INTERVENTI SULLA FACCIATA E SUL TETTO DELLA CHIESA DI SAN VALERIO, LUGLIO- DICEMBRE 2011

INTERVENTO RESTAURO FACCIATA

SETTEMBRE – OTTOBRE 2011

L’intervento conservativo si è articolato in tre attività principali: le opere di consolidamento per la messa in sicurezza dei modellati del timpano, la riadesione delle superfici ad intonaco delle facciata e il restauro del portale in arenaria.

Pulitura generale
Sono stati rimossi dalla superficie i depositi di sporco incoerenti, come polveri materiali terrosi e guano. Ove necessario è stata utilizzata acqua demineralizzata e ammonio-carbonato per eliminare sporchi più tenaci e muschi localizzati nelle parti basse (in particolare sulla zoccolatura) dove inoltre sono state praticate soluzioni biodeteriogene per impedire la ricrescita biologica.
1. Consolidamento timpano
Per il consolidamento della lesione sinistra del timpano, si è proceduto con la ricostruzione riutilizzando parti delle modanature distaccate riconsolidandole alla struttura mediante imperniature in acciaio inox.
2. Superfici ad intonaco
I saggi effettuati hanno permesso di verificare che l’intero impianto delle malte originali si presentava molto semplice, privo di decorazioni, con un fine intonachino bianco sul quale si sono riscontrate solo tracce di uno scialbo leggermente patinato, oltre che a una vasta serie di picchettature a tratti, necessarie per far aderire le malte di recente fattura. Successivamente è stato possibile effettuare una semplice pulitura di superficie con l’ausilio di reagenti basici come il carbonato d’ammonio. Le parti decoese sono state consolidate mediante iniezioni di resine acriliche addizionate a calce idraulica fluidificata. Le lacune sono state integrate con malte a base di grassello di calce (medesimo materiale impiegato nella costruzione originale).
3. Restauro portale in arenaria
Anche in questo caso è stata necessaria la pulitura e l’asportazione dalle superfici dei depositi di sporco incoerente, in particolare polvere, intesa come aggregato di particelle carboniose, sostanze terrose, sali, fibre e spore.
A seguito di un’attenta valutazione dello stato delle arenarie, si sono riscontrati sul manufatto problemi dovuti al parziale distacco di alcune parti del lapideo, quindi si è reso necessario un intervento preliminare alle operazioni di restauro. Situazione venutasi a creare con interventi ripetuti nel corso degli anni, che hanno portato a parziali dissesti dovuti anche a stuccature cementizie poco compatibili. E’ stato quindi necessario un primo consolidamento di queste fragili porzioni mediante etil-silicato steso a pennello.
Estrazione dei sali – La superficie lapidea è stata ricoperta da più strati di carta giapponese su cui è stato steso un ulteriore strato di polpa di cellulosa. I sali solubili, che durante l’evaporazione dell’acqua, trasmigrano verso l’esterno, sono stati assorbiti dall’impacco di cellulosa evitando la cristallizzazione sullo strato lapideo esterno.
Consolidamento – Si è proceduto anche in questo caso alla stesura di consolidante etil-silicato su tutte le porzioni in pietra, steso a pennello con più applicazioni sino a rifiuto del prodotto.
Stuccature – Dopo la rimozione delle malte cementizie incoerenti, sono state praticate una serie di stuccature circoscritte, reintegrando le lacune e ripristinando la continuità degli strati; gli impasti sono formati da cariche inerti e da leganti con caratteristiche analoghe all’originale per natura, colore e granulometria dei componenti.
Ritocco pittorico – Operazioni di ritocco pittorico hanno interessato le zone dove la rimozione delle stuccature cementizie aveva compromesso l’arenaria distaccandone porzioni importanti, quindi si rendeva necessario riprendere le modulazioni cromatiche.
VILLA SAN VALERIO
RESTAURO CONSERVATIVO DEI TETTI
DELLA CHIESA E DEL CORPO SU STRADA

