{"id":90327,"date":"2025-08-11T06:51:48","date_gmt":"2025-08-11T04:51:48","guid":{"rendered":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/?p=90327"},"modified":"2025-08-11T07:08:20","modified_gmt":"2025-08-11T05:08:20","slug":"siria-come-leuropa-si-e-ritrovata-sola-e-debole-di-fronte-alla-russia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/siria-come-leuropa-si-e-ritrovata-sola-e-debole-di-fronte-alla-russia\/","title":{"rendered":"Siria: come l&#8217;Europa si \u00e8 ritrovata sola e debole di fronte alla Russia"},"content":{"rendered":"<div class=\"wpb-content-wrapper\"><p>[vc_row][vc_column][vc_column_text]Redatto l&#8217;8 dicembre 2024, aggiornato l&#8217;11 agosto 2025<\/p>\n<p><strong><em>Medio Oriente e Africa sono intimamente legati all&#8217;Europa a causa di numerosi fattori. <\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>Uno dei principali \u00e8 costituito dal flusso dei migranti, provenienti dal Sud del mondo.<\/em><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Partiamo da questo spunto:<\/em><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.lemonde.fr\/international\/article\/2024\/12\/08\/syrie-face-a-bachar-al-assad-treize-ans-de-valse-hesitation-des-grandes-puissances_6436498_3210.html?lmd_medium=al&amp;lmd_campaign=envoye-par-appli&amp;lmd_creation=ios&amp;lmd_source=mail\"><strong>Siria: di fronte a Bashar al-Assad, tredici anni di esitazioni da parte delle grandi potenze<\/strong><\/a><\/p>\n<p>Di <a href=\"\/signataires\/gilles-paris\/\">Gilles Paris<\/a><\/p>\n<p><strong>Il rifiuto dell&#8217;allora presidente degli Stati Uniti Barack Obama nell&#8217;agosto 2013 di intervenire contro il dittatore siriano ha lasciato la strada aperta a Russia e Iran.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Il 15 marzo 2011, alcune decine di manifestanti hanno fatto irruzione nel souk di Hamidiyeh a Damasco, cantando slogan ostili al regime in carica. In questi vicoli su cui da tempo aleggiano i ritratti della trinit\u00e0 assadiana<\/strong> \u2013 Hafez, il padre, morto nel 2000, Bassel, il figlio promesso a succedergli, morto nel 1994 in un incidente stradale sulla strada per l&#8217;aeroporto della capitale siriana, e Bashar, suo fratello diventato presidente \u2013 \u00e8 appena iniziata una rivoluzione. Si concluse tredici anni dopo quando imbocc\u00f2 per l&#8217;ultima volta la stessa strada, nella notte tra sabato 7 e domenica 8 dicembre, per sfuggire alla fulminea avanzata dei ribelli iniziata meno di dieci giorni prima nel nord del Paese.<\/p>\n<p><strong>Nel 2011, questa rivoluzione nascente ha colto di sorpresa le potenze<\/strong>, che ritenevano che la dinastia in carica in Siria avesse pi\u00f9 risorse per resistere all&#8217;ondata della &#8220;primavera araba&#8221; dei potentati che aveva gi\u00e0 spazzato via: il tunisino Zine El-Abidine Ben Ali, a gennaio, e l&#8217;egiziano Hosni Mubarak, il mese successivo.<\/p>\n<p>Dopo tutto, Bashar al-Assad \u00e8 presidente &#8220;solo&#8221; da un decennio. A soli 45 anni, \u00e8 ancora considerato in grado di prendere la misura della rabbia che si sta esprimendo in un&#8217;intera regione. Contro le &#8220;securitocrazie&#8221; che vi si sono messe a proprio agio, secondo la formula del <a href=\"https:\/\/www.lemonde.fr\/disparitions\/article\/2023\/03\/03\/bassma-kodmani-politologue-et-opposante-syrienne-est-morte_6163982_3382.html\">politologo siriano Bassma Kodmani (scomparso nel marzo 2023).