Redatto il 22 giugno, aggiornato il 27 luglio 2025
Mattia Malgara su LinkedIN scrive in proposito:
… Benetton e Del Vecchio, con l’operazione GS, fecero una delle più grandi plusvalenze della storia italiana: oltre X miliardi €, esentasse grazie a una struttura in Lussemburgo.
Con cui poi i Benetton andarono a comprarsi autostrade per Y € miliardi nel 1999 per uscirne poi a Z miliardi nel 2022.
Mentre Del Vecchio cominciò il suo shopping in America partendo da Ray-Ban e la più grande catena di negozi di occhiali in America.
Entrambe queste operazioni misero le basi di quello che oggi sono i due più grandi gruppi industriali italiani …
Mario Gasbarrino gli risponde:
Caro Mattia , … , ti do invece una rilettura sulla operazione Del Vecchio e Benetton : effettivamente per le due aziende fu l’affare della vita , ma le responsabilità (o i meriti ), dipende dal punto di vista, fu prima di tutto della miopia del governo di allora ;
Alla prima asta di vendita si presentò solo la Rinascente e non gli fu data perché non volevano la concentrazione nella famiglia Agnelli, proprietaria della Rinascente e Sma Supermercati (a cui avevano dato da poco l‘ Alfa Romeo).
Alla seconda gara la Rinascente perse l’asta con il duo Benetton-Del Vecchio per appena 50 miliardi delle vecchie lire .
Qualcuno ancora mi deve spiegare perché, in un Mercato Retail che aveva bisogno di concentrazione [e di competenze] , il governo permise ad un gruppo che non aveva neanche una salumeria , di comprarsi la GS ( che era della Sme =IRI= Stato Italiano ! ) e rivenderla poi tranquillamente ad un gruppo straniero ( Carrefour ) dopo qualche anno.
Se la Sma all Epoca avesse comprato GS forse il futuro del retail in Italia avrebbe preso un’altra direzione [personalmente avrei preferito che l’asta non si facesse e che GS rimanesse in famiglia, con mio zio Guido Caprotti e Marco Brunelli, co-fondatori di Esselunga e di GS. Un grande gruppo complementare: forte nel Nord Italia – con Esselunga – e con una buona copertura al Sud – con GS – avrebbe cambiato la faccia del retail italiano. Ne ho parlato durante le presentazioni del mio libro “Le ossa dei Caprotti”].
Oggi i giochi sono fatti e non vedo in giro in Italia aziende con un format in grado di contrastare i discount [o famiglie con i capitali e d il know-how necessari, è tardi, ormai].
Mario Gasbarrino (con qualche mia integrazione per cui, sono certo, Mario mi perdonerà)
Sotto: scontrino Carrefour in via Gustavo Modena, a Milano che testimonia che una società GS – utilizzata per non farsi copiare il marchio – esiste ancora.

SME era una holding italiana che raggruppava le attività agroalimentari, della grande distribuzione (GS) e della ristorazione (Autogrill) dell’IRI. Nel processo di privatizzazione, SME è stata venduta, e le attività di GS e Autogrill sono state acquisite da una cordata guidata dalla famiglia Benetton. In seguito, Autogrill è stata quotata in borsa e le sue attività si sono espanse a livello internazionale.
Ecco una cronologia più dettagliata:
- 1993-1994:
L’IRI avvia la privatizzazione della SME, cedendo le partecipazioni nel settore alimentare, della grande distribuzione (GS) e della ristorazione (Autogrill).
- 1994:
Una cordata composta da Edizione Holding (famiglia Benetton), Leonardo Finanziaria (famiglia Del Vecchio), Mövenpick e Crediop acquisisce le partecipazioni in GS e Autogrill.
- 1997:
La famiglia Benetton quota Autogrill alla Borsa di Milano e prosegue l’espansione internazionale con acquisizioni in Francia, Belgio, Paesi Bassi, Austria e Germania.
- 1999:
Mövenpick esce dalla società, cedendo la sua partecipazione alla famiglia Benetton.
In sintesi, GS e Autogrill, inizialmente parte della SME, sono state privatizzate e acquisite da un gruppo di investitori guidato dai Benetton, che hanno poi quotato Autogrill e ne hanno ampliato le attività.
Quel che manca alla cronologia dell’ AI che è che poi anche Autogrill, come GS, è stata venduta.
Distribuzione e ristorazione non considerate strategiche, a torto, dallo Stato italiano.

