Gli anni della contestazione e delle bande armate s’intersecano senza soluzione di continuità con quella che viene poi chiamata (dal titolo di un film che peraltro è un fiasco al botteghino), la “Milano nera”, una città cattiva e crudele, spesso violenta sino all’omicidio, un enorme lato negativo che fa da contraltare all’altrettanto enorme lato positivo della crescita economica e del benessere diffuso. Giorgio Scerbanenco ne farà un ritratto dolente e spietato nei suoi libri che cambieranno totalmente il giallo italiano del dopoguerra.
In questo periodo, i supermercati sono tra i bersagli preferiti di furti e rapine perché di facile accesso e sempre ricchi di contante, banche a cielo aperto, si potrebbe dire: l’Esselunga ormai ha tanti negozi, non solo a Milano, e ogni sera chiamano papà per comunicargli gli incassi della giornata e le rapine avvenute, vuoi “politiche” – nel dicembre 1976 un centinaio di persone armate (anche di pistole, a quanto pare) invadono il supermercato milanese di via Pezzotti e scatenano un putiferio, invitando i clienti rimasti ad andarsene senza pagare la merce -, vuoi “semplici”, anche se a volte in forte sospetto di “autofinanziamento” del gruppo terrorista forse più pericoloso, le Brigate Rosse. (CAPROTTI, Le ossa dei Caprotti, p. 98).
Alcune delle rapine più violente e spettacolari sono compiute dalla banda di Renato Vallanzasca, delinquente per convinzione e uno tra i più efficaci, il quale fin da giovanissimo inizia a terrorizzare la città con colpi quasi sempre a segno, durante i quali si spara spesso e volentieri. Soprannominato “Il bel René” per il suo aspetto avvenente, Vallanzasca ha passato la vita tra carcere, evasioni rocambolesche, omicidi efferati, una non sufficientemente provata affiliazione alla mafia di Raffaele Cutolo (tanto da essere uno dei pochi condannati con la formula “fine pena mai”), sino a finire tristemente, lo scorso settembre 2024, in una struttura protetta perché affetto da un grave decadimento cognitivo.
Si può dire che, all’inizio e alla fine della sua carriera di malavitoso, ci sia stata Esselunga: uno dei primi supermercati che ha svaligiato fu infatti quello di Quarto Oggiaro, nel dicembre 1972, naturalmente con sparatoria, e l’ultimo, nel giugno 2014, è stato il negozio di viale Umbria, dove in permesso premio dal carcere di Bollate si fece notare per un furto di biancheria. Nel mezzo, la “rapina di San Valentino” del 14 febbraio 1972, quando rapinando l’Esselunga di viale Monte Rosa ingaggiò un conflitto a fuoco in cui “piovevano proiettili” da ogni parte, come scrisse nel suo libro di memorie.
A leggere gli articoli dell’epoca, si scoprono momenti persino comici, come la parte di bottino che una delle “ragazze della mala”, la compagna di Roberto Vallanzasca, fratello di Renato, s’era infilata nelle tascone della gonna a marsupio all’arrivo della polizia in casa loro, ma in questura il suo aspetto “premaman” fu smentito dallo svolazzare di alcune banconote fuori dagli abiti; errori “di impazienza”, come scrisse il cronista del “Corriere” il 29 febbraio, ossia l’acquisto di un’auto BMW da oltre tre milioni e di una Porsche proprio il giorno dopo la rapina; “furbate” andate male, come il tentativo di un bandito, subito dopo il colpo, di nascondere due sacchetti da supermercato colmi di denaro nello sgabuzzino per lo scarico delle immondizie di uno stabile in zona San Siro, trovati dal portinaio. Se poi si guardano le facce e le pose dei sette arrestati, quattro uomini e tre donne, vien da chiedersi il perché del soprannome di “bello” dato a Renato Vallanzasca, per non parlar degli altri.
Eppure, questi ragazzi giovanissimi – dai 25 anni di Giuliano Malinverni ai 17 della compagna di Renato, Ripalta Pioggia – avevano dimostrato una ferocia ben poco comica, non certo impaziente ma studiata e ponderata, attuata con precisione e pure colpendo e maltrattando alcuni impiegati del supermercato di via Amoretti a Quarto Oggiaro, sparando poi ad altezza d’uomo per coprirsi la fuga; per il colpo “di San Valentino” in via Monte Rosa, compiuto alle 9 e mezza del mattino, non esitarono ad aprire il fuoco contro il direttore del negozio, Tiziano Evangelisti (che entrato in Esselunga conobbi personalmente) e due automobilisti che transitavano di lì per caso, sfiorando la tragedia.
Per i supermercati – e non solo – non fu un periodo facile, quello della banda Vallanzasca.
Bibliografia:
A.GIULIANI, Catturati i “banditi di San Valentino”, in “Corriere della Sera”, 29 febbraio 1972
G. CAPROTTI, Le ossa dei Caprotti. Una storia italiana, Milano, 2024

