Redatto il 23 novembre, aggiornato il 29 novembre 2025
Delle Svalbard avevo scritto, all’inizio del 2025, dopo esserci stato di persona l’anno precedente :
“Gianni Albertini, padre di Enrico, era il mio prozio; il marito della sorella gemella della mia adorata nonna Luisa Quintavalle, la zia Ida Quintavalle in Albertini.
…
L’estate scorsa – a luglio 2024 – sono stato alle Svalbard con parte della mia famiglia e, parlando con una delle due guide, le ho accennato alla spedizione del mio prozio esploratore, a bordo della baleniera Heimen – Sucai.
Un giorno, a mia grande sorpresa, dopo tante storie raccontate a bordo dell’imbarcazione su cui ci trovavamo, sulla storia della regione, gli esploratori svedesi, inglesi o norvegesi , a i due poli, ed una gustosa visione del vecchio film “La tenda rossa” sulla spedizione di Umberto Nobile, mi è stato annunciato che ci trovavamo nell’ “Albertlinibutka”, ovverosia la baia Albertini, situata all’estremo nord delle Svalbard, nella foto sotto.

Si è trattato di un momento importantissimo per me : dopo la stesura e le presentazioni del mio libro “Le ossa dei Caprotti ” edito da Feltrinelli ho iniziato un percorso di rivalutazione della mia famiglia.
In quel contesto magico … la figura del mio prozio ha contribuito in modo sostanziale a terminare questo viaggio esistenziale di riconciliazione e di perdono.
Ne ho immediatamente scritto al figlio di Gianni, Enrico …”. parlandogli della mia volontà di scriverne ma purtroppo lui è mancato prima che potessi rivederlo.

… Bisogna camminare sul ghiacciaio Longyearbreen, in alto sopra il villaggio, per rivivere davvero l’Estremo Nord. Léo Decaux [glaciologo] carica il fucile e mostra la sua pistola lanciarazzi, obbligatoria fuori città in caso di incontro con un orso polare. Il giorno dell’escursione, la neve cade copiosa, ricoprendo il paesaggio di bianco. Ma la polvere “non durerà per tutta l’estate “, avverte il glaciologo.
Il bilancio di massa dei 2.200 ghiacciai dell’arcipelago è negativo: si stanno sciogliendo più di quanto ne stiano accumulando.
Le Monde del 13 novembre 2025 : la Svalbard si sono riscaldate di 4 gradi negli ultimi 30 anni

Nel 2024, hanno registrato la maggiore perdita di massa annuale di qualsiasi regione glaciale al mondo. Longyearbreen, come altre, è “nella sua fase terminale “, afferma Léo Decaux.
È difficile immaginare la fine di questi giganti a latitudini così elevate. Eppure. Le Svalbard sono ora ricoperte di ghiaccio al 53%, rispetto al 60% di dieci anni fa. Nell’attuale scenario di riscaldamento di 2,5 °C entro la fine del secolo, si prevede che tra il 30% e il 50% della loro massa glaciale scomparirà .
Questo sconvolgimento, a 3.300 chilometri da Parigi, “riguarda anche noi”, avverte Léo Decaux. “L’Artico svolge un ruolo nella regolazione della temperatura terrestre e nella stabilizzazione del clima. Meno ghiaccio e neve significano più riscaldamento e più eventi meteorologici estremi qui.”
A Longyearbyen, la capitale amministrativa delle Svalbard, a 60 chilometri da Borebreen, il termometro è già salito di circa 4 °C negli ultimi trent’anni e di quasi 10 °C durante gli inverni.
“Attualmente, il tasso di riscaldamento è da cinque a otto volte più veloce qui in inverno rispetto alla media globale “, calcola Kim Holmen, l’iconico meteorologo del Norwegian Polar Institute, riconoscibile dalla sua lunga barba grigia.
Il 2024 ha battuto tutti i record: a livello globale, innanzitutto, essendo stato l’anno più caldo mai registrato e il primo a superare la soglia di riscaldamento di 1,5 °C inclusa nell’Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici. E a livello locale: le temperature hanno superato i 20 °C all’aeroporto di Longyearbyen, mentre le medie stagionali si attestano tra i 6 °C e i 9 °C.
Come possiamo spiegare queste cifre impressionanti? Innanzitutto, c’è l’amplificazione artica, che agisce come un circolo vizioso: la scomparsa di ghiaccio e neve dovuta al riscaldamento limita la riflessione dei raggi solari, aumentando così la temperatura e causando un ulteriore scioglimento.
Ma se l’arcipelago di 61.000 chilometri quadrati è la regione artica che si sta riscaldando più rapidamente, è anche perché ” è influenzata da una corrente le cui acque provengono dalla Corrente del Golfo e queste acque stanno diventando sempre più calde “, spiega Kim Holmen.
“Siamo all’epicentro del cambiamento climatico. È come proiettarci nel futuro di uno scenario catastrofico, ma qui è reale“, afferma il glaciologo e guida francese Léo Decaux, che studia le Svalbard da undici anni…

