Mia sorella Violetta nasce un anno e mezzo dopo di me, nel 1962. Siamo quindi abbastanza vicini d’età, e perciò condividiamo gran parte della nostra vita, l’infanzia ad Albiate poi a Milano, a Forte dei Marmi, sugli sci, i giochi coi cugini; ci spalleggiamo quando i nostri genitori si separano e veniamo affidati a nostro padre, e alle cure della nonna Marianne e delle onnipresenti tate che ci educano con affetto disciplinatissimo, severo e controllato. La mamma la vediamo sempre, Bernardo non arriverà mai al punto da impedirci di stare con lei almeno per le vacanze (e, con le leggi dell’epoca, avrebbe potuto farlo).
Violetta è intelligente, sveglia, pronta, e le sue doti diventano una sorta di arma in bocca a Bernardo: “Violetta è più intelligente di me, ‘è una futura businesswoman’ “dice. Invece io vengo definito “il pensatore”. Il termine a me non dispiace ma credo che Bernardo, in fondo, disprezzi i letterati, i giornalisti, i professori, che accomuna all’intellighenzia di sinistra frequentata dalla ex moglie Giorgina (…)”. (p. 93).
Come me, Violetta ha un carattere che si accende facilmente, ma forse è meno “diplomatica”, se qualcosa non le piace non lo nasconde: ad esempio, non sopporta la seconda moglie di nostro padre, Giuliana Albera, e nonostante sia più giovane sarà lei la prima a partire per il collegio [Le Rosey] in Svizzera, a metà anni ’70, dove io la raggiungerò l’anno successivo.
Dopo il diploma, consegue nel 1986 la laurea a pieni voti all’Università Commerciale Luigi Bocconi, “con una tesi sulle quotazioni in borsa delle società a carattere familiare” (v. il sito della Fondazione Violetta Caprotti, https://fondazioneviolettacaprotti.org/) ). Alla discussione della tesi – una fotografia è qui in calce –, di cui fu relatore Jody Vender (fondatore della Sopaf, che fu una delle prime società in Italia a operare nel Private Equity e nel Venture Capital), assistiamo in quattro: nostra madre Giorgina, io, Enrico [Chicco] Marcora e Luigi [Gigi] Giannuzzi. Nostro padre non c’è.
Il primo lavoro di Violetta dopo la laurea è presso Banca Euromobiliare, ma presto approda in Esselunga, dove incontra, anche se con meno violenza, i miei stessi problemi nell’affrontare le difficoltà di Bernardo nell’inserirci nei meccanismi aziendali e l’ostilità della “vecchia guardia” a cui, come al patron, i cambiamenti non piacciono.
Nel 1994 arriva finalmente la nostra occasione. Il 13 ottobre “mi viene affidata la direzione marketing e comunicazione. Con me lavorerà mia sorella Violetta, che viene nominata responsabile dell’ufficio comunicazione, con il compito di coordinare la promozione dei prodotti e dell’immagine aziendale. Per noi, fratello e sorella cresciuti insieme senza mamma fin dai primissimi anni di vita (…), si apre una delle fasi più felici, perché insieme riusciremo a ottenere risultati in grado di cambiare per sempre l’azienda di nostro padre “. (p. 165).
Lavoriamo in sinergia: i prodotti selezionati dall’Ufficio marketing vengono passati a Violetta, che lavora con l’agenzia pubblicitaria per studiare le confezioni [dei prodotti a marchio privato] e preparare il materiale per il lancio, ma si occupa attivamente anche del “non food”, studiandone l’assortimento e il posizionamento a scaffale.
“Un’altra innovazione importante è l’introduzione della carta fedeltà, che verrà chiamata Fidaty (…). mia sorella e Giancarlo Pelarin volano negli Stati Uniti per studiare come funziona. Quando (…) rientrano prepariamo il progetto, creando una struttura ad hoc (…)” (p. 168), e la carta fedeltà per la raccolta punti, che dà diritto a sconti e premi, ha un enorme successo perché agisce su un doppio binario comunicativo, fidati di me che ti premio non solo con la qualità e la scelta dei miei prodotti, ma pure ti riconosco come parte di una grande “famiglia” e ti faccio dei regali.
Violetta purtroppo se ne va dopo una decina d’anni, e così, quando l’atmosfera inizia a farsi incandescente, nei primi anni 2000, “ci ritroviamo a combattere isolati l’uno dall’altra le battaglie con nostro padre. Per un certo periodo lei vive New York, poi rientra in Italia, ma non condividiamo più le giornate lavorative come facevamo prima, quando avevamo rivoluzionato insieme il marketing e la comunicazione. (…).” (p. 226).
Le vicende sono note e, fortunatamente, concluse. Violetta ora si occupa della gestione del suo patrimonio e della sua Fondazione.
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Bibliografia esterna:
Sito della Fondazione Violetta Caprotti
Sotto, nell’ultima foto, da sinistra, dietro Violetta: nostra madre Giorgina, io, Enrico “Chicco” Marcora, Luigi “Gigi” Giannuzzi.

