Redatto il 10 ottobre , aggiornato il 23 ottobre 2022

Premessa : se siamo arrivati a questo punto è perchè siamo legati, mani e piedi, al gas russo.

Ciò detto è giusto, secondo me, contestualizzare quanto afferma Viktor  Yuschenko nell’ intervista che trovate sotto.

Sull’adesione dell’Ucraina alla Nato qualche mese fa avevo riferito  che era stata: un’adesione rimasta a lungo incerta

” Il caso dell’Ucraina è diverso.

La candidatura del paese “fratello” della Russia, indipendente dal 1991, è stata ripetutamente rifiutata da alcuni paesi membri della NATO, che temevano di far arrabbiare definitivamente i russi.

Nel 2008, al vertice di Bucarest, il presidente degli Stati Uniti George W. Bush propose al resto dell’Alleanza di invitare ufficialmente Ucraina e Georgia, una decisione che Francia e Germania posero il veto “.

La Storia attuale sembra assolutamente dar torto all’asse franco- tedesco, che ha dominato l’Unione Europea negli ultimi decenni, dal 1963 in poi, e dar invece ragione all’ex premier ucraino.

L’intervista

 

«Sullo zar vi avevo avvertito Se c’è un negoziato, non è mai lui a cominciare»

 

Francesco Battistini

 

L’ex leader ucraino Yushchenko: «Si è tolto la maschera»

 

Bezradychi (Ucraina) «Voi europei lo state capendo solo adesso, chi è Putin: io ve lo ripetevo da anni».

È stato lui a sabotare il gasdotto nel Baltico?

«La Russia siede al Consiglio di sicurezza dell’Onu, ma con quel che combina dovremmo parlare di Consiglio d’insicurezza. Devo dirvelo con sincerità, però: questo episodio dimostra quanto state pagando la “schröderizzazione” della vostra politica energetica».

Nel senso di Schröder, l’ex cancelliere tedesco?

«Lui, la Merkel, la Germania. Che hanno messo in secondo piano gl’interessi comuni europei, hanno creato una dipendenza energetica per coltivare un rapporto privilegiato con la Russia. Lo stesso hanno fatto in altro modo i Sarkozy, i Berlusconi. Io lo dicevo: si rischia molto, a trattare con la Russia in questo modo. E ora si vede: per più di vent’anni, Putin ha creato un sistema di corruzione internazionale».

È vero, lui lo diceva. Perché la carezza di Putin fu tra i primi, letteralmente, a provarla sulla sua pelle. Correva l’anno 2004: candidato alla presidenza ucraina, leader della Rivoluzione arancione («Mosca dice che allora portammo i nazisti al potere? E quali? Zelensky, il premier, il leader dell’opposizione sono tutti ebrei!…»), Viktor Yushchenko venne avvelenato con una minestra alla diossina. Ben prima di Navalny e di tutti gli oppositori di Putin: «So chi è stato. E che il veleno proveniva da una fabbrica russa. Quando incontravo Putin, ogni volta mi prometteva che avrebbe collaborato alle indagini. Dopo 18 anni, sto ancora aspettando… Io sono un cosacco, duro a morire. Ma per avere giustizia serve solo una congiunzione astrale, o un cambio di regime». Ritiratosi in un bosco fuori Kiev, a 68 anni Yushchenko è un ex presidente fuori dalla politica. Ha ancora il viso butterato dal veleno, cura una casa museo di tradizioni ucraine e sostiene Zelensky. La sua personale resistenza, dice, la fa col miele: «Allevo le api. Ho ideato barrette di miele da mandare al fronte: energia pura per i nostri soldati! Solo che hanno bombardato la fabbrica che me le confezionava…».

Lei è stato anche il primo leader a subire da Mosca il ricatto sul gas. Che farebbe oggi?

«È molto difficile correggere gli errori delle deboli politiche energetiche occidentali adottate negli ultimi 15 anni. La Russia ora controlla il 40% del mercato. L’importante per gli europei è avere una linea ferma e lasciarsi alle spalle la politica di tedeschi o francesi».

