Nella vita della mia famiglia, da entrambi i lati paterno e materno, la montagna e la neve hanno sempre avuto un ruolo vitale. Dagli anni Venti almeno sciavano tutti, bisnonni nonni padri figli e nipoti, maschi e femmine, perché lo sci è scuola di vita e di invito a superare sempre sé stessi in maniera rigorosa ma sana e divertente. Si è sciatori sempre, fino alla fine.

Il bisnonno materno Umberto Quintavalle, padre di mia nonna Luisa, vicepresidente della Magneti Marelli per trent’anni, morì nel 1959 con gli sci ai piedi per un incidente, sotto gli occhi della moglie Adele Portaluppi. Lei, sciatrice fanatica quanto lui, continuò a scendere lungo le piste innevate ancora in tarda età e con l’artrite che le impediva di stringere bene le racchette; semplicemente ne fece a meno. Mia nonna Luisa non le fu da meno, affrontando le discese con un’assoluta, libera gioia che ben s’intuisce nel sorriso raggiante d’una foto scattata sulle montagne svizzere negli anni Quaranta; sciava così bene da non sfigurare di fronte a una delle Pattuglie Alpine Sci Veloci espatriate in Svizzera dopo l’8 settembre 1943, di cui faceva parte il campione Zeno Colò. La nonna trasmise la sua passione anche ai suoi figli, mia madre Giorgina e suo fratello Beppe, che mostravano la stessa disinvoltura e allegria nel calzare sci e scarponi.

Il bisnonno paterno, Giuseppe Venosta, amava anche lui svisceratamente la montagna, e non mancano sue fotografie, solo o con i tre figli, in bilico su rocce e costoni. Dirigente e infine Direttore generale della Pirelli, quando nel 1922 fu fondato lo Sport Club Pirelli ne fu “acclamato” Presidente, lui “da sempre braccio destro del Fondatore ingegner Giovanni Battista Pirelli e ‘fervido assertore di ogni forma di educazione fisica e morale’ ”. Nello Sport Club si praticavano diverse discipline, e lo sci non era certo trascurato; frequenti erano le gite in montagna, vitali e rumorose, durante le quali sciatori esperti “nel telmark [sic, la definizione giusta è telemark] e nel cristiania“ si affiancavano a principianti esperti in caduta libera. Le cronache sul Bollettino dello Sport Club, immancabilmente, riportano anche qui la gioia della libertà che si esprimeva nel grido “La neve! La neve!” appena si arrivava in vista della meta, molto spesso le piste del Mottarone.

Non ho fotografie del nonno Guido sugli sci – tante invece da camminatore montanaro esperto -, ma sciava anche lui, come i suoi fratelli Guido e Gigi. E sciò anche con me e con mia madre, con uno stile antico, alla Zeno Colò.

Lo zio Gigi andò oltre lo sci e la neve, appassionandosi al ghiaccio: fu giocatore di hockey tra i più popolari di un’epoca in cui non era uno sport con molto seguito in Italia, giocò numerose partite con le squadre milanesi di hockey e anche con la maglia della Nazionale, rendendosi noto pure all’estero.

Sciatore ma anche alpinista di talento e fama fu il prozio Gianni Albertini, marito di Ida Quintavalle, gemella di mia nonna Luisa. Per giunta andò al Polo Nord, la prima volta sfiorandolo con la spedizione di Umberto Nobile e del dirigibile “Italia” nel 1927 (si fermò alle Isole Svalbard), la seconda bene addentro, esplorandolo per un bel tratto cercando i Dispersi della spedizione Nobile dell’anno precedente.

Gianni fu anche presidente di un Club di Hockey dove giocava Gigi Venosta. E Umberto Quintavalle, cugino di mia madre, fu l’ultimo presidente dell’ Hockey Club Milano.

E i Caprotti? Mio padre Bernardo e gli zii sciavano pure loro, ed erano anche appassionati; ma papà, a causa degli impegni di lavoro sempre più pressanti, a malincuore dovette smettere. Io e mia sorella, come tanti bambini della mia epoca, fummo messi sugli sci appena fummo in grado di reggerci bene in piedi. Facemmo vacanze divertenti, partecipammo a gare: all’ Institut Le Rosey dove studiavamo erano settimanali e obbligatorie, fino ad arrivare alle Courses du Rosey, combinate che si svolgevano ogni febbraio e alle quali partecipano, ancora oggi, anche gli ex alunni. E ancora adesso, almeno per quel che riguarda me, lo sci è disciplina e amore, scoperta e a volte avventura.

Benvenute quindi le Olimpiadi dopo tanti anni, a ricordarci e ispirarci una volta di più su quanto gli sport invernali, lo sci soprattutto, una volta entrati nel sangue non ne escano più, anche quando, come adesso, la neve sta diventando una rarità.

 

Fonti:

Albiate (MB), Villa San Valerio, “Archivio di Giorgina Venosta”; “Archivio fotografico di Giorgina Venosta”; “Archivio di Guido Venosta”; “Archivio fotografico di Guido Venosta”; “Archivi di Giuseppe Caprotti”.

Fondazione Pirelli, Archivio storico Pirelli, “Storie dal mondo Pirelli”, “Sport Club Pirelli: una gita al Mottarone nel 1923” (https://www.fondazionepirelli.org/it/iniziative/storie-dal-mondo-pirelli/sport-club-pirelli-una-gita-al-mottarone-nel-1923/ ).

 

Bibliografia:

G. CAPROTTI, “Le ossa dei Caprotti. Una storia italiana”, Miano, 2024/3.

ID., Giuseppe Caprotti. Personaggi: Umberto Quintavalle (1887-1959).

ID., Giuseppe Caprotti. Personaggi: Luisa Quintavalle (1920-2009).

ID., Giuseppe Caprotti. Personaggi: Giorgina Venosta (1940-2021).

ID., Giuseppe Caprotti. Personaggi: Guido Venosta (1911-1998).

ID., Giuseppe Caprotti. Personaggi: Gianni Albertini (1902-1978).

ID., Le ossa dei Caprotti. I Caprotti e lo sport: Lo zio Luigi Venosta detto Gigi, hockey e medaglie. Spunti dal libro.

ID., Lo zio Gigi Venosta: tra hockey ed eroismo nella seconda guerra mondiale, 22/12/2022.

ID., Addio a Umberto Quintavalle, presidente dell’Hockey Milano, a cura della Redazione Milano Online in “Corriere della Sera”, 15 agosto 2019.

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Spunto dal libro: "Le ossa dei Caprotti" Tra Garibaldi, la Cia ed Esselunga, il racconto ben documentato della famiglia che ha rivoluzionato per sempre le abitudini degli italiani.
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