<\/a> Contro la cattura a loro esclusivo vantaggio delle risorse nazionali incarnate, a Damasco, dall&#8217;inquietante opulenza <a href=\"https:\/\/www.lemonde.fr\/international\/article\/2020\/05\/06\/assad-makhlouf-duel-familial-au-sommet-en-syrie_6038882_3210.html\">del cugino del presidente, Rami Makhlouf.<\/a><\/p>\n<p>Un mese prima, nel febbraio 2011, la rivista <em>Vogue<\/em> dedicava la copertina della sua edizione inglese alla <em>&#8220;rosa del deserto&#8221;,<\/em> Asma Al-Assad, la moglie del padrone di Damasco. <em>&#8220;Due amanti a Parigi&#8221;,<\/em> titolava nel dicembre 2010 Paris <em>Match<\/em>, in occasione di una visita nella capitale francese del dittatore e di sua moglie. <strong>Nel 2008, su invito di Nicolas Sarkozy, Bashar al-Assad ha avuto l&#8217;onore di partecipare alla parata del 14 luglio nella tribuna presidenziale, a margine di un vertice per il Mediterraneo.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Si \u00e8 trattato di una riabilitazione spettacolare, solo tre anni dopo la messa in discussione, anche da parte della Francia, della complicit\u00e0 di Damasco nell&#8217;assassinio del primo ministro libanese Rafik Hariri a Beirut nel febbraio 2005<\/strong>. Questo assassinio \u00e8 stato il preludio alla pietosa partenza delle truppe siriane dal paese dei cedri, che \u00e8 sotto controllo dalla fine della guerra civile libanese nel 1990.<\/p>\n<p>Come i suoi predecessori tunisini ed egiziani, <strong>la rivoluzione siriana<\/strong> \u00e8 alla ricerca di una dignit\u00e0 che \u00e8 stata calpestata per decenni. Nel 2011 non si accontenta di riunire marce sempre pi\u00f9 numerose nelle principali citt\u00e0 del paese. Ha preso piede anche sui social network e ha mostrato folle determinate ma pacifiche, una generazione che parlava il linguaggio che era diventato universale su Facebook e YouTube. <strong>Destabilizzato, il regime siriano risponde con l&#8217;unico lessico che padroneggia: quello della violenza<\/strong>. Questa violenza costituisce l&#8217;identit\u00e0 dello <em>&#8220;stato di barbarie&#8221;<\/em> siriano, secondo il sociologo e arabista Michel Seurat, un ostaggio francese catturato in Libano e morto in prigionia nel 1986.<\/p>\n<p><strong>Militarizzazione della rivoluzione<\/strong><\/p>\n<p>Il 18 agosto 2011, il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ne ha tratto le conseguenze. &#8220;Il futuro della Siria deve essere determinato dal suo popolo, ma il presidente <strong>Bashar al-Assad<\/strong> si trova sulla sua strada&#8221;, ha detto in una dichiarazione. I suoi appelli al dialogo e alle riforme risuonano vuoti mentre imprigiona, tortura e massacra il suo stesso popolo. Abbiamo sempre detto che il presidente Assad deve guidare una transizione democratica o dimettersi. Non lo fece. Nell&#8217;interesse del popolo siriano, \u00e8 <strong>giunto il momento per lui di farsi da parte<\/strong>. Il giorno successivo, l&#8217;Unione Europea (UE) ha seguito l&#8217;esempio, cos\u00ec come i leader di Germania, Francia e Regno Unito.<\/p>\n<p>Tre mesi dopo, il 12 novembre, la Lega Araba ha deciso di escludere temporaneamente la Siria, chiedendo il ritiro degli ambasciatori arabi a Damasco fino a quando il regime siriano non avesse attuato un piano per la fine delle ostilit\u00e0 e un vero dialogo con la vasta gamma di forze di opposizione. Vengono inoltre imposte sanzioni.