Gianni Albertini e l’impresa impossibile

Il viaggio sul pack rimanda al valore dell’impresa, all’importanza dell’aiuto che un uomo può dare ad altri uomini. È un inno alla speranza che non deve morire. Albertini nella vita farà altro. Il lavoro e la passione per il golf lo assorbiranno completamente. Di quell’avventura poca enfasi. Se ci pensa, piange.Oggi che tutto è spettacolo, apparenza, narcisismi, egoismi, una bolla virtuale in cui il falso si confonde con il vero, quel viaggio non è una testimonianza solo di coraggio, è un’avventura spinta anche da un dovere morale. Ad Albertini bastava sapere di aver fatto quel che era giusto fare. Non per dovere, ma perché era giusto farlo. Un insegnamento universale.

La Manifattura Caprotti e il cooperativismo “bianco”

Nel primo dopoguerra (1919-1921) Bernardo. padre del nonno Peppino, fonda con Galeazzo Viganò ed alcuni tecnici e operai delle rispettive fabbriche la “Società Mutua Cooperativa di Consumo”, per calmierare i prezzi dei generi di prima necessità In seguito, anche se le lotte sindacali si affermano pure alla Caprotti, come in tutte le fabbriche, tuttavia la matrice cattolica e fortemente attaccata alle tradizioni rimane.

I Caprotti : dal tessile – con la Manifattura – all’Esselunga

La storia dei Caprotti inizia con Antonio del fu Giovanni Battista (1685). Le origini della famiglia con l’agricoltura e il tessile, fino al 2009 quando, anche a causa del forte calo di ordini, i vertici aziendali decidono la chiusura della Manifattura dopo oltre 179 anni di attività. Nel frattempo i Caprotti, nel 1957, hanno avuto modo di partecipare alla fondazione dell’Esselunga

Gianni Albertini: la spedizione nell’Artico alla ricerca dei Dispersi della Spedizione Nobile (1929)

Gianni Albertini aveva vissuto da vicino, quale membro della spedizione, la tragedia del dirigibile Italia che nella primavera del 1928 si era schiantato sul pack del Polo Nord, e di 6 uomini dell’equipaggio rimasti nell’involucro del dirigibile, spariti tra la nebbia e mai più ritrovati. Si sente in obbligo di ricercare i dispersi, incoraggiato dai loro parenti. La spedizione viene preparata con una velocità organizzativa stupefacente anche per gli standard attuali, meno di tre mesi, e secondo criteri di particolare efficienza e intelligenza.

Gianni Albertini: l’appoggio alla spedizione del Dirigibile Italia (1928)

Nella primavera del 1928 parte la spedizione del dirigibile “Italia” comandata dal colonnello Umberto Nobile. L’obiettivo era sorvolare il Polo Nord per la prima volta con un preciso programma di esplorazione geografica e ricerca scientifica. Purtroppo l’impresa si conclude con un drammatico naufragio, che mobilita una gigantesca catena di soccorsi cui prende parte anche Gianni Albertini, alpinista e guida alpina tra i più esperti, che vive il dramma sulla sua pelle e conosce l’Artico per la prima volta.

Gianni Albertini: alpinista, esploratore e marito della prozia Ida Quintavalle

Giovanni (Gianni) Albertini si laurea giovanissimo in ingegneria e diventa un tale esperto di roccia, montagna e neve da aprire negli anni Venti diverse nuove vie verso la cima del Monte Bianco. Avventuroso trasvolatore (cercherà di di battere il record di volo fra Londra e Città del Capo nel 1938), deve la sua notorietà alla spedizione artica Heimen-Sucai del 1929, nata per cercare i dispersi della spedizione Nobile dell’anno precedente. Sposa Ida Quintavalle, gemella di mia nonna materna Luisa.