Redatto il 22 marzo, aggiornato il 30 aprile 2025
La Russia è ormai un’economia di guerra, ecco perché Putin non firmerà mai la pace
Trump ripete l’errore di Obama: sull’Ucraina cerca un’intesa impossibile, il Cremlino non la vuole
Ci sono pochi dubbi sul fatto che nel 2014 Vladimir Putin si è sentito insultato quando l’allora presidente americano Barack Obama descrisse la Russia semplicemente come «una potenza regionale che sta minacciando alcuni Stati contigui, a causa non della sua forza ma della sua debolezza».
Eppure, a undici anni di distanza, e a tre dalla tentata invasione a tutto campo dell’Ucraina da parte di Putin, oggi il commento di Obama è quanto mai vero. Il problema è che sia Putin sia il presidente Donald Trump stanno agendo come se la Russia fosse forte, invece che debole.
Le cifre della guerra dicono altro. Secondo nuove stime rese note dal ministero britannico della Difesa, dal febbraio 2022 l’esercito russo ha perso novecentomila uomini, 200-250 mila dei quali uccisi e il resto rimasti gravemente feriti. La Russia sta destinando alle sue forze armate il 40 per cento del suo budget federale, quantificabile nell’8 per cento dell’intero Pil del Paese.
Nondimeno, tutte queste perdite e tutto quel denaro hanno lasciato alla Russia il controllo di appena il 20 per cento del territorio ucraino, e negli ultimi tre mesi non si sono registrati progressi dentro l’Ucraina.
L’unico successo russo recente è stato quello di respingere i soldati ucraini dalla regione di Kursk nei pressi del confine, invasa dall’Ucraina lo scorso agosto, e in gran parte ciò è accaduto soltanto quando Trump ha privato l’Ucraina del supporto dell’intelligence statunitense. I soldati ucraini non sono stati ancora cacciati del tutto da Kursk.
L’economia russa si è dimostrata in grado di sostenere il prolungato fallimento della guerra di Putin, ma questo non significa che il Paese sia forte. Le vendite di petrolio, gas e altri beni a Cina, India e altri clienti hanno mantenuto l’economia a galla, ma le banche russe sono state costrette a concedere prestiti sovvenzionati per la Difesa, l’edilizia e l’agricoltura.
Questa situazione, però, non fa altro che preparare il terreno per altri guai in futuro. Per tenere sotto controllo l’inflazione, la Banca centrale russa ha alzato i tassi di interesse al 21 per cento, evidenziando che senza i prestiti sovvenzionati l’intera economia arriverebbe a paralizzarsi e molti beneficiari dei prestiti andrebbero in bancarotta.
La verità è che la guerra è stata voluta da un leader autoritario che ha usato le uniche armi a sua disposizione: il potere militare e la retorica nazionalista. Adesso, nel 2025, la verità sta emergendo: malgrado il suo fallimento, Putin potrebbe non voler porre fine ai combattimenti perché, se la spesa per lo sforzo bellico si fermasse, o anche solo rallentasse, l’economia russa sarebbe in guai seri.
Undici anni fa, Obama ha avuto ragione nel suo giudizio, ma torto nella sua reazione: se insieme agli alleati europei avesse risposto con fermezza e forza all’aggressione di Putin, la Russia avrebbe potuto essere respinta. Si preferì optare, invece, per sanzioni insignificanti e clementi, si continuò ad acquistare gas …
Si noti che il Cremlino sta aumentando la spesa militare a un ritmo vertiginoso. Entro il 2025 ammonteranno a circa 120 miliardi di euro, che corrispondono a oltre il 6% del PIL. Pertanto, la Russia ha quasi quadruplicato il suo budget militare rispetto al 2021. Leggi anche : La militarizzazione crescente della Russia

