San Valerio Protomartire d’Africa

Nei martirologi, libri contenenti le vite e gli atti dei martiri cristiani, la Chiesa ricorda diversi santi di nome Valerio.

Le reliquie conservate nell’omonimo oratorio di Albiate appartengono a un Valerio martirizzato in Africa con San Rufino, all’epoca delle grandi persecuzioni anticristiane (III-IV secolo d.C.), e il cui onomastico è posto, con quello del compagno, al 16 novembre.

Negli anni Sessanta del XVII secolo (1670 ca.) a monsignor Carlo Francesco Airoldi, vescovo di Edessa e nunzio pontificio presso alcuni dei maggiori potentati dell’epoca (tra i quali il Granduca di Toscana e la Repubblica di Venezia) [2] vengono donati dalla Santa Sede, quale segno di distinzione per il suo operato e il suo grado, l’intero corpo di Valerio e diverse reliquie di altri martiri.

Era l’epoca in cui le catacombe romane erano state appena scoperte, e le reliquie dei martiri che vi erano sepolte, fatte oggetto di particolare devozione, erano talmente ricercate da indurre a profanarne le tombe per rubarle, tanto che i pontefici comminarono la scomunica a tutti coloro i quali s’impossessassero dei resti dei martiri senza autorizzazione.

Gli stessi pontefici, però, potevano far dono di reliquie ai prelati benemeriti della Curia, o ai nunzi, o ai laici che si fossero particolarmente distinti nel servizio della Santa Sede. Maggiore era la dimensione della reliquia, maggiore erano l’importanza del dono e, di conseguenza, del donatario [3].

Per accogliere degnamente l’omaggio fatto a lui personalmente e alla sua famiglia, l’Airoldi fece restaurare e ampliare l’oratorio dedicato alla Vergine Immacolata annesso alla proprietà di famiglia ad Albiate (oggi in provincia di Monza), sito dirimpetto all’ingresso della villa residenziale, e lo fece intitolare proprio a San Valerio.

Stemma degli Airoldi

Il documento di donazione dell’importante reliquia – non a tutti si donava un intero corpo! – non è stato ancora rintracciato nell’archivio Airoldi conservato presso Villa San Valerio: può anche darsi sia andato perduto, visto lo stato di precaria conservazione in cui versa l’atto di donazione delle reliquie di altri santi tuttora esposte nell’oratorio [4].

Sigillo in ceralacca

Sul retro della teca in legno e cristallo contenente il corpo di San Valerio sono ben visibili i sigilli in ceralacca con lo stemma del prelato che li appose per garantirne l’autenticità.

Secondo l’araldica attuale potrebbe trattarsi di un protonotaro apostolico, di un prelato d’onore o di un cappellano di Sua Santità. Allo stato attuale è molto difficile individuare con certezza la famiglia di riferimento perché gli stemmi ecclesiali sono spesso stemmi personali e non familiari.

[1] Vedi P.P. Bosca, Martyrologium Mediolanense, Milano, 1695, ad datam. Notizie in breve si possono poi rintracciare sul sito <http://www.santiebeati.it>.

[2] Carlo Francesco Airoldi nacque a Milano nel 1637; fu nunzio apostolico (ossia ambasciatore pontificio) in Fiandra e a Firenze, e nel 1675 fu nominato presso la Repubblica di Venezia. Morì a Milano il 7 aprile 1683 a 46 anni, e fu sepolto in Duomo ai piedi dell’altare della cappella di San Giovanni Buono o di San Michele (dirimpetto a quella della Madonna dell’Albero), ove i suoi resti tuttora si trovano.

[3] Vedi per un riassunto G. Sala, Albiate dal dopoguerra all’inizio del nuovo millennio, edizione a cura di A. Zelioli, Pessano (MI), 2003 [fuori commercio].

[4] Albiate, Villa San Valerio, Airoldi conti di Lecco, Archivio di Casa, Archivio di monsignor Carlo Francesco Airoldi arcivescovo di Edessa, busta 139, fascicolo 248.

 

Il tetto e la facciata sono stati restaurati nel 2010

 

 

Testo a cura di Eleonora Sàita.

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