“(…) Da qualunque parte pendessero le responsabilità, nei miei ricordi personali di ragazzo è indelebile la commozione che provavo per lo zio Guido, che spese ogni energia e bruciò tutte le risorse ricavate dalla vendita dei supermarket per cercare di salvare la Manifattura Caprotti, l’azienda del nonno Peppino. C’è un lato umano, personale, nella sua lotta contro il destino della Manifattura che meriterebbe più rispetto e considerazione di quanti ne abbia avuti a quei tempi, specialmente da parte di un fratello – Bernardo – che aveva gestito da solo l’industria paterna fino al 1965 e che doveva interamente a Guido e al suo amico Marco Brunelli l’intuizione di buttarsi nei supermercati nella scia di Nelson Rockefeller. (…)” (CAPROTTI, “Le ossa”, p. 116).

All’inizio, in effetti, è proprio Guido il più noto dei Caprotti. Gli americani dimostrano di conoscere bene chi siano gli altri soci, ad esempio Brunelli e i Crespi, ma per nulla i nuovi arrivati, i primi due fratelli Caprotti, Bernardino e Guido, che addirittura confondono: uno dei manager statunitensi, Wallace Bradford, scrive a Rockefeller nell’aprile 1957 che “È previsto che il più vecchio dei Caprotti (non sono sicuro quale sia dei due) faccia parte del consiglio di amministrazione” (Ibid., p. 60). Per giunta, sempre in quel cruciale 1957, dopo una cena offerta a casa Caprotti ai coniugi Rockefeller di passaggio per l’Italia, Nelson ringrazia con un telegramma indirizzandolo a Guido, non a Bernardino (il telegramma si trova negli archivi di mia sorella Violetta, v. Ibid., p. 61 e CAPROTTI, “Nelson Rockefeller: con la IBEC, il supermercato esce dall’America e va in Italia”).

Eppure, nonostante le premesse, dei tre fratelli Caprotti, mio padre Bernardino e i miei zii Guido e Claudio, forse quello di cui meno si conosce è proprio il secondo, che al contrario del primo – Bernardino – e del terzo – Claudio – non è mai stato pienamente associato alla storia di Esselunga, restando ad occuparsi dell’azienda tessile di famiglia, anche se, come visto sopra, all’acume suo e di Marco Brunelli si deve l’aver compreso prima e più di altri quanto avrebbe pagato lanciarsi nell’avventura dei supermercati, iniziata negli anni ’50.

Guido Caprotti fu anche lui uno dei pionieri della grande distribuzione in Italia. Socio fin dall’inizio della ‘Supermarkets italiani’ (poi Esselunga), fondò in seguito con Marco Brunelli ‘La Romana Supermarkets’ (poi GS), la catena di supermercati nata con l’obiettivo di coprire Roma, dove prima Supermarkets Italiani e dopo Esselunga non vollero mai avventurarsi. Successivamente acquistò insieme ai fratelli la maggioranza di Esselunga, rilevandola dagli americani, mantenendo e accrescendo nel tempo la sua partecipazione prima che le vicende con il fratello Bernardo lo costringessero a cederla, portandolo a perdere tutto.

Lo zio Guido era un uomo sensibile e buono, anche se certo Caprotti fino al midollo e quindi con un carattere facile ad accendersi; con la sua prima moglie, Lu Austoni, e le sue figlie, Benedetta ed Elisabetta, a noi molto vicine d’età, io e mia sorella Violetta abbiamo trascorso l’infanzia. La sua è stata una storia di successi ma anche di grandi disinganni e di molto dolore, specialmente quando scoprì la malizia del fratello maggiore in una vicenda lunghissima e complicata di cui ho parlato a lungo nel mio libro “Le ossa dei Caprotti” (CAPROTTI, “Le ossa”, soprattutto pp. 107 sgg.). L’aspra querelle con Bernardino gli fece perdere tutto: la prima moglie Lu, dalla quale si sarebbe separato con la delicatezza e la considerazione di cui era capace precipitando invece in un vortice di scandali e di cattiverie grazie alle intromissioni di Bernardo, l’appartamento che gli spettava in via del Lauro, che fu costretto a cedere anche in questo caso dopo furiosi litigi, la Manifattura in cui aveva investito tutto quello che aveva pur di traghettarla attraverso un periodo di buia crisi del settore tessile, e vide sparire nei meandri delle società facenti parte di Esselunga. Salvò la villa di Albiate, la culla della famiglia, ma anche qui a suo discapito: quando, nel 1993, decise di venderla e la propose a mio padre “ (…) Chiede esplicitamente di non mettere in mezzo gli avvocati e, un po’, lo sfida: gli dice che fra loro ogni valore familiare, persino umano, è stato cancellato per vent’anni e che sarebbe il momento di gettarsi i rancori alle spalle. Non c’è niente da fare. Bernardo non cede di un millimetro ed esaspera lo zio Guido, che arriva a sfogarsi con un amico magistrato, raccontandogli che anni prima lui e il fratello si erano scambiati “a pari prezzo” la casa brianzola di Albiate, che era rimasta a Guido, e il castello di Bursinel, sul lago di Ginevra, che era andata invece a Bernardo. Guido lo aveva fatto perché non voleva lasciar andare la dimora che era stata la casa di famiglia, con i ricordi del padre e della madre, ma ovviamente a guadagnarci era stato Bernardo. Non c’è dubbio su questo punto: ancora oggi un castello con 40 ettari di parco e vigneto sul lago di Ginevra ha un valore immobiliare nemmeno lontanamente paragonabile a una vecchia villa in Brianza. (…)” (CAPROTTI, “Le ossa”, p. 126).

Alla fine sarò io ad acquistare la villa, una decina d’anni dopo, con l’aiuto economico di mio padre. Lo zio ne fu contento.

Fonti:

Albiate (MB), Villa San Valerio, “Archivi di Villa San Valerio”, “Archivio della Manifattura Caprotti”; “Archivio Esselunga di Giuseppe Caprotti”.

Firenze, “Archivio di Claudio Caprotti”, “Archivio immagini”.

Bibliografia:

3. CAPROTTI, “Le ossa dei Caprotti. Una storia italiana”, Milano, 2024/3.

ID., “Personaggi: Guido Caprotti” (https://www.giuseppecaprotti.it/tag/guido-caprotti/ ).

ID., “Le ossa dei Caprotti”. Nelson Rockefeller: con la IBEC, il supermercato esce dall’America e va in Italia. Spunti dal libro” (https://www.giuseppecaprotti.it/libro/nelson-rockefeller-con-la-ibec-il-supermercato-esce-dallamerica-e-va-in-italia/ ).

“Primo supermercato in città. Il merito dei fratelli Garosci” in “La Stampa”, 10 febbraio 1959.

cop
Spunto dal libro: "Le ossa dei Caprotti" Tra Garibaldi, la Cia ed Esselunga, il racconto ben documentato della famiglia che ha rivoluzionato per sempre le abitudini degli italiani.
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