Il ponte di Albiate e il sindaco Peppino Caprotti

Ai primi degli anni ’50 l’ottocentesco ponte di Albiate, costruito all’epoca di carri e carretti è ormai  inadeguato al traffico dei moderni veicoli ed è troppo basso per non subire le piene del Lambro. La Giunta comunale guidata da Peppino Caprotti, mio nonno, eletto sindaco nell’estate del 1951 inizia ad occuparsene, perché proprio in quell’anno il Lambro tracima ancora. Nel suo breve periodo a capo dell’amministrazione comunale albiatese (morirà in un incidente d’auto l’anno successivo), Peppino ha il tempo di porre le basi per l’importante progetto di rifacimento del ponte.

Peppino Caprotti, Alberto Sartoris e i progetti della scuola e della cappella di famiglia, ad Albiate

Dopo la Prima guerra mondiale, Albiate visse una fase di forte trasformazione e nel 1929 inaugurò il nuovo palazzo comunale, destinato a municipio, scuole e ambulatorio, anche come memoria dei 60 caduti e dispersi del paese. L’edificio fu realizzato grazie a una sottoscrizione collettiva e al contributo di alcune famiglie benefattrici, tra cui i Caprotti. Negli archivi di Villa San Valerio emerge la corrispondenza tra mio nonno Peppino Caprotti e l’architetto Alberto Sartoris, incaricato di progettare sia il palazzo sia la cappella di famiglia nel cimitero di Albiate.

Peppino Caprotti – Tragedia finale, onori al Sindaco

Nel giugno del 1952, il nonno Peppino morì in un incidente stradale tornando da una battuta di caccia al cervo in Austria. Peppino era stato eletto sindaco di Albiate solo un anno prima. Qualche giorno dopo tutto il paese prese parte al funerale del sindaco. Peppino fu ricordato anche nel primo degli negli opuscoli annuali che l’Amministrazione comunale pubblicava alla fine di ogni suo mandato. La storia di Peppino e della sua famiglia s’interseca da sempre con quella del suo paese, e ne “Le ossa dei Caprotti” l’ho narrata.

La “famiglia allargata” dei Caprotti, tra Albiate e Milano

È lunga la serie di persone di stretta fiducia di cui si circondavano le famiglie di un tempo e riempivano le loro case, persone che chiamavano per nome i datori di lavoro (“scior Bernardo”, “sciora Bettina”, “scior Peppin”), sapevano della loro vita a volte più di loro stessi, e c’erano sempre ad ogni avvenimento importante della famiglia, con orgoglio e a volte anche commozione.

Intorno ai Caprotti: la villa di Albiate, dimora amata

Dalla fine dell’Ottocento, quando i Caprotti acquistarono la villa, in quella casa passò buona parte della storia di famiglia, e continua a farlo. Molte fotografie la raccontano, molti ricordi che sono rimasti nelle lettere e nell’animo di chi li ha vissuti, e riportano serene foto tra gli alberi, i giochi nel cortile, gli animali che furono, persino le antiche carrozze che la famiglia usò a lungo, anche dopo l’avvento delle automobili, e che ancora esistono.

La Manifattura Caprotti e il cooperativismo “bianco”

Nel primo dopoguerra (1919-1921) Bernardo. padre del nonno Peppino, fonda con Galeazzo Viganò ed alcuni tecnici e operai delle rispettive fabbriche la “Società Mutua Cooperativa di Consumo”, per calmierare i prezzi dei generi di prima necessità In seguito, anche se le lotte sindacali si affermano pure alla Caprotti, come in tutte le fabbriche, tuttavia la matrice cattolica e fortemente attaccata alle tradizioni rimane.

I Caprotti : dal tessile – con la Manifattura – all’Esselunga

La storia dei Caprotti inizia con Antonio del fu Giovanni Battista (1685). Le origini della famiglia con l’agricoltura e il tessile, fino al 2009 quando, anche a causa del forte calo di ordini, i vertici aziendali decidono la chiusura della Manifattura dopo oltre 179 anni di attività. Nel frattempo i Caprotti, nel 1957, hanno avuto modo di partecipare alla fondazione dell’Esselunga