Le isole hanno anche altre caratteristiche : sono un territorio che, formalmente, fa parte della Norvegia ma che non le situa nei confini di Schengen, avendo uno statuto a sè derivante dal trattato delle Svalbard .
Ai tempi tutti i firmatari avevano il diritto, al pari della Norvegia, a colonizzare le Svalbard e a svilupparne l’economia;
Tuttavia, l’unico Paese a prendere sul serio questa possibilità è stata l‘Unione Sovietica, i cui insediamenti di Barentsburg e di Pyramiden hanno raggiunto alcune migliaia di abitanti; per un periodo la lingua più parlata sulle Svalbard è stata il russo. Durante la guerra fredda i sovietici costituivano i due terzi della popolazione delle isole (il restante terzo era costituito da norvegesi) che ammontava a circa 4 000 persone.
I russi alle Svalbard estraevano il carbone.
A seguito della dissoluzione dell’Unione Sovietica e dell’interruzione dei sussidi, la popolazione russa si è ridotta passando da circa 2 500 a 450 persone dal 1990 al 2010, e Pyramiden è stata del tutto abbandonata. I due siti dell’era sovietica sono considerati come russi e non sono visitabili.
Le Svalbard sono per trattato militarmente neutrali, e quindi, nell’arcipelago, non è presente personale militare di nessuno Stato.
La foto del sito di Barentsburg – sotto – è tratta da https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Barentsburg_Lenin.jpg di cui l’autore è Svein-Magne Tunli.

Lo scioglimento dei ghiacci nell’Artico faciliterà le rotte commerciali nordiche e la Russia è in ottima posizione per sfruttare le conseguenze del cambiamento climatico come evidenzia Federico Fubini sul Corriere della Sera:
Il mistero russo nel Mar Rosso: Mosca aiuta gli Houthi contro l’Occidente?.
C’è un solo angolo di caos assolutamente immutato. Né le missioni navali di Stati Uniti e degli europei, né i bombardamenti anglo-americani, né gli attacchi israeliani sembrano aver cambiato niente. Gli Houthi, le milizie che controllano gran parte dello Yemen, continuano dallo stretto di Bab el-Mandeb a bloccare il transito che collega il Mediterraneo e Suez al Golfo di Aden, all’Oceano Indiano da lì e all’Asia Orientale dove si producono quasi metà dei beni manifatturieri del mondo e si trovano i mercati in maggiore crescita.
La Russia ha un ruolo silente ma decisivo in questo blocco, che continua da due anni. Secondo i dati del Fondo monetario internazionale, fino a fine 2023 da Bab el-Mandeb passavano circa 80 navi alla settimana fra mercantili e petroliere: era il collegamento principale dai porti cinesi agli italiani, di due settimane più rapido e meno costoso rispetto alla circumnavigazione dell’Africa fino a Gibilterra. Da quando invece gli Houthi dai promontori della penisola araba hanno iniziato a lanciare missili o droni sulle navi, i transiti sono crollati da 80 a 30 alla settimana e non si sono più ripresi. La minaccia dei guerriglieri dello Yemen ha resistito a miliardi di dollari investiti dai governi occidentali per rimuoverla.
Secondo voci non confermate, ma insistenti, gli Houthi pretendono una tangente dalle compagnie per non attaccare. Com’è possibile? Parte della spiegazione va cercata in Russia, che sta aiutando gli Houthi. Secondo Reuters a fine settembre Mosca, con la mediazione dell’Iran, ha discusso l’invio ai guerriglieri yemeniti di missili Yakhont (che sono molti efficaci contro le navi). E a fine ottobre il vicepresidente yemenita Aidarus Al-Zubaidi era a Mosca, ricevuto dal governo russo al massimo livello.
Dov’è l’interesse del Cremlino in tutto questo? Destabilizzare e indebolire quanto possibile le economie europee, senz’altro (Italia inclusa). Ma anche rafforzare l’attrattiva della rotta artica, sotto il suo controllo, che si sta aprendo fra la Cina e l’Europa: per i porti italiani sarebbe una sconfitta.
Lo sarebbe per tutta l’Europa : qualcuno si ricorda le esternazioni di Trump sulla Groenlandia? Il territorio danese confina con le Svalbard… E infatti i leader dell’Artico hanno lanciato l’allarme: la minaccia di una guerra ibrida, tra cui il sabotaggio dei cavi internet sottomarini da parte della Russia e di altri, si sta spostando dal Mar Baltico all’estremo nord. Danimarca e Groenlandia hanno in programma di costruire un nuovo cavo dati tra loro, e le remote Isole Faroe sono in trattative per far passare la linea attraverso il loro arcipelago per rafforzare la loro resilienza contro potenziali attacchi, secondo il primo ministro delle isole.
Stati Uniti, Cina e Russia puntano sulle rotte ed i territori artici. E le risorse dell’Artico spuntano nella proposta di “accordo di pace” di Trump a Zelenskyi (Corriere della Sera del 16 novembre 2025).


