“Le ossa dei Caprotti”: recensione di Roberta Benedetti dal mio sito
Buongiorno, ho appena finito il suo libro e volevo semplicemente ringraziarla per la sua forza e per la sua intelligenza…
Buongiorno, ho appena finito il suo libro e volevo semplicemente ringraziarla per la sua forza e per la sua intelligenza…
Di fronte alla sua potente opera di ricostruzione storica (personale, familiare, aziendale, del Paese) non posso esimermi dal darle atto di una grande lucidità, di onestà intellettuale e di coraggio (oltre che di non comuni doti letterarie).
Una delle puntate più belle! Mi sono sempre chiesto come mai Esselunga fosse anni luce avanti ai competitors, e sentire la storia raccontata da Giuseppe Caprotti mi ha dato delle risposte
… grazie per Le ossa dei Caprotti, sei stato bravissimo a dire a modo tutto quel che c’era da dire
Da una critica molto dura scaturisce una delle motivazioni sul perchè ho scritto questo libro : non gradisco le fake news che vengono propalate da sempre su di me, sull’azienda, la famiglia, etc.
Libro molto dettagliato sul dolore di un figlio nei confronti di un padre manipolatore e spietato. Ridimensiona molto la figura di Bernando Caprotti.
Una delle più belle librerie d’Italia per uno dei migliori libri di “Story telling aziendale” che abbia letto. Complimenti Giuseppe Caprotti
Leggendo il libro si ha conferma dello spessore umano di Giuseppe Caprotti, cosa che si percepiva anche vedendolo al lavoro nel modo come si approcciava a noi nei punti di vendita a Milano negli anni ’90
Le informazioni sopra riportate riflettono il ruolo significativo di Giuseppe Caprotti nel mondo della grande distribuzione italiana e le complesse dinamiche familiari che hanno influenzato sia la sua vita personale che quella professionale
“Questa è la storia di molti di noi!” “Magnifico”.
Visione totalmente diversa dal padre , con questo libro ho inquadrato molto meglio gli avvenimenti storici intorno all Esselunga altrimenti troppo romanzati e gonfiati dal Padre Bernardo
Un libro da non perdere. Ammirevole l’onestà nel raccontare e la delicatezza riservata comunque al padre