesso l&#8217;industrializzazione, con <strong>l&#8217;abbassamento dei prezzi<\/strong>, rendendo <strong>i prodotti pi\u00f9 accessibili<\/strong> ma ha <strong>impoverito la biodiversit\u00e0<\/strong>. I miei ricordi di <strong>Esselunga<\/strong> sono che anche nella <strong>carne<\/strong>, ad esempio, questa selezione genetica &#8211; da tante razze di maiali, ad esempio, a molto poche &#8211; ha sicuramente <strong>peggiorato la qualit\u00e0 dei prodotti<\/strong> <strong>finali<\/strong> (es. cosce utilizzate per fare i prosciutti).<\/p>\n<p>Leggi in proposito anche : <a href=\"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/la-nostra-frutta-e-verdura-sono-sempre-meno-nutrienti-ed-immangiabili\/\"><strong>La nostra frutta e verdura sono sempre meno nutrienti (ed immangiabili).<\/strong><\/a>[\/vc_column_text][vc_separator][vc_single_image image=&#8221;68378&#8243; img_size=&#8221;full&#8221; alignment=&#8221;center&#8221;][\/vc_column][\/vc_row]<\/p>\n<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La nostra frutta e verdura sono sempre meno nutrienti (ed immangiabili)<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":86467,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[37,270],"tags":[217,263,185,85],"class_list":["post-86323","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-interventi","category-storia-del-cibo-e-della-distribuzione","tag-agricoltura","tag-carne","tag-esselunga","tag-frutta-e-verdura","category-37","category-270","description-off"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/86323","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=86323"}],"version-history":[{"count":10,"href":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/86323\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":88728,"href":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/86323\/revisions\/88728"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-json\/wp\/v2\/media\/86467"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=86323"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=86323"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=86323"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}