<\/p>\n<p>Bashar al-Assad, \u00e8 vero, \u00e8 in una brutta posizione. L&#8217;<strong>Esercito Siriano Libero<\/strong>, composto da ufficiali e soldati che avevano disertato, resistette all&#8217;urto delle truppe del suo regime, che presto sarebbero state rinforzate da miliziani di una brutalit\u00e0 senza pari, gli shabbiha. La militarizzazione della rivoluzione sta portando a una guerra civile in cui l&#8217;opposizione sta quindi facendo di pi\u00f9 che resistere nelle principali citt\u00e0 siriane. Dopo Daraa, a sud, Homs e Hama, a ovest, i ribelli hanno preso piede nel 2012 nei quartieri orientali di Aleppo, la grande metropoli nel nord del Paese, cos\u00ec come a Ghouta, l&#8217;ex oasi diventata un sobborgo della capitale siriana.<\/p>\n<p>Il 20 agosto dello stesso anno, Barack Obama mise in guardia per la prima volta un regime messo alle strette contro l&#8217;<strong>uso di armi chimiche<\/strong>. <em>&#8220;In questa fase, non ho ordinato un impegno militare&#8221;,<\/em> ha detto durante una conferenza stampa. <em>&#8220;Siamo stati molto chiari con il regime di Assad, ma anche con gli altri attori sul terreno: la linea rossa per noi \u00e8 vedere un sacco di armi chimiche in circolazione o usate. Cambierebbe il mio calcolo. Cambierebbe la mia equazione<\/em>&#8220;, ha detto il presidente degli Stati Uniti.<\/p>\n<p><strong>Barack Obama, che ha costruito la sua carriera nazionale denunciando l&#8217;invasione americana dell&#8217;Iraq nel 2003, si era fatto violenza due anni prima partecipando attivamente all&#8217;intervento internazionale in Libia nel marzo 2011<\/strong>, condotto sotto un mandato delle Nazioni Unite. L&#8217;obiettivo era quello di fermare una colonna militare in cammino verso la citt\u00e0 ribelle di Bengasi, primo teatro della &#8220;primavera&#8221; libica, dove il figlio del padrone di Tripoli, Seif Al-Islam Gheddafi, aveva promesso di versare <em>&#8220;fiumi di sangue&#8221;.<\/em><\/p>\n<p><strong>Questa operazione franco-britannica, sostenuta militarmente dagli Stati Uniti, resa possibile da un&#8217;astensione russa, si trasform\u00f2 gradualmente in sostegno al cambio di regime che divenne effettivo con l&#8217;assassinio di Muammar Gheddafi il 20 ottobre dello stesso anno. Da allora, il caos ha seguito la dittatura<\/strong>, come dimostra l&#8217;assalto dei jihadisti alla rappresentanza diplomatica degli Stati Uniti a Bengasi l&#8217;11 settembre 2012, poche settimane dopo l&#8217;avvertimento di Barack Obama. L&#8217;ambasciatore americano in Libia, Christopher Stevens, \u00e8 stato ucciso l\u00ec, appena due mesi prima delle elezioni presidenziali previste per novembre negli Stati Uniti.<\/p>\n<p><strong>Violazione della &#8220;linea rossa&#8221; americana<\/strong><\/p>\n<p>Per riconciliare il Medio Oriente con gli Stati Uniti, che \u00e8 stato permanentemente segnato dal loro devastante avventurismo in Iraq,<strong> Barack Obama<\/strong> ha tenuto un importante discorso<strong> al Cairo nel giugno 2009 in cui ha involontariamente anticipato gli slogan della &#8220;primavera araba&#8221;<\/strong>. <em>&#8220;Credo fermamente che tutte le persone aspirino a certe cose: la possibilit\u00e0 di dire quello che pensano e di avere voce in capitolo sul modo in cui sono governate; fiducia nello Stato di diritto e nell&#8217;uguaglianza di fronte alla legge; un governo trasparente che non ruba al popolo; la libert\u00e0 di vivere come si desidera. Queste non sono solo idee americane, sono diritti umani, ed \u00e8 per questo che le sosterremo ovunque&#8221;,<\/em> ha detto.