Redatto il 23 agosto, aggiornato il 18 ottobre 2025
Il falso mito del cibo “100% italiano” è il seguito riassunto ed aggiornato di questo articolo
Spesso immaginiamo il Made in Italy agroalimentare come un sistema autosufficiente, capace di produrre internamente tutte le materie prime che utilizza. La realtà è ben diversa.
Dietro a molti prodotti che troviamo sugli scaffali e che l’etichetta presenta come italiani, c’è un’ampia quota di materie prime importate. In alcuni casi, l’origine reale non è affatto chiara: il sistema di etichettatura non sempre specifica cosa sia davvero coltivato o allevato in Italia e cosa invece provenga dall’estero.
Ovviamente, visto che importiamo grandi quantità di materie prime (olio, pomodoro, pesce e grano, ad esempio) per lavorarle e riesportarle c’è chi, sull’etichettatura, “ci gioca”.
Secondo il Rapporto ISMEA 2024 e i dati aggiornati riportati da Il Fatto Alimentare nel 2025:
- il grano tenero è importato per circa il 70%,
- il grano duro per la pasta per il 40%,
Un caso emblematico riguarda la pasta: pur essendo uno dei simboli del Made in Italy e prodotta in quantità molto superiori al fabbisogno interno, solo un piatto su cinque è fatto mediamente con grano italiano. Il resto dipende da grano blended, con provenienze diverse (Canada, USA, Paesi UE, Sud America, Italia).
L’Italia è autosufficiente per la produzione di pomodoro fresco e prodotti derivati come passata e conserve. Tuttavia, questa autosufficienza è minacciata dall’aumento delle importazioni, soprattutto di pomodoro concentrato, e dalla concorrenza estera, che rischiano di standardizzare il prodotto e danneggiare la qualità e la reputazione del vero pomodoro italiano.
Sotto : i problemi della pesca italiana (Il Sole 24 ore del 18 ottobre 2025)

Restano inoltre alti i livelli di dipendenza dall’estero per:
- l’olio extravergine d’oliva per oltre il 50%, con una produzione nazionale in calo costante. (*)
- caffè non torrefatto (100%)
- carne bovina (60%).
- carne suina (40%). In proposito leggi questo articolo sul prosciutto.
- pesce (70%)
- zucchero (85%)
- olio di palma (100%)
- soia (70%)
Siamo invece autosufficienti per quanto riguarda riso, vino, frutta fresca, pomodoro, uova e pollo. Solo in questi casi abbiamo la quasi totale certezza di comprare un prodotto made in Italy al 100%.
Questo non significa che i prodotti fatti con materie prime estere siano di bassa qualità: la sicurezza alimentare dipende da controlli e regole, non esclusivamente dall’origine geografica delle materie prime. Ma sfata definitivamente il mito del “100% italiano”: il nostro agroalimentare si regge su filiere globali.
Capire cosa mettiamo nel piatto è il primo passo per difendere davvero il Made in Italy: non con slogan, ma con trasparenza, qualità e consapevolezza.
Ovviamente le bandiere tricolori sulle confezioni non sono, per forza, sinonimo di italianità e di marketing “sano”: Al supermarket un prodotto su 4 è italiano. Superati gli 11,6 miliardi di spesa. Gs1 Italy, nel 2024 il volume del paniere segna -0,7%. Salve le Dop
(*) vista la grande importazione dell’olio ai fini di riesportazione questa percentuale scende, alla fine, al 27%. E’ uno dei pochi settori per cui disponiamo di un dato puntuale, per il pomodoro, ad esempio, non c’è nulla.
Grazie a Roberta Liberale


