Annalisa Facchinetti e Marinella Pirani a proposito di Le ossa dei Caprotti e del mio operato
“bellissimo”.
“Ho una stima immensa nei suoi confronti”
“bellissimo”.
“Ho una stima immensa nei suoi confronti”
Con le ossa dei Caprotti si alzano molti veli su Bernardo Caprotti e la sua Esselunga, primo supermarket all’americana. Racconta tutto il figlio Giuseppe, una storia di patriarcato al tramonto: quello del capitale.
Il suo libro sta avendo un grande successo! Complimenti. Credo che anche nel suo ex luogo di lavoro abbiano ristampato l’edizione paterna con tanto di manifesto. Sono rimasto colpito perchè a mio modesto parere Lei ha dimostrato con estrema precisione e coraggio la sua vera storia familiare senza assumersi meriti come fregi militari. Rinnovo i complimenti
“Un racconto onesto, sincero e coraggioso; mi è piaciuto molto. Bravo”
Letto tutto. L’ho trovato spaventoso per alcuni versi (umani), illuminante per molti altri (storico- commerciali). Molto onesto, a livello generale. E molto dooroso, nel sottinteso. Sì , in certe pagine, anche le più feroci, c’è molto dolore.
Un’opera che fa finalmente luce su una storia complessa e finora sempre raccontata dalla parte dei presunti vincitori, sui risultati e i successi raggiunti da Giuseppe Caprotti insieme a chi, come me e molti altri più di me, ha collaborato con lui in anni spesso difficili ma anche entusiasmanti
“Un vero onore aver lavorato e collaborato con il Dr. Giuseppe. Imprenditore con una visione del futuro incredibile”
Un libro che lascia senza parole. Profondo. Personale. Di un’umiltà disarmante. Complimenti al Sig. Giuseppe, cui auguro la serenità che merita.
“Bravo Giuseppe Caprotti il tuo Le ossa dei Caprotti un compagno di viaggio avvincente!”
“…un compendio di marketing e gestione aziendale di ottimo livello, un saggio storico estremamente professionale e un romanzo familiare che tiene per quasi 400 pagine senza sbavature”.
Gianluca Salmaso
p.s.: mi fa piacere che nel suo lungo scritto il giornalista citi l’Esselunga di Via Ripamonti, uno dei luoghi della ” battaglia del rinnovamento” di cui parlo nel libro, segnatamente a pagina 205.
“Se voleva salvare la sua azienda, e anzi migliorarla con un aumento di fatturato, scrive Salvatore Lotta nella sua lettera, doveva firmare delle carte e dire che due dirigenti gli avevano chiesto dei soldi”.
Giuseppe va all’estero per studiare cosa fanno gli americani … torna in azienda, ha voglia di fare e lo fa. Costruisce la sua squadra di manager, introduce i superstore e li riempie aprendo al non food per arrivare poi all’e-commerce. A Bernardo però certe cose non interessano, come il non food o quella roba del commercio elettronico. Lui è un architetto mancato e gli piace parlare di negozi, mentre si adopera per contrastare l’operato dei figli in azienda. Il suo cerchio magico lo aiuta, il rapporto con Giuseppe ha qualche alto, raro, e moltissimi bassi fino alla deflagrazione finale con lo showdown del licenziamento..