Da Le Ossa dei Caprotti:
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Brunelli, che aveva iniziato a frequentare mio zio Guido subito dopo la fine della guerra, quando entrambi erano agli ultimi anni di liceo, è un imprenditore che è stato capace di fondare ben tre diverse catene di supermercati. Nei primi anni di vita dell’Esselunga ne è stato il principale azionista italiano, dopo gli americani che ne erano i veri artefici e che avevano preteso espressamente la maggioranza per poter dare la loro impronta decisiva. In seguito, sempre assieme allo zio Guido, ha fondato a Roma la GS, che a un certo punto era arrivata a fare concorrenza a Milano alla stessa Esselunga. Infine ha dato vita a Finiper, il gruppo che tutt’oggi possiede gli ipermercati Iper e i supermercati Unes.
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La lotta per il controllo
Non so come fossero i rapporti fra Bernardo e Marco Brunelli nei primi anni di convivenza come soci di minoranza di Esselunga, all’ombra degli americani. In una recente conversazione con Benedetta, la figlia dello zio Guido, mia cugina mi ha riferito che Brunelli aveva detto che fin da subito aveva faticato ad andare d’accordo con mio padre. Quel che è certo è che i primi dissapori cominciarono a manifestarsi in maniera palese all’inizio del 1960. Nel mese di maggio, infatti, Brunelli e mio zio Guido fondarono insieme una catena di supermercati che aveva l’obiettivo di puntare su Roma, la città che gli uomini della IBEC avevano scartato. L’intento era dichiarato fin dal nome della società, battezzata La Romana Supermarkets. Il primo supermercato venne aperto un anno più tardi, “attraverso un’operazione di recupero e riutilizzo per fini commerciali di una parte del villaggio olimpico”, come ha raccontato ancora lo storico Luciano Segreto.
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Si trattava di una localizzazione splendida perché vicina al quartiere Parioli, in un’area con una buona viabilità e ampi spazi per permettere ai clienti di arrivare in auto e parcheggiare facilmente. Il successo fu immediato e la società iniziò a espandersi a macchia d’olio, coinvolse rapidamente altri soci e nel 1966 entrò nell’orbita statale: il 60 per cento del capitale verrà infatti rilevato dalla finanziaria pubblica SME, che trasferì la sede sociale a Napoli, cambiò il nome in GS (Società Generale Supermercati) e decise di sbarcare anche sulla piazza di Milano, comprando i negozi Stella Supermarkets. In breve Brunelli e zio Guido ci avevano visto giusto, dando il via a quella che diventerà in tempi rapidissimi una delle più forti società della grande distribuzione. Il marchio GS vivrà a lungo e la rete di supermercati costruita nel tempo esiste ancora oggi: dopo alcuni passaggi societari, nel 2000 è stata infatti rilevata dai francesi di Carrefour.
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Brunelli e Guido non agirono di nascosto nei confronti degli americani della IBEC. Di testimonianze su questo punto mi è stato possibile rintracciarne almeno due. Nel 1980, in occasione dell’ennesimo scontro fra loro, Bernardo accuserà Guido di aver acquisito una partecipazione nella Romana Supermarkets senza dirglielo. Il fratello risponderà che l’iniziativa era stata concepita già due anni dopo la fondazione della Supermarkets Italiani “nel convincimento che gli americani avrebbero sempre mantenuto il pacchetto di maggioranza e che non vi sarebbe stata speranza di operare in proprio nel settore”. Guido racconterà infatti che Roma fu scelta “dopo un colloquio chiarificatore” con Boogaart, il quale “fu tassativo nell’affermare che nella capitale non aveva nessuna in-tenzione di aprire alcuna attività”. La seconda testimonianza mi è arrivata direttamente da Marco Brunelli, nell’incontro che abbiamo avuto nel 2019. Brunelli racconta che era stato lui stesso a segnalare a Boogaart un terreno a Roma e che il manager americano, non ritenendolo interessante, lo aveva scartato. Brunelli e Guido decisero così di fare l’operazione insieme, suddividendosi le quote al 50 per cento.
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Guido commentò: “Così diventiamo una famiglia di cugini”. E racconta che La Romana – la futura GS – aveva le vendite al metro quadro più alte d’Italia ma che Bernardo, nonostante il successo dell’operazione, si adombrò con il fratello, richiamandolo a Milano. Lo zio Guido non poté nemmeno partecipare all’inaugurazione del primo negozio, nonostante fosse socio alla pari con Brunelli. Smise all’improvviso di dare sue notizie, lasciando l’amico sconcertato. Tra Brunelli e mio padre, che aveva spinto il fratello a rompere i rapporti, scese il gelo: i due non si parleranno più ed è da quel momento che, per il miglior amico di Guido, Bernardo diventò “l’innominato”.
Brunelli in seguito si pentì di aver poi ceduto la GS alla SME, che era interessata a diffondere il sistema dei supermercati in tutto il Sud Italia: “Fu il più grande errore della mia vita” mi ha detto.
Sono ovviamente perplesso su questa operazione : New Princes compra i supermercati Carrefour Italia (dove ricordo le “operazioni spericolate” con Auchan- Conad ma anche con Standa).


