Redatto il 5 aprile 2018, aggiornato il 28 agosto 2025
Se ne parla a pagina 169- 170 del mio libro Le ossa dei Caprotti : “…Che anno, comunque, il 1994. È sempre in quel periodo, infatti, che compiamo un passo che potrebbe rivelarsi straordinario. Decidiamo di stringere un accordo con il gigante tedesco Rewe per creare una catena di discount che si chiamerà Penny Market, controllata con quote paritetiche del 50 per cento. Per iniziare l’avventura è necessaria una decisione del consiglio di amministrazione, che deve dare il via alla costituzione della società. Voto a favore della proposta di nostro padre, mentre il suo storico avvocato Alfonso Pellegatta è contrario.
È uno dei pochi consigli delle varie società del gruppo, in tanti anni, dove ci sarà effettivamente un voto: in genere nelle riunioni non si decide mai nulla di importante, tutte le scelte avvengono al di fuori. Bernardo, peraltro, non lascia mai i verbali ai presenti, che così non hanno modo di documentare effettivamente le loro decisioni. In Penny non sono coinvolto più di tanto, perché lo sforzo che devo profondere nella parte commerciale e nel marketing di Esselunga [con i superstore, la Fidaty, il non food, i contributi di dei fornitori etc.] occupa ogni mio singolo momento.
Cerco però di darmi da fare e prendo lezioni di tedesco. L’avventura non finisce bene e cinque anni più tardi la joint-venture verrà sciolta, per divergenze di vedute sulla gestione commerciale tra i tedeschi e Bernardo, che ne esce comunque con una cospicua plusvalenza”.
I tedeschi arrivarono in Italia e ci dissero che l’avrebbero fatta comunque, con noi o senza di noi.
Dopo una visita a Colonia e vari contatti a Milano, accettammo quindi la proposta del gruppo Rewe (gigantesca aggregazione di cooperative tedesche, con sede centrale a Colonia) e venne stipulato e negoziato un contratto dal Dr. Otto-Heinz Luehr e da Bernardo Caprotti.
Io andai a Colonia – come ricorda Luehr sotto – a prendere accordi commerciali.
Il CEO di Rewe era Hans Reischl (foto sotto).
La joint venture era al 50% di Esselunga e al 50% di Rewe: i tedeschi gestivano la parte commerciale e gli italiani, con Luciano Maranzana, lo sviluppo della rete.
Di fatto la gestione commerciale (ad esempio il cambiamento dei prezzi, l’inserimento degli articoli nuovi) avveniva direttamente da Colonia, sede della Rewe
Questa cosa faceva arrabbiare moltissimo mio padre : il partner locale , che conosceva i gusti degli italiani, veniva ascoltato poco.
Così, nel 1999, i tedeschi ci riacquistarono il nostro 50%.
E la morale che ne trassi era che le società paritarie (al 50%/50%) non possono funzionare.
Il dotto Heinz- Otto Luehr mi ha scritto a Natale 2017 e la cosa mi ha fatto piacere, stimolandomi nel rievocare alcuni dei momenti vissuti tanti anni fa. La trovate di seguito.
Da molte colpe per la rottura della joint venture (JV) al loro CEO di allora ( Hans Reischl “ha preso decisioni soggettive che hanno rovinato la fiducia e la cultura della nostra società”.
E loda il mio sito : “così molto interessante” … “congratulazioni, è un sito notevole, come non ne ho visti in un lungo lasso di tempo”.

Da: Dr.Heinz-Otto Luehr
Oggetto: Our aquaintance during my time at the REWE Group in the 90ies
Corpo del messaggio:
Dear Giuseppe,
I suppose your are quite surprised to find my message after so long a time when we met in Milan and Cologne.
I found your website, which I discovered accidentally, so very interesting that I didn’t hesitate to write you a few lines from memory-lane. Congratulations, this is a remarkable website and I believe the best I have seen for a very long time.
I looked through it in part and found of course memorable events with Esselunga which I had the good fortune to share from the distance. The Penny Joint venture at the time didn’t work out for very good reasons which are not operational at all, but our CEO at the time made some very bad judgment calls to spoil the trust and culture of our JV, which I was very proud of having been one of the founding fathers. You will certainly have made similar experiences as I have come to the conclusion that the biggest strategic asset of any company or organization for that matter, is the culture. My personal value system with the four basic pillars of decency, manners, formation and respect are concluded in integrity. Character is therefore the quintessential characteristic for a successful partnership, at least in my book. But of course you can’t read it in a book or study it in a class room, people are very mistaken to assume it. During my studies at the Harvard Business School we learnt a very important lesson for life. In comparing success factors and winning cultures of social entities from a family, a community, a city, a region and a country the conclusion is, that they are very similar and follow the same characteristics. We students were very surprised and learned a lesson for life.
I wish you all the very best with your endeavors and be very happy with the decisions you have made and even with the ones’ which have been made for you!
To you and your family a very joyful pre-Christmas time, a merry Christmas and a ‘good Rutsch’ in a healthy and happy New Year 2018.
Heinz-Otto Luehr


