Il ponte di Albiate ha una storia antica e rilevante: la prima struttura di cui si ha memoria è di epoca longobarda, e agli inizi del Trecento vi si combatte una delle tante battaglie tra Visconti e Torriani per la conquista del potere su Milano. Praticamente nulla è rimasto delle strutture più antiche, regolarmente spazzate via dalle piene del Lambro, particolarmente violente essendo la valle in quel punto molto incassata fra le rive, e stretta. Fra il 1801 e il 1803 viene ricostruito l’ennesimo ponte, posizionato più a nord rispetto ai precedenti, quello che si vede nei dipinti e nelle fotografie più antiche circondato di verde e di pace. Tuttavia, la sua forma dalle basse arcate ostacola il fiume in piena, peggiorando la situazione insieme ai detriti che via via si vanno accumulando. Piene particolarmente impetuose causano regolarmente gravi danni ai due cotonifici sulle sponde, la Manifattura Caprotti e il cotonificio G. Viganò, invadendo i locali, guastando i macchinari e rovinando merci e forniture (“Un piccolo grande mondo antico”, p. 22, alluvione del giugno 1917).

Ai primi degli anni ’50 il ponte di Albiate, costruito all’epoca di carri e carretti, cavalli e pedoni è ormai anche troppo stretto (nemmeno 4 mt.), inadeguato quindi al traffico dei moderni veicoli. La Giunta comunale, guidata da Peppino Caprotti, mio nonno, inizia ad occuparsene, perché proprio nel 1951 il Lambro tracima, passando sopra al ponte e invadendo le sponde, provocando danni anche se, a quanto pare, non ingentissimi (“Albiatum”, p. 89).

Peppino non è nuovo alla cosa pubblica, è già stato delegato podestarile nel 1942. Si presenta alle elezioni amministrative fra il maggio e il giugno del 1951, e viene eletto sindaco, secondo dei Caprotti, come già suo padre un quarantennio prima. Nel suo breve periodo a capo dell’amministrazione comunale albiatese (morirà in un incidente d’auto l’anno successivo), ha il tempo di porre le basi per l’importante progetto di rifacimento del ponte. Nel 1956, alla fine del mandato, l’Amministrazione comunale può comunicare che, insieme al Comune di Triuggio e all’Amministrazione provinciale che si è assunta l’onere di metà della spesa, ha progettato un nuovo ponte largo 10mt con marciapiedi laterali. La nuova opera è in corso di approvazione, e il finanziamento già stanziato.

Polemiche e ostruzionismi rimandano di parecchio la distruzione del ponte antico ma infine, dopo l’ennesima alluvione del 12-13 giugno 1963, che arreca danni per centinaia di milioni dell’epoca, il manufatto viene abbattuto. Questo può dare avvio a importanti opere di sistemazione, dragaggio e altro dell’alveo grazie all’interessamento dei Comuni di Albiate e Triuggio, del Genio civile di Milano e “per la particolare comprensione di due Ditte albiatesi ubicate in riva al Lambro”, ditte che, vista la posizione dello scomparso ponte, erano la G. Viganò e la Manifattura Caprotti, pure interessate all’annoso problema; la loro “comprensione” si estrinseca pure con un “intervento di carattere finanziario” (“Albiate 1960-1964”, p. 24).

Parte della “comprensione” e del successivo “intervento” è l’Impresa di costruzioni Morganti, specializzata in costruzioni industriali e operante in tutta la Penisola, che lavora anche per i Caprotti oltre che per altre importanti realtà industriali brianzole, tra cui il Cotonificio F.lli dell’Acqua che ha sede pure a Triuggio. Un libretto illustrativo dell’azienda, pubblicato nel 1970, elenca fra le sue opere maggiori il rifacimento della centrale termica e vari ampliamenti degli stabilimenti della Manifattura di Albiate, Macherio e Carate fra il 1957 e il 1964; per Esselunga, la costruzione e l’ampliamento di magazzini, depositi e uffici della sede centrale di Limito, ma pure interventi in ben 14 negozi fra il 1956 e il 1967, dal primissimo di viale Regina Giovanna passando per via Monte Rosa sino a viale Zara, viale Vigliani, viale Papiniano…

Non può quindi sorprendere di trovare, proprio nell’ultima pagina della presentazione fotografica, un’immagine del varo delle travi in c.a.p. (cemento armato precompresso) del nuovo ponte sul Lambro, le antiche case di tutte le fotografie di un secolo in prospettiva a guardare quella colata di cemento che risolve un problema secolare e, si può dire, reca una volta ancora l’“impronta Caprotti”.

 

Fonti:

Cronologia dei Sindaci di Albiate.

Firenze, Archivio di Claudio Caprotti; Archivio fotografico.

Bibliografia:

Bibliografia:

CAPROTTI, “Le ossa dei Caprotti. Una storia italiana”, Milano, 2024/3.

M. Agosti, P.E. Castelletti, S. Riva, «Venticinque anni di storia locale in una raccolta de «Il Cittadino» (1896-1921). Un piccolo grande mondo antico all’ombra del campanile, «I quaderni albiatesi de “Il Cittadino della domenica”», n. 12, 1983, p. 17.

Sac. F. Milanese, “Albiatum. Albiate dall’anno mille ai giorni nostri. Notizie storiche, civili, religiose, artistiche”, Albiate, 1962 e ripubblicato ne «I quaderni albiatesi de “Il Cittadino della domenica”», n. 35, 1989, p. 76.

“Albiate 1951 – 1956”, opuscolo illustrativo del quinquennio amministrativo a cura dell’Ufficio SPES della D.C. [Democrazia Cristiana], Milano 1956, penultima pagina [non num.].

“Albiate 1956 – 1960”, opuscolo illustrativo del quinquennio amministrativo a cura dell’Amministrazione comunale, Seregno 1960 [pagine non num.].

“Albiate 1960 – 1964”, opuscolo illustrativo del quinquennio amministrativo a cura dell’Amministrazione comunale uscente, Albiate, 1964 pp. 24, 25 e 28.

“Impresa di costruzioni Ing. A. Morganti s.a.s. Costruzioni civili stradali industriali e strutture prefabbricate”, Milano, 1970.

cop
Spunto dal libro: "Le ossa dei Caprotti" Tra Garibaldi, la Cia ed Esselunga, il racconto ben documentato della famiglia che ha rivoluzionato per sempre le abitudini degli italiani.
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