<\/p>\n<p><strong>Preso in parola in Egitto, ha abbandonato il suo vecchio alleato Hosni Mubarak sotto pressione, con grande dispiacere dei monarchi della penisola arabica. Ma due anni dopo, alla luce del precedente libico, la sua mano trema in Siria. Anche dopo la violazione della sua &#8220;linea rossa&#8221; quando i soldati di Bashar al-Assad hanno bombardato Ghouta con il gas sarin nell&#8217;agosto 2013. Barack Obama ha poi invocato una consultazione del Congresso degli Stati Uniti per nascondere la sua negazione dei propri principi. A Parigi, il presidente della Repubblica, Fran\u00e7ois Hollande, pronto a sostenere militarmente gli attacchi americani che avrebbero indubbiamente accelerato la fine del dittatore, si rassegn\u00f2 all&#8217;impotenza.<\/strong><\/p>\n<p>Per i rivoluzionari siriani, la marea \u00e8 appena cambiata. Saranno presto travolti da un complemento perfetto per i paesi occidentali: i gruppi jihadisti che il caos iracheno ha alimentato e i cui membri detenuti in Siria sono stati rilasciati dalle loro carceri con amnistie dal regime di Bashar al-Assad nei primi mesi della rivolta.<\/p>\n<p>Il calcolo del padrone di Damasco \u00e8 chiaro: o lui o il caos; Risvegliare la minaccia del jihadismo pu\u00f2 solo rallentare i paesi che vogliono che cada. Hillary Clinton, allora segretario di Stato degli Stati Uniti, si rammaric\u00f2 amaramente della ritirata del presidente americano nel 2014. <em>&#8220;L&#8217;incapacit\u00e0 di contribuire alla creazione di una forza combattente credibile composta dalle persone dietro le proteste anti-Assad ha lasciato un grande vuoto, che i jihadisti hanno ora riempito&#8221;,<\/em> ha detto a <em>The Atlantic<\/em>.<\/p>\n<p>Fran\u00e7ois Hollande ha detto la stessa cosa a <em>Le Monde<\/em> nel 2015. <em>&#8220;Sulla Siria \u00e8 stata una frustrazione<\/em>&#8220;, confida. <em>Non so quale sarebbe stato il risultato se avessimo colpito, magari ci saremmo rivisti e tu mi avresti detto: &#8220;Hai colpito, ma l\u00ec c&#8217;\u00e8 Daesh <\/em>[l&#8217;acronimo arabo dell&#8217;organizzazione dello Stato islamico],<em> \u00e8 colpa tua&#8221;. Quello che posso dire \u00e8 che non abbiamo colpito&#8230; e c&#8217;\u00e8 Daesh. Sottovalutato<\/em> da Barack Obama nei suoi primi giorni, quest&#8217;ultimo ha approfittato della guerra civile per stabilirsi nell&#8217;est del paese, in connessione con il territorio conquistato in Iraq dove aveva stabilito la sua capitale, a Mosul. La sua eradicazione sta diventando la priorit\u00e0 dei paesi occidentali. Il regime siriano si asterr\u00e0 dal rendergli la vita difficile, preferendo concentrarsi sulla repressione dei rivoluzionari.<\/p>\n<p>Il presidente democratico non dir\u00e0 mai di rimpiangere la decisione del 2013 che prolungher\u00e0 le sofferenze dei siriani per undici interminabili anni. Il lento spostamento degli equilibri di potere tra ribelli e jihadisti a favore di questi ultimi non \u00e8 l&#8217;unica causa. <strong>La passivit\u00e0 americana agisce come un potente coadiuvante per due paesi storicamente legati al regime siriano: la Russia e l&#8217;Iran.<\/strong> Per Teheran, avere un alleato a Damasco \u00e8 fondamentale per rifornire di armi il suo epigono in Libano, Hezbollah. Quest&#8217;ultimo sta combattendo attivamente i ribelli siriani, sotto la supervisione dei quadri del corpo d&#8217;\u00e9lite iraniano delle Guardie Rivoluzionarie.