INTERVENTO TETTO CHIESA LUGLIO-SETTEMBRE 2011
INTERVENTO TETTO CORPO BASSO VILLA SETTEMBRE-DICEMBRE 2011

I tetti oggetto d’intervento (corpo basso villa e chiesa di san Valerio) si trovavano in stato di degrado e pericolo per via della vetustà dell’orditura in legno e per le temporanee infiltrazioni meteoriche dovute allo spostamento accidentale dei coppi, che nel tempo avevano provocato indebolimenti e sfibramenti alla struttura lignea. La parte strutturale dei due tetti, di modesta fattura, è prevalentemente costituita da capriate spingenti senza catena, colmarecci, terzere, puntoni, in legno, travetti in legno di varie misure e forme, listelli in legno e coppi a canale. Le gronde sono di diversa tipologia: nel corpo basso della villa una guscia in muratura di mattoni intonacati conclude il fronte su strada e verso il cortile principale interno, mentre semplici travetti con listelli in legno a vista costituiscono la gronda presente nel cortiletto a nord e nel piccolo patio. Per quanto riguarda le gronde in legno esistono due diverse tipologie di travetti:
1. travetti di forma rettangolare, con dimensioni varie e testata a taglio netto con sporti di 70 cm circa nel patio; 2. travetti di forma rettangolare con testata sagomata con sporti tra 50 e 70 cm circa.
Nei sottotetti esiste il problema del continuo accesso di volatili (in prevalenza piccioni), che entrano dai coppi rimossi e soprattutto dalle aperture libere poste fra i travetti di gronda in corrispondenza dell’appoggio ai muri perimetrali.
Nel corso degli anni il tetto è stato oggetto di interventi riparatori per il rinforzo delle parti strutturali in legno ammalorate ed indebolite, ma non sufficienti per garantire sicurezza alla struttura portante principale.
Buona parte dell’orditura lignea secondaria è interessata da un consistente fenomeno di deterioramento causato dal fattore tempo (cedimenti), ma soprattutto dall’umidità, sopraggiunta con le infiltrazioni e gli effetti di condensa. L’umidità ha generato a sua volta altri danni, come la comparsa di funghi e parassiti che intaccando le fibre del legno, hanno progressivamente diminuito la capacità portante dei travetti e dell’assito stesso rendendo precaria la staticità dell’intera struttura. Il progressivo cedimento dei travetti e dell’assito ha inoltre creato in alcuni punti evidenti depressioni e sconnessioni tra i coppi con la conseguente comparsa di discontinuità nel manto di copertura.
Erba, muschio e guano ricoprono buona parte della superficie dei coppi. Il 60% dei coppi, presenta microfessurazioni e/o rotture. In corrispondenza della giunzione tra canali e pluviali è inoltre presente un notevole fenomeno di corrosione e bucature.
Tale stato di degrado ricadeva inevitabilmente sulla protezione e la conservazione dei locali sottostanti determinando fenomeni di infiltrazione che interessavano sia l’interno della chiesa, sia i locali abitati posti al primo piano del corpo basso della villa.

DESCRIZIONE DEGLI INTERVENTI
L’intervento relativo alle coperture della chiesa di San Valerio e del corpo basso di Villa Caprotti ha comportato una serie sistematica di opere di natura manutentiva e migliorativa al fine di garantire la buona conservazione del manufatto articolata secondo la seguente metodologia:
1. Predisposizione degli opportuni ponteggi fino ad altezza ritenuta utile per compiere in sicurezza e correttamente il lavoro in oggetto.
2. Rimozione del manto di copertura in coppi a canale con recupero ed accatastamento al piano di cantiere degli elementi riutilizzabili.
3. Pulizia e verifica dell’assito di appoggio e della piccola orditura (travetti).
4. Verifica della struttura lignea portante esistente costituita da orditura in tronchi di abete, con limitate sostituzioni dei soli elementi gravemente danneggiati.
5. Trattamento degli elementi in legno mediante due mani di vernice sintetica trasparente ad impregnazione con finalità di antitarlo e antimuffa.
6. Sistemazione dei cordoli e delle cornici perimetrali in muratura, ripristinando il preesistente legame con l’orditura lignea primaria e secondaria.
7. Formazione di sottomanto mediante lastre ondulate fibro-bituminose per sottocoppi.
8. Ricollocazione del manto di copertura con coppi a canale muniti di asta metallica ferma coppo con impiego di coppi di recupero, formazione di fissaggi e sigillature in malta di calce lungo il colmo.
9. Puntuale riparazione delle lattonerie esistenti con nuovi elementi in rame di spessore 8/10, realizzati previa verifica dei dimensionamenti in relazione alle occorrenti capacità e portate. Particolare attenzione è stata posta nella applicazione di scossaline e converse lungo le giunture con i tetti vicini.
10. Al fine di impedire l’accesso dei volatili lungo la linea di gronda, si è proceduto alla chiusura dei coppi di testata con apposite retine sagomate che non alterano l’immagine del tetto preesistente.

 

Arch. Gianluca Gelmini
Progettista e direzione lavori

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