Nel libro “Le ossa dei Caprotti”, la memoria familiare emerge come un filo che attraversa le generazioni, senza mai esaurirsi. È proprio seguendo questo filo che, accanto alla storia dei Caprotti, riaffiorano le radici dei Maire, dei Mallarmé, dei Kampmann e dei Koechlin, legate a mia nonna Marianne Maire Caprotti, francese d’Alsazia. Queste pagine ne custodiscono il ricordo.

 

La famiglia Kampmann, da cui proviene la mia bisnonna materna Fernande [che ho avuto il piacere di conoscere, a Bursinel, dove veniva sempre d’estate], è una grande dinastia di ministri protestanti che all’inizio dell’Ottocento conta quindici fra teologi e pastori che esercitano la loro professione in diverse località dell’Alsazia. L’antenato cui si fa riferimento è Louis-Chrétien (1810-1893), il primo a occuparsi dell’industria dei cappelli di paglia fondando la sua ditta a Strasburgo nel 1838.

 

Il cappello di paglia, nato come povero strumento d’uso quotidiano nelle campagne per passare poi ad oggetto alla moda già nel XVI secolo, diventa ricercatissimo oggetto di eleganza per tutto l’Ottocento, soprattutto in campo maschile. La produzione più pregiata è quella toscana; i cappelli, apprezzatissimi per la finezza dei loro intrecci, vengono imbarcati al porto di Livorno, da dove raggiungono i quattro angoli del mondo. Sono così amati da ispirare anche, nel 1851, una farsa teatrale francese di grande successo, “Un chapeau de paille d’Italie” scritta da Eugène Labiche e Marc-Michel (da cui deriverà, quasi cent’anni dopo, l’opera “Il cappello di paglia di Firenze” musicata da Nino Rota).

Naturalmente, alla moda dei cappelli rispondono anche industrie di altre nazioni, compresa la Francia. E una delle zone di maggiore produzione è la zona dei Vosgi, ed Épinal soprattutto, dove s’insedia la fabbrica di Alfred-Léon Kampmann, il padre della mia bisnonna Fernande.

Robert Neff, appassionato di storia della sua città, ha «sfogliato» il diario di una delle figlie di Alfred Kampmann, Lucie-Amélie, che nasce e vive a Épinal fino al 1893, quando si sposa con Julian Ellinger e va a vivere negli Stati Uniti, terra d’origine del marito. Sabine Lesur ha fatto un ottimo riassunto della sua ricerca nella pagina culturale del giornale “Vosge Matin”, di cui propongo la traduzione:

“Dopo l’annessione dell’Alsazia da parte dei Prussiani, la ditta Kampmann di cappelli di paglia installata a Strasburgo [dove ancora negli anni Trenta del Novecento esisteva una Rue Kampmann, N.d.R.] cerca di stabilirsi nei Vosgi. La sua scelta riguarda il clos de Chauffour Bourdon, nella località detta «Le Champ du Pin», un sobborgo di Épinal ancora poco sviluppato. La domanda di creazione d’impresa è presentata il 22 settembre 1872 da Alfred-Léon Kampmann, che ha ereditato la fabbrica di cappelli di paglia del padre Louis-Chrétien Kampmann, installata a Strasburgo e poi al Neuhof [un sobborgo della città, N.d.R.]. (…). L’impresa si sviluppa rapidamente e i documenti ufficiali attestano che possiede due sedi, una ad Épinal e l’altra a Strasburgo [dove è rimasto il padre, N.d.R.]. Ma soprattutto, gestisce anche centri di lavoro nei Vosgi e in Alsazia.

A Épinal opera uno stabilimento centrale (tra la rue d’Alsace e la rue Ponscarme), nonché dodici centri secondari. Nel Dipartimento, 950 persone sono impiegate dalla manifattura di cui 120 in media per officina, gli altri lavorano a casa. In tutta l’Alsazia, non meno di 2.150 persone lavorano nella produzione di cappelli. Sono principalmente cappelli da uomo, secondo la moda del tempo, che vengono prodotti qui: cappelli intrecciati con foglie di Latania [un genere di palma pregiata, N.d.R.], o cappelli detti di Panama. A quel tempo, Alfred Kampmann rivendica con orgoglio di essere l’unico ad aver introdotto questa industria in Francia, la concorrenza era limitata alla formatura dei prodotti importati. La fabbrica esporta quindi in tutto il mondo e ne raccoglie gli onori: ottiene diverse medaglie d’oro a Parigi, in Belgio, in Australia e in varie esposizioni universali (1901). Purtroppo, due incendi successivi, una cattiva gestione finanziaria e l’abbandono dell’uso del cappello di paglia da parte degli uomini saranno la causa della chiusura dell’azienda nel 1924”.

Accanto ad Alfred opera, fin dai primi tempi, la moglie Anne-Lucie, che viene ancora oggi ricordata fra le donne che hanno avuto un impatto importante sulla società spinalina. Sarà lei a convincere praticamente da subito il marito a costruire, fra il 1874 e il 1876, diverse città operaie in prossimità delle loro fabbriche, come spesso usava all’epoca. Cerca per loro anche istruzione e cultura, e fonda pure una biblioteca popolare.

 

Fonti:
Firenze, Archivio di Claudio Caprotti.

Bibliografia:
S. LESUR, «Épinal: la rue Ponscarme travaille du chapeau», in «Vosge Matin», 04 novembre 2018.
EAD., «Au temps où Epinal était la capitale du chapeau de paille», «Vosges Matin» – 04 nov. 2018 (con carosello d’immagini della «Fabrique chapeaux Kampmann rue Ponscarme»).
R. VOEGEL, «Chapeau, monsieur le curé!», in «De Valva à Valff».
«Temps de femmes. Exposition», Épinal, 12 octobre-20 novembre 2020. Expo organisé par les Archives municipales, , p. 12.

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Spunto dal libro: "Le ossa dei Caprotti" Tra Garibaldi, la Cia ed Esselunga, il racconto ben documentato della famiglia che ha rivoluzionato per sempre le abitudini degli italiani.
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