Redatto il 3 novembre 2022, aggiornato il 6 gennaio 2026
Premessa : le origini dei due imperialismi si studiano sui libri di Storia, all’università .
1. Le origini dell’imperialismo americano :
James Monroe è stato presidente degli Stati Uniti dal 1817 al 1825.
Nei corsi di Storia si studia la dottrina Monroe che si può sintetizzare nel motto “L’America agli americani”.
Con questa frase ha inizio l’imperialismo americano.
La dottrina Monroe indica un messaggio ideologico di James Monroe contenuto nel discorso sullo stato dell’Unione pronunciato innanzi al Congresso il 2 dicembre 1823, che esprime l’idea della supremazia degli Stati Uniti nel continente americano.
Monroe affermò in quel discorso che gli Stati Uniti non avrebbero tollerato alcuna intromissione negli affari americani. Inoltre, per Monroe i processi di indipendenza dell’America Latina non potevano essere gestiti da nessuna potenza europea. Segnatamente dalla Spagna.
Questa dottrina si materializzò principalmente nelle “banana wars”
Le ragioni dietro a questi conflitti furono diverse, soprattutto di natura economica. Il termine Guerre della banana nasce dalla correlazione tra questi interventi militari e la protezione degli interessi commerciali statunitensi in queste regioni. In particolare, la statunitense United Fruit Company aveva forti interessi economici in gioco nella produzione di banane, tabacco, zucchero di canna e vari altri prodotti provenienti dalle zone dei Caraibi, del Centroamerica e della parte settentrionale del Sudamerica. Gli Stati Uniti inoltre vantavano anche interessi politici, in particolare erano determinati a mantenere il Canale di Panama nella loro sfera di influenza, in quanto punto vitale dei traffici marittimi, sia commerciali che militari.
Esse ebbero luogo in Centroamerica e Caraibi tra il 1898 e il 1934.
Il Casus belli fù la protezione degli interessi politico-economici degli Stati Uniti in Centroamerica e nei Caraibi.
In queste guerre furono utilizzati principalmente i Marines.
La guerra con la Spagna a Cuba, nel 1898, mise fine all’ influenza spagnola sul Continente sudamericano, a favore degli Stati Uniti.
Le guerre della banana diedero origine all’appellativo di Repubblica delle banane.
E’ ovvio che l’imperialismo americano non si limita a queste guerre E’ andato ben oltre, fino ai giorni nostri, spesso con epiloghi tragici, ricordiamo il Vietnam, l’Afghanistan o i paesi dell’ex Yugoslavia. Qui abbiamo solo accennato alle sue origini.
Molto interessante in proposito un estratto di Massimo Gaggi sul Corriere della Sera a proposito dell’ “arresto” di Nicolas Maduro: ” …Nel caso del Venezuela c’è di più: il ritorno alla dottrina Monroe enunciata da quel presidente nel 1823. In sostanza la teoria del «cortile di casa»: l’affermazione di una supremazia degli Stati Uniti su tutto il continente americano. Corollario: ogni intervento di potenze straniere nell’America Latina va considerato un atto ostile nei confronti di Washington. Solo che allora James Monroe pensava soprattutto ai tentativi europei (in particolare della Spagna) di reprimere i processi di indipendenza in corso a sud degli Stati Uniti, mentre oggi la minaccia viene soprattutto dalla crescente influenza cinese in tutto il sub-continente.
Il Venezuela di Maduro era da tempo nel mirino di Trump, ma anche del suo ministro degli Esteri Marco Rubio, soprattutto perché Russia e Cina avevano aumentato di molto i loro interventi a sostegno del regime del Paese che dispone delle maggiori riserve petrolifere dimostrate al mondo.
Un tempo in affari soprattutto con le compagnie americane di big oil, da tempo il Venezuela era divenuto grande fornitore di greggio dei Paesi avversari degli Usa: Cina, Russia e Iran, oltre a Cuba. Una situazione intollerabile, agli occhi di Trump. In questo senso non è totalmente infondata l’accusa formulata dai portavoce del regime dell’ormai deposto Maduro: il controllo delle risorse energetiche del Paese come vera causa dell’intervento americano. Lo stesso Trump ha parlato più volte della sua volontà di riportare l’economia venezuelana nella sfera del sistema capitalistico nordamericano…”.
Gaggi fa presente come “la droga” sia un pretesto, anche per by- passare l’autorizzazione del Congresso americano.
Questo è il settimo attacco americano contro stati sovrani (Somalia, Siria, Iraq, Yemen, Iran, Nigeria, Venezuela) del secondo mandato Trump ma non dimentichiamo che gli USA sono intervenuti un pò ovunque (Panama, Libia, Iraq, etc.) ben prima dell’avvento di Donald Trump.
In proposito il film “Vice- l’uomo nell’ombra” su Dick Cheney, potentissimo vicepresidente USA, e sulla guerra in Iraq, è illuminante.

