I Caprotti e la famiglia: le feste e i regali, che hanno sempre un significato

Per un Natale dei primi anni ’70 ricevo da papà un trenino elettrico. È bellissimo ma i treni e la meccanica a me non interessano, sono passioni sue. Lo scambio con delle piante grasse di Violetta. Bernardo però usa questo episodio per ripetere una sua idea ricorrente: Violetta è più intelligente di me, ‘è una futura businesswoman’ dice. Invece io vengo definito “il pensatore”. Il termine a me non dispiace ma credo che Bernardo, in fondo, disprezzi i letterati, i giornalisti, i professori, che accomuna all’intellighenzia di sinistra frequentata dalla ex moglie Giorgina. Nel caso del trenino, ciò che conta per nostro padre è soltanto il valore materiale dell’oggetto, certamente superiore a quello delle piante.

I Caprotti e la famiglia: Giuseppe da bambino, 1966 ca.

Con nostro padre, noi due bambini viviamo anche momenti belli e spensierati. Con lui ascoltiamo musica, si parla, si ride, si scherza, si guarda un po’ di televisione, si fanno anche vacanze e gite assieme. Ma attorno ai 10 anni qualcosa già comincia a non funzionare. Somiglio molto alla mia madre fedifraga, con lei ho anche un bel rapporto, e papà non lo manda giù. Inoltre mi manca tanto l’affetto fisico: da lui mai un abbraccio o una carezza.

Alessandro F. Giudice a proposito di Le ossa dei Caprotti

Un punto di vista molto originale di una storia speciale del capitalismo familiare italiano. Una saga appassionante, un libro scritto benissimo che scorre tutto d’un fiato, capace di offrire l’immagine poco conosciuta, davvero stupefacente di un uomo spesso circondato da esaltazione forse eccessiva da parte dell’opinione pubblica e da certa ritrattistica agiografica