<\/p>\n<p><strong>Massiccio sostegno dalla Russia<\/strong><\/p>\n<p><strong>Per la Russia, che \u00e8 impegnata in un&#8217;ambiziosa politica di ripristino della sua grandezza e che dal 1971 ha una base per la sua marina nel porto siriano di Tartus, la guerra civile siriana \u00e8 un&#8217;opportunit\u00e0 opportuna. Dopo l&#8217;intervento in Georgia nel 2008 e l&#8217;annessione unilaterale della Crimea nel 2014, il massiccio sostegno militare dato a Bashar al-Assad dal 2015 in poi ha provocato l&#8217;iperattivit\u00e0 della flotta russa del Mar Nero, che gli osservatori stranieri chiamano &#8220;Syria Express&#8221;. Questo rafforzamento illustra la rinnovata volont\u00e0 di potenza del padrone del Cremlino, Vladimir Putin.<\/strong><\/p>\n<p>Quest&#8217;ultimo fa delle aree dei ribelli siriani il banco di prova per il riarmo russo e la futura deregolamentazione dell&#8217;uso delle armi, compreso il bombardamento sistematico degli ospedali&#8230;<\/p>\n<p>Alla vigilia della sua partenza dalla Casa Bianca nel 2016, Barack Obama ha riscritto la storia per giustificare la sua scelta di non intervento. <em>&#8220;Quando hai un esercito professionale che \u00e8 ben equipaggiato e sponsorizzato da due grandi stati \u2013 Iran e Russia \u2013 che hanno enormi interessi in questo caso, e sta combattendo contro agricoltori, falegnami, ingegneri che hanno iniziato a protestare e improvvisamente si sono trovati nel mezzo di una guerra civile, l&#8217;idea che potremmo avere, in modo pulito e senza impegnare le forze militari americane, cambiare l&#8217;equazione sul terreno non \u00e8 mai stato vero&#8221;,<\/em> ha detto all&#8217;epoca.<\/p>\n<p>La frammentazione dell&#8217;opposizione siriana, in cui la politologa Bassma Kodmani ha preso il suo posto tra gli altri intellettuali, e i suoi incessanti litigi, \u00e8 vero, avvalorano questa versione dei fatti. \u00c8 stato solo quando Donald Trump, che era poco interventista come i democratici, \u00e8 salito al potere che 59 missili Tomahawk sono stati lanciati contro una base del regime vicino a Homs il 7 aprile 2017, in seguito <a href=\"https:\/\/www.lemonde.fr\/syrie\/article\/2017\/06\/15\/l-attaque-chimique-de-khan-cheikhoun-en-syrie-aurait-en-realite-fait-plus-de-200-morts_5144946_1618247.html\">al bombardamento con armi chimiche di un villaggio in mano ai ribelli, Khan Sheikhoun<\/a>. Il presidente degli Stati Uniti si divertir\u00e0 poi a raccontare come ha informato il suo omologo cinese, Xi Jinping, ricevuto nella sua residenza di Mar-a-Lago, in Florida, mentre quest&#8217;ultimo stava attaccando la fetta di torta al cioccolato che concludeva la loro cena.<\/p>\n<p>A questo attentato ne \u00e8 seguito un secondo, nel 2018, effettuato congiuntamente da Stati Uniti, Regno Unito e Francia. Prende di mira i siti di produzione di armi chimiche che la Siria avrebbe dovuto smantellare nel 2013 sotto la supervisione russa al prezzo della rinuncia di Barack Obama. Questi interventi sono per\u00f2 troppo puntuali per mettere in discussione la graduale riconquista da parte del regime della Siria utile che gli era sfuggita, pi\u00f9 precisamente dell&#8217;asse Nord-Sud che collega la citt\u00e0 di Aleppo, riconquistata nel 2016, a Damasco nell&#8217;ovest del Paese. Ben presto ai ribelli rimase solo la ridotta di Idlib, che confina con la Turchia.<\/p>\n<p>La Siria resta terra di scontri militari, ma ormai tra grandi potenze. Nel novembre 2015, un F-16 dell&#8217;esercito turco ha abbattuto un Sukhoi SU-24 russo dopo aver violato lo spazio aereo turco.<\/p>\n<p>Tre anni dopo, nel febbraio 2018, circa 200 mercenari russi sono morti nel bombardamento delle loro posizioni da parte delle forze speciali americane schierate nella Siria orientale nell&#8217;ambito della lotta contro l&#8217;organizzazione dello Stato islamico. Contro il parere del Pentagono, Donald Trump minaccia regolarmente di rimuoverli.