Villa San Valerio, già Airoldi (è uno dei luoghi dove si svolge la trama del mio libro, “Le ossa dei Caprotti”).
Redatto il 16 ottobre 2011, aggiornato il 23 luglio 2025
1573
Dallo “stato d’anime”, compilato dal curato pro tempore, Albiate conta 49 famiglie.
Inizi ‘600
La villa viene costruita inglobando tre edifici esistenti. Costruita in posizione dominante sulla vallata del Lambro, tale collocazione ha permesso di realizzare lo spazioso terrazzo-belvedere sul retro dell’edificio. Di rilievo anche le vaste aree verdi del parco con siepi e alberi, tra cui una maestosa quercia plurisecolare che ha raggiunto l’età di 180 anni.
1640
Marcellino del fu Giovanni Battista Airoldi, Tesoriere generale del ducato di Milano, acquista dal notaio milanese Marco Cremosano una vasta proprietà nel contado comprendente diversi beni fra immobili e terreni siti in territorio di Albiate, Carate e Triuggio, tra cui l’odierna Villa San Valerio, un edificio signorile dotato di giardino con grotta e giochi d’acqua, segno di notevole distinzione sociale. L’estensione della proprietà albiatese, assai vasta, confinava anche con gli immobili dei fratelli de Homodeis (l’attuale palazzo di Piazza Conciliazione), come risulta dal rogito.
1640 – 1720 ca.
Gli Airoldi, Tesorieri generali dello stato e dell’esercito del ducato di Milano, intraprendono vasti lavori di ampliamento e restauro che danno alla villa le strutture e gran parte delle decorazioni ancora oggi conservate. La costruzione presenta elementi stilistici vicini a quelli di Francesco Maria Richino (1584 – 1658), uno degli architetti più noti della Milano dell’epoca.
I soffitti a cassettoni seicenteschi all’interno della villa sono per la maggior parte autentici, come lo sono i camini tra i quali spicca una grande caminiera con parafuoco settecentesca. Pure settecenteschi sono gli affreschi e le decorazioni che ancora abbelliscono molta parte della casa.
1666 – 1668
Costruzione e successivo ampliamento del piccolo oratorio privato dedicato a San Valerio, sito dirimpetto all’ingresso della villa residenziale. Inizialmente dedicato alla Vergine Immacolata, viene restaurato a cura di monsignor Carlo Francesco Airoldi, vescovo di Edessa e ambasciatore pontificio presso alcuni tra i maggiori potentati dell’epoca (tra i quali il Granduca di Toscana e la Repubblica di Venezia) quando gli vengono donati dalla Santa Sede il corpo del protomartire Valerio (da cui poi l’oratorio prende il nome) e le reliquie di altri martiri. La pala d’altare è opera del pittore Francesco Quadrio.
Nel 1678 un altro cardinale di non poca importanza, Luigi Alessandro Omodei (1608-1685), la cui famiglia, come visto più sopra, deteneva beni ad Albiate ma soprattutto costruì il magnifico palazzo di Cusano Milanino, ottenne anch’egli il corpo intero di un martire, Sant’Adriano. Memore di quanto fatto dagli Airoldi nell’oratorio della loro proprietà albiatese, l’Omodei ripeté lo schema, deponendo le reliquie in un’urna di cristallo posta poi sopra l’altare e sotto una grande pala in una ricca ancona di legno dorato. A differenza di San Valerio, però, che si trova ancora in loco, l’urna di Sant’Adriano fu affidata nel 1985 alla chiesa di San Martino e l’Immacolata a causa di lavori nell’oratorio, ed è ancora lì.
1685
Prime notizie documentarie riguardo alla famiglia Caprotti: Antonio, figlio di Giovanni Battista, compra alcuni terreni ad Albiate.
1751
Dal censimento di quell’anno emerge che il comune, appartenente alla pieve di Agliate, conta circa 500 anime.
1830 – 1840
All’incirca da questa data la famiglia Caprotti inizia la sua attività nel campo della manifattura tessile cotoniera. Nel 1840 Bernardo Caprotti fonda ufficialmente la ditta “Bernardo Caprotti di Giuseppe”.
1866
La ditta “Bernardo Caprotti di Giuseppe” si meccanizza.
1876
Alla morte dell’ultima Airoldi lombarda, la marchesa Stefania, viene steso un inventario dei suoi beni: mobilio, biancheria, quadri, etc. stanza per stanza.
