{"id":890,"date":"2012-10-25T16:53:00","date_gmt":"2012-10-25T14:53:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/?p=890"},"modified":"2020-02-16T10:36:24","modified_gmt":"2020-02-16T09:36:24","slug":"giuseppe-e-violetta-caprotti-impugnano-il-lodo-arbitrale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/giuseppe-e-violetta-caprotti-impugnano-il-lodo-arbitrale\/","title":{"rendered":"Giuseppe e Violetta Caprotti impugnano il lodo arbitrale"},"content":{"rendered":"<p align=\"center\"><strong>Contestualmente e parallelamente Parte il 26 ottobre la causa civile al Tribunale di Milano<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Milano, 25 ottobre 2012. Giuseppe e Violetta Caprotti annunciano di aver impugnato il lodo arbitrale per i gravi vizi processuali,\u00a0\u00a0nonch\u00e9 per la contrariet\u00e0 del lodo alle regole di ordine pubblico sulla circolazione delle partecipazioni attribuite a societ\u00e0 fiduciarie. L\u2019atto di impugnazione \u00e8 gi\u00e0 stato depositato presso la Corte d\u2019Appello di Milano.<\/p>\n<p>La controversia tra il padre Bernardo Caprotti e i figli Giuseppe e Violetta nasce dall\u2019assetto che il padre diede al gruppo Esselunga a partire dal 1996. Da quel momento e sino al 2011 la propriet\u00e0 della holding che controlla Esselunga, formalmente intestata ad una societ\u00e0 fiduciaria, era in larga misura attribuita al padre in usufrutto e ai figli in nuda e in piena propriet\u00e0.<\/p>\n<p>Tale assetto, stabilito sulla base di precisi patti stipulati tra padre e figli, avrebbe dovuto, da un lato, garantire l\u2019unit\u00e0 della direzione imprenditoriale del gruppo nelle mani del capostipite; dall\u2019altro, determinare una successione serena al momento della morte del fondatore.<\/p>\n<p>Tale assetto ha mantenuto la sua stabilit\u00e0 per i successivi quindici anni: nel febbraio 2011 il padre, valendosi di una procura generale fattasi rilasciare dai figli nel 1996 ( ben quindici anni prima), assumendo di essere sempre stato il solo ed unico proprietario effettivo delle azioni, ha intestato a s\u00e9 le azioni dei figli, spossessandoli completamente non solo delle quote in nuda propriet\u00e0 ma anche di quelle gi\u00e0 ad essi appartenenti a pieno titolo. Tale intestazione \u00e8 avvenuta\u00a0\u00a0a totale insaputa dei figli che lo hanno appreso casualmente molti mesi dopo.<\/p>\n<p>Laddove Bernardo Caprotti assume che l\u2019assetto adottato nel 1996 era meramente fittizio, dovendo egli essere considerato l\u2019unico vero proprietario,\u00a0\u00a0Giuseppe e Violetta richiedono il ripristino della situazione precedente e il rispetto di quanto concordato, con il riconoscimento della loro propriet\u00e0 fiduciaria.<\/p>\n<p>Infatti Giuseppe e Violetta, nella immediatezza della scoperta \u2013 rivelatasi poi solo parziale (1) \u2013 dell\u2019intervenuto spossessamento, hanno promosso una azione cautelare per bloccare le azioni che sembravano di imminente cessione a terzi. Il giudice, nel mese di febbraio scorso, respinse il sequestro accogliendo la tesi del padre.<\/p>\n<p>Il collegio arbitrale, investito della vicenda ad opera\u00a0<span style=\"text-decoration: underline;\">del padre<\/span>\u00a0nelle more dell\u2019azione cautelare intrapresa dai figli, ha stabilito invece che la propriet\u00e0 (piena e nuda) appartenesse fiduciariamente ai figli (<span style=\"text-decoration: underline;\">in ci\u00f2 divergendo dalla prima statuizione del giudice della cautela<\/span>), ma che essi fossero assoggettati al potere del padre di riacquistare quelle azioni e che tale potere egli avesse utilmente esercitato. Il lodo, reso pubblico in luglio, reca una motivata amplissima espressione di dissenso da parte dell\u2019arbitro prof. Irti (gi\u00e0 presidente del Credito Italiano, Accademico dei Lincei, difensore ed arbitro nelle pi\u00f9 delicate vicende del mondo economico). Tale opinione di dissenso evidenzia insanabili contraddizioni e gravissimi errori procedurali di cui il lodo reso \u00e8 frutto.<\/p>\n<p>Peraltro, prima della pronuncia del lodo arbitrale di luglio, Giuseppe e Violetta, convinti che il collegio arbitrale fosse stato investito irritualmente in quanto non competente a pronunciarsi sulla domanda del padre, hanno presentato al Tribunale di Milano una domanda diretta a far accertare i loro diritti innanzi al giudice ordinario e per far dichiarare decaduto il dott. Bernardo Caprotti dall\u2019usufrutto della azioni.\u00a0Il 26 ottobre si svolger\u00e0 la prima udienza di tale giudizio.<\/p>\n<p><strong>Bernardo Caprotti, in curiosa e frontale contraddizione con il lodo, continua ad asserire, nella sua comparsa di risposta davanti al Tribunale, che l\u2019intestazione delle azioni ai figli fosse meramente fittizia.<\/strong><\/p>\n<p>Allo stato, dunque, pendono tra il padre e i figli due autonomi giudizi: quello innanzi alla Corte d\u2019Appello di Milano, per l\u2019impugnazione per nullit\u00e0 del lodo arbitrale; quello innanzi al Tribunale per l\u2019accertamento della perdurante propriet\u00e0 in capo ai figli.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>(1) In occasione del sequestro, Giuseppe e Violetta hanno appreso che nel frattempo il padre aveva scisso dalla holding Supermarkets, una societ\u00e0 contenitore di tutti gli immobili, cui ha impresso un autonomo e non noto destino.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Bernardo Caprotti, in curiosa e frontale contraddizione con il lodo, continua ad asserire, nella sua comparsa di risposta davanti al Tribunale, che l&#8217;intestazione delle azioni ai figli fosse meramente fittizia. 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