<\/p>\n<p><strong>Negoziati internazionali senza fine<\/strong><\/p>\n<p>Nello stesso periodo si \u00e8 visto uno spostamento a favore del regime siriano, con infinite discussioni internazionali volte a porre fine alla guerra civile&#8230;<\/p>\n<p>Il regime siriano si \u00e8 dimostrato tanto pi\u00f9 intransigente perch\u00e9 il suo sponsor russo ha avviato un processo concorrente all&#8217;indomani della riconquista della parte orientale di Aleppo. Il Cremlino ha annunciato un cessate il fuoco per il 30 dicembre, sotto il suo patrocinio e quello dell&#8217;Iran dalla parte del regime, e della Turchia per la ribellione, poi l&#8217;organizzazione, nel gennaio 2017, ad Astana, in Kazakistan, dei negoziati tra Damasco e i gruppi armati sotto la guida di Mosca, Teheran e Ankara. Nessun paese arabo \u00e8 stato invitato e nessuna cartolina \u00e8 stata inviata ai paesi occidentali.<\/p>\n<p>Gli Emirati Arabi Uniti&#8230; nel 2014, sono i primi a imparare la lezione di questo nuovo equilibrio di potere riaprendo in modo spettacolare la loro ambasciata a Damasco nel 2018&#8230;<\/p>\n<p>Abu Dhabi, dove si recher\u00e0 nel 2022, \u00e8 il primo passo del percorso che riporter\u00e0 Bashar Al-Assad nel concerto arabo. Un anno dopo, questo \u00e8 stato fatto con l&#8217;invito a partecipare alla riunione annuale della Lega Araba a maggio inviato dal suo ospite, il principe ereditario saudita e padrone de facto di Riyadh, Mohammed bin Salman. Le centinaia di migliaia di morti, la barbarie della repressione, i milioni di profughi e le accuse di crimini di guerra sono stati sospesi.<\/p>\n<p><strong>La tentazione della normalizzazione<\/strong><\/p>\n<p>Il potere di disturbo del padrone di Damasco ha finalmente dato i suoi frutti. Reintegrando la Siria dopo un bando di dodici anni, i leader arabi sperano che il regime trasformato in narco-stato ridurr\u00e0 il traffico di una droga sintetica, il captagon, con cui inonda la regione. Contano anche su una pacificazione che permetterebbe il ritorno dei profughi sparsi in giro per la Siria.<\/p>\n<p>La tentazione di normalizzare si sta diffondendo anche in Europa. Nel luglio 2024, su iniziativa di Austria e Italia, otto Stati membri dell&#8217;Unione europea (Cipro, Croazia, Grecia, Repubblica Ceca, Slovenia, Slovacchia) hanno chiesto a Josep Borrell, capo della diplomazia dell&#8217;UE, una revisione della politica europea nei confronti di Damasco. <em>&#8220;Bashar al-Assad rimane saldamente in sella. Con il sostegno di Russia e Iran, il regime siriano \u00e8 riuscito a consolidare il suo potere, riprendendo il controllo del 70% del paese. I nostri partner arabi nella regione hanno riconosciuto questa spiacevole realt\u00e0&#8221;,<\/em> hanno detto i loro leader in una lettera ufficiale<em>.<\/em><\/p>\n<p>Questi paesi chiedono <em>&#8220;una politica siriana pi\u00f9 realistica, proattiva ed efficace per aumentare <\/em>l&#8217;influenza politica [dell&#8217;UE], <em>rafforzare l&#8217;efficacia dei <\/em>[suoi]<em> aiuti umanitari e creare le condizioni per un ritorno sicuro, volontario e dignitoso&#8221;<\/em> di coloro che sono fuggiti dagli orrori della guerra civile. Si tratta infatti di poter respingere i richiedenti asilo siriani e i rifugiati che si trovano nell&#8217;area Schengen.