Redatto il 2 marzo, aggiornato il 18 maggio 2024. Trovate il mio commento in fondo
L’INIZIATIVA
I mercati contadini italiani sono un esempio da esportare
Gli operatori di Libano, Tunisia, Albania, Egitto e Kenya in Puglia per imparare i “farmers market” Anche con l’obiettivo di frenare l’emigrazione
Raffaele Lorusso
L’ esperienza italiana dei mercati contadini diventa un modello da esportare. Gli operatori del settore agricolo di cinque Paesi compresi fra l’area mediterranea e l’Africa sub-sahariana – Libano, Tunisia, Kenya, Egitto e Albania – stanno partecipando in Puglia a un corso di formazione per acquisire competenze sui sistemi basati sulla vendita e sul consumo di cibo locale. Si tratta del primo step del progetto “Mami” (Mediterranean and African markets initiative),
promosso dalla World farmers markets coalitions, in collaborazione con l’Istituto agronomico mediterraneo di Bari e il sostegno finanziario del ministero degli Esteri. L’obiettivo è realizzare, nei prossimi 3 anni, 50 mercati contadini, con il coinvolgimento di più di un migliaio di agricoltori, favorendo la nascita di nuove figure professionali, quelle dei manager dei mercati, ma anche di aumentare l’occupazione e la produzione del cibo di qualità. È un modello di capacity building per rispondere alle esigenze di diversi contesti territoriali che vanno dall’assistenza tecnica, per rafforzare realtà esistenti, allo sviluppo di nuovi mercati agricoli.
«Con questo programma creato e voluto dall’Italia – spiega Carmelo Troccoli, direttore generale della World farmers markets coalition e della fondazione Campagna amica puntiamo a migliorare le condizioni dell’agricoltura familiare nei Paesi coinvolti e l’accesso al cibo di qualità per fasce sempre più larghe della società. L’azione rientra nella logica più generale della costruzione di sistemi locali del cibo che possano incidere positivamente sul reddito degli agricoltori, sulla qualità per i consumatori, sull’aumento del livello di sovranità alimentare, con un impatto positivo sull’ambiente e la salute del pianeta, ma anche nell’attenuazione dei flussi migratori, grazie alla crescita di nuove professionalità e al miglioramento delle condizioni di vita di giovani e donne».
Si tratta, insomma, di esportare anche in Africa il modello delle reti alimentari alternative e dei mercati contadini. Il rapporto diretto fra produttori e consumatori e la promozione del cibo locale, infatti, garantiscono la stabilizzazione dei redditi agricoli, tutelano la biodiversità e l’ambiente, promuovendo al tempo stesso un benessere diffuso per le comunità grazie alla loro intrinseca capacità di ridurre la distanza tra città e campagna. È opinione sempre più diffusa quella secondo cui i farmers markets siano il simbolo di un modello agricolo, moderno, imprenditoriale, multifunzionale e sostenibile. Partendo dall’analisi dei diversi contesti nazionali, il progetto Mami permetterà di rilevare le necessità dei singoli Paesi e di intraprendere azioni concrete per la diffusione di filiere corte, con il protagonismo di agricoltori, consumatori e comunità locali.
«Nel mondo – osserva Troccoli – il fenomeno dei farmers markets non rappresenta più una novità. La creazione di una rete per lo scambio di conoscenze e buone pratiche per gli agricoltori e i gestori dei mercati agricoli è al centro delle attività della nostra associazione».
La World farmers markets coalition punta a diventare la voce internazionale del sistema alimentare locale basato sul rapporto diretto fra agricoltori e consumatori. In pochi anni si è affermato come un modello di produzione sostenibile. La comunità è sostenuta da oltre 70 associazioni in più di 60 Paesi, che rappresentano 20mila mercati agricoli. Il ritmo di crescita sembra inarrestabile. Nel mondo la coalizione è arrivata a coinvolgere 200mila famiglie di agricoltori e 300milioni di consumatori. Il mercato più grande è quello degli Stati Uniti, dove il fatturato ha superato i 12 miliardi di dollari. In Italia, invece, operano 12mila agricoltori organizzati nei circa 1.200 mercati di Campagna Amica di Coldiretti, coinvolgendo anche più di 2.500 agriturismi. Il mercato attira più di 15 milioni di consumatori con un valore economico che si aggira intorno ai 6 miliardi di euro. In una fase in cui l’Europa registra una perdita di biodiversità che non si riesce ad arrestare, come peraltro sottolineato dal Forum economico mondiale, il contributo dei mercati contadini è fondamentale e l’Italia è il Paese europeo con il più elevato patrimonio di biodiversità. La World farmers markets coalitions ha deciso fin dalla sua nascita, nel 2021, di stabilire a Roma la propria sede anche per questa ragione, oltre che per favorire un dialogo costante con le agenzie del cluster agroalimentare delle Nazioni unite (Fao, Ifad e Pam).

Nel “tour” che sto svolgendo per presentare il mio libro, Le ossa dei Caprotti, molto spesso, mi chiedono dove io vada a fare la spesa : la Coop, l’Esselunga, altro?
Devo dire che prediligo i mercati per una semplice ragione : si paga un pò di più ma la differenza qualitativa si vede a occhio nudo, soprattutto per quanto riguarda la frutta e verdura che, nella GD, è spesso immangiabile.
Anche perchè alla sera devono buttare via tutto quello che non vendono! Non è così in tutte le insegne della GD.
E poi, ad Albiate, mi danno sempre lo scontrino.
Ovviamente, purtroppo, la mia è una “battaglia di retroguardia”poichè i mercati rischiano di sparire per mille motivi. Ne trovate alcuni elencati qui : Piccoli mercati ortofrutticoli chiudono: da Modica ad Asti.


