I matrimoni dei Caprotti: Bernardo e Giorgina Venosta

Bernardo e Giorgina s’incontrano a Forte dei Marmi, e si sposano a Milano nel novembre del 1958, nella chiesa di San Fedele stipata di invitati e, fuori dai portoni, una folla di curiosi. Lei ha 17 anni, lui il doppio. L’album fotografico mostra sorrisi e gioia intorno agli sposi; le premesse ci sono tutte, ma non si compiranno. La coppia si separerà nonostante la nascita di due figli, Giuseppe e Violetta.

La casa di via del Lauro, l’altro cuore della famiglia Caprotti

Decidendo di avere una dimora fissa in Milano, il nonno Peppino Caprotti acquista un intero palazzo nella centralissima via del Lauro. La ristrutturazione è curata da Luigi Caccia Dominioni, architetto, designer e urbanista di fama internazionale, convinto dalla nonna Marianne Maire Caprotti grazie al suo carattere particolarmente tenace, che Caccia Dominioni ormai centenario ancora ricordava.

I primi anni di Marianne

Mia nonna Marianne, figlia di Georges Maire, che da impiegato divenne dirigente in un’industria tessile, e di Fernande Kampmann, erede di una tradizione familiare nel raffinato artigianato dei cappelli di paglia, conobbe nel 1922 Peppino Caprotti, giovane studente nella sua città. Due anni dopo lo sposò e insieme iniziarono la loro vita in Italia.

I Caprotti : dal tessile – con la Manifattura – all’Esselunga

La storia dei Caprotti inizia con Antonio del fu Giovanni Battista (1685). Le origini della famiglia con l’agricoltura e il tessile, fino al 2009 quando, anche a causa del forte calo di ordini, i vertici aziendali decidono la chiusura della Manifattura dopo oltre 179 anni di attività. Nel frattempo i Caprotti, nel 1957, hanno avuto modo di partecipare alla fondazione dell’Esselunga

Bernardo Caprotti di Giuseppe e i contributi per Giuseppe Garibaldi

Le simpatie irredentiste di Bernardo possono essere confermate dalla ricevuta dell’Associazione Unitaria Italiana a cui, il 16 novembre 1859, versa 100 lire onde acquistare fucili proposto da Giuseppe Garibaldi per la “causa nazionale”. La somma però, pur non essendo certo bassa, è prudente: solo 100 lire. I denari, quelli veri, sono destinati agli affari.