<\/p>\n<p>Questi visionari non sono riusciti a vedere che il sostegno che ha permesso a Bashar al-Assad di rimanere al potere, qualunque sia il costo per i suoi sudditi, si \u00e8 dissolto. Oltre al graduale disinvestimento della Russia, che si concentra sulla sua guerra di aggressione contro l&#8217;Ucraina dal febbraio 2022, l&#8217;Iran e Hezbollah libanese sono stati indeboliti negli ultimi mesi sotto i colpi dell&#8217;esercito israeliano. La lenta implosione della Siria, messa a nudo da una serie di articoli pubblicati su <em>Le Monde <\/em>a settembre, \u00e8 continuata allo stesso tempo.<\/p>\n<p>Il canale di discussione politica aperto dalla Russia non \u00e8 stato pi\u00f9 fruttuoso dell&#8217;iniziativa delle Nazioni Unite. Bashar al-Assad, incapace di cambiare nulla riguardo all&#8217;equilibrio del terrore che costituisce la sua unica linea di condotta, non \u00e8 stato in grado di ottenere la pace.<\/p>\n<p>Il padrone di Damasco e il suo clan furono spazzati via in dieci giorni. La sua fuga per la vergogna segn\u00f2 la fine di una dinastia che durava da pi\u00f9 di mezzo secolo. Si riapre per la Siria l&#8217;incertezza da cui tanti Paesi che si erano interessati alla Siria durante un lungo decennio di sofferenza avevano sperato di sfuggire.<\/p>\n<p>Il presidente siriano ha trovato rifugio a Mosca. Nel 2015, il sostegno del Cremlino gli aveva permesso di riprendere il controllo di gran parte del paese. Questa volta l&#8217;esercito russo, che sta concentrando le sue risorse sul fronte ucraino, \u00e8 intervenuto a malapena contro i ribelli islamisti.<\/p>\n<p>[\/vc_column_text][vc_separator][vc_single_image image=&#8221;90357&#8243; img_size=&#8221;full&#8221; alignment=&#8221;center&#8221;][vc_separator][vc_column_text]<span dir=\"auto\">..<strong><a href=\"https:\/\/www.lemonde.fr\/histoire\/article\/2025\/06\/18\/la-volte-face-des-etats-unis-dans-l-intervention-en-syrie-en-2013-un-traumatisme-francais_6614130_4655323.html\">Obama spieg\u00f2 la sua decisione poco dopo a un piccolo gruppo di europei, secondo uno di loro: <\/a><\/strong><\/span><strong><em><span dir=\"auto\">&#8220;Mi trovo di fronte a un dilemma. Per fare la differenza in Siria, dovrei far valere tutto il peso dell&#8217;America. E poi avremo la Siria tra le mani per decenni. Ma non sono stato eletto per questo&#8221;.<\/span><\/em><span dir=\"auto\"> L&#8217;eredit\u00e0 dell&#8217;Afghanistan e dell&#8217;Iraq \u00e8 troppo pesante&#8230;<\/span><\/strong><\/p>\n<p><span dir=\"auto\"><strong>Paradossalmente, fu Putin a &#8220;salvare&#8221; Obama da questa situazione difficile<\/strong>. Al G20 di San Pietroburgo, i due presidenti discussero congiuntamente una possibile via d&#8217;uscita: il disarmo volontario da parte della Siria del suo arsenale chimico. Pochi giorni dopo, John Kerry, il Segretario di Stato americano, sollev\u00f2 questa possibilit\u00e0 alla stampa a Londra. Fu una fortuna: Sergei Lavrov, il suo omologo russo, ospitava rappresentanti siriani a Mosca. Il russo chiam\u00f2 l&#8217;americano e l&#8217;accordo fu concluso. Il 14 settembre, Mosca e Washington annunciarono un piano per eliminare le armi chimiche siriane, che sarebbe stato approvato dalle Nazioni Unite&#8230;<\/span><\/p>\n<p><span dir=\"auto\"><strong>La lezione per l&#8217;Europa non \u00e8 solo umiliante, \u00e8 amara.<\/strong> <strong>L&#8217;accordo russo-americano ha legittimato Bashar al-Assad, considerato un valido interlocutore, invece di indebolirlo.<\/strong> Il rifiuto di punirlo ha creato difficolt\u00e0 all&#8217;opposizione moderata siriana, con cui gli europei stavano collaborando.