1893
Estintosi il ramo principale della famiglia Airoldi nel 1768, l’asse ereditario passa ad un ramo secondario trasferitosi in Sicilia, i cui ultimi eredi alla fine dell’Ottocento decidono di liquidare le proprietà lombarde, che sono vendute almeno in parte (compresa la villa, ma non l’oratorio, proprietà del parroco di Ranco) ai fratelli Bernardo, il mio bisnonno- detto Nardo, Antonio, Emilio e Giovanni Caprotti di Giuseppe. Con la vendita, com’era d’uso all’epoca, passa ai nuovi proprietari anche gran parte dell’archivio di famiglia con la storia dei beni venduti e della loro amministrazione, nonché la storia della stessa famiglia Airoldi a partire almeno dal Cinquecento.
1945
L’arcivescovo di Milano, il cardinale Idelfonso Schuster, vuole sconsacrare l’oratorio. Il parroco, don Felice Milanese, si oppone e riesce ad acquistare l’edificio da don Edoardo Bonzi, parroco di Ranco.
1950
L’oratorio di San Valerio viene infine acquistato da Giuseppe Caprotti – il nonno Peppino, previo decreto arcivescovile che consente di riaggregare la chiesetta alla villa. Il rogito contiene la condizione d’uso, stabilita dal decreto, secondo cui il parroco pro tempore di Albiate conserva il diritto di officiarvi. Rimane così esaudito il desiderio espresso da Giuseppe Caprotti, mio nonno, sindaco di Albiate dal 1951 al 1952, anno della sua tragica morte in un incidente stradale.
Che l’oratorio sia restato aperto alla venerazione popolare è stato ed è un valore importante, dato che la devozione al santo è ancora ben viva, come si è potuto notare nel novembre 1980, in occasione della temporanea traslazione del corpo di San Valerio in chiesa parrocchiale, promossa, previe intese con la famiglia Caprotti, da don Giuseppe Sala, successore di don Milanese, e ogni anno in occasione della memoria religiosa del martire Valerio, il 16 novembre, quando alla celebrazione liturgica in suo onore si aprono le porte dell’oratorio, e per tutto il giorno fedeli e semplici visitatori affollano il piccolo spazio. San Valerio ha anche un suo valore civile con il conferimento del Premio a lui intitolato, istituito il 22 settembre 1990 dalla Redazione locale del giornale “il Cittadino” al fine di evidenziare, attraverso un riconoscimento, i cittadini che operano proficuamente senza clamore. Per l’attuazione del Premio è stata significativa la munificenza di Guido Caprotti (1929-2012). Dal 2001, su richiesta dell’allora sindaco Filippo Viganò, le edizioni di tale appuntamento, ormai diventato tradizione, si svolgono sotto l’egida del Comune.
1957
Vengono intrapresi importanti lavori di restauro e adattamento della villa sotto la direzione dell’architetto Luigi Caccia Dominioni, in particolare ai piani superiori. I lavori portano alla luce un’antica torre medievale incorporata e perfettamente assorbita strutturalmente nella costruzione, ove oggi si trova la cucina principale. Che qui possa avere trovato insediamento l’antico castello dei Visconti citato esistente in Albiate da alcuni storici, è interrogativo plausibile, tenuto conto della vicinissima località, in posizione più elevata, il cui toponimo è proprio “Castello”.
Eleonora Sàita, Francesca Albani, Giovanni Francesco Perego
Fonti e bibliografia di riferimento:
Albiate, Villa San Valerio, Airoldi conti di Lecco, Archivio di Casa, inventario a cura di E. Sàita
Albiate, Villa San Valerio, Archivio Caprotti, elenco di consistenza a c. di G. Cappelletti
Milano, Archivio di Stato di Milano, Archivio notarile, notaio Gio. Battista Aliprandi fu Luigi, pezzo n. 27518, atto di compravendita 17 marzo 1640
Ministero per i Beni Culturali e Ambientali, Albiate – MI – Villa Caprotti giardino e oratorio. Relazione Storico – Artistica a c. dell’arch. A.M. Terafina, 25 ottobre 1991, datt.
- Albani, Analisi stratigrafica dell’elevato Villa Airoldi – Caprotti, Albiate (Milano), luglio 2004, datt.
- Romano, I Caprotti, l’avventura economica e umana di una dinastia industriale della Brianza, Milano1980
- G. CAPROTTI, “Le ossa dei Caprotti”. Le ossa dei Caprotti: San Valerio martire, III-IV sec. d.C. Spunti dal libro
- Arch. G. GELMINI, Chiesa di san Valerio: interventi, 19/10/2011