2 Le origini dell’imperialismo russo :
c’è una forte correlazione tra quello zarista, l’Unione Sovietica e la Russia di oggi.
Dopo la guerra in Afghanistan, persa dall’Urss, la Russia si è resa protagonista di molteplici conflitti in Europa o ai confini dell’ex Ursss, come ad esempio:
Transnistria 1990- 1991
Cecenia 1999 e 2009
Georgia 2008
Nagorno Karabakh 1991- 1994 e 2020
Siria 2015
Ucraina 2022
Questa lista non comprende alcune situazioni come quella della Bielorussia, stato di fatto controllato dalla Russia che vi staziona suoi soldati. E la situazione è stata confermata a febbraio 2023 : Putin vuole “inglobare” la Bielorussia entro il 2030: il documento segreto svela il piano russo.
L’Urss ha inoltre partecipato o sovvenzionato vari conflitti in Africa e Medio Oriente: in Siria ma anche in Mozambico, Angola e Ogaden (tra Etiopia e Somalia).
Ha formato per decenni quadri africani all’ Università moscovita Patrice Lumumba, ribattezzata “Università russa dell’Amicizia dei popoli”.
Oggi, la Russia di Putin, che prosegue la politica imperialista dell’Urss, è molto presente in Africa, ad esempio in tutto il Sahel dove intende soppiantare la presenza francese, usando i mercenari Wagner e sovvenzionando i regimi locali.
E dove controlla il flusso dei migranti verso l’Europa.
Tornando all’Europa le voci sui tentativi di controllo della Moldova , già forti nel 2022 (il titolo sotto è dello scorso ottobre) , si susseguono anche nel 2023 – Putin revoca il decreto sulla sovranità della Moldova– e sono proseguite nel 2025.

Conclusione :
In Africa l’esercito fantasma Wagner ( che ufficialmente non esisteva…) legato a Putin, contava 50’000 militari si era installato in tutta l’Africa.
Putin ha ammesso per la prima volta martedì (20 giugno 2023) – dopo anni di smentite del Cremlino – che Wagner era stato “completamente finanziato” dallo stato, con 86 miliardi di rbs (1 miliardo di dollari) in pagamenti effettuati da maggio 2022 a maggio 2023 e ulteriori 110 miliardi di rbs in pagamenti assicurativi…(Fonte : Financial Times 27 giugno 2023).
Putin si sta ora muovendo per inglobare il gruppo nell’esercito ufficiale dopo la marcia fallita di Prigozhin su Mosca sabato (24 giugno).
In Europa, Ungheria e Slovacchia sono da tempo nell’orbita della Russia mentre Putin si è recentemente – 2025 – adoperato per insediare un governo fantoccio in Romania.
La guerra fredda non è finita con lo scioglimento dell’Urss, nel 1991 e si tratta solo di sapere da che parte si vuole stare: negli USA c’è una democrazia (decisamente in bilico, con Trump)…. mentre dall’altro lato c’è uno stato totalitario.
In mezzo c’è un’ Europa democratica ma troppo divisa come si è notato anche nelle dichiarazioni sul Venezuela: Macron ha disapprovato mentre Meloni ha dichiarato “legittima” l’azione USA.
Sotto: Alexander Dugin, il filosofo che ispira Putin, conferma – ad agosto 2025 – quanto già scritto : ” La Russia considera tutta la zona post – sovietica come il suo spazio vitale. E’ una versione più piccola della dottrina Monroe. L’affermazione dell’Occidente di voler controllare quello spazio è una minaccia e una sfida “.
Ricordo che nello “spazio vitale” della Russia post – sovietica probabilmente ci sono anche – oltre alle ex repubbliche sovietiche come l’Ucraina, i Paesi Baltici e la Bielorussia – gli aderenti al Patto di Varsavia, come la Polonia, la Cecoslovacchia, la Germania Est, l’Ungheria, la Romania, la Bulgaria e l’Albania.

N.B. sul Venezuela : Putin non ha commentato ma secondo Le Monde : ” la Russia è stata colta di sorpresa. “Maduro è stato il principale partner di Putin in America Latina”, ha detto Peter Rough, direttore del Centro per l’Europa e l’Eurasia presso l’Istituto Hudson.
La presenza del presidente venezuelano alle grandiose celebrazioni a Mosca del 9 maggio 2025, per l’80° anniversario della “vittoria sovietica” della seconda guerra mondiale, era stata accolta con favore dal maestro del Cremlino. “Eliminarlo è chiaramente un duro colpo per Putin.
Questo dimostra che le sue difese aeree, installate intorno alla capitale venezuelana, e i suoi accordi politici – Mosca e Caracas hanno recentemente firmato un accordo di partenariato strategico di dieci anni – sono inutili di fronte al potere americano”, ha detto. Ruvido.
La televisione russa Russia Today ha detto che l’operazione ricorda l’attacco USA contro Panama nel 1989, come ha confermato The Wall Street Journal il 5 gennaio 2026, ricordando come il dittatore panamense Noriega abbia passato 17 anni nelle prigioni americane.

Sempre secondo Le Monde, intervenendo in Venezuela, Washington sta colpendo uno dei punti sensibili di Mosca: le sue entrate petrolifere. Gli Stati Uniti puntano a rilanciare gli impianti petroliferi non più in funzione, sembrando gettare alle ortiche l’accordo di joint venture rinnovato per quindici anni nel novembre 2025 tra la società pubblica Petroleos del Venezuela e una controllata della società russa Roszarubezhneft.
Questa cattura della ricchezza petrolifera venezuelana, e il prevedibile calo dei prezzi, a causa di un’offerta più abbondante, potrebbero far soffrire duramente l’economia russa, già afflitta dalla sua guerra di logoramento in Ucraina e dalle sanzioni internazionali. “Russia, Venezuela e Iran sono attori chiave del mercato dell’energia. Questi paesi costituiscono un terzo delle riserve mondiali di idrocarburi liquidi e il 15% della produzione mondiale”, ha detto Igor Setchin, il capo del gruppo petrolifero russo Rosneft, al Forum economico di San Pietroburgo nel giugno 2025…
Sotto : le riserve petrolifere del Venezuela sono le più grandi al mondo (The New York Times 4 gennaio 2025).