\u00a0<em>&#8220;\u00c8 una vera rottura<\/em>\u00a0&#8220;, analizza Jean-Yves Le Drian. &#8221;\u00a0<em>Da l\u00ec sono emersi gruppi radicali, abbiamo assistito a un&#8217;emorragia di attivisti dell&#8217;opposizione verso Daesh<\/em>\u00a0[acronimo arabo per l&#8217;organizzazione dello Stato Islamico]\u00a0<em>. Le linee rosse non esistono pi\u00f9 e Vladimir Putin sta prendendo il controllo&#8221;&#8230;<\/em><\/span><\/p>\n<p><span dir=\"auto\">In Bosnia, l&#8217;intervento statunitense, duramente conquistato da Bill Clinton dal presidente Jacques Chirac nel 1995, e l&#8217;energia dispiegata dall&#8217;inviato speciale statunitense Richard Holbrooke furono decisivi.<strong>\u00a0<\/strong><\/span><strong><em><span dir=\"auto\">&#8220;Ma con la Siria, la rinuncia di Obama ha segnato una svolta nella politica americana: d&#8217;ora in poi, gli Stati Uniti non interverranno pi\u00f9 se i loro interessi di sicurezza non saranno direttamente in gioco&#8221;.<\/span><\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><span dir=\"auto\"><strong>\u00a0<\/strong>L&#8217;Europa \u00e8 sola, ma non lo sa ancora.<\/span><\/strong><\/p>\n<p><em><a href=\"https:\/\/www.lemonde.fr\/international\/article\/2024\/12\/09\/la-chute-de-bachar-al-assad-un-revers-d-ampleur-pour-la-russie-de-vladimir-poutine_6437654_3210.html?lmd_medium=al&amp;lmd_campaign=envoye-par-appli&amp;lmd_creation=ios&amp;lmd_source=mail\"><strong>La caduta di Bashar al-Assad\u00a0 sembra essere una grave battuta d&#8217;arresto per la Russia di Vladimir Putin in Medio Oriente.<\/strong><\/a><\/em><\/p>\n<p><em><strong><a href=\"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/la-russia-attraverso-un-nuovo-accordo-con-il-niger-prende-il-controllo-dei-flussi-migratori-verso-litalia\/\">Ma di fatto la Russia ha subito una sconfitta che sembra aver assorbito bene, andando a recuperare influenza in Africa, nel Sahel e in Libia.<\/a><\/strong><\/em><\/p>\n<p><em>Mentre la Siria fatica a ritrovare un&#8217;unit\u00e0 nazionale, come hanno dimostrato i recenti scontri con la popolazione drusa (come l&#8217;Irak \u00e8 uno &#8220;stato artificiale&#8221;, creato ad hoc dopo la prima guerra mondiale).<\/em>[\/vc_column_text][vc_separator][vc_single_image image=&#8221;96538&#8243; img_size=&#8221;full&#8221; alignment=&#8221;center&#8221;][\/vc_column][\/vc_row]<\/p>\n<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Con la Siria, la rinuncia di Obama ha segnato una svolta nella politica americana: d&#8217;ora in poi, gli Stati Uniti non interverranno pi\u00f9 se i loro interessi di sicurezza non saranno direttamente in gioco<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":96430,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[238],"tags":[],"class_list":["post-90327","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia","category-238","description-off"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/90327","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=90327"}],"version-history":[{"count":10,"href":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/90327\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":96627,"href":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/90327\/revisions\/96627"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-json\/wp\/v2\/media\/96430"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=90327"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=90327"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.giuseppecaprotti.it\/2019\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=90327"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}