Interessante questo titolo di Repubblica di ottobre del 2022 dove si cita già uno dei grandi protagonisti dell’attuale tentativo di destabilizzazione: Ilan Shor, un oligarca israeliano-moldavo che vive in Russia.

Shor è fuggito dalla Moldova nel 2019 quando è stato accusato di aver truffato le banche moldave per 1 miliardo di $. Si è stabilito in Russia, dove risponde a Sergei V. Kiriyenko, l’uomo di fiducia di Putin nei territori occupati dalla Russia in Ucraina.

In sostanza oggi la Storia si ripetele voci sui tentativi di controllo della Moldova , già forti a ottobre 2022, si sono susseguite anche nel 2023 – Putin revoca il decreto sulla sovranità della Moldova–  e sono proseguite pesantemente  nel 2025 e nel 2026 quando la Moldova ha deciso di sganciarsi dall’energia russa.

Nella realtà la Russia non ha mai accettato che la ex repubblica sovietica , inglobata nell’ URSS, dopo lo scellerato patto Molotov- Von Ribbentrop, diventasse libera dopo la sua dissoluzione del 1991.

E infatti La Russia ha tagliato per un periodo il gas alla Transnistria per destabilizzare la Moldova e cercare di estendere la sua influenza sugli stati ai confini con la Nato,tra i quali c’è anche la Romania (la Moldova dal 1918 al 1940 ha fatto parte del regno di Romania).

I risultati dell’ inchiesta del New York Times (*) sulle mire della Russia sulla Moldova quindi non stupiscono.

Quello che colpisce sono la dimensione e la portata della vicenda: in questo piano eversivo erano coinvolti almeno 150’000 moldavi su una popolazione pari a 2’381’000 abitanti.

E la Russia vi ha speso decine di milioni di €.

(*) Questo articolo si basa su interviste con attivisti che hanno preso parte allo sforzo russo; alti funzionari delle forze dell’ordine e della sicurezza moldavi; e più di una mezza dozzina di funzionari dell’intelligence europea e americana. Il New York Times ha anche esaminato migliaia di documenti relativi ai tentativi della Russia di interferire nelle elezioni in Moldavia.

In questi ultimi due anni Mosca ha pagato sacerdoti ortodossi, organizzato un sistema di compravendita dei voti e allestito campi di addestramento per interferire nelle elezioni: tutto nel tentativo di far cadere il governo filo-occidentale della presidente Maia Sandu che ha posto l’adesione all’Unione Europea tra le sue priorità, diventando così un bersaglio del Cremlino.

In tutte le recenti consultazioni — comprese le elezioni presidenziali e il referendum del 2024 sull’adesione al blocco europeo, nonché le elezioni parlamentari dello scorso anno — Mosca ha riversato risorse nel tentativo di scalzare Sandu e il suo partito, il PAS.

Era questo l’obiettivo anche lo scorso autunno (2025), quando la Moldova ha tenuto elezioni parlamentari decisive per stabilire se il partito di Sandu avrebbe mantenuto il potere o lo avrebbe ceduto a una coalizione sostenuta da Mosca. Il Cremlino si preparava da mesi. I suoi guerrieri informatici si erano infiltrati nella commissione elettorale; le campagne di compravendita dei voti e di propaganda erano a pieno regime; le squadre di reclute addestrate in Serbia, in Bosnia e in Russia erano pronte a seminare il caos.

La Russia smentì questa versione dei fatti ma Putin riunì  i suoi vertici per un briefing segreto nel quale trasmise un messaggio esattamente opposto. L’obiettivo per il 2026, disse loro Putin, è «il collasso della Nato e dell’Unione Europea dall’interno». La Moldova era e rimane centrale in questo progetto.

Nella gerarchia delle priorità del Cremlino, affermano i funzionari dell’intelligence occidentale, al primo posto c’è la conquista dell’Ucraina e al secondo la presa del controllo della Moldova.

Sebbene non appartenga né all’Unione Europea né alla NATO, il Paese occupa una posizione strategica, stretto tra membri della NATO e l’Ucraina.

I metodi sono stati quelli di un’operazione di guerra e sabotaggio ad alto livello, il logico seguito di quella operata con la Transnistria : all’inizio di marzo, un attacco russo a una centrale idroelettrica ucraina vicino al confine con la Moldavia ha contaminato l’approvvigionamento idrico per una fascia di Ucraina e Moldavia.

Poi i droni russi hanno colpito una linea ad alta tensione nell’Ucraina occidentale che fornisce fino al 70% dell’elettricità della Moldavia, portando a blackout…

Ilan Shor si è reso protagonista di operazioni per acquistare voti, disinformare e addestrare i paramilitari moldavi coinvolti.

La situazione è così grave da far pensare alla premier Maia Sandu ad una possibile riunione con la Romania, che ha il vantaggio di appartenere alla UE e alla Nato.

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