Putin usa l’arma del gas in modo spregiudicato.

Una volta Putin è venuto qui, nella mia casa tra i boschi, dove adesso allevo api: era sempre garbato, ma se c’era da negoziare qualcosa, non era mai lui a prendere l’iniziativa

«Ha creato un suo mercato e, nonostante la guerra, guadagna quel che guadagnava un anno fa. L’Europa invece non s’è fatta un mercato alternativo e ha davanti un anno molto duro. Ci sono le risorse d’arabi, Usa, sudamericani, ma il fattore tempo è determinante. E gioca a favore di Putin».

Lei è sempre stato europeista convinto. Oggi sembra più amaro…

«Non è stato bello, vedere leader europei diventare impiegati al soldo del Cremlino.

Noi parlavamo d’ideali, nella rivoluzione di Maidan c’erano più bandiere europee che in Europa…

Ricordo quando andai al vertice Nato di Bucarest, nel 2008. Si doveva discutere dell’adesione nostra e della Georgia. Avevamo il sostegno del 41% della popolazione, quando la Spagna era stata ammessa col 17%.

Ma la Merkel disse no.

Poche settimane dopo, Putin cominciò a dire che l’Ucraina era uno Stato fasullo. E dopo tre mesi che accadde? La Russia invase la Georgia. Io dissi: indovinate chi sarà il prossimo…

Nessuno rispose. In compenso, a guerra in corso, partì il gasdotto Nord Stream per collegare Russia ed Europa. E qualche anno dopo, quand’era già iniziata l’invasione della Crimea e del Donbass, mentre europei e americani non facevano nulla, ecco pure il Nord Stream 2».

Lei lo conosce bene: è sempre lo stesso Putin?

«Una volta è venuto anche qui, in questa casa. L’ho sempre trovato d’una gentilezza formale, non ricordo un suo gesto sgarbato. Mi chiamava confidenzialmente Viktorovic. Però mi colpiva una cosa: se c’era da negoziare su qualcosa, toccava sempre a me prendere l’iniziativa, lui non lo faceva mai. Io spiegavo la posizione ucraina per mezz’ora, lui armeggiava solo con foglietti che estraeva dal taschino.

Credo sia molto cambiato, in questi vent’anni. Specie dopo il 2014. Ha visto che la putinizzazione dell’Europa era compiuta e s’è mostrato per quel che oggi vedete tutti».

Userà la Bomba?

«Come il 90% degli ucraini, anch’io credevo non ci avrebbe mai invaso. Ora ho capito che è stupido. E tutto è possibile».

Che succede con il referendum?

«Non ha effetti giuridici. Oggi lui va alla Duma a rivenderselo come un risultato, per uso interno. Ma sa bene che, nella guerra, è solo una piccola pausa. Il regalino di compleanno che s’è fatto per i 70 anni».

 

Conclusione:

stiamo pagando la totale mancanza :

  • di visione lungimirante dei leader francesi e tedeschi 
  • di peso del nostro Paese sullo scacchiere europeo.

Qualcosa sta cambiando ( Europa, si incrina l’asse franco-tedesco: Berlino troppo legata alle forniture russe ) ma non abbastanza in fretta. Dobbiamo cercare di abbattere il peso del nostro debito pubblico e contare di più nella UE.

“Dobbiamo assicurare a cittadini e imprese una rete robusta di protezione economica e sociale, insieme a prospettive serie di sviluppo”. Lo ha detto Mario Draghi alla Direzione nazionale antimafia  chiarendo che “c’è bisogno di assistenza, ma soprattutto di lavoro, di crescita”.

p.s. : fondamentali gli ultimi giorni del governo Draghi, lo scricchiolare – sempre più forte – dell’alleanza franco tedesca e l’incontro Macron – Meloni del 23 ottobre 2022.

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