Redatto il 10 agosto, aggiornato il 26 settembre 2025
- La situazione dell’agricoltura italiana è drammatica. Le cause sono molteplici e conosciute da tempo :
mancata applicazione delle leggi sulle pratiche sleali
nanismo delle aziende
burocrazia e PAC
mancanza di visione delle istituzioni
I risultati sono evidenti (sotto ne riportiamo solo alcuni ma tutto il comparto è in difficoltà, da anni. Qui trovate l’esempio dell’olio, ad esempio)

- Il piano Mattei viene applicato in Algeria, Costa d’Avorio, Senegal, Angola, Ghana, Egitto, Kenya, Tunisia, Etiopia e altri paesi africani. Per avere un quadro un pò più completo leggi qui.
Ieri [a luglio 2025] è stato siglato un accordo che ratifica un nuovo passo verso la rinuncia dell’Italia al proprio settore agricolo.
Mentre ieri il parlamento siciliano, o meglio i franchi tiratori della maggioranza, hanno bocciato la fondamentale riforma (per l’agricoltura) dei consorzi di bonifica e mentre Ursula von der Leyen annuncia tagli ai contributi europei nell’ordine del 30 % per l’agricoltura a favore dell’industria bellica, il governo italiano incontrando i vertici del governo algerino ha rinsaldato l’asse con il paese nordafricano nell’ambito del cosiddetto Piano Mattei.
Così Giorgia Meloni: “Voglio ricordare particolarmente il lavoro portato avanti da Bonifiche Ferraresi per recuperare oltre 36.000 ettari di terreno desertico, arrivare a produrre fino a 405.000 tonnellate di cereali e legumi in più all’anno, assicurando ovviamente benefici in termini di sicurezza alimentare per oltre 600.000 persone e portando un lavoro. Ma penso anche all’intesa per creare un grande polo di formazione professionale nel settore agricolo, un centro che ancora sarà dedicato alla memoria di Enrico Mattei che ambisce a diventare un punto di riferimento non solo in Algeria ma per l’area del Sahel e per l’Africa nel suo complesso.”
Ricordiamo a noi stessi che Bonifiche Ferraresi non ha recuperato aree desertiche perché dotata di chissà quali poteri taumaturgici, ma grazie agli investimenti del governo che permettono di irrigare il grano in pieno deserto.
Sotto: il lago Rubino in secca, in Sicilia

Ricordiamo inoltre che, mentre in Algeria si provvede a formare una nuova classe di agricoltori, con i nostri soldi, in Italia istituti e facoltà di Agraria vivono un drammatico calo delle iscrizioni.
Il destino del grano che verrà prodotto é ancora avvolto nel mistero, in relazione alla prima stesura dell’accordo che prevedeva una quota del 30 % che si poteva esportare, salvo poi fare un inversione a U dicendo che il grano verrà prodotto per la popolazione locale.
In buona sostanza abbiamo svenduto l’agricoltura per le forniture del gas algerino destinato a sostituire quello russo.
Questione di scelte.
L’unica certezza è che gli agricoltori siciliani non possono irrigare i loro frutteti mentre quelli algerini producono il grano grazie ai mega impianti di irrigazione finanziati dal nostro governo.
Anche questa è una scelta che indica l’impegno del nostro governo per il settore agricolo.
Paolo Caruso che in un post successivo ha affermato, tra le tante cose, che “36.000 ettari non forniranno mai 405.000 tonnellate in più di cereali e legumi, a meno che non vengano ottenute rese medie più che doppie e triple rispetto a quelle italiane”.
In sostanza, nonostante tutte le affermazioni di “sovranismo” (es.: il piano Coltivaritalia), stiamo rinunciando a rilanciare l’agricoltura italiana, sovvenzionando e spingendo quella africana. La conferma sembra arrivare durante la visita di Francesco Lollobrigida in Mozambico.
Ricordiamocelo quando scoppierà la prossima protesta violenta degli agricoltori.
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