Il 18 marzo 2025 il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano ha ospitato un evento dedicato a Gianni Albertini e alla sua spedizione artica HEIMEN-SUCAI del 1929.

Durante il pomeriggio sono stati presentati, sia in mostra nella sala sia nei vari interventi, documenti e oggetti utilizzati durante la spedizione, messi a disposizione dai discendenti di Albertini che li hanno accuratamente e amorosamente conservati: fotografie d’epoca, testimonianze familiari, documenti d’archivio (come il diario di bordo della nave Heimen-Sucai di cui è stata iniziata la trascrizione, presentata da Roberta Rodelli), e filmati inediti che il documentarista Christian Cinetto ha digitalizzato e presentato come documentario intitolato “Il Mistero dell’Artide”. Questa è una parte del tutto nuova e, per me, sorprendente, e vale la pena di riportare un sunto dell’intervento del dott. Cinetto che ne ha saputo illustrare sia la tecnica sia l’emozione.

 

Organizzando la spedizione con la quale, nella primavera del 1929, intende andare alla ricerca dei Dispersi del Dirigibile Italia, schiantatosi sul pack dell’Artico l’anno precedente, per arrotondare la disponibilità finanziaria Gianni Albertini stipula un contratto con l’Ente Nazionale di Cinematografia per documentare l’impresa. L’Ente manda quindi un cineoperatore, Umberto della Valle, che con i suoi 40 anni è il più anziano a bordo.

Il filmato realizzato da Della Valle dura complessivamente 91 minuti, un unicum nella produzione italiana presonora, e ha tre principali motivi di valore:

Valore storico: ci sono pochissimi filmati italiani dell’epoca non di propaganda in grado di raccontare la realtà osservata da vicino e di durata pari a un lungometraggio. Non si tratta di un documentario narrativo, bensì di una sequenza di immagini evocative, emotive, che ci raccontano dei lati importanti dei personaggi che andiamo a conoscere: scene di vita quotidiana a bordo, momenti di studio, e soprattutto il profondo legame di Albertini con i suoi cani da slitta.

Valore tecnico: girare su una barca nel gelo artico, con la pellicola esposta direttamente alla luce riflessa dalla neve, ha richiesto un’estrema padronanza tecnica: Della Valle doveva prevedere l’esposizione, provvedere alla conservazione della pellicola e confidare nella resa finale senza poterla controllare sul momento, senza parlare della gestione dei membri della spedizione davanti alla macchina da presa.

Valore stilistico: Della Valle non si limita a osservare, ma suggerisce, orchestra ed elabora.

 

Queste immagini non raccontano soltanto gli eventi, ma restituiscono l’emozione e la personalità dei protagonisti. Proprio per questo il film di Della Valle conserva, come detto, un valore storico e tecnico straordinario: è l’opera di un pioniere che seppe trasformare la scoperta in racconto visivo, contribuendo a definire il documentario come lo conosciamo oggi.

 

Bibliografia:
E. GAZZARRINI, Un secolo di esplorazioni in dialogo tra immagini. Albertini e l’eredità dell’Artico, un viaggio tra passato e presente, 18 marzo ’25.
C. CINETTO, Maneggiare con cura il silenzio. Lo sguardo in pellicola di Umberto Della Valle, intervento alla Conferenza Il grande viaggio dell’ingegnere Albertini nei mari artici, Milano, 18 marzo 2025, Museo Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci.
R. RODELLI, L’avvio della trascrizione del diario di bordo della HEIMEN-SUCAI, Ibid.

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Spunto dal libro: "Le ossa dei Caprotti" Tra Garibaldi, la Cia ed Esselunga, il racconto ben documentato della famiglia che ha rivoluzionato per sempre le abitudini degli italiani.
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