Il principio dell’America first, propagandato dal presidente Donald Trump, potrebbe cambiare anche il settore vitivinicolo nazionale. Perché una proposta di legge avanzata da due membri dell’assemblea americana, Damon Connolly (San Rafael) e Rhodesia Ransom (Tracy), impone che i vini che hanno in etichetta la dicitura “American” siano prodotti esclusivamente con uve coltivate negli Usa. Oggi, le norme federali ammettono che questi vini abbiano un 25% di materia prima proveniente dall’estero.
Di fatto, la nuova legge, caldeggiata dalla California association of winegrape growers e dalla Family winemakers of California, porterebbe a un allineamento del resto del Paese a quanto già accade sul territorio della West coast (da cui proviene oltre l’85% di tutto il vino prodotto negli Stati Uniti) per il termine “California”.
Trasparenza e chiarezza nei confronti dei consumatori, sono gli obiettivi della proposta di legge (Ab 1585). Come ha spiegato lo stesso Connolly in una nota stampa, quando in una bottiglia etichettata come “American” sono presenti vini di scarso valore provenienti dall’estero si va a intaccare la qualità del vino americano.
Tema che l’Italia conosce bene, con gli sforzi a livello europeo per favorire, non solo nel vino, l’obbligatorietà in etichetta delle indicazioni sulla provenienza delle materie prime. «La California – ha ricordato Natalie Collins, presidente Cawg – già applica il tetto del 100% per i vini etichettati “California”, quindi estendere questa operazione di trasparenza alla designazione “